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View Full Version : Sgombero INNSE


Anar
02-08-2009, 22:38
Una delle tante vergogne in questa Italia allo sfascio

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/09_agosto_2/sgombero_innse_presse_tafferugli_rubattino-1601626500141.shtml

Domani mattina (03/08) alle 07:00 presidio davanti la fabbrica per impedire che smontino le macchine!

gozer81
03-08-2009, 19:08
Quella della INNSE è una lotta simbolo del nuovo millennio dal sapore ottocentesco: il padrone vende tutto non per problemi di blilancio ma per speculazione edilizia, i 49 operai occupano la fabbrica da 14 mesi, portando avanti la produzione e impendendo la sottrazione dei macchinari, magistratura e polizia intervengono a difesa alla proprietà, il governo regionale se ne lava le mani. In questi anni di crisi economica e sociale i compagni della INNSE hanno molto da insegnare a chi perde il lavoro e non vuole rassegnarsi alla disperazione.

Tanto di cappello ai 49 "eroi" della INNSE. La loro lezione diventi la lezione di tutti i lavoratori italiani.

MadJackal
03-08-2009, 21:17
Quella della INNSE è una lotta simbolo del nuovo millennio dal sapore ottocentesco: il padrone vende tutto non per problemi di blilancio ma per speculazione edilizia, i 49 operai occupano la fabbrica da 14 mesi, portando avanti la produzione e impendendo la sottrazione dei macchinari, magistratura e polizia intervengono a difesa alla proprietà, il governo regionale se ne lava le mani. In questi anni di crisi economica e sociale i compagni della INNSE hanno molto da insegnare a chi perde il lavoro e non vuole rassegnarsi alla disperazione.

Tanto di cappello ai 49 "eroi" della INNSE. La loro lezione diventi la lezione di tutti i lavoratori italiani.

Dal poco che ho capito è davvero una situazione del cavolo.
Farebbe ridere invece fa piangere. Ma comunque avevano trovato dei compratori, mi pare. O non era così?

Anar
04-08-2009, 00:03
Guarda ho sentito oggi un'amico che parlava di un tale imprenditore Bresciano disposto a rilevare l'attività, capannoni compresi (gli operai non si sarebbero dovuti spostare!!), ma non ne conosco i particolari!
Sono stato ad una riunione in INNSE, cavolo ma questi mandano avanti il businnes senza il padrone!!Le commesse non mancano...a questo punto non me la prendo neanche con l'imprenditore (di questi imprenditori moderni non dovremmo avere di che farcene!!) me la prendo invece con le istituzioni che non sanno (vogliono) tutelare certe ricchezze!!
Ah, domani mattina (04/08) presidio alle h8 in Rubattino!!
Ciao

gozer81
04-08-2009, 12:36
Sono stato ad una riunione in INNSE, cavolo ma questi mandano avanti il businnes senza il padrone!!Le commesse non mancano...a questo punto non me la prendo neanche con l'imprenditore (di questi imprenditori moderni non dovremmo avere di che farcene!!) me la prendo invece con le istituzioni che non sanno (vogliono) tutelare certe ricchezze!!
Ah, domani mattina (04/08) presidio alle h8 in Rubattino!!
Ciao

E' proprio questo il punto. Il caso della INNSE fa scuola proprio perchè un gruppo di lavoratori italiani (non argentini o venezuelani) ha dimostrato per 14 mesi consecutivi come sia possibile portare avanti la produzione e tutti gli aspetti gestionali SENZA bisogno del padrone. Un esempio assai pericoloso per alcuni perchè ribalta il paradigma comunemente accettato dell'indispensabilità del padrone e della subalternità della forza lavoro. Un esempio che, se seguito da altri specie in un periodo di crisi e chiusura di attività, metterebbe in discussione le basi stesse di questo sistema produttivo. Per questo va stroncato senza compromessi usando la forza poliziesca.
Naturalmente mi auguro che questi 49 lavoratori trovino un nuovo acquirente o un nuovo impiego, ma spero che la loro lotta non sia stata vana.

Anar, visto che la segui da vicino, fammi sapere come procede la situazione.
Grazie e ciao

Pot
04-08-2009, 13:00
Non c'e' nessun rpoblema, prendono e rilevano la fabbrica....

i lavoratori hanno mandato avanti una fabbrica che era gia' costruita, con contatti con i fornitori e tutto il resto...da questo a dire che sono imprenditori ne passa di acqua sotto i ponti

gli operai sanno guidare la macchina... ma non l'hanno mica costruita loro ;)

Inoltre non esiste nessuna legge che imponga all'imprenditore di non vendere la sua societa', cioe' bimbi miei, non siamo mica nel soviet ;)

Pot
04-08-2009, 13:02
Per questo va stroncato senza compromessi usando la forza poliziesca.
.
Grazie e ciao
Va stroncato perche' illegale, punto e basta. Quale parte della parola illegale ti sfugge?

blade9722
04-08-2009, 14:41
E' proprio questo il punto. Il caso della INNSE fa scuola proprio perchè un gruppo di lavoratori italiani (non argentini o venezuelani) ha dimostrato per 14 mesi consecutivi come sia possibile portare avanti la produzione e tutti gli aspetti gestionali SENZA bisogno del padrone. Un esempio assai pericoloso per alcuni perchè ribalta il paradigma comunemente accettato dell'indispensabilità del padrone e della subalternità della forza lavoro. Un esempio che, se seguito da altri specie in un periodo di crisi e chiusura di attività, metterebbe in discussione le basi stesse di questo sistema produttivo. Per questo va stroncato senza compromessi usando la forza poliziesca.
Naturalmente mi auguro che questi 49 lavoratori trovino un nuovo acquirente o un nuovo impiego, ma spero che la loro lotta non sia stata vana.

Anar, visto che la segui da vicino, fammi sapere come procede la situazione.
Grazie e ciao

Come visione e' un po' romantica. Quello che tu chiami "padrone", e' una persona che con intraprendenza intravvede un'opportunita', e avvia una attivita', assumendo con il tempo lavoratori dipendenti. Una volta avviata, l'attivita' puo' proseguire con una minima supervisione, e quindi essere "autogestita". Ma l'avvio dell'esercizio necessita di una serie di operazioni che sono proprie dell'attivita' di "padrone", e non di "operaio".

nomeutente
04-08-2009, 14:49
Un esempio assai pericoloso per alcuni perchè ribalta il paradigma comunemente accettato dell'indispensabilità del padrone e della subalternità della forza lavoro.


Infatti mi pare strano che continuino ad avere commesse: di solito in situazioni di questo tipo si fa di tutto per soffocare l'autogestione.


gli operai sanno guidare la macchina... ma non l'hanno mica costruita loro ;)


L'hanno costruita altri operai, però...

pegasoalatp
04-08-2009, 15:02
Infatti mi pare strano che continuino ad avere commesse: di solito in situazioni di questo tipo si fa di tutto per soffocare l'autogestione. ...

in genere queste situzioni falliscono perche' si crea anarchia: non si riescono a prendere decisioni tempestive perche' tutti (o nessuno) ci mettono bocca.
L' idea che il "padronato" voglia soffocare l' autogestione e' risibile (se non ridicola): il "padronato" e' interessato agli affari e se non riesce a farli, per il motivo indicato appena sopra, si rivolge ad altri fornitori.


L'hanno costruita altri operai, però...

Concordo con POT.
Se l' azienda va bene, nessuno vieta agli operai di associarsi e rilevare il tutto. Sono 50 e credo che con una quota a testa di 5.000 Euro (10.000 al massimo) si possano finanziare lo start-up della nuova compagnia (inclusi capannoni e attrezzature.
Poi ovviamente devono eleggersi o "acquistarsi" degli amministratori per non avere una societa' paralizzata.....

Pot
04-08-2009, 15:13
Infatti mi pare strano che continuino ad avere commesse: di solito in situazioni di questo tipo si fa di tutto per soffocare l'autogestione.



L'hanno costruita altri operai, però...

su, hai capito benissimo cosa intendo, cmq lo specifico per tutti.

Il progetto azienda, come il progetto di una macchina richiede capitali e menti, richiede idee e innovazione e si, richiede progettisti e operai. Gli operai possono manualmente mettere i pezzi insieme e alzare i muri, ma l'idea, il capitale e indeed il rischio di impresa non e' a carico loro.

Si chiama MANODOPERA per un motivo ;).

IDEA: che gli operai rilevino l'azienda e non rompano le scatole. A quel punto l'azienda e' loro e ci fanno quello che vogliono. Ma forse questo include anche il rischio di impresa, di fallire, e di far andare tutto a donne di facili costumi, di perdere la casa magari... meglio fare mettere i soldi agli altri e protestare invece ;)

lowenz
04-08-2009, 16:32
Non mi pare che i consorzi siano roba da marziani :fagiano:

Quindi certo che possono rilevare tutto e gestirlo.....come un consorzio appunto.

nomeutente
04-08-2009, 16:37
in genere queste situzioni falliscono perche' si crea anarchia: non si riescono a prendere decisioni tempestive perche' tutti (o nessuno) ci mettono bocca.


Suppongo tu possa supportare questa affermazione con autorevoli analisi qualitative e quantitative in relazione al fenomeno: studi economici, sociologici ecc.
Non credo che tu possa, dal momento che è stato dimostrato il contrario: se gli operai sono coinvolti non solo come braccia ma anche come testa, ne guadagna la produttività (ovviamente a patto che vi sia una tecnologia adeguata). Le analisi comparate sul funzionamento del fordismo e del toyotismo non lasciano molti dubbi al riguardo.

Se però tu immagini l'autogestione come un gruppo di persone che, fra una partita di briscola e l'altra, litiga senza fine su come va organizzata la catena di montaggio, allora concordo con la tua tesi: è l'anarchia nel senso peggiore del termine. Ma è la tua ipotesi di partenza ad essere sbagliata.
Se fosse come dici tu, le cooperative non esisterebbero o non funzionerebbero: la loro stessa esistenza e capacità di stare sul mercato dimostra inequivocabilmente che la tua tesi è falsa.



L' idea che il "padronato" voglia soffocare l' autogestione e' risibile (se non ridicola): il "padronato" e' interessato agli affari e se non riesce a farli, per il motivo indicato appena sopra, si rivolge ad altri fornitori.


Dal momento che il motivo sopra indicato è falso, è necessario trovare una spiegazione credibile. La mia lo è molto più della tua.



