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View Full Version : L'Italia non è un Paese per giovani


Lorekon
19-03-2009, 12:48
http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_19/focus_italia_non_paese_per_giovani_6360683a-143c-11de-9dd5-00144f02aabc.shtml


L'Italia non è un Paese per giovani
Prima dei 40 anni è difficile affermarsi sul lavoro e diventare indipendenti dalla propria famiglia


All'Associazione italiana giovani avvocati si possono iscrivere civilisti e penalisti che hanno fino a 45 anni. Quando di anni ne aveva 44 un certo Anthony Charles Lynton Blair non solo aveva fatto già una discreta carriera di lawyer, ma con il nomignolo di Tony si era anche trasferito al numero 10 di Downing Street come primo ministro della Gran Bretagna. La responsabile dei pionieri, la componente giovane della Croce Rossa italiana, si chiama Fiorella Caminiti e di anni ne ha 47. Alla stessa età, in un Paese che di pionieri se ne intende, Barack Obama si era già lasciato alle spalle la carriera di senatore per entrare alla Casa Bianca. Non è un Paese per giovani l'Italia. Ma un Paese dove anche chi è in gamba e preparato fatica ad affermarsi nel lavoro e a diventare indipendente dalla propria famiglia prima dei 40 anni. Un Paese che vede crescere la triste categoria dei giovani-adulti: uomini e donne che magari hanno già superato il mezzo del cammin di loro vita ma che sul lavoro — come ruolo, stipendio e considerazione — sono fermi ancora alla gavetta. A trasformare in numeri e percentuali quello che ci insegna l'esperienza di tutti i giorni è «Urg! Urge ricambio generazionale» una ricerca curata dal Cnel, Il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, e dal Forum nazionale dei giovani, che sarà presentata stamattina a Roma.

Certo, l'Italia è sempre stato un Paese a bassa mobilità, dove solo il 3 per cento dei figli degli operai riesce a salire qualche gradino della scala sociale per diventare libero professionista o imprenditore. Ma il guaio vero è che negli ultimi anni le cose sono peggiorate. Il problema viene analizzato da vari punti di vista ma non c'è un solo dato che faccia sorridere. È diventato più difficile trovare il primo lavoro, anche se precario, anche se sottopagato, anche se non era quello che uno sognava da piccolo. Nel 2005, ad un anno dalla laurea, aveva trovato un posto più della metà dei giovani italiani, il 56,9 per cento. Nel 2006 siamo scesi al 53 per cento, nel 2007 al 47 per cento. E con la crisi che non molla è difficile immaginare un'inversione di tendenza. Anche i fortunati che un posto l'hanno trovato faticano sempre di più a fare carriera. Nel 1997 i dirigenti con meno di 35 anni erano il 9,7 per cento del totale, dieci anni dopo siamo scesi al 6,9 per cento. Stessa tendenza per il livello intermedio dei quadri, scesi dal 17,8 al 12,3 per cento. Chi entra in azienda si deve accontentare di rimanere soldato semplice, anche se magari ha le stesse responsabilità e mansioni di chi, assunto 20 anni prima, ha un livello dieci volte superiore. Non è solo un problema di galloni e medaglie sul petto. Ma una questione di soldi che rinvia la possibilità di mettere su famiglia e trasformarsi da eterni figli in genitori.

Può essere logico che un giovane guadagni in media meno di un adulto. È meno logico che questa differenza stia diventando sempre più grande. Nel 2003 il salario medio tra i 24 e i 30 anni era di 20 mila euro lordi, cioè più dell'80 per cento di quello nella fascia d'età tra i 50 e i 60 anni. Nel 2007, come si dice in questi casi, la forbice si è allargata e adesso un giovane ha uno stipendio medio pari al 73,8 per cento di un adulto. Quasi sette punti in meno. Il risultato è che la generazione nata dalla fine degli anni Sessanta all'inizio degli anni Ottanta è quella dei baby losers. Losers cioè perdenti, come spiega il sociologo francese Louis Chauvel. Uomini e donne che hanno studiato più dei loro genitori, teoricamente hanno trovato un lavoro migliore. Ma che in realtà guadagnano meno di loro, devono rinunciare allo stile di vita nel quale erano cresciuti e magari farsi ancora aiutare da mamma e papà. Ecco, in questo, siamo quasi in testa alla classifica. Sei italiani su dieci, nella categoria under 30, fanno affidamento sul portafoglio dei genitori. In Europa solo la Spagna è messa peggio di noi. E vista la situazione non è una sorpresa se i giovani italiani sono tra i più insoddisfatti d'Europa. Tra i 15 e i 29 anni si dichiara contento l'82 per cento mentre quasi tutti i Paesi europei superano il 90 per cento.

