Sandime
17-04-2009, 18:00
VICENZA (17 aprile) - La Corte europea dei diritti dell'uomo ha dichiarato oggi «palesemente infondato» il ricorso presentato da un privato cittadino, il vicentino Antonio Faccio, contro le misure prese nei suoi confronti per non aver pagato il canone di abbonamento al servizio pubblico.
Secondo i giudici di Strasburgo, il Faccio è tenuto a pagare la tassa anche se non desidera guardare la Rai poiché l'imposta è dovuta per il solo fatto di possedere una televisione.
Inoltre, a Strasburgo si fa notare che la tassa «non viene pagata in cambio della ricezione di un canale particolare ma è un contributo a un servizio per la comunita».
La vicenda ha avuto inizio nel 1999, quando l'uomo aveva inviato una richiesta alla Rai affinché venisse sospeso il suo abbonamento. Quattro anni dopo però gli uomini della Guardia di Finanza si presentarono a casa sua e sigillarono la televisione in una busta di nylon in modo che non potesse essere più utilizzata.
Il signor Faccio si era allora rivolto alla Corte di Strasburgo sostenendo che la misura adottata dalle forze dell'ordine ha violato il suo diritto a ricevere informazioni attraverso altri canali televisivi, il suo diritto al rispetto della vita privata e anche quello alla protezione della proprietà privata.
Ma la Corte di Strasburgo ha ritenuto che, nonostante le misure adottate delle autorità italiane siano da considerarsi «un'ingerenza nei diritti del ricorrente», esse hanno tuttavia «perseguito un obiettivo legittimo: persuadere gli individui a pagare una tassa».
Secondo i giudici di Strasburgo, in base a quanto scritto nel Regio decreto n.246 del 21 febbraio 1938 (nato per gli apparecchi radiofonici e poi esteso anche a quelli televisivi), il signor Faccio è tenuto a pagare la tassa anche se non desidera guardare la Rai, poiché la tassa è dovuta per il solo fatto di possedere una televisione. Nell'Unione europea ci sono altri 13 Paesi in cui i cittadini pagano il canone così come avviene in Italia: Austria, Repubblica Ceca, Germania, Danimarca, Finlandia, Francia, Regno Unito, Irlanda, Malta, Polonia, Svezia, Slovenia e Slovacchia.
( Il Gazzettino )
Secondo i giudici di Strasburgo, il Faccio è tenuto a pagare la tassa anche se non desidera guardare la Rai poiché l'imposta è dovuta per il solo fatto di possedere una televisione.
Inoltre, a Strasburgo si fa notare che la tassa «non viene pagata in cambio della ricezione di un canale particolare ma è un contributo a un servizio per la comunita».
La vicenda ha avuto inizio nel 1999, quando l'uomo aveva inviato una richiesta alla Rai affinché venisse sospeso il suo abbonamento. Quattro anni dopo però gli uomini della Guardia di Finanza si presentarono a casa sua e sigillarono la televisione in una busta di nylon in modo che non potesse essere più utilizzata.
Il signor Faccio si era allora rivolto alla Corte di Strasburgo sostenendo che la misura adottata dalle forze dell'ordine ha violato il suo diritto a ricevere informazioni attraverso altri canali televisivi, il suo diritto al rispetto della vita privata e anche quello alla protezione della proprietà privata.
Ma la Corte di Strasburgo ha ritenuto che, nonostante le misure adottate delle autorità italiane siano da considerarsi «un'ingerenza nei diritti del ricorrente», esse hanno tuttavia «perseguito un obiettivo legittimo: persuadere gli individui a pagare una tassa».
Secondo i giudici di Strasburgo, in base a quanto scritto nel Regio decreto n.246 del 21 febbraio 1938 (nato per gli apparecchi radiofonici e poi esteso anche a quelli televisivi), il signor Faccio è tenuto a pagare la tassa anche se non desidera guardare la Rai, poiché la tassa è dovuta per il solo fatto di possedere una televisione. Nell'Unione europea ci sono altri 13 Paesi in cui i cittadini pagano il canone così come avviene in Italia: Austria, Repubblica Ceca, Germania, Danimarca, Finlandia, Francia, Regno Unito, Irlanda, Malta, Polonia, Svezia, Slovenia e Slovacchia.
( Il Gazzettino )