Il progetto azienda, come il progetto di una macchina richiede capitali e menti, richiede idee e innovazione e si, richiede progettisti e operai. Gli operai possono manualmente mettere i pezzi insieme e alzare i muri, ma l'idea, il capitale e indeed il rischio di impresa non e' a carico loro.


Ah, beh... l'economia capitalista si fonda sulla separazione fra capitale e lavoro... bella forza che il detentore della forza lavoro non ha il capitale :D Ma questa non è una necessità universale, è semplicemente una tautologia :D
E' come se tu mi dicessi "Non si può cambiare la situazione che vede gli inglesi essere sudditi, perché hanno il re".

dr-omega
04-08-2009, 16:58
Speriamo nel "miracolo" sia qui, sia in tutte quelle aziende che possono ancora produrre, ma che per vari motivi vengono chiuse, delocalizzate, svendute, ecc

E' un'emorragia continua di lavoratori con esperienza (il famoso know-how).

Bello crogiolarsi nel "Made in Italy" e contemporaneamente favorire affaristi da 4 soldi che devastano il nostro mondo del lavoro.

Avevamo raggiunto il fondo, abbiamo cominciato a scavare, ora siamo quasi usciti dalla parte opposta...:muro:

+Benito+
04-08-2009, 17:28
tutte le occupazioni sono sempre sbagliate, i soggetti che occupano si trovano nella condizione di poter occupare qualcosa perchè lo credono loro anche se non lo è.

Fritz!
04-08-2009, 17:31
Come visione e' un po' romantica. Quello che tu chiami "padrone", e' una persona che con intraprendenza intravvede un'opportunita', e avvia una attivita', assumendo con il tempo lavoratori dipendenti. Una volta avviata, l'attivita' puo' proseguire con una minima supervisione, e quindi essere "autogestita". Ma l'avvio dell'esercizio necessita di una serie di operazioni che sono proprie dell'attivita' di "padrone", e non di "operaio".
Anche questa visione é altrettanto romantica, e ottocentesca.

Che il capitale sia in mano ai padroni del vapore ottocentesco la dice lunga sulla qualità della struttura economica italiana.

dave4mame
04-08-2009, 17:47
il padrone, ad oggi non necessariamente è quello che "sa far andare la macchina"; in non pochi casi la proprietà e l'amministrazione non coincidono.

il padrone è quello che ci mette il capitale di rischio; in termini grezzi quel grano che, se le cose vanno male, fa ciao ciao.
credo che chiunque abbia il diritto, ad un certo punto, di decidere di "tirarsi indietro".

+Benito+
04-08-2009, 17:53
il padrone, ad oggi non necessariamente è quello che "sa far andare la macchina"; in non pochi casi la proprietà e l'amministrazione non coincidono.

il padrone è quello che ci mette il capitale di rischio; in termini grezzi quel grano che, se le cose vanno male, fa ciao ciao.
credo che chiunque abbia il diritto, ad un certo punto, di decidere di "tirarsi indietro".

Purtroppo non sono tutti d'accordo.

Fritz!
04-08-2009, 17:54
il padrone, ad oggi non necessariamente è quello che "sa far andare la macchina"; in non pochi casi la proprietà e l'amministrazione non coincidono.

il padrone è quello che ci mette il capitale di rischio; in termini grezzi quel grano che, se le cose vanno male, fa ciao ciao.
credo che chiunque abbia il diritto, ad un certo punto, di decidere di "tirarsi indietro".
Secondo me invece la coincidenza di proprietà e management é in Italia ancora troppo diffusa.

Talmente diffusa che in tutti i discorsi la si da per scontata. Tanto in un forum, quanto anche nel discorso pubblico, dalla politica ai media. E' abbastanza curioso e indicativo.

Quanto al fatto che chiunque deve essere libero di ritirare il proprio capitale se lo desidera, sono assolutamente d'accordo.

Rimane pero il problema politico, perché quando i profitti del capitale attraverso il lavoro sono tassati in modo allucinante, mentre invece i profitti dalla plusvalenza del valore di un asset lo sono molto meno, é una conseguenza razionale che uno dica ma perché devo sbattermi se posso rivendere il terreno senza alcun rischio e pagarci molte meno tasse.

ConteZero
04-08-2009, 17:59
Le cose da farsi sarebbero due, o gli operai comprano l'attività dall'attuale padrone (macchinari inclusi) o se ne aprono un altra comprandosi i loro di macchinari.

Lo so, è molto romantica l'idea pseudocomunista dei lavoratori per sé stessi (e qui di porci che hanno chiuso tutto per andare in Africa ne abbiamo avuti parecchi) però la proprietà è la proprietà e non si può aggirare in alcun modo.

Con tutto il rispetto per gli operai della INNSE (che dimostrano di saperci fare) l'unica cosa credibile è che si facciano un mutuo e mettano insieme i soldi per aprirsi una cooperativa (rilevando l'attività o aprendone un altra).

Killer Application
04-08-2009, 18:23
Le cose da farsi sarebbero due, o gli operai comprano l'attività dall'attuale padrone (macchinari inclusi) o se ne aprono un altra comprandosi i loro di macchinari.

Lo so, è molto romantica l'idea pseudocomunista dei lavoratori per sé stessi (e qui di porci che hanno chiuso tutto per andare in Africa ne abbiamo avuti parecchi) però la proprietà è la proprietà e non si può aggirare in alcun modo.

Con tutto il rispetto per gli operai della INNSE (che dimostrano di saperci fare) l'unica cosa credibile è che si facciano un mutuo e mettano insieme i soldi per aprirsi una cooperativa (rilevando l'attività o aprendone un altra).

un amico di mio padre, stesso problema.

L'azienda rendeva ma lui era vecchio e non la poteva piu gestire.
Va dai suoi 10 operai e gli propone l'acquisto.

Non la comprarono e si trovarono per strada.

Bello sognare l'operaio imprenditore. Ma non quando si parla di soldi da mettere di tasca propriaaaa:ciapet: :ciapet: :ciapet:

ConteZero
04-08-2009, 18:39
un amico di mio padre, stesso problema.

L'azienda rendeva ma lui era vecchio e non la poteva piu gestire.
Va dai suoi 10 operai e gli propone l'acquisto.

Non la comprarono e si trovarono per strada.

Bello sognare l'operaio imprenditore. Ma non quando si parla di soldi da mettere di tasca propriaaaa:ciapet: :ciapet: :ciapet:

Brutto fare l'operaio imprenditore nella proprietà e con i mezzi altrui :ciapet: :ciapet: :ciapet:

+Benito+
04-08-2009, 21:12
Le cose da farsi sarebbero due, o gli operai comprano l'attività dall'attuale padrone (macchinari inclusi) o se ne aprono un altra comprandosi i loro di macchinari.

Lo so, è molto romantica l'idea pseudocomunista dei lavoratori per sé stessi (e qui di porci che hanno chiuso tutto per andare in Africa ne abbiamo avuti parecchi) però la proprietà è la proprietà e non si può aggirare in alcun modo.

Con tutto il rispetto per gli operai della INNSE (che dimostrano di saperci fare) l'unica cosa credibile è che si facciano un mutuo e mettano insieme i soldi per aprirsi una cooperativa (rilevando l'attività o aprendone un altra).

giusto, e mi chiedo: se sono in un numero congruo, e l'attività è redditizia, possibile che non vogliano impegnarci capitale? Tutti siamo capaci di comprare il parco della vittoria coi soldi del monopoli...

gozer81
04-08-2009, 21:41
Come visione e' un po' romantica. Quello che tu chiami "padrone", e' una persona che con intraprendenza intravvede un'opportunita', e avvia una attivita', assumendo con il tempo lavoratori dipendenti. Una volta avviata, l'attivita' puo' proseguire con una minima supervisione, e quindi essere "autogestita". Ma l'avvio dell'esercizio necessita di una serie di operazioni che sono proprie dell'attivita' di "padrone", e non di "operaio".

Sarebbe idea romantica se non fosse già stata realizzata nella storia e anche nella storia contemporanea, per esempio in America Latina dove esistono (Brasile, Argentina, Venezuela) centinaia di fabbriche occupate e gestite interamente dai lavoratori dopo che i rispettivi padroni le hanno chiuse vendendo capanonni e terreno. L'unico problema che si pone in quel caso non è la capacità manageriale degli operai e dei tecnici, che gestiscono il tutto in assemblea e sono molto più motivati a lavorare, ma gli ostacoli frapposti dalla magistratura, dalla politica e dalle varie confindustrie locali. In Venezuela c'è il Freteco (Fronte delle fabbriche recuperate dai lavoratori) che unisce decine di queste aziende che funzionano senza padrone.

In merito ai vari commenti:
Se nell'Ottocento il padrone si chiamava "padrone" e oggi si chiama "datore di lavoro" ciò non cambia la sua funzione sociale ed economica essenzialmente parassitaria. Tant'è che anche in Italia molte delle aziende che chiudono e lasciano per strada lavoratori e annesse famiglie, non lo fanno per problemi di bilancio ma per delocalizzazioni produttive, speculazioni edilizie e bancarotte fraudolente. Oggi c'è solo più subalternità psicologica e culturale (e di conseguenza terminologica) verso certi individui "ottocenteschi".

Quel che mi interessa della lotta della INNSE Press non è la disquisizione accademica sulle capacità manageriali degli operai; è l'esempio che questi lavoratori stanno dando a migliaia di loro colleghi che si trovano nella stessa condizione o ci si troveranno molto presto per la crisi che colpisce soprattutto l'industria del nord.

E' una costante storica del movimento dei lavoratori, quando non esistono altri mezzi coercitivi, usare la forma di lotta delle occupazioni degli impianti. Succedeva nel secolo scorso ad ogni latitudine, succederà, in forme altrettanto massicce, nell' "opulento" Occidente, se la crisi si rivelerà l'opposto del fuoco di paglia che media e governi vorrebbero spacciare.

La questione della legalità, dov'è in ballo la dignità, il pane e il lavoro è questione di lana caprina, dal momento che questo bel concetto vige solo laddove c'è da difendere la proprietà per diritto divino e la libertà di sfruttamento. La storia va avanti violando le leggi imposte dagli sfruttatori, non assecondandole. Se l'estate è calda, l'autunno sarà rovente....

dave4mame
04-08-2009, 21:43
Secondo me invece la coincidenza di proprietà e management é in Italia ancora troppo diffusa.

