cornetto
17-05-2009, 11:25
bozza di intervento sulle autonomie locali: nessun limite di mandato per i primi cittadini
Il piano-tagli: via 1.612 enti «dannosi»
Nei Comuni meno poltrone e sindaci a vita
Il progetto di Calderoli: addio alle comunità montane e ai difensori civici
Dopo cinquantratrè anni di fru*strante conflitto (la guerra è comin*ciata nel 1956) con gli enti inutili, ec*co schiudersi un nuovo fronte. Quel*lo contro gli enti «dannosi». Avete letto bene: «dannosi». Proprio così li definisce una bozza (anzi, una «boz*zaccia » come la chiama il leghista Ro*berto Calderoli) di disegno di legge al quale il ministro della Semplifica*zione sta lavorando insieme ai suoi colleghi dell'Interno, Roberto Maro*ni, e degli Affari regionali, Raffaele Fitto. Enti non soltanto inutili, ma an*che «dannosi»: quindi da chiudere e poi gettare via la chiave. «Norme di soppressione degli enti dannosi», re*cita testualmente il capo terzo della “bozzaccia”. Quali sono? I difensori ci*vici, innanzitutto, che dovrebbero scomparire nel momento stesso in cui questa legge venisse approvata. Poi i commissariati per la liquidazio*ne degli usi civici, la cui funzione de*riva da una norma del 1927. E i tribu*nali delle acque pubbliche, istituiti come conseguenza di un provvedi*mento del 1933. Tuttavia questo non è che l'antipa*sto di una riforma destinata a rivolu*zionare Comuni, Province e tutto quello che c'è intorno, ben più rapi*damente della legge delega sul fede*ralismo. Ma anche a scuotere la politi*ca suscitando reazioni controverse. Un esempio? La «bozzaccia» del dise*gno di legge di riforma delle autono*mie locali prevede l'abolizione del li*mite dei due mandati consecutivi per l'incarico di sindaco e di presidente della Provincia. Se la proposta passe*rà, si potrà fare il sindaco a vita, ri*mettendo indietro di anni l'orologio della nostra storia. Una modifica che è fortemente sostenuta dalla Lega Nord, ma che non piace invece al Pdl. E non sarà nemmeno facile far pas*sare i tagli, sacrosanti, stabiliti per i consigli e le giunte comunali e pro*vinciali. I consiglieri dei Comuni con oltre 500 mila abitanti non potranno superare il numero di 40. E così a sca*lare.
Per i Comuni minori, fino a 3 mi*la abitanti, il limite massimo è di 6. I consiglieri provinciali non potranno in ogni caso essere più di 30. Fra sin*daco e assessori le giunte comunali non dovranno avere più di 12 poltro*ne. Quelle provinciali, non più di 8. I Comuni fino a mille abitanti non avrebbero nemmeno la giunta, ma soltanto il sindaco. Non sono le uni*che novità. La riforma stabilisce pure che Province e Comuni abbiano un segretario con l'incarico di controlla*re gli atti: nominato non dall'ammini*strazione ma da un organismo terzo, una speciale «Agenzia autonoma per l'efficienza degli enti locali».
Facile immaginare le reazioni che provocheranno pure le altre sforbicia*te previste dalla «bozzaccia». Forse ancora più dolorose di quelle appena descritte. Sforbiciate, in numero di ben 1.612 (tanti sono gli enti che ver*rebbero eliminati) recepite da una proposta di legge del deputato del Pdl Mario Valducci, ora convogliata pressoché integralmente in questa ri*forma, di cui rappresenta una delle parti più sostanziose.
La tagliola calerà sulle 185 comuni*tà montane. Identica sorte avrebbero i 63 «Bacini imbriferi montani», i 138 enti parco regionali, le 91 Ato, i 600 enti strumentali regionali. E i 191 consorzi di bonifica, pianeta tutto da scoprire. Un caso per tutti: il consor*zio di bonifica delle colline livornesi ha 16 dipendenti ma 33 fra consiglie*ri delegati, deputazione amministra*trice e collegio sindacale. Con regola*re gettone di presenza.