Se dal mondo del lavoro in generale passiamo a quello delle professioni — come avvocato, commercialista o giornalista — il quadro diventa ancora più buio. Qui più che scegliere il corso di laurea bisognerebbe scegliersi i genitori con relativo studio ben avviato. In buona parte dei casi il mestiere si trasmette per via ereditaria. Non c'è solo il caso limite dei notai, dove più di 800 su 5 mila, circa uno su cinque, ha come collega almeno un genitore. Quasi la metà dei figli degli architetti, il 43,9 per cento, si laurea in architettura, ad esempio. E sempre intorno al 40 per cento restiamo per gli avvocati, per i farmacisti, per gli ingegneri e per i medici. Anche questo, sottolinea la ricerca, finisce per essere un ostacolo al ricambio generazionale. In dieci anni il numero dei professionisti di tutte le categorie con meno di 35 anni è sceso dal 30 al 22 per cento. I medici con meno di 35 anni si sono quasi dimezzati. Negli stessi dieci anni è calato anche il numero dei giovani avvocati: quelli che si sono iscritti all'ordine prima di aver girato la boa dei 30 anni sono scesi dal 43,7 al 40,4 per cento. E pure nella categoria dei docenti universitari l'età media continua a salire senza sosta: gli under 35 erano l'8,4 per cento del totale nel 1997 e sono scesi al 7,4 per cento dieci anni dopo. «La beffa — dice Cristian Carrara, portavoce del Forum nazionale dei giovani — è che negli ultimi dieci anni di ricambio generazionale si è parlato tanto. Eppure la situazione è peggiorata da ogni punto di vista».

Gli ostacoli ci sono, certo, ma c'è anche il rischio che diventino un alibi. Insomma, se i vecchi resistono, siamo proprio sicuri che i giovani non abbiano colpe? «Il problema c'è — ammette Carrara — perché pure i giovani che vivono sulla propria pelle questo problema faticano a trasformare l'amarezza personale in un impegno collettivo». Sempre alla politica si finisce: «Uno può anche pensare che la politica fa schifo e che sono tutti corrotti. Ma poi è la politica che decide sugli ammortizzatori sociali, tanto per fare un esempio. E, se non si partecipa, non c'è da sorprendersi se per pagare le pensioni dei genitori si penalizzano i figli». In questo la politica è uno specchio fedelissimo dell'Italia.

I parlamentari al di sotto dei 35 anni sono il 5,6 per cento del totale. Archiviata la fiammata del dopo Mani pulite, quando sull'onda delle facce nuove eravamo arrivati al 12,4 per cento, siamo tornati ai livelli della prima Repubblica. Il risultato è che la fascia d'età tra i 50 e i 60 è sovrarappresentata, cioè pesa in Parlamento più di quanto pesa nella società. Mentre quella dei giovani è sotto rappresentata, cioè pesa meno in Parlamento che nella società. E le prospettive sono fosche se ad invecchiare è anche quello che dovrebbe essere il vivaio della politica. Nei consigli comunali gli eletti con meno di 35 anni erano il 28 per cento nel 1997 e sono diventati il 19,2 per cento nel 2007. Stessa tendenza nelle Province e nelle Regioni dove pure il calo è meno marcato. Un sistema chiuso, insomma, come quello delle aziende. I consigli d'amministrazione dei grandi gruppi sono spesso una compagnia di giro: l'83 per cento dei cda ha almeno un componente in comune con un altro, il 44 per cento ne ha due, il 25 per cento tre. E anche tra gli imprenditori i giovani sono sempre di meno: gli under 35 erano il 22 per cento nel 1997, dieci anni dopo erano scesi al 15 per cento. Insomma, avvocato, imprenditore o impiegato semplice, chi in Italia si affaccia al mondo del lavoro si deve preparare ad una lunga gavetta. Oppure studiare bene un paio di lingue straniere e tenere il passaporto pronto.

Lorenzo Salvia
19 marzo 2009

io non commento :stordita: :cry: :muro:

SweetHawk
19-03-2009, 12:50
Tristemente vero. Mi scontro quotidianamente con questa AMARISSIMA realtà. :(

nekromantik
19-03-2009, 13:00
La riga in rosso è proprio quello che ho fatto io.
Appena ne ho la possibilità scappo per alcuni mesi a lavorare all'estero, sperando che la cosa in qualche modo diventi definitiva.
Tornare in Italia mi provoca solo tristezza (eccezione fatta per i miei affetti).

killercode
19-03-2009, 13:13
non è una novità, sopratutto nel settore tecnico scientifico la gente che si è fatta il cxxo, per ottenere soddisfazioni se ne deve andare

Fedozzo
19-03-2009, 13:31
Invece di andarcene, vigliaccamente, dovremmo lavorare soprattutto noi giovani per invertire questa tendenza.
E' il nostro paese e spetta a noi svecchiarlo e migliorarlo.

matmat
19-03-2009, 13:34
Invece di andarcene, vigliaccamente, dovremmo lavorare soprattutto noi giovani per invertire questa tendenza.
E' il nostro paese e spetta a noi svecchiarlo e migliorarlo.

l'unica cosa che possiamo fare è una bella rivoluzione nel vero senso del termine...

yorkeiser
19-03-2009, 13:41
Invece di andarcene, vigliaccamente, dovremmo lavorare soprattutto noi giovani per invertire questa tendenza.
E' il nostro paese e spetta a noi svecchiarlo e migliorarlo.

Quoto. Scappando non si risolve nulla.

Pot
19-03-2009, 13:49
Quoto. Scappando non si risolve nulla.

L'italia e' un bellissimo paese per le vacanze, non per lavorare. e' un semplice dato di fatto, cambiare questo e' come rendere non lo la siberia un posto piacevole per una sciata invernale.

Io prima di andare via ho fatto presente al mio ex capo alcune cose, la risposta e' stata: ma si con il tempo poi vedi che..blabla.... Se io ho responsabilita' e mansioni adesso non vedo perche' non debba vedere i soldi per quelle mansioni subito. Dopo questo dirscorso ha ricevuto la mia lettera di dimissioni.

yggdrasil
19-03-2009, 13:50
credete che sia più semplice cambiare il paese, con fatica e sofferenza, oppure scappare via?
beh la domanda è retorica e indovinate un po' che cosa conviene scegliere se si ragiona egoisticamente?

yorkeiser
19-03-2009, 13:56
L'italia e' un bellissimo paese per le vacanze, non per lavorare. e' un semplice dato di fatto, cambiare questo e' come rendere non lo la siberia un posto piacevole per una sciata invernale.

Io prima di andare via ho fatto presente al mio ex capo alcune cose, la risposta e' stata: ma si con il tempo poi vedi che..blabla.... Se io ho responsabilita' e mansioni adesso non vedo perche' non debba vedere i soldi per quelle mansioni subito. Dopo questo dirscorso ha ricevuto la mia lettera di dimissioni.

Sono contento per te se hai risolto la tua situazione personale, ma ugualmente non hai apportato nulla di concreto alla situazione del paese. Se si facesse tutti come te, sarebbe come dichiarare la morte del paese (e bada bene che non mi permetto di criticare la tua scelta specifica, sulla quale avranno influito molti fattori di certo).

Torav
19-03-2009, 13:58
credete che sia più semplice cambiare il paese, con fatica e sofferenza, oppure scappare via?
beh la domanda è retorica e indovinate un po' che cosa conviene scegliere se si ragiona egoisticamente?

cosa fai attualmente per cambiare il tuo paese? dicci come si fa e se sei convincente invece che andarmente a prendere 2000EUR all'estero resto qua a prendermene 900 con l'assegno di ricerca fino a 35 anni.

trallallero
19-03-2009, 13:59
credete che sia più semplice cambiare il paese, con fatica e sofferenza, oppure scappare via?
beh la domanda è retorica e indovinate un po' che cosa conviene scegliere se si ragiona egoisticamente?

Non solo egoisticamente, se hai una famiglia da mantenere scappi anche per continuare a mantenerla.
Cosa puoi fare per cambiare le cose descritte nell'articolo ? :confused:


Invece di andarcene, vigliaccamente, dovremmo lavorare soprattutto noi giovani per invertire questa tendenza.
E' il nostro paese e spetta a noi svecchiarlo e migliorarlo.
auguri :asd:

yggdrasil
19-03-2009, 14:00
cosa fai attualmente per cambiare il tuo paese? dicci come si fa e se sei convincente invece che andarmente a prendere 2000EUR all'estero resto qua a prendermene 900 con l'assegno di ricerca fino a 35 anni.

ma mica ho detto che si sbaglia ad emigrare ;) anzi, stavo difendendo chi, per incapacità, perchè non vuole o perchè ha perso le speranze di cambiare il paese preferisce scappare.

trallallero
19-03-2009, 14:01
cosa fai attualmente per cambiare il tuo paese? dicci come si fa e se sei convincente invece che andarmente a prendere 2000EUR all'estero resto qua a prendermene 900 con l'assegno di ricerca fino a 35 anni.

Appunto, chiedo anche io: cosa può fare uno per cambiare il paese ?
si sta parlando di problemi che vanno avanti da decenni se non di più ...

Torav
19-03-2009, 14:06
ma mica ho detto che si sbaglia ad emigrare ;) anzi, stavo difendendo chi, per incapacità, perchè non vuole o perchè ha perso le speranze di cambiare il paese preferisce scappare.

spesso non si tratta ne' di incapacita' ne' di perdere le speranze. Si tratta (nel mio caso per esempio) di voler vedere valorizzato quello per cui si e' studiato tanto, di voglia di fare qualcosa di utile nel proprio campo, cosa che qui viene impedita sistematicamente.

lvcano86
19-03-2009, 14:17
In un Paese in cui l'età media dei politici è dei 60 anni e in cui non si fa alcun genere di investimento sui giovani sottoforma di un istruzione di qualità, incentivi alle giovani famiglie etc non si potrà che assistere ad un progressiva decadenza della nostra società, e pensare ke abbiamo anke il 'partito degli anziani' dovremmo far eun partito dei giovani. Io porto rispetto x le persone anziane ma non si può fare governare un paese grande, complesso come l'Italia a dei 'vecchi', poichè non sono capaci di comprendere la dinamicità del Mondo e del Paese stesso, i problemi, i nuovi fenomeni sociali. Senza giovani non si va da nessuna parte, però i giovani possono andare altrove...e infatti i migliori universitari per esempio se ne vanno all'estero, e così anke imprenditori vanno altrove a cercare fortuna...

Ziosilvio
19-03-2009, 14:19
L'Italia non è un Paese per giovani

http://blog.pharmalive.com/wp-content/uploads/2008/08/o_rly.jpg

Scalor
19-03-2009, 15:46
http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_19/focus_italia_non_paese_per_giovani_6360683a-143c-11de-9dd5-00144f02aabc.shtml


L'Italia non è un Paese per giovani
Prima dei 40 anni è difficile affermarsi sul lavoro e diventare indipendenti dalla propria famiglia


All'Associazione italiana giovani avvocati si possono iscrivere civilisti e penalisti che hanno fino a 45 anni. Quando di anni ne aveva 44 un certo Anthony Charles Lynton Blair non solo aveva fatto già una discreta carriera di lawyer, ma con il nomignolo di Tony si era anche trasferito al numero 10 di Downing Street come primo ministro della Gran Bretagna. La responsabile dei pionieri, la componente giovane della Croce Rossa italiana, si chiama Fiorella Caminiti e di anni ne ha 47. Alla stessa età, in un Paese che di pionieri se ne intende, Barack Obama si era già lasciato alle spalle la carriera di senatore per entrare alla Casa Bianca. Non è un Paese per giovani l'Italia. Ma un Paese dove anche chi è in gamba e preparato fatica ad affermarsi nel lavoro e a diventare indipendente dalla propria famiglia prima dei 40 anni. Un Paese che vede crescere la triste categoria dei giovani-adulti: uomini e donne che magari hanno già superato il mezzo del cammin di loro vita ma che sul lavoro — come ruolo, stipendio e considerazione — sono fermi ancora alla gavetta. A trasformare in numeri e percentuali quello che ci insegna l'esperienza di tutti i giorni è «Urg! Urge ricambio generazionale» una ricerca curata dal Cnel, Il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, e dal Forum nazionale dei giovani, che sarà presentata stamattina a Roma.

Certo, l'Italia è sempre stato un Paese a bassa mobilità, dove solo il 3 per cento dei figli degli operai riesce a salire qualche gradino della scala sociale per diventare libero professionista o imprenditore. Ma il guaio vero è che negli ultimi anni le cose sono peggiorate. Il problema viene analizzato da vari punti di vista ma non c'è un solo dato che faccia sorridere. È diventato più difficile trovare il primo lavoro, anche se precario, anche se sottopagato, anche se non era quello che uno sognava da piccolo. Nel 2005, ad un anno dalla laurea, aveva trovato un posto più della metà dei giovani italiani, il 56,9 per cento. Nel 2006 siamo scesi al 53 per cento, nel 2007 al 47 per cento. E con la crisi che non molla è difficile immaginare un'inversione di tendenza. Anche i fortunati che un posto l'hanno trovato faticano sempre di più a fare carriera. Nel 1997 i dirigenti con meno di 35 anni erano il 9,7 per cento del totale, dieci anni dopo siamo scesi al 6,9 per cento. Stessa tendenza per il livello intermedio dei quadri, scesi dal 17,8 al 12,3 per cento. Chi entra in azienda si deve accontentare di rimanere soldato semplice, anche se magari ha le stesse responsabilità e mansioni di chi, assunto 20 anni prima, ha un livello dieci volte superiore. Non è solo un problema di galloni e medaglie sul petto. Ma una questione di soldi che rinvia la possibilità di mettere su famiglia e trasformarsi da eterni figli in genitori.

Può essere logico che un giovane guadagni in media meno di un adulto. È meno logico che questa differenza stia diventando sempre più grande. Nel 2003 il salario medio tra i 24 e i 30 anni era di 20 mila euro lordi, cioè più dell'80 per cento di quello nella fascia d'età tra i 50 e i 60 anni. Nel 2007, come si dice in questi casi, la forbice si è allargata e adesso un giovane ha uno stipendio medio pari al 73,8 per cento di un adulto. Quasi sette punti in meno. Il risultato è che la generazione nata dalla fine degli anni Sessanta all'inizio degli anni Ottanta è quella dei baby losers. Losers cioè perdenti, come spiega il sociologo francese Louis Chauvel. Uomini e donne che hanno studiato più dei loro genitori, teoricamente hanno trovato un lavoro migliore. Ma che in realtà guadagnano meno di loro, devono rinunciare allo stile di vita nel quale erano cresciuti e magari farsi ancora aiutare da mamma e papà. Ecco, in questo, siamo quasi in testa alla classifica. Sei italiani su dieci, nella categoria under 30, fanno affidamento sul portafoglio dei genitori. In Europa solo la Spagna è messa peggio di noi. E vista la situazione non è una sorpresa se i giovani italiani sono tra i più insoddisfatti d'Europa. Tra i 15 e i 29 anni si dichiara contento l'82 per cento mentre quasi tutti i Paesi europei superano il 90 per cento.

Se dal mondo del lavoro in generale passiamo a quello delle professioni — come avvocato, commercialista o giornalista — il quadro diventa ancora più buio. Qui più che scegliere il corso di laurea bisognerebbe scegliersi i genitori con relativo studio ben avviato. In buona parte dei casi il mestiere si trasmette per via ereditaria. Non c'è solo il caso limite dei notai, dove più di 800 su 5 mila, circa uno su cinque, ha come collega almeno un genitore. Quasi la metà dei figli degli architetti, il 43,9 per cento, si laurea in architettura, ad esempio. E sempre intorno al 40 per cento restiamo per gli avvocati, per i farmacisti, per gli ingegneri e per i medici. Anche questo, sottolinea la ricerca, finisce per essere un ostacolo al ricambio generazionale. In dieci anni il numero dei professionisti di tutte le categorie con meno di 35 anni è sceso dal 30 al 22 per cento. I medici con meno di 35 anni si sono quasi dimezzati. Negli stessi dieci anni è calato anche il numero dei giovani avvocati: quelli che si sono iscritti all'ordine prima di aver girato la boa dei 30 anni sono scesi dal 43,7 al 40,4 per cento. E pure nella categoria dei docenti universitari l'età media continua a salire senza sosta: gli under 35 erano l'8,4 per cento del totale nel 1997 e sono scesi al 7,4 per cento dieci anni dopo. «La beffa — dice Cristian Carrara, portavoce del Forum nazionale dei giovani — è che negli ultimi dieci anni di ricambio generazionale si è parlato tanto. Eppure la situazione è peggiorata da ogni punto di vista».

Gli ostacoli ci sono, certo, ma c'è anche il rischio che diventino un alibi. Insomma, se i vecchi resistono, siamo proprio sicuri che i giovani non abbiano colpe? «Il problema c'è — ammette Carrara — perché pure i giovani che vivono sulla propria pelle questo problema faticano a trasformare l'amarezza personale in un impegno collettivo». Sempre alla politica si finisce: «Uno può anche pensare che la politica fa schifo e che sono tutti corrotti. Ma poi è la politica che decide sugli ammortizzatori sociali, tanto per fare un esempio. E, se non si partecipa, non c'è da sorprendersi se per pagare le pensioni dei genitori si penalizzano i figli». In questo la politica è uno specchio fedelissimo dell'Italia.

I parlamentari al di sotto dei 35 anni sono il 5,6 per cento del totale. Archiviata la fiammata del dopo Mani pulite, quando sull'onda delle facce nuove eravamo arrivati al 12,4 per cento, siamo tornati ai livelli della prima Repubblica. Il risultato è che la fascia d'età tra i 50 e i 60 è sovrarappresentata, cioè pesa in Parlamento più di quanto pesa nella società. Mentre quella dei giovani è sotto rappresentata, cioè pesa meno in Parlamento che nella società. E le prospettive sono fosche se ad invecchiare è anche quello che dovrebbe essere il vivaio della politica. Nei consigli comunali gli eletti con meno di 35 anni erano il 28 per cento nel 1997 e sono diventati il 19,2 per cento nel 2007. Stessa tendenza nelle Province e nelle Regioni dove pure il calo è meno marcato. Un sistema chiuso, insomma, come quello delle aziende. I consigli d'amministrazione dei grandi gruppi sono spesso una compagnia di giro: l'83 per cento dei cda ha almeno un componente in comune con un altro, il 44 per cento ne ha due, il 25 per cento tre. E anche tra gli imprenditori i giovani sono sempre di meno: gli under 35 erano il 22 per cento nel 1997, dieci anni dopo erano scesi al 15 per cento. Insomma, avvocato, imprenditore o impiegato semplice, chi in Italia si affaccia al mondo del lavoro si deve preparare ad una lunga gavetta. Oppure studiare bene un paio di lingue straniere e tenere il passaporto pronto.

Lorenzo Salvia
19 marzo 2009

io non commento :stordita: :cry: :muro:

NO, non è logico che un giovane guadagni meno di un adulto, se fanno lo stesso lavoro è giusti che prenda la stesa cifra. prenderà meno se fa l'apprendistato o in prova. se no è sfruttamento !

e poi lo si sa tutti, l' italia è ed è sempre stato un paese di gerontocrazia, ci si arrocca sulla poltrona e li si rimane fino... alla morte ! casta, amico dell'amico , lobby, massoneria, professioni a numero chiuso chiesa infiltrata, ecc ecc conta poco studiare, o meglio solo 1 su 1000 riesce a conquistare posti decenti e ben retribuiti, e solo dopo anni di faticaccia, ma quando c'è di mezzo il solito amico dell'amico, il posto assicurato lo trova in poco tempo e a conti fatti è solo lui che ci guadagna. ed è così in tutti i settori, pure nel privato.

killercode
19-03-2009, 16:20
Invece di andarcene, vigliaccamente, dovremmo lavorare soprattutto noi giovani per invertire questa tendenza.
E' il nostro paese e spetta a noi svecchiarlo e migliorarlo.

Siamo in una democrazia, se la maggior parte degli italiani non vuole i giovani bisogna adeguarsi, tornerò quando sarò vecchio per morire

Pot
19-03-2009, 16:23
Forse non ci siamo capiti.. in "Scuola e lavoro" c'e' un 3d in cui la gente considera NORMALE che per entrare a fare l'ufficiale in guardia di finanzia si debba essere raccomandati...
Sono ragazzi che lo pensano, ok? Sono cresciuti cosi' e continueranno ad alimentare quello SCHIFO che e' l'italia adesso.
Questi pensano che sia normale il fatto di dover avere un assegno di ricerca fino a 35 anni. Sono quelli che si scandalizzano se qualcuno viene licenziato perche' sta tutto il giorno con le mani in mano.

Il problema e' che l'italia non e' un pease per giovani... e' un paese per paraculo (passatemi il termine) e personalmente ho fatto su armi e bagagli per cercare fortuna altrove.

yggdrasil
19-03-2009, 16:32
Forse non ci siamo capiti.. in "Scuola e lavoro" c'e' un 3d in cui la gente considera NORMALE che per entrare a fare l'ufficiale in guardia di finanzia si debba essere raccomandati...
Sono ragazzi che lo pensano, ok? Sono cresciuti cosi' e continueranno ad alimentare quello SCHIFO che e' l'italia adesso.
Questi pensano che sia normale il fatto di dover avere un assegno di ricerca fino a 35 anni. Sono quelli che si scandalizzano se qualcuno viene licenziato perche' sta tutto il giorno con le mani in mano.

Il problema e' che l'italia non e' un pease per giovani... e' un paese per paraculo (passatemi il termine) e personalmente ho fatto su armi e bagagli per cercare fortuna altrove.

è possibile che una parte di candidati vinca il concorso perchè ha avuto una spinta ma di certo non tutti. chi è davvero bravo il concorso lo vince comunque. punto.

Pot
19-03-2009, 16:42
è possibile che una parte di candidati vinca il concorso perchè ha avuto una spinta ma di certo non tutti. chi è davvero bravo il concorso lo vince comunque. punto.

non sto a discutere se ne entrano alcuni eprche' sono bravi.. il punto e' che non e' normale che ci siano le raccomandazioni e queste persone vanno denuciate alla magistratura.
Non e' normale che i concorsi per il dottorato siano appesi dietro alla porta del prof..etc..etc..
ma alla fine queste cose rimarranno li perche' in un modo o nell'altro la popolazione italiana sta bene con questo signoraggio... la persona media chiede un favore qua , fa un favore la e tutto va bene:rolleyes:

first register
19-03-2009, 16:52
http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_19/focus_italia_non_paese_per_giovani_6360683a-143c-11de-9dd5-00144f02aabc.shtml


L'Italia non è un Paese per giovani
Prima dei 40 anni è difficile affermarsi sul lavoro e diventare indipendenti dalla propria famiglia


All'Associazione italiana giovani avvocati si possono iscrivere civilisti e penalisti che hanno fino a 45 anni. Quando di anni ne aveva 44 un certo Anthony Charles Lynton Blair non solo aveva fatto già una discreta carriera di lawyer, ma con il nomignolo di Tony si era anche trasferito al numero 10 di Downing Street come primo ministro della Gran Bretagna. La responsabile dei pionieri, la componente giovane della Croce Rossa italiana, si chiama Fiorella Caminiti e di anni ne ha 47. Alla stessa età, in un Paese che di pionieri se ne intende, Barack Obama si era già lasciato alle spalle la carriera di senatore per entrare alla Casa Bianca. Non è un Paese per giovani l'Italia. Ma un Paese dove anche chi è in gamba e preparato fatica ad affermarsi nel lavoro e a diventare indipendente dalla propria famiglia prima dei 40 anni. Un Paese che vede crescere la triste categoria dei giovani-adulti: uomini e donne che magari hanno già superato il mezzo del cammin di loro vita ma che sul lavoro — come ruolo, stipendio e considerazione — sono fermi ancora alla gavetta. A trasformare in numeri e percentuali quello che ci insegna l'esperienza di tutti i giorni è «Urg! Urge ricambio generazionale» una ricerca curata dal Cnel, Il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, e dal Forum nazionale dei giovani, che sarà presentata stamattina a Roma.

Certo, l'Italia è sempre stato un Paese a bassa mobilità, dove solo il 3 per cento dei figli degli operai riesce a salire qualche gradino della scala sociale per diventare libero professionista o imprenditore. Ma il guaio vero è che negli ultimi anni le cose sono peggiorate. Il problema viene analizzato da vari punti di vista ma non c'è un solo dato che faccia sorridere. È diventato più difficile trovare il primo lavoro, anche se precario, anche se sottopagato, anche se non era quello che uno sognava da piccolo. Nel 2005, ad un anno dalla laurea, aveva trovato un posto più della metà dei giovani italiani, il 56,9 per cento. Nel 2006 siamo scesi al 53 per cento, nel 2007 al 47 per cento. E con la crisi che non molla è difficile immaginare un'inversione di tendenza. Anche i fortunati che un posto l'hanno trovato faticano sempre di più a fare carriera. Nel 1997 i dirigenti con meno di 35 anni erano il 9,7 per cento del totale, dieci anni dopo siamo scesi al 6,9 per cento. Stessa tendenza per il livello intermedio dei quadri, scesi dal 17,8 al 12,3 per cento. Chi entra in azienda si deve accontentare di rimanere soldato semplice, anche se magari ha le stesse responsabilità e mansioni di chi, assunto 20 anni prima, ha un livello dieci volte superiore. Non è solo un problema di galloni e medaglie sul petto. Ma una questione di soldi che rinvia la possibilità di mettere su famiglia e trasformarsi da eterni figli in genitori.

Può essere logico che un giovane guadagni in media meno di un adulto. È meno logico che questa differenza stia diventando sempre più grande. Nel 2003 il salario medio tra i 24 e i 30 anni era di 20 mila euro lordi, cioè più dell'80 per cento di quello nella fascia d'età tra i 50 e i 60 anni. Nel 2007, come si dice in questi casi, la forbice si è allargata e adesso un giovane ha uno stipendio medio pari al 73,8 per cento di un adulto. Quasi sette punti in meno. Il risultato è che la generazione nata dalla fine degli anni Sessanta all'inizio degli anni Ottanta è quella dei baby losers. Losers cioè perdenti, come spiega il sociologo francese Louis Chauvel. Uomini e donne che hanno studiato più dei loro genitori, teoricamente hanno trovato un lavoro migliore. Ma che in realtà guadagnano meno di loro, devono rinunciare allo stile di vita nel quale erano cresciuti e magari farsi ancora aiutare da mamma e papà. Ecco, in questo, siamo quasi in testa alla classifica. Sei italiani su dieci, nella categoria under 30, fanno affidamento sul portafoglio dei genitori. In Europa solo la Spagna è messa peggio di noi. E vista la situazione non è una sorpresa se i giovani italiani sono tra i più insoddisfatti d'Europa. Tra i 15 e i 29 anni si dichiara contento l'82 per cento mentre quasi tutti i Paesi europei superano il 90 per cento.

Se dal mondo del lavoro in generale passiamo a quello delle professioni — come avvocato, commercialista o giornalista — il quadro diventa ancora più buio. Qui più che scegliere il corso di laurea bisognerebbe scegliersi i genitori con relativo studio ben avviato. In buona parte dei casi il mestiere si trasmette per via ereditaria. Non c'è solo il caso limite dei notai, dove più di 800 su 5 mila, circa uno su cinque, ha come collega almeno un genitore. Quasi la metà dei figli degli architetti, il 43,9 per cento, si laurea in architettura, ad esempio. E sempre intorno al 40 per cento restiamo per gli avvocati, per i farmacisti, per gli ingegneri e per i medici. Anche questo, sottolinea la ricerca, finisce per essere un ostacolo al ricambio generazionale. In dieci anni il numero dei professionisti di tutte le categorie con meno di 35 anni è sceso dal 30 al 22 per cento. I medici con meno di 35 anni si sono quasi dimezzati. Negli stessi dieci anni è calato anche il numero dei giovani avvocati: quelli che si sono iscritti all'ordine prima di aver girato la boa dei 30 anni sono scesi dal 43,7 al 40,4 per cento. E pure nella categoria dei docenti universitari l'età media continua a salire senza sosta: gli under 35 erano l'8,4 per cento del totale nel 1997 e sono scesi al 7,4 per cento dieci anni dopo. «La beffa — dice Cristian Carrara, portavoce del Forum nazionale dei giovani — è che negli ultimi dieci anni di ricambio generazionale si è parlato tanto. Eppure la situazione è peggiorata da ogni punto di vista».

Gli ostacoli ci sono, certo, ma c'è anche il rischio che diventino un alibi. Insomma, se i vecchi resistono, siamo proprio sicuri che i giovani non abbiano colpe? «Il problema c'è — ammette Carrara — perché pure i giovani che vivono sulla propria pelle questo problema faticano a trasformare l'amarezza personale in un impegno collettivo». Sempre alla politica si finisce: «Uno può anche pensare che la politica fa schifo e che sono tutti corrotti. Ma poi è la politica che decide sugli ammortizzatori sociali, tanto per fare un esempio. E, se non si partecipa, non c'è da sorprendersi se per pagare le pensioni dei genitori si penalizzano i figli». In questo la politica è uno specchio fedelissimo dell'Italia.

I parlamentari al di sotto dei 35 anni sono il 5,6 per cento del totale. Archiviata la fiammata del dopo Mani pulite, quando sull'onda delle facce nuove eravamo arrivati al 12,4 per cento, siamo tornati ai livelli della prima Repubblica. Il risultato è che la fascia d'età tra i 50 e i 60 è sovrarappresentata, cioè pesa in Parlamento più di quanto pesa nella società. Mentre quella dei giovani è sotto rappresentata, cioè pesa meno in Parlamento che nella società. E le prospettive sono fosche se ad invecchiare è anche quello che dovrebbe essere il vivaio della politica. Nei consigli comunali gli eletti con meno di 35 anni erano il 28 per cento nel 1997 e sono diventati il 19,2 per cento nel 2007. Stessa tendenza nelle Province e nelle Regioni dove pure il calo è meno marcato. Un sistema chiuso, insomma, come quello delle aziende. I consigli d'amministrazione dei grandi gruppi sono spesso una compagnia di giro: l'83 per cento dei cda ha almeno un componente in comune con un altro, il 44 per cento ne ha due, il 25 per cento tre. E anche tra gli imprenditori i giovani sono sempre di meno: gli under 35 erano il 22 per cento nel 1997, dieci anni dopo erano scesi al 15 per cento. Insomma, avvocato, imprenditore o impiegato semplice, chi in Italia si affaccia al mondo del lavoro si deve preparare ad una lunga gavetta. Oppure studiare bene un paio di lingue straniere e tenere il passaporto pronto.

Lorenzo Salvia
19 marzo 2009

io non commento :stordita: :cry: :muro:



Il quadro è veritiero.

:O :cry: :O

Lorekon
19-03-2009, 17:24
perchè dovrei sbattermi per salvare un paese che premia chi fa di tutto per distruggerlo?

se vogliono lo sfascio, lo avranno, perchè mai io dovrei salvare le chiappe a chi lavora contro...

Scalor
19-03-2009, 17:46
Forse non ci siamo capiti.. in "Scuola e lavoro" c'e' un 3d in cui la gente considera NORMALE che per entrare a fare l'ufficiale in guardia di finanzia si debba essere raccomandati...
Sono ragazzi che lo pensano, ok? Sono cresciuti cosi' e continueranno ad alimentare quello SCHIFO che e' l'italia adesso.
Questi pensano che sia normale il fatto di dover avere un assegno di ricerca fino a 35 anni. Sono quelli che si scandalizzano se qualcuno viene licenziato perche' sta tutto il giorno con le mani in mano.

Il problema e' che l'italia non e' un pease per giovani... e' un paese per paraculo (passatemi il termine) e personalmente ho fatto su armi e bagagli per cercare fortuna altrove.

guarda che piu che entrare a fare il concorso, che ci si riesce abbastanza se uno è bravo, chi è paraculato lo mettono vicino a casa, gli altri li fanno girare come trottole in giro per l'italia !

dalle mie parti hanno fatto un concorso pubblico per 7 posti tra responsabili e impiegati in una società pubblica ecc ebbene quasi nessuno sapeva del concorso, una persona ha detto già chi erano i " papabili" molti giorni prima del giorno del concorso, scrivendo i nomi e dicendolo alle fdo, il giorno degli esiti ecco i nomi che sono magicamente usciti e adesso la magistratura ha bloccato tutto. !
chissa quante volte succede e ... nessuno lo sa! ma sicuramente la commissione o i responsabili non saranno rimossi dall'incarico.

Cfranco
19-03-2009, 18:41
Fa il paio con questo :
http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/politica/paese-sbloccare/poteri-vecchi/poteri-vecchi.html

trallallero
19-03-2009, 19:07
... tornerò quando sarò vecchio per morire

Forse anche io ma non senza aver prima firmato che voglio essere cremato.
La lobby delle pompe funebri non avrà mai un cent da me ! :O

fabio80
19-03-2009, 19:47
con l'inglese me la cavo.... mmm... appena sta crisi smolla un poco, devo decidere bene che fare.

:mbe:

first register
19-03-2009, 20:00
con l'inglese me la cavo.... mmm... appena sta crisi smolla un poco, devo decidere bene che fare.

:mbe:

*

Picarus
19-03-2009, 21:05
è possibile che una parte di candidati vinca il concorso perchè ha avuto una spinta ma di certo non tutti. chi è davvero bravo il concorso lo vince comunque. punto.

Si parla di ufficiali, vale a dire di 40 posti messi a concorso per l'accesso all'accademia, tutti già assegnati ai rampolli dei potenti.
Probabilmente si ha qualche speranza di meritocrazia nell'accademia dell'esercito, ma non in quella della GdF,proprio in ragione della esiguità dei posti ed insieme della sua natura tendenzialmente