Talmente diffusa che in tutti i discorsi la si da per scontata. Tanto in un forum, quanto anche nel discorso pubblico, dalla politica ai media. E' abbastanza curioso e indicativo.



era abbastanza ovvio (non ha caso ho scritto "non necessariamente").
quello che volevo dire è che la discrezionalità del vendere è dato dal fatto dell'essere "proprietario" e non da quello di essere "amministratore".

+Benito+
04-08-2009, 22:04
Sarebbe idea romantica se non fosse già stata realizzata nella storia e anche nella storia contemporanea, per esempio in America Latina dove esistono (Brasile, Argentina, Venezuela) centinaia di fabbriche occupate e gestite interamente dai lavoratori dopo che i rispettivi padroni le hanno chiuse vendendo capanonni e terreno. L'unico problema che si pone in quel caso non è la capacità manageriale degli operai e dei tecnici, che gestiscono il tutto in assemblea e sono molto più motivati a lavorare, ma gli ostacoli frapposti dalla magistratura, dalla politica e dalle varie confindustrie locali. In Venezuela c'è il Freteco (Fronte delle fabbriche recuperate dai lavoratori) che unisce decine di queste aziende che funzionano senza padrone.

In merito ai vari commenti:
Se nell'Ottocento il padrone si chiamava "padrone" e oggi si chiama "datore di lavoro" ciò non cambia la sua funzione sociale ed economica essenzialmente parassitaria. Tant'è che anche in Italia molte delle aziende che chiudono e lasciano per strada lavoratori e annesse famiglie, non lo fanno per problemi di bilancio ma per delocalizzazioni produttive, speculazioni edilizie e bancarotte fraudolente. Oggi c'è solo più subalternità psicologica e culturale (e di conseguenza terminologica) verso certi individui "ottocenteschi".

Quel che mi interessa della lotta della INNSE Press non è la disquisizione accademica sulle capacità manageriali degli operai; è l'esempio che questi lavoratori stanno dando a migliaia di loro colleghi che si trovano nella stessa condizione o ci si troveranno molto presto per la crisi che colpisce soprattutto l'industria del nord.

E' una costante storica del movimento dei lavoratori, quando non esistono altri mezzi coercitivi, usare la forma di lotta delle occupazioni degli impianti. Succedeva nel secolo scorso ad ogni latitudine, succederà, in forme altrettanto massicce, nell' "opulento" Occidente, se la crisi si rivelerà l'opposto del fuoco di paglia che media e governi vorrebbero spacciare.

La questione della legalità, dov'è in ballo la dignità, il pane e il lavoro è questione di lana caprina, dal momento che questo bel concetto vige solo laddove c'è da difendere la proprietà per diritto divino e la libertà di sfruttamento. La storia va avanti violando le leggi imposte dagli sfruttatori, non assecondandole. Se l'estate è calda, l'autunno sarà rovente....

le idee che tu sostieni io le disprezzo, com'è vario il mondo!
Nessuno nasce qualcosa, in tanti abbiamo le capacità per fare qualcosa, in pochi ne hanno per fare tanto.
Se vuoi fare il dipendente fai il dipendente, non metterti in testa di fare l'imprenditore a metà.
L'estrazione sociale è quasi ininfluente per trovare uno sbocco professionale a livello imprenditoriale, nella mia zona quasi tutte le aziende sono state create dal nulla.
Il messaggio che il lavoratore abbia diritto di occupare per fare i propri interessi contro quelli dell'imprenditore è fondamentalmente sbagliato.

ulk
04-08-2009, 22:13
Quella della INNSE è una lotta simbolo del nuovo millennio dal sapore ottocentesco: il padrone vende tutto non per problemi di blilancio ma per speculazione edilizia, i 49 operai occupano la fabbrica da 14 mesi, portando avanti la produzione e impendendo la sottrazione dei macchinari, magistratura e polizia intervengono a difesa alla proprietà, il governo regionale se ne lava le mani. In questi anni di crisi economica e sociale i compagni della INNSE hanno molto da insegnare a chi perde il lavoro e non vuole rassegnarsi alla disperazione.

Tanto di cappello ai 49 "eroi" della INNSE. La loro lezione diventi la lezione di tutti i lavoratori italiani.

Nella tua fantasia immagino.


http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/09_agosto_4/lavoratori_innse_presidio_vertice_prefettura_querze-1601633043436.shtml

Prendo un estratto.

Dal canto suo Stefano Genta, il proprietario dell’azienda («acquisita sull’orlo del falli*mento a 750 mila euro» ricor*da la Cgil) deve ad Aedes una consistente somma per l’affitto dell’area. Di qui la causa della stessa Aedes. La vendita dei mac*chinari alla Mpc di Santorso (Vicen*za) e alla Lombar*dmet di Arluno (Mi). E la senten*za dello scorso maggio che auto*rizza la loro uscita dall’azienda.

Come al solito è l'amministrazione della giustizia che non riesce a far applicare le sentenze.

gozer81
04-08-2009, 22:38
le idee che tu sostieni io le disprezzo, com'è vario il mondo!
Nessuno nasce qualcosa, in tanti abbiamo le capacità per fare qualcosa, in pochi ne hanno per fare tanto.
Se vuoi fare il dipendente fai il dipendente, non metterti in testa di fare l'imprenditore a metà.
L'estrazione sociale è quasi ininfluente per trovare uno sbocco professionale a livello imprenditoriale, nella mia zona quasi tutte le aziende sono state create dal nulla.
Il messaggio che il lavoratore abbia diritto di occupare per fare i propri interessi contro quelli dell'imprenditore è fondamentalmente sbagliato.

Il disprezzo naturalmente è reciproco (delle idee non della persona;) ).
Il giusto e lo sbagliato qui non c'entrano niente. E' solo questione di interessi materiali antagonisti: d aun lato il padrone che vuole vendere per debiti contratti a causa della sua incapacità o truffaldineria, dalll'altro una cinquantina di operai e tecnici col le rispettive famiglie che difendono non solo la loro fonte di reddito ma anche la loro dignità. Gli operai della INNSE difendono l'azienda e i macchinari perchè ormai li sentono i 'loro', indipendetemente dal criterio giuridico di proprietà.
Se il padrone è incapace, deve essere lui ad esser licenziato, non i dipendenti. Lui è uno, gli altri sono in tanti. Io sto coi tanti che non hanno colpe per l'incapacità o l'eccessiva furbizia del padrone. E siccome di padroni incapaci che mandano sul lastrico un sacco di gente ce ne sono anche troppi, si dirà ai loro dipendenti: invece di rassegnarvi alla vostra condizione 'naturale' di forza bruta non pensante, fate come i compagni della INNSE.
Così sono iniziate le grandi lotte dei lavoratori che, violando le leggi sull'inalienabilità della proprietà privata, hanno portato all'abolizione del lavoro a cottimo, alla giornata lavorativa di 8 ore, alla rappresentanza sindacale, al contratto collettivo e ad altre piccole e grandi conquiste che hanno reso veramente civili i nostri paesi.

zerothehero
04-08-2009, 23:11
solidarietà con gli operai. :fagiano:

rgart
04-08-2009, 23:19
Spe che domani vengo a casa tua e la okkupo perche' la sento "mia".

mamma mia che paragone azzeccato... clap clap clap...

mi sa piuttosto che la situazione è un affittuario che paga, ed è encomiato da tutti e il proprietario lo vuole mandare via perchè affittando a 20 cinesi in nero a 150 euro a testa guadagna di più...

CYRANO
04-08-2009, 23:19
solidarietà con gli operai. :fagiano:

da te non me lo sarei aspettato ! :O


C;,a;,z;,aa

+Benito+
04-08-2009, 23:31
Il disprezzo naturalmente è reciproco (delle idee non della persona;) ).
Il giusto e lo sbagliato qui non c'entrano niente. E' solo questione di interessi materiali antagonisti: d aun lato il padrone che vuole vendere per debiti contratti a causa della sua incapacità o truffaldineria, dalll'altro una cinquantina di operai e tecnici col le rispettive famiglie che difendono non solo la loro fonte di reddito ma anche la loro dignità. Gli operai della INNSE difendono l'azienda e i macchinari perchè ormai li sentono i 'loro', indipendetemente dal criterio giuridico di proprietà.
Se il padrone è incapace, deve essere lui ad esser licenziato, non i dipendenti. Lui è uno, gli altri sono in tanti. Io sto coi tanti che non hanno colpe per l'incapacità o l'eccessiva furbizia del padrone. E siccome di padroni incapaci che mandano sul lastrico un sacco di gente ce ne sono anche troppi, si dirà ai loro dipendenti: invece di rassegnarvi alla vostra condizione 'naturale' di forza bruta non pensante, fate come i compagni della INNSE.
Così sono iniziate le grandi lotte dei lavoratori che, violando le leggi sull'inalienabilità della proprietà privata, hanno portato all'abolizione del lavoro a cottimo, alla giornata lavorativa di 8 ore, alla rappresentanza sindacale, al contratto collettivo e ad altre piccole e grandi conquiste che hanno reso veramente civili i nostri paesi.



- non credevo che in italia ci fosse ancora qualcuno dalla parte dei sindacati - sindacalisti esclusi, s'intende ;)

Pot
05-08-2009, 10:21
Ah, beh... l'economia capitalista si fonda sulla separazione fra capitale e lavoro... bella forza che il detentore della forza lavoro non ha il capitale :D Ma questa non è una necessità universale, è semplicemente una tautologia :D
E' come se tu mi dicessi "Non si può cambiare la situazione che vede gli inglesi essere sudditi, perché hanno il re".

Cerchiamo di tenere il discorso terra terra senza fare dei voli pindarici.
Alla fine sono tutti froci con il culo degli altri... vogliono continuare a lavorare, che si comprino l'azienda, non vogliono accollarsi il rischio di impresa, che si trovino un altro lavoro.

Mi lollo tutte le volte che leggo estratti di questo tipo : "Se il padrone è incapace, deve essere lui ad esser licenziato, non i dipendenti. Lui è uno, gli altri sono in tanti. Io sto coi tanti che non hanno colpe per l'incapacità o l'eccessiva furbizia del padrone. E siccome di padroni incapaci che mandano sul lastrico un sacco di gente ce ne sono anche troppi, si dirà ai loro dipendenti: invece di rassegnarvi alla vostra condizione 'naturale' di forza bruta non pensante, fate come i compagni della INNSE."