Calerà, la tagliola, anche sulla ple*tora dei consigli circoscrizionali. La «bozzaccia» prevede che sopravviva*no soltanto nelle città con più di 250 mila abitanti: una riforma già tentata dal centrosinistra ma affossata nelle paludi della politica. E si capisce per*ché. Il testo unico del 2000 sugli enti locali stabilisce che ci siano le circo*scrizioni soltanto nelle città con più di 100 mila abitanti, lasciando però spiragli anche per chi ha anche appe*na 30 mila residenti. Il risultato è che una città come Asti, con 70.598 abi*tanti, ha 110 consiglieri circoscrizio*nali. A Como, 8 mila anime più di Asti, sono 144. Come ad Ascoli Pice*no, che è forse un caso limite. Perché nel capoluogo marchigiano, 50.135 abitanti, c'è un eletto ogni 348 cittadi*ni, contro un rapporto di uno a 5.178 per Roma.
E le Province? Dopo le vane pro*messe elettorali di abolirle («tutte», tenne a precisare Silvio Berlusconi) sono state salvate dalla legge sul fede*ralismo. E pure da questa riforma. Anche se qualcuna potrebbe rischia*re. Entro due anni il governo dovrà fare un decreto per razionalizzare le province, prevedendo fra l'altro la soppressione di quegli enti con un rapporto non ottimale fra popolazio*ne ed estensione territoriale. Ne ve*dremo delle belle, sempre che la «bozzaccia» arrivi al Consiglio dei mi*nistri, si prevede il mese prossimo, con tutto quello che c'è dentro ades*so. Manca solo un argomento, forse il più spinoso: l'incompatibilità degli incarichi. Ma questo, in un Parlamen*to nel quale ci sono 70 deputati e se*natori che fanno anche i sindaci, gli assessori, i consiglieri e perfino i pre*sidenti di Provincia, è davvero un'al*tra storia.
Sergio Rizzo
17 maggio 2009
http://www.corriere.it/cronache/09_maggio_17/piano_tagli_comuni_sergio_rizzo_4a633672-42be-11de-94da-00144f02aabc.shtml
Finalmente una buona notizia, però
1. magari c'è il 5% di questi enti che meriterebbe di essere salvato, speriamo che non sia una taglio indiscriminato
2. Si dovrebbe risolvere anche l`incompatibilità degli incarichi
3. Purtroppo la riduzione delle province pare essere rimandata un`altra volta.
Il piano-tagli: via 1.612 enti «dannosi»
Nei Comuni meno poltrone e sindaci a vita
Il progetto di Calderoli: addio alle comunità montane e ai difensori civici
Dopo cinquantratrè anni di fru*strante conflitto (la guerra è comin*ciata nel 1956) con gli enti inutili, ec*co schiudersi un nuovo fronte. Quel*lo contro gli enti «dannosi». Avete letto bene: «dannosi». Proprio così li definisce una bozza (anzi, una «boz*zaccia » come la chiama il leghista Ro*berto Calderoli) di disegno di legge al quale il ministro della Semplifica*zione sta lavorando insieme ai suoi colleghi dell'Interno, Roberto Maro*ni, e degli Affari regionali, Raffaele Fitto. Enti non soltanto inutili, ma an*che «dannosi»: quindi da chiudere e poi gettare via la chiave. «Norme di soppressione degli enti dannosi», re*cita testualmente il capo terzo della “bozzaccia”. Quali sono? I difensori ci*vici, innanzitutto, che dovrebbero scomparire nel momento stesso in cui questa legge venisse approvata. Poi i commissariati per la liquidazio*ne degli usi civici, la cui funzione de*riva da una norma del 1927. E i tribu*nali delle acque pubbliche, istituiti come conseguenza di un provvedi*mento del 1933. Tuttavia questo non è che l'antipa*sto di una riforma destinata a rivolu*zionare Comuni, Province e tutto quello che c'è intorno, ben più rapi*damente della legge delega sul fede*ralismo. Ma anche a scuotere la politi*ca suscitando reazioni controverse. Un esempio? La «bozzaccia» del dise*gno di legge di riforma delle autono*mie locali prevede l'abolizione del li*mite dei due mandati consecutivi per l'incarico di sindaco e di presidente della Provincia. Se la proposta passe*rà, si potrà fare il sindaco a vita, ri*mettendo indietro di anni l'orologio della nostra storia. Una modifica che è fortemente sostenuta dalla Lega Nord, ma che non piace invece al Pdl. E non sarà nemmeno facile far pas*sare i tagli, sacrosanti, stabiliti per i consigli e le giunte comunali e pro*vinciali. I consiglieri dei Comuni con oltre 500 mila abitanti non potranno superare il numero di 40. E così a sca*lare.