La piccola scuola del soviet e' ancora aperta? quale parte di: "l'impreditore ci ha messo i SUOI soldi e sfiga e' andata male " non viene recepita...

leoneazzurro
05-08-2009, 11:02
Cerchiamo di tenere il discorso terra terra senza fare dei voli pindarici.
Alla fine sono tutti froci con il culo degli altri... vogliono continuare a lavorare, che si comprino l'azienda, non vogliono accollarsi il rischio di impresa, che si trovino un altro lavoro.

Mi lollo tutte le volte che leggo estratti di questo tipo : "Se il padrone è incapace, deve essere lui ad esser licenziato, non i dipendenti. Lui è uno, gli altri sono in tanti. Io sto coi tanti che non hanno colpe per l'incapacità o l'eccessiva furbizia del padrone. E siccome di padroni incapaci che mandano sul lastrico un sacco di gente ce ne sono anche troppi, si dirà ai loro dipendenti: invece di rassegnarvi alla vostra condizione 'naturale' di forza bruta non pensante, fate come i compagni della INNSE."

La piccola scuola del soviet e' ancora aperta? quale parte di: "l'impreditore ci ha messo i SUOI soldi e sfiga e' andata male " non viene recepita...

Il problema è anche "chi dà alle persone i soldi per potersi comprare l'azienda".
Perchè se uno fa l'operaio, difficilmente avrà i soldi per aprirsi un'attività tutta sua, a meno di avere dietro una famiglia o di essere parente di un direttore di banca, soprattutto se si ha già un mutuo sulle spalle.
E le banche difficilmente concedono credito a chi ha poche garanzie o non ne ha affatto.
In altri paesi spesso è lo stato stesso che incentiva la creazione di nuove imprese, con prestiti agevolati o anche parzialemente a fondo perduto ai nuovi imprenditori.
In Italia invece le barriere all'ingresso sono quasi sempre elevatissime e le iniziative di "incoraggiamento" sono poche, col risultato che quelli che possono "partire da zero" sono pochissimi (e gli imprenditori nostrani sono spesso coloro che i soldi hanno già o sono gli "ammanicati"), senza considerare il "contorno" di malaffare che contraddistingue l'habitat italiano.
Parlare quindi di "volere" rischiare, almeno in Italia, è spesso fuorviante. A volte bisogna considerare il "potere" rischiare.

ConteZero
05-08-2009, 11:11
Il problema è anche "chi dà alle persone i soldi per potersi comprare l'azienda".
Perchè se uno fa l'operaio, difficilmente avrà i soldi per aprirsi un'attività tutta sua, a meno di avere dietro una famiglia o di essere parente di un direttore di banca, soprattutto se si ha già un mutuo sulle spalle.
E le banche difficilmente concedono credito a chi ha poche garanzie o non ne ha affatto.
In altri paesi spesso è lo stato stesso che incentiva la creazione di nuove imprese, con prestiti agevolati o anche parzialemente a fondo perduto ai nuovi imprenditori.
In Italia invece le barriere all'ingresso sono quasi sempre elevatissime e le iniziative di "incoraggiamento" sono poche, col risultato che quelli che possono "partire da zero" sono pochissimi (e gli imprenditori nostrani sono spesso coloro che i soldi hanno già o sono gli "ammanicati"), senza considerare il "contorno" di malaffare che contraddistingue l'habitat italiano.
Parlare quindi di "volere" rischiare, almeno in Italia, è spesso fuorviante. A volte bisogna considerare il "potere" rischiare.

Aprano una cooperativa, ci buttino i loro risparmi e chiedano, se è il caso, un incentivo da parte dello Stato (che per una volta potrebbe usare i soldi per qualcosa di utile anziché per far contenta la Marcegaglia).

leoneazzurro
05-08-2009, 11:14
Aprano una cooperativa, ci buttino i loro risparmi e chiedano, se è il caso, un incentivo da parte dello Stato (che per una volta potrebbe usare i soldi per qualcosa di utile anziché per far contenta la Marcegaglia).

E se i risparmi non li hanno? E se lo stato i soldi non glieli dà (come è più che probabile)?
Si badi bene, a me il discorso sul diritto di proprietà è chiarissimo, quello che contesto è che "tutti possono essere imprenditori se lo vogliono".
Nella società odierna, sopratutto in Italia, non è così.

zerothehero
05-08-2009, 11:15
Classico caso di: atto ripugnante ma legale (simile a quello che tentò di fare Gekko nel film Wall Street con una società di manutenzione aerei, fallimento e vendita dei macchinari) vs atto nobile ma illegale.
Spero si arrivi ad una soluzione (legale) per evitare il fallimento dell'azienda.
Certo che chi ha rilevato l'azienda non è un imprenditore, è un becchino.

ulk
05-08-2009, 11:16
Il problema è anche "chi dà alle persone i soldi per potersi comprare l'azienda".
Perchè se uno fa l'operaio, difficilmente avrà i soldi per aprirsi un'attività tutta sua, a meno di avere dietro una famiglia o di essere parente di un direttore di banca, soprattutto se si ha già un mutuo sulle spalle.
E le banche difficilmente concedono credito a chi ha poche garanzie o non ne ha affatto.
In altri paesi spesso è lo stato stesso che incentiva la creazione di nuove imprese, con prestiti agevolati o anche parzialemente a fondo perduto ai nuovi imprenditori.
In Italia invece le barriere all'ingresso sono quasi sempre elevatissime e le iniziative di "incoraggiamento" sono poche, col risultato che quelli che possono "partire da zero" sono pochissimi (e gli imprenditori nostrani sono spesso coloro che i soldi hanno già o sono gli "ammanicati"), senza considerare il "contorno" di malaffare che contraddistingue l'habitat italiano.
Parlare quindi di "volere" rischiare, almeno in Italia, è spesso fuorviante. A volte bisogna considerare il "potere" rischiare.

E' proprio nelle fabbriche dell'est dove gli stessi operai hanno preso nelle loro mani fabbriche e miniere mettendoci i loro soldi.

No questi qua fanno solo casino per aver salvo il post di lavoro, quando gli avranno dato sufficienti garanzie di essere ricollocati presso altre fabbriche o magarti sotto municipallizzate o chissa direttamente sotto stato-parastato toglieranno le tende e lasceranno che smantellino il tutto.

Cosa non va bene? Che le altre 100-200 mila persono che se ne devono andare dal loro posto di lavoro perchè non fanno numero e nessuno le sostiene odieranno sempre di più le organizzazioni sindacali e i partiti simpatizzanti verso di esse.

Scalor
05-08-2009, 11:26
Guarda ho sentito oggi un'amico che parlava di un tale imprenditore Bresciano disposto a rilevare l'attività, capannoni compresi (gli operai non si sarebbero dovuti spostare!!), ma non ne conosco i particolari!
Sono stato ad una riunione in INNSE, cavolo ma questi mandano avanti il businnes senza il padrone!!Le commesse non mancano...a questo punto non me la prendo neanche con l'imprenditore (di questi imprenditori moderni non dovremmo avere di che farcene!!) me la prendo invece con le istituzioni che non sanno (vogliono) tutelare certe ricchezze!!
Ah, domani mattina (04/08) presidio alle h8 in Rubattino!!
Ciao

l'idea sarebbe se l'azienda è sana ed è una mera operazione speculativa, trovare banca sonsor, qualche imprenditore, comprare macchinari nuovi i49 operai tassarsi e costituire parte del capitale e ricominciare in un altro posto con le commesse già in lavorazione. la fabbrica pare l'abbiano venduta per 700'000€ non è una grande cifra, in 49 piu alcuni imprenditori di maggioranza, se ci sono le commesse\mercato non è una cifra impossibile.

ConteZero
05-08-2009, 11:29
E se i risparmi non li hanno? E se lo stato i soldi non glieli dà (come è più che probabile)?
Si badi bene, a me il discorso sul diritto di proprietà è chiarissimo, quello che contesto è che "tutti possono essere imprenditori se lo vogliono".
Nella società odierna, sopratutto in Italia, non è così.

Allora NON comprano la società, NON subentrano e NON lavorano.
Succede quello che avviene in tutto il mondo e noi preferiamo non vedere perché ci disgusta, ovvero che si può morir di fame anche quando si potrebbe campare decorosamente.

Chi è responsabile di queste cose (a partire da Confindustria e dal Governo, troppo impegnato a sponsorizzare fiction e cavolate per pensare a gente che perde il posto) ne è responsabile e, come sempre avviene nel mondo reale, ne esce impunito e candido.

Così è il mondo e così è il capitalismo.


Il comunismo (per comunismo si intende in primo luogo una realtà sociale che presuppone la comunanza dei mezzi di produzione e l'organizzazione collettiva del lavoro) non piace agli italiani, mangino pane e capitalismo, i tavoli li mette la Caritas.

Lorekon
05-08-2009, 11:36
Cerchiamo di tenere il discorso terra terra senza fare dei voli pindarici.
Alla fine sono tutti froci con il culo degli altri... vogliono continuare a lavorare, che si comprino l'azienda, non vogliono accollarsi il rischio di impresa, che si trovino un altro lavoro.

Mi lollo tutte le volte che leggo estratti di questo tipo : "Se il padrone è incapace, deve essere lui ad esser licenziato, non i dipendenti. Lui è uno, gli altri sono in tanti. Io sto coi tanti che non hanno colpe per l'incapacità o l'eccessiva furbizia del padrone. E siccome di padroni incapaci che mandano sul lastrico un sacco di gente ce ne sono anche troppi, si dirà ai loro dipendenti: invece di rassegnarvi alla vostra condizione 'naturale' di forza bruta non pensante, fate come i compagni della INNSE."

La piccola scuola del soviet e' ancora aperta? quale parte di: "l'impreditore ci ha messo i SUOI soldi e sfiga e' andata male " non viene recepita...

anzitutto mi sembra che tu sia il primo a buttarla in politica e sull'ideologia.
in secondo luogo da quel che ho capito gli operai non e la prendono solo con la proprietà ma anche con gli enti localiche hanno fatto promesse e speculato sulla loro pelle.
terzo, è ovvio che se potessero la grana ce la metterebbero, ma per un operaio (di Milano) 7000 € non son bruscolini, e nessuno quei soldi te li dà.
Infine, ci sono i soldi pubblci per mille e altre mille CAGATE e non ci sono per provvedere a queste situazioni? poco credibile.

Scalor
05-08-2009, 11:58
anzitutto mi sembra che tu sia il primo a buttarla in politica e sull'ideologia.
in secondo luogo da quel che ho capito gli operai non e la prendono solo con la proprietà ma anche con gli enti localiche hanno fatto promesse e speculato sulla loro pelle.
terzo, è ovvio che se potessero la grana ce la metterebbero, ma per un operaio (di Milano) 7000 € non son bruscolini, e nessuno quei soldi te li dà.
Infine, ci sono i soldi pubblci per mille e altre mille CAGATE e non ci sono per provvedere a queste situazioni? poco credibile.

forse non abbiamo capito che gli operai che fanno andare avanti la baracca qui in italia non contano piu un cappero ! quelli che li difendono, tranne qualche eccezzione non ottengono quasi nulla ! tutte parole al vento, chi difende li operai hanno il posto assicurato, si incollano come i politici, parlano, parlano e non ottengono nulla o poco.

come mai un operaio tedesco prende di piu di un italiano ?:confused: produttività, mercato, cuneo fiscale ? o contratti non adeguati ai prezzi ?

non sono daccordo che i soldi nessuno li da, se l'azienda è sana e c'è un possibile sviluppo ci sono persone interessate, solo che vista la vicenda probabilmente staranno aspettando gli accordi con lo stato in modo da sborsare il meno possibile e specularci su pure loro, siamo in italia e qui funziona così piaccia o non piaccia !

Lorekon
05-08-2009, 11:59
il contributo di Ichino
http://www.corriere.it/cronache/09_agosto_05/innse_crisi_ichino_4e521378-8186-11de-8a09-00144f02aabc.shtml

Innse, i riti stanchi e gli operai traditi
Le vicende di questo genere si sono susseguite sempre secondo lo stesso logoro schema

Caro Direttore, che brutto spettacolo quello dello sgombero della Innse di Lambrate, la gloriosa fabbrica della Lambretta alle porte di Milano, con le forze dell’ordine che per disposizione del giudice allontanano gli ultimi 49 lavoratori (dei 2.000 dei tempi d’oro) rimasti a difendere il posto con le unghie e coi denti! È mai possibile che, dopo mezzo secolo in cui vicende di questo genere si sono susseguite sempre secondo lo stesso logoro schema, ancora non abbiamo imparato ad affrontare le crisi industriali con metodi un po’ più moderni?
Oggi la Innse, domani forse la Ideal Standard di Brescia, ieri cento altri casi analoghi, primo per importanza quello dell’Alfa Romeo di Arese. E sempre lo stesso copione: con il titolare che vuole chiudere lo stabilimento o ridurre l’attività, i lavoratori che vedono la prospettiva del licenziamento come una catastrofe economica e professionale, i loro rappresentanti sindacali che denunciano il carattere speculativo della manovra e dimostrano dati alla mano gli orizzonti di riconversione ecologica e immancabile prosperità che si dischiuderebbero all’azienda se solo non fosse in mano a un imprenditore inetto e vorace.

Talora l’imprenditore è effettivamente incapace o inaffidabile; ma il problema si pone proprio perché non se ne trova uno migliore, pronto a rilevare l’azienda. Se l’imprenditore è incapace o inaffidabile, invitare i lavoratori a rimanergli attaccati a tutti i costi equivale a condurli in un vicolo cieco. Le crisi industriali vanno affrontate in modo totalmente diverso. Pensiamo a come potrebbero andare le cose se i lavoratori coinvolti non vedessero la sola possibilità di salvezza nell’aggrapparsi al vecchio posto di lavoro. Se, come accade nei Paesi del nord-Europa, la perdita del vecchio posto non significasse affatto una catastrofe personale e familiare, ma fosse accompagnata, al contrario, da un robusto sostegno del reddito e soprattutto da un investimento sulla professionalità del lavoratore capace di incrementare il suo appeal nel mercato del lavoro. In Italia questa prospettiva stenta a prendere piede, perché prevale l’idea che il mercato del lavoro funzioni malissimo, sia una trappola infernale per i lavoratori. Ma le cose non stanno così. In un articolo in corso di pubblicazione in un quaderno della rivista ItalianiEuropei.
Gabriella Lusvarghi — capo di una delle maggiori società italiane di outplacement— mostra convincentemente come, in tempi normali, qualsiasi lavoratore che abbia perso il posto possa essere ricollocato in modo appropriato nel giro di tre-sei mesi. Nel corso di una recessione grave come quella attuale questi tempi medi si allungano, ovviamente; ma anche nella congiuntura negativa il mercato del lavoro continua a produrre quotidianamente contratti in grande quantità. Solo in provincia di Milano, in un anno normale come il 2007, i nuovi contratti di lavoro sono stati 200mila. In un anno di crisi nera come il 2009 si stima che la riduzione sia intorno al 15 per cento: quest’anno a Milano le assunzioni risulteranno dunque pur sempre intorno alle 170mila.

Perché mai, in questo mercato, non dovrebbe essere possibile ricollocare appropriatamente gli ultimi 49 lavoratori della Innse? Perché non si tenta neppure di farlo, come se fosse un obiettivo irrealistico?
Pensiamo, per esempio, a un ordinamento e a un sindacato che, invece di proporsi di impedire i licenziamenti per ragioni economiche od organizzative, li subordinassero all’obbligo per l’imprenditore di attivare a sue spese un servizio efficiente di outplacement e di integrare il trattamento di disoccupazione dei lavoratori licenziati per il tempo necessario al reperimento della nuova occupazione: in questo modo si responsabilizzerebbe sul serio l’imprenditore riguardo al costo sociale delle sue scelte di ristrutturazione o di chiusura dell’azienda. E si attiverebbe un potente incentivo economico all’efficienza ed efficacia dei servizi di ricerca del nuovo posto e di riqualificazione mirata: se l’operazione sarà gestita bene, nel giro di sei mesi o un anno i lavoratori saranno tutti appropriatamente ricollocati e ampiamente indennizzati, con un costo accettabile per l’impresa.

Contro questa soluzione milita un’idea vecchia e molto inadeguata ai tempi: quella secondo cui le scelte di ristrutturazione o chiusura di un’azienda non dovrebbero essere lasciate all’imprenditore, perché spettano, in realtà, alla collettività. Di fatto, questa idea si traduce nell’antica prassi di ritardare il più possibile anche i licenziamenti inevitabili ricorrendo alla Cassa integrazione, così disincentivando i lavoratori dall’attivarsi per il reperimento della nuova occupazione e dando spazio alle loro illusioni circa la possibilità che il vecchio lavoro riprenda, anche quando le probabilità che questo accada sono ridotte a zero. Non sarebbe meglio per tutti rispettare la libertà dell’impresa, vincolando quest’ultima soltanto, ma seriamente, a farsi carico fino in fondo dei costi sociali delle sue scelte?

Pietro Ichino
05 agosto 2009

E' tutto sensato ma è un libro dei sogni a metà: senza le condizioni di ri-qualificazione, ammortizzatori sociali, mercato del lavoro che plausibilmente ri-assorba dei 50enni per quanto ri-qualificati, tutto ciò è una chimera.
E inutile e ingiusto chiedere che siano gli operati a fare "la prima mossa" perchè è ovvio che se la prenderebbero in quel posto.

Lorekon
05-08-2009, 12:01
forse non abbiamo capito che gli operai che fanno andare avanti la baracca qui in italia non contano piu un cappero ! quelli che li difendono, tranne qualche eccezzione non ottengono quasi nulla ! tutte parole al vento, chi difende li operai hanno il posto assicurato, si incollano come i politici, parlano, parlano e non ottengono nulla o poco.

come mai un operaio tedesco prende di piu di un italiano ?:confused: produttività, mercato, cuneo fiscale ? o contratti non adeguati ai prezzi ?

non sono daccordo che i soldi nessuno li da, se l'azienda è sana e c'è un possibile sviluppo ci sono persone interessate, solo che vista la vicenda probabilmente staranno aspettando gli accordi con lo stato in modo da sborsare il meno possibile e specularci su pure loro, siamo in italia e qui funziona così piaccia o non piaccia !

perchè storicamente l'imprenditoria italiana ha puntato sulla riduzione dei salari per contenere i costi anzichè sull'aumento del valore aggiunto per aumentare i ricavi.
Tanto che la liberalizzazione del mercato del lavoro (legge Treu e poi legge Biagi) furono viste come una manna dal cielo.
peccato però che abbia ammazzato i consumi interni.

leoneazzurro
05-08-2009, 12:05
Allora NON comprano la società, NON subentrano e NON lavorano.
Succede quello che avviene in tutto il mondo e noi preferiamo non vedere perché ci disgusta, ovvero che si può morir di fame anche quando si potrebbe campare decorosamente.

Chi è responsabile di queste cose (a partire da Confindustria e dal Governo, troppo impegnato a sponsorizzare fiction e cavolate per pensare a gente che perde il posto) ne è responsabile e, come sempre avviene nel mondo reale, ne esce impunito e candido.

Così è il mondo e così è il capitalismo.


Il comunismo (per comunismo si intende in primo luogo una realtà sociale che presuppone la comunanza dei mezzi di produzione e l'organizzazione collettiva del lavoro) non piace agli italiani, mangino pane e capitalismo, i tavoli li mette la Caritas.

Nel mio post volevo solo porre l'accento appunto sulla disuguaglianza di mezzi che rende estremamente difficili iniziative come quelle ipotizzate precedentemente.

ConteZero
05-08-2009, 12:17
Nel mio post volevo solo porre l'accento appunto sulla disuguaglianza di mezzi che rende estremamente difficili iniziative come quelle ipotizzate precedentemente.

Ma purtroppo l'approccio a mezzo cuore che ha questo paese alle cose è lampante.
Non ci si può sperticare nelle lodi al capitalismo selvaggio (quello "alla Bush", che già Obama sta sulle scatole ai liberali) e poi guardare altrove o piangere per i 49 dipendenti dell'IMMSE quanto il capitalismo "sbatte" contro gli italiani.
Il comunismo s'è distrutto puntando il dito sul male fatto dai regimi sovietici (che col comunismo c'entra come il cavolo a merenda), forse è ora che la gente inizi a capire che anche il capitalismo ammazza, e lo fa in modo molto più spietato (lasciando morir di fame la gente).

In Italia si stava tuttosommato bene quando ancora gli stipendi erano dignitosi, quando il posto di lavoro era a tempo indeterminato e quando c'era una certa stabilità.
S'è voluto vendere tutto alla ricerca di qualche soldo facile all'inizio (Confindustria ringrazia e si prepara a colonizzare l'Africa) col risultato che gli italiani non hanno i soldi per comprare alcunché, col risultato sempre più evidente che non comprano... e le ditte o chiudono o vanno dove riescono a restare concorrenziali (anche a scapito della qualità, tanto chi compra compra al risparmio).

Dopo tanti anni di sogni lisergici a base del capitalismo (che non potevamo permetterci) ecco il conto.
Ora tornano tutti ad essere comunisti duri e puri... e se non gli riesce diventeranno briganti... perché la pancia vuota è difficile da chetare.

La lezione, per tutti, è questa... ecco dove vi porta l'assenza di una visione più estesa e l'incapacità di pensare "e se un giorno ci fossi io dall'altra parte ?".

Votate e continuate a prendervela coi fannulloni del sud, a breve anche voi ingrosserete le loro fila.

Scalor
05-08-2009, 12:18
perchè storicamente l'imprenditoria italiana ha puntato sulla riduzione dei salari per contenere i costi anzichè sull'aumento del valore aggiunto per aumentare i ricavi.
Tanto che la liberalizzazione del mercato del lavoro (legge Treu e poi legge Biagi) furono viste come una manna dal cielo.
peccato però che abbia ammazzato i consumi interni.

appunto E' ORA DI CAMBIARE LE COSE ! a partire da coloro che difendono gli operai ! che mi pare siano piu incollati dei politici. rinnovamento !

leoneazzurro
05-08-2009, 12:26
Votate e continuate a prendervela coi fannulloni del sud, a breve anche voi ingrosserete le loro fila.

:confused: A chi ti rivolgi?

ConteZero
05-08-2009, 12:36
:confused: A chi ti rivolgi?

Alla maggioranza degli italiani. (mi sono lasciato prendere un po'la mano)

killercode
05-08-2009, 13:25
Io vorrei sapere chi è quell'idiota che ha venduto una fabbrica che valeva milioni per uno sputo.
Cioè, comprata per 700.000 euro, hanno venduto un paio di macchine e ne anno già ricavati 2 milioni....
Doveva essere un vero pollo :rolleyes:

Detto questo, la fabbrica è del proprietario quindi fa quello che vuole...........................con quello che resta dopo l'incendio :asd:

ulk
05-08-2009, 14:00
Io vorrei sapere chi è quell'idiota che ha venduto una fabbrica che valeva milioni per uno sputo.
Cioè, comprata per 700.000 euro, hanno venduto un paio di macchine e ne anno già ricavati 2 milioni....
Doveva essere un vero pollo :rolleyes:

Detto questo, la fabbrica è del proprietario quindi fa quello che vuole...........................con quello che resta dopo l'incendio :asd:

Stava fallendo, ma di quale valore parli?

killercode
05-08-2009, 14:23
Stava fallendo, ma di quale valore parli?
Detto ieri sera a linea notte

ulk
05-08-2009, 19:59
Detto ieri sera a linea notte

Chi era Caruso e company?

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/09_agosto_4/lavoratori_innse_presidio_vertice_prefettura_querze-1601633043436.shtml

killercode
05-08-2009, 20:55
Quell'articolo dice esattamente quello che dico io...:)

ulk
05-08-2009, 21:12
Quell'articolo dice esattamente quello che dico io...:)

Dal canto suo Stefano Genta, il proprietario dell’azienda («acquisita sull’orlo del falli*mento a 750 mila euro» ricor*da la Cgil) deve ad Aedes una consistente somma per l’affitto dell’area. Di qui la causa della stessa Aedes.

Si eh?

killercode
05-08-2009, 21:25
Non posso quotarti il pezzo perché sono sul cellulare, ma se leggi un pò meglio lo trovi dove c'è scritto il vero valore di quella fabbrica...che ovviamente non è nella sua produzione...

dave4mame
05-08-2009, 21:56
veramente il valore dell'attività non è scritto da nessuna parte.

e senza conosce lo stato patrimoniale qualunque affermazione è una sparacazzata.

Anar
05-08-2009, 22:24
Intanto mi fà piacere che questo post si sia animato, qualcuno che ha voglia di ragionare in sto paese ancora c'è!
Sembra che oggi il consiglio provinciale di Milano abbia chiesto (imposto?) che vengano allontanate la forze dell'ordine (che ci fanno lì?) che venga aperto un tavolo di trattative con la propietà, con l'obiettivo di riprendere la produzione, il fermo dello smantellamento delle macchine.Mi sembra che 5(?) siano già state smantellate e Genta non vuol sentirne di non venderle!
Anche quella sottospecie di imprenditore oggi ha fatto una conferenza in cui si diceva disposto a trattare, (non con le RSU) punto fermo le suddette macchine già vendute.
Ciao

zerothehero
05-08-2009, 23:17
Non chiamate "imprenditore" chi non è imprenditore...al massimo lo si può chiamare "commissario liquidatore". :fagiano:

Jacoposki
05-08-2009, 23:56
nessuno ha fatto notare un dettgliuccio mica da niente:

Nel 2006, dopo una lunga e laboriosa trattativa, la INNSE Presse è uscita dalla procedura di
amministrazione controllata ed è stata rilevata dal Gruppo Genta di Torino, con il mantenimento del posto
di lavoro per 53 lavoratori. Il nuovo (e attuale) proprietario è il piemontese Silvano Genta, che gestisce
un’attività nel settore della commercializzazione delle macchine utensili.
Si ricorda che proprio Genta, poco più di due anni fa, è stato presentato a Prefettura, Comune e Provincia
come salvatore della Innse dall'ex-ministro leghista Roberto Castelli.
L’acquisto della fabbrica e dei macchinari è avvenuto al prezzo ribassato di 700mila euro, beneficiando
della legge Prodi, legge il cui scopo è salvare le fabbriche in difficoltà economiche, permettendo a dei
potenziali acquirenti di ottenere prezzi di favore a patto di un rilancio dell'azienda attraverso una politica di
investimenti e di mantenimento della forza lavoro.
L’operazione ha avuto buon esito anche grazie ai lavoratori, sostenuti dal Sindacato di Milano, convinti che
resistendo in un simile frangente fosse offerta una nuova possibilità alla ripresa della produzione. Proprio la
specializzazione in produzioni di precisione medio-pesanti, con tecnologia e strutture in grado di intervenire
su impianti di grandi dimensioni , tuttora garantisce un ampio mercato di riferimento, anche per la limitata
concorrenza sul territorio nazionale.
Nonostante questo, e in violazione della legge Prodi, Genta non ha attuato alcuna politica di rilancio
dell’attività produttiva, e anzi dopo due anni chiude

riportato da un interessante dossier (http://corsari-milano.noblogs.org/gallery/5150/DOSSIER%20INNSE.pdf) sull'argomento, un po' vecchiotto ma fatto bene.

Ergo, è l'ennesima storia di speculatore protetto da ignoranti e prepotenti. L'ennesimo vampiro approfittatore pronto a mangiare sulla pelle di 50 lavoratori onesti.

dave4mame
06-08-2009, 00:42
49 pagine e non viene riportato l'unico documento utile; il bilancio della società.
tutto il resto è fuffa.

zerothehero
06-08-2009, 11:52
nessuno ha fatto notare un dettgliuccio mica da niente:



riportato da un interessante dossier (http://corsari-milano.noblogs.org/gallery/5150/DOSSIER%20INNSE.pdf) sull'argomento, un po' vecchiotto ma fatto bene.

Ergo, è l'ennesima storia di speculatore protetto da ignoranti e prepotenti. L'ennesimo vampiro approfittatore pronto a mangiare sulla pelle di 50 lavoratori onesti.

Hai capito il grande imprenditorone. :fagiano:
Gli operai hanno detto che in 2 anni si è visto in fabbrica 3 volte, probabilmente (aggiungo io) per fare l'inventario dei macchinari da vendere.

ConteZero
06-08-2009, 13:12
Hai capito il grande imprenditorone. :fagiano:
Gli operai hanno detto che in 2 anni si è visto in fabbrica 3 volte, probabilmente (aggiungo io) per fare l'inventario dei macchinari da vendere.

E'l'Italia che lavora...

MARCA
06-08-2009, 16:50
Quella della INNSE è una lotta simbolo del nuovo millennio dal sapore ottocentesco: il padrone vende tutto non per problemi di blilancio ma per speculazione edilizia, i 49 operai occupano la fabbrica da 14 mesi, portando avanti la produzione e impendendo la sottrazione dei macchinari, magistratura e polizia intervengono a difesa alla proprietà, il governo regionale se ne lava le mani. In questi anni di crisi economica e sociale i compagni della INNSE hanno molto da insegnare a chi perde il lavoro e non vuole rassegnarsi alla disperazione.

Tanto di cappello ai 49 "eroi" della INNSE. La loro lezione diventi la lezione di tutti i lavoratori italiani.

Gozer c'è un decreto ingiuntivo,
gli operai hanno scelto cusani per cercare nuovi imprenditori...
Eddaje, è stato fatto il salto della quaglia, non c'è più nulla da fare.
Spiace per carità, ma se gli imprenditori hanno deciso di chiudere o gli operai si indebitano per acquisire l'azienda o non ci sono altre alternative alla chiusura.
Perchè gli operai non creano una scarl e si fanno finanziare(magari con la fdj a garanzia dei sindacati-ndr-) per rilevare l'attività che va tanto bene(ndr)?
Fatevi le domande più ovvie...ogni tanto èh.

MARCA
06-08-2009, 16:54
49 pagine e non viene riportato l'unico documento utile; il bilancio della società.
tutto il resto è fuffa.

Io ai bilanci ho imparato a non credere, detto ciò...è strano che qualcuno chiuda una fabbrica che fa soldi ;) ma forse qualcuno preferisce inculcare questo messaggio in alcune menti deboli...

dave4mame
06-08-2009, 17:01
Io ai bilanci ho imparato a non credere, detto ciò...è strano che qualcuno chiuda una fabbrica che fa soldi ;) ma forse qualcuno preferisce inculcare questo messaggio in alcune menti deboli...

non li prendo per oro colato neppure io.
però tra bermi uno che per 49 pagine mi dice che l'azienda fa utili, fa utili (mentre in realtà fattura... e le due cose sono ben diverse), ed andare a verificare come stanno le cose sul bilancio... beh, preferisco la seconda :)

leoneazzurro
06-08-2009, 17:38
non li prendo per oro colato neppure io.
però tra bermi uno che per 49 pagine mi dice che l'azienda fa utili, fa utili (mentre in realtà fattura... e le due cose sono ben diverse), ed andare a verificare come stanno le cose sul bilancio... beh, preferisco la seconda :)

Il problema è un altro: "l'imprenditore" si era impegnato rilevando l'azienda ad effettuare un piano di rilancio, cosa che gli aveva permesso di usufruire di un prezzo di acquisto "di favore".
Il piano di rilancio non sembra esserci stato e in meno di due anni è stato deciso di liquidare il tutto.
A prescindere dai libri contabili, questo depone fortemente a sfavore del comportamento del cosiddetto imprenditore.

Jacoposki
06-08-2009, 17:40
aggiungiamo che il coraggioso imprenditore non ha MAI pagato una lira per l'affitto dell'area nei due anni in cui è stato il padrone.

Proprio un atteggiamento degno di fiducia :asd:

MARCA
06-08-2009, 17:40
Il problema è un altro: "l'imprenditore" si era impegnato rilevando l'azienda ad effettuare un piano di rilancio, cosa che gli aveva permesso di usufruire di un prezzo di acquisto "di favore".
Il piano di rilancio non sembra esserci stato e in meno di due anni è stato deciso di liquidare il tutto.
A prescindere dai libri contabili, questo depone fortemente a sfavore del comportamento del cosiddetto imprenditore.

Perfetto e quindi?
Siccome l'iniziativa non è partita non si vuole farla fallire?
Cos'è piccole alitalia crescono???

leoneazzurro
06-08-2009, 17:50
Perfetto e quindi?
Siccome l'iniziativa non è partita non si vuole farla fallire?
Cos'è piccole alitalia crescono???

Semplicemente si sarebbe potuto evitare di svendere l'azienda a questo signore e vendere a chi era realmente interessato, dato che ci sono state anche "garanzie" da parte di enti e personalità politiche che poi guarda caso si sono puntualmente tirate indietro e non si è voluto vendere ad altre aziende che si erano offerte di rilevare l'attività.
Inoltre, quando qualcuno si impegna a fare qualcosa ricavandone un vantaggio economico, anche a danno dello stato, se poi non fa quello che ha promesso sarebbe magari il caso di dargli qualcosa di diverso di una mano a liquidare l'attività.

MARCA
06-08-2009, 17:53
Semplicemente si sarebbe potuto evitare di svendere l'azienda a questo signore e vendere a chi era realmente interessato, dato che ci sono state anche "garanzie" da parte di enti e personalità politiche che poi guarda caso si sono puntualmente tirate indietro e non si è voluto vendere ad altre aziende che si erano offerte di rilevare l'attività.
Inoltre, quando qualcuno si impegna a fare qualcosa ricavandone un vantaggio economico, anche a danno dello stato, se poi non fa quello che ha promesso sarebbe magari il caso di dargli qualcosa di diverso di una mano a liquidare l'attività.

Tutto molto corretto,
peccato che non si possa tornare indietro nel tempo.
Ora quest'imprenditore vuole liquidare l'attività,
magari quando incassa gli si può chiedere conto dei vantaggi ottenuti in modo scorretto e quindi lo Stato rientra, ma per gli operai(core della discussione) non cambia niente.
Quindi?

Jacoposki
06-08-2009, 17:59
Tutto molto corretto,
peccato che non si possa tornare indietro nel tempo.
Ora quest'imprenditore vuole liquidare l'attività,
magari quando incassa gli si può chiedere conto dei vantaggi ottenuti in modo scorretto e quindi lo Stato rientra, ma per gli operai(core della discussione) non cambia niente.
Quindi?

Piantala di chiamarlo imprenditore.

Non so cosa preveda la legge in caso di inadempienza. Buon senso vorrebbe che il vampiro perdesse ogni proprietà e ogni controllo sull'azienda.

leoneazzurro
06-08-2009, 18:01
Tutto molto corretto,
peccato che non si possa tornare indietro nel tempo.
Ora quest'imprenditore vuole liquidare l'attività,
magari quando incassa gli si può chiedere conto dei vantaggi ottenuti in modo scorretto e quindi lo Stato rientra, ma per gli operai(core della discussione) non cambia niente.
Quindi?

E quindi se si è comportato scorrettamente dovrebbe risponderne in primis non solo verso lo stato ma anche verso gli operai che sono stati danneggiati da questo comportamento scorretto (tralaltro a quanto pare non avrebbe pagato neppure il tfr) ed in secondo luogo chi sul versante politico ha garantito per questo imprenditore dovrebbe prendersi le sue responsabilità e farsi garante stavolta di un passaggio ad un altro imprenditore (ce n'erano di interessati) o nel ricollocamento in altre realtà.

MARCA
06-08-2009, 18:23
E quindi se si è comportato scorrettamente dovrebbe risponderne in primis non solo verso lo stato ma anche verso gli operai che sono stati danneggiati da questo comportamento scorretto (tralaltro a quanto pare non avrebbe pagato neppure il tfr) ed in secondo luogo chi sul versante politico ha garantito per questo imprenditore dovrebbe prendersi le sue responsabilità e farsi garante stavolta di un passaggio ad un altro imprenditore (ce n'erano di interessati) o nel ricollocamento in altre realtà.

Altre cause quindi...altro tempo...
E nel frattempo gli operai che fanno?
...
:rolleyes:

leoneazzurro
06-08-2009, 18:26
Altre cause quindi...altro tempo...
E nel frattempo gli operai che fanno?
...
:rolleyes:

chi sul versante politico ha garantito per questo imprenditore dovrebbe prendersi le sue responsabilità e farsi garante stavolta di un passaggio ad un altro imprenditore (ce n'erano di interessati) o nel ricollocamento in altre realtà.

:read:

E' notizia attuale che ci siano aziende interessate a rilevare la INNSE

zerothehero
06-08-2009, 20:08
Tutto molto corretto,
peccato che non si possa tornare indietro nel tempo.
Ora quest'imprenditore vuole liquidare l'attività,
magari quando incassa gli si può chiedere conto dei vantaggi ottenuti in modo scorretto e quindi lo Stato rientra, ma per gli operai(core della discussione) non cambia niente.
Quindi?

Secondo me si può trovare una soluzione che non passi per la distruzione di un'azienda che non è economicamente spacciata.

Lorekon
13-08-2009, 18:10
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-8535.htm

GLI OPERAI DELLA INNSE DI MILANO/ GIANLUIGI PARAGONE, VICEDIRETTORE DI RAIUNO, SCRIVE SU "LIBERO": "HA VINTO LA GRU, HANNO PERSO I SINDACATI"
www.blitzquotiadiano.it

Blitz quotidiano propone oggi come articolo del giorno una opinione di Gianluigi Paragone, pubblicata sul quotidiano "Libero". Paragone è stato nominato nell'ultima tornata vicedirettore della rete ammiraglia RaiUno. Blitz quotidiano lo propone perchè è emblematico di un modo di pensare e di vedere l'Italia molto diverso da quella che sembra essere l'opinione prevalente nel paese e anche nel Governo.

PER SINISTRA E SINDACATI È L'ORA DI ATTACCARSI ALLA GRU
gianluigi paragone per libero

Accordo fatto alla Innse di Milano. Ha vinto la gru. Hanno perso i sindacati. È bastato il ricatto di quattro operai appollaiati otto giorni in cima a un carroponte per sbloccare una situazione che le normali trattative sindacali non erano riuscite a sbloccare. La minaccia del corpo supera lo Statuto dei lavoratori, fa carta straccia della Costituzione e riduce a scemenza il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, fabbriche in testa.

Ma sì, a che servono i sindacati? A che serve regolamentare lo sciopero e tutto quell'armamentario di lotta, quando basta salire su una impalcatura o sul tetto e gridare a squarciagola: se non ci sistemate, ci buttiamo giù? Il rischio è un po' più alto, ma alla prova dei fatti conviene di più. La pensano così anche gli operai della romana Cim che sono saliti su una torre a 37 metri d'altezza per salvare il posto di lavoro. Scenderanno solo a cose fatte.

Altro che salari differenziati, gabbie salariali, decentramento dei contratti: dopo i fatti di ieri la dialettica sindacale cambia volto. Per non dire che si cancella del tutto. Ognuno farà da sé: il massimo dell'autonomia contrattuale. E se saltasse anche quest'ultimo steccato vorrà dire che ci si giocherà il posto in un reality show. Oppure (soluzione estrema) scatterà l'opzione bonzo, cioè darsi fuoco.

I sindacati e i lavoratori esultano per il buon fine delle trattative. Noi no. A noi resta la perplessità di una mossa azzardata, di un precedente che d'ora in avanti sarà inserito nella grammatica sindacale. Non funzionano né i picchetti né lo sciopero? Perfetto, si metterà a repentaglio la vita del lavoratore col consenso del sindacato. Dopo Milano e Roma aspettatevi in batteria manifestazioni della serie "il pericolo è il mio mestiere. Bersani ha salutato questo modello spericolato come "atto eroico", una moderna frontiera del sindacalismo.

E bravi i fringuelli del Partito democratico. Ma come la mettiamo con la sicurezza sul lavoro? Con il pianto greco per le morti bianche? Con le indignazioni a gettone? Domando a lor signori: la sicurezza vale a intermittenza? Ci dicano se è "a norma di legge" una protesta dove si sale su una gru "fino a quando non si risolve la vertenza".

Ieri si è consumato un conflitto tra diritti costituzionali, ossia il diritto alla protesta sindacale e il diritto alla salute. Non si può pensare che abbarbicarsi sulla cima di una gru abbia maggior senso come battaglia sindacale e meno come esposizione al pericolo. I sindacati invece lo hanno fatto, assoggettando il corpo all'ideologia e alla propaganda.

L'epilogo della Innse è una vittoria di Pirro. Ieri ha vinto l'anarchia, ha vinto la dimensione fai-da-te delle vertenze. Al prossimo giro chi volesse rivendicare i propri diritti è libero di saltare quei barbosi rituali sindacali: si legherà a un macchinario, chiamerà col telefonino la redazione di un giornale e darà il via alle danze. Niente più riunioni, niente più volantini, niente più picchetti: l'autogestione diventa totale.

Eccola qui la parcellizzazione dei contratti. Altro che l'anti-sindacalismo dei governi di centrodestra (...non dicevano così?), è bastata una trattativa su una gru per resettare tutto. Chi voleva la fine della corporazione sindacale può alzare i calici: la distruzione è vicina. Ieri il sindacato ha perso un'altra battaglia. Lo statuto dei lavoratori è diventato lo specchio distorto dove Cgil, Cisl e Uil cercano una propria identità. Dopo aver abusato dello sciopero, trasformandolo in strumento di esclusiva lotta politica, ai lavoratori non resta che offrire il proprio corpo.

Finché trovano gente disposta a farlo, il giochino regge. Ma siccome i più giovani non ci pensano lontanamente di consegnare la loro vita al sindacato, la Triplice si squaglierà lentamente. Esattamente come si è sciolta la sinistra. Fa tristezza leggere i commenti e le felicitazioni di una sinistra che si auto-assegna patenti riformiste: evidentemente per Bersani & Company è riformista minacciare una trattativa esponendo il proprio corpo. Ed è sempre riformista disintegrare la contrattazione collettiva a favore di una micro-contrattazione azienda per azienda.

A sapere che bastava così poco per superare le incrostazioni del diritto del lavoro, non avremmo fatto quel gran casino per abrogare l'articolo 18.
Bastava salire su una scala.


2 - GIULIETTI CONTRO PARAGONE: "PERCHÉ I MINISTRI PADANI NON HANNO DATO SOLIDARIETÀ ALLA LORO GENTE?"
Bene ha fatto Blitz a dare rilievo all'editoriale del vice direttore di Libero Gianluigi Paragone che, meglio di ogni altro, svela la irritazione "padana" per la lotta vittoriosa degli operai della Innse e del loro sindacato, la Fiom con linguaggio un po' truce degno della destra padronale di altri stagioni Paragone attacca " la triplice " e accusa i lavoratori di aver violato la costituzione e le norme sulla sicurezza.

Parole di fuoco, ma ci sorge spontanea qualche domanda: il diritto al lavoro è un diritto costituzionale? Perché tanto furore per gli operai invece,tanto silenzio per le leggi bavaglio che stravolgeranno la costituzione?

Come mai i ministri padani non si sono recati sotto la gru per esprimere solidarietà alla propria gente? Qualcuno forse era amico del vecchio proprietario che voleva chiudere e vendere l'area? Perché tanto legittimo amore per la prevenzione e la sicurezza non si sono sentiti quando il governo, padani compresi, ha annunciato l'intenzione di devastare il testo unico sulla sicurezza e di rendere più morbide le sanzioni per gli imprenditori senza scrupoli?

La verità è che gli operai di Milano hanno bucato l'oscurità mediatica, riproponendo la questione sociale,vera e propria bestia nera di una destra ottusa e di chi gioca le sue carte solo e soltanto sulla questione etnica,sul dialetto,sulla bandiera regionale,sui tg in dialetto.

Da qui la rabbia di chi vorrebbe cancellare politicamente e mediaticamente la crisi economica e sociale e, soprattutto, le donne e gli uomini che la incarnano.

Ci farebbe infine piacere sapere se il giornalista Paragone,vice direttore di Libero, sia lo stesso che, dopo avere avviato mille campagne, anche fondate, sulla Rai, sia stato di recente promosso vice direttore di Rai1, la rete che un tempo veniva chiamata la rete ammiraglia, quella che dovrebbe garantire tutto e tutti . (FRECCIATONA :asd: )

La sua nomina, per altro, non ha ricevuto il voto favorevole del presidente garante Galimberti, che ha ritenuto eccessiva una designazione dell'ultimo secondo, dall'esterno e senza giustificata motivazione.

Forse la motivazione è arrivata oggi,con questo editoriale che riprende quasi alla lettera le polemiche di Berlusconi contro gli operai e contro chiunque,Tg3 in testa,osi ancora nominare la povertà e il conflitto sociale.

Dal momento che abbiamo sempre difeso la libera circolazione delle opinioni non chiederemo mai limitazioni di sorta per alcuno,ma ci piacerebbe sapere dalla Rai se questa sarà anche la nuova linea di Rai1 su questi temi e in che modo la Rai medesima intenda invece continuare a illuminare una questione sociale che,di giorno in giorno,si aggrava sempre più.

Non sappiamo se gli "operai appollaiati" sulla gru, per usare l'elegante espressione di Paragone, abbiano vinto o stravinto. Di sicuro hanno dato, insieme con le loro famiglie e i loro compagni, una straordinaria lezione di civiltà e di dignità, umana e politica.




Paragone coglie il punto sul fallimento del sindacato
la polemica sulla sicurezza è invece una cazzata solenne, ma tutto fa brodo (non ha molti argomenti)
Giulietti gliele canta alla grande :cool:

Mailandre
13-08-2009, 22:08
GLI OPERAI DELLA INNSE DI MILANO/ GIANLUIGI PARAGONE, VICEDIRETTORE DI RAIUNO, SCRIVE SU "LIBERO": "HA VINTO LA GRU, HANNO PERSO I SINDACATI"
www.blitzquotiadiano.it

...
cut..bla bla bla..



Scusatemi: .....ma pensate davvero che 4 gatti sul roccolo :D possano "dettare" delle condizioni a "Privati Industriali" ??? :O :rolleyes:
Come dire , che Camozzi è stato "obbligato" a "scendere in campo" per la paura di gesti sconsiderati!!?? :rolleyes:
...Mi spiace caro Paragone , fai meglio a startene zitto e parlare con cognizione di causa.... spara come ti ordina il "padrone" e spara sempre adosso a quelli indicati ,..indipendentemente da quello che fanno!!

In provincia di Brescia , il sindacato Fiom è sempre stato "forte" serio e consapevole .... è per questo motivo che personaggi come il "Sindacalista" Maurizio Zipponi ha "influenza" e rispetto da parte degli Imprenditori Bresciani!!
Anche questa volta , come molte volte è già accaduto , il "consiglio" "l'intermediazione" e "l'amore del vero sindacalismo con i suoi principi" , ha fatto si che Maurizio Zipponi ha convinto Attilio Camozzi nell'intraprendere una nuova sfida imprenditoriale non priva di difficoltà.

Ecco sig. paragone , se la vicenda è finita bene , non è perchè 4 "gatti" appollaiati hanno dettato condizioni,..... è ancora il "lavoro sindacale" con i suoi migliori elementi che tenta e risolve (non sempre finisce così) quello che si crede sia fattibile .
http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/09_agosto_13/camozzi_tornitore_fiom_innse_querze-1601662736041.shtml


2 - GIULIETTI CONTRO PARAGONE: "PERCHÉ I MINISTRI PADANI NON HANNO DATO SOLIDARIETÀ ALLA LORO GENTE?"

...cut ....


Paragone coglie il punto sul fallimento del sindacato
la polemica sulla sicurezza è invece una cazzata solenne, ma tutto fa brodo (non ha molti argomenti)
Giulietti gliele canta alla grande :cool:

Fa bene Giulietti a notare questi "piccolo" particolare !!
A Brescia l'abbiamo notato tutti .....terra padana ,terra delle giubbe verdi , ... è un peccato davvero che la Lega con gli operai centra assai poco ,......sono gli operai che non l'hanno ancora capito , e la votano!! :D
Il volere del popolo è sacrosanto ,.. :fagiano:

dice il detto:
raglio d'asino non arrivò mai in cielo !! :O
MA:
Un asino trova sempre un altro asino che lo ammira!! :O

Crazy rider89
16-08-2009, 11:38
Lavoro: Innse, Camozzi, sara' attiva dal primo ottobre
Il ruolo di Maurizio Zipponi, ex sindacalista Fiom
(ANSA) - MILANO, 12 AGO - La riattivazione della Innse di Milano, acquistata ieri dal gruppo Camozzi, partira' il primo ottobre. Lo annuncia Attilio Camozzi. Il patron ha parlato in conferenza stampa alla quale e' intervenuto anche Maurizio Zipponi, ex sindacalista bresciano della Fiom, che ha personalmente telefonato a Camozzi invitandolo a acquistare la Innse. Camozzi: la riattivazione dell'azienda partira' dal 1 ottobre e fino al 30/9 saranno bloccate le operazioni di smontaggio dei macchinari.

http://www.ansa.it/site/notizie/regioni/lombardia/news/2009-08-12_112414428.html

non so se è stato già postato.

Maurizio Zipponi, responsabile lavoro e welfare dell'Italia dei Valori, come ex sindacalista risolve la situazione in 3gg :eek:

Mailandre
16-08-2009, 12:03
http://www.ansa.it/site/notizie/regioni/lombardia/news/2009-08-12_112414428.html

non so se è stato già postato.

Maurizio Zipponi, responsabile lavoro e welfare dell'Italia dei Valori, come ex sindacalista risolve la situazione in 3gg :eek:

Scusatemi: .....ma pensate davvero che 4 gatti sul roccolo :D possano "dettare" delle condizioni a "Privati Industriali" ??? :O :rolleyes:
Come dire , che Camozzi è stato "obbligato" a "scendere in campo" per la paura di gesti sconsiderati!!?? :rolleyes:
...Mi spiace caro Paragone , fai meglio a startene zitto e parlare con cognizione di causa.... spara come ti ordina il "padrone" e spara sempre adosso a quelli indicati ,..indipendentemente da quello che fanno!!

In provincia di Brescia , il sindacato Fiom è sempre stato "forte" serio e consapevole .... è per questo motivo che personaggi come il "Sindacalista" Maurizio Zipponi ha "influenza" e rispetto da parte degli Imprenditori Bresciani!!
Anche questa volta , come molte volte è già accaduto , il "consiglio" "l'intermediazione" e "l'amore del vero sindacalismo con i suoi principi" , ha fatto si che Maurizio Zipponi ha convinto Attilio Camozzi nell'intraprendere una nuova sfida imprenditoriale non priva di difficoltà.

Ecco sig. paragone , se la vicenda è finita bene , non è perchè 4 "gatti" appollaiati hanno dettato condizioni,..... è ancora il "lavoro sindacale" con i suoi migliori elementi che tenta e risolve (non sempre finisce così) quello che si crede sia fattibile .
http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/09_agosto_13/camozzi_tornitore_fiom_innse_querze-1601662736041.shtml




Fa bene Giulietti a notare questi "piccolo" particolare !!
A Brescia l'abbiamo notato tutti .....terra padana ,terra delle giubbe verdi , ... è un peccato davvero che la Lega con gli operai centra assai poco ,......sono gli operai che non l'hanno ancora capito , e la votano!! :D
Il volere del popolo è sacrosanto ,.. :fagiano:

dice il detto:
raglio d'asino non arrivò mai in cielo !! :O
MA:
Un asino trova sempre un altro asino che lo ammira!! :O

Si si ,..diglielo pure te a paragone come e perchè è finita bene la vicenda!!