Per i Comuni minori, fino a 3 mi*la abitanti, il limite massimo è di 6. I consiglieri provinciali non potranno in ogni caso essere più di 30. Fra sin*daco e assessori le giunte comunali non dovranno avere più di 12 poltro*ne. Quelle provinciali, non più di 8. I Comuni fino a mille abitanti non avrebbero nemmeno la giunta, ma soltanto il sindaco. Non sono le uni*che novità. La riforma stabilisce pure che Province e Comuni abbiano un segretario con l'incarico di controlla*re gli atti: nominato non dall'ammini*strazione ma da un organismo terzo, una speciale «Agenzia autonoma per l'efficienza degli enti locali».
Facile immaginare le reazioni che provocheranno pure le altre sforbicia*te previste dalla «bozzaccia». Forse ancora più dolorose di quelle appena descritte. Sforbiciate, in numero di ben 1.612 (tanti sono gli enti che ver*rebbero eliminati) recepite da una proposta di legge del deputato del Pdl Mario Valducci, ora convogliata pressoché integralmente in questa ri*forma, di cui rappresenta una delle parti più sostanziose.
La tagliola calerà sulle 185 comuni*tà montane. Identica sorte avrebbero i 63 «Bacini imbriferi montani», i 138 enti parco regionali, le 91 Ato, i 600 enti strumentali regionali. E i 191 consorzi di bonifica, pianeta tutto da scoprire. Un caso per tutti: il consor*zio di bonifica delle colline livornesi ha 16 dipendenti ma 33 fra consiglie*ri delegati, deputazione amministra*trice e collegio sindacale. Con regola*re gettone di presenza.
Calerà, la tagliola, anche sulla ple*tora dei consigli circoscrizionali. La «bozzaccia» prevede che sopravviva*no soltanto nelle città con più di 250 mila abitanti: una riforma già tentata dal centrosinistra ma affossata nelle paludi della politica. E si capisce per*ché. Il testo unico del 2000 sugli enti locali stabilisce che ci siano le circo*scrizioni soltanto nelle città con più di 100 mila abitanti, lasciando però spiragli anche per chi ha anche appe*na 30 mila residenti. Il risultato è che una città come Asti, con 70.598 abi*tanti, ha 110 consiglieri circoscrizio*nali. A Como, 8 mila anime più di Asti, sono 144. Come ad Ascoli Pice*no, che è forse un caso limite. Perché nel capoluogo marchigiano, 50.135 abitanti, c'è un eletto ogni 348 cittadi*ni, contro un rapporto di uno a 5.178 per Roma.
E le Province? Dopo le vane pro*messe elettorali di abolirle («tutte», tenne a precisare Silvio Berlusconi) sono state salvate dalla legge sul fede*ralismo. E pure da questa riforma. Anche se qualcuna potrebbe rischia*re. Entro due anni il governo dovrà fare un decreto per razionalizzare le province, prevedendo fra l'altro la soppressione di quegli enti con un rapporto non ottimale fra popolazio*ne ed estensione territoriale. Ne ve*dremo delle belle, sempre che la «bozzaccia» arrivi al Consiglio dei mi*nistri, si prevede il mese prossimo, con tutto quello che c'è dentro ades*so. Manca solo un argomento, forse il più spinoso: l'incompatibilità degli incarichi. Ma questo, in un Parlamen*to nel quale ci sono 70 deputati e se*natori che fanno anche i sindaci, gli assessori, i consiglieri e perfino i pre*sidenti di Provincia, è davvero un'al*tra storia.
Sergio Rizzo
17 maggio 2009
http://www.corriere.it/cronache/09_maggio_17/piano_tagli_comuni_sergio_rizzo_4a633672-42be-11de-94da-00144f02aabc.shtml
Finalmente una buona notizia, però
1. magari c'è il 5% di questi enti che meriterebbe di essere salvato, speriamo che non sia una taglio indiscriminato
2. Si dovrebbe risolvere anche l`incompatibilità degli incarichi
3. Purtroppo la riduzione delle province pare essere rimandata un`altra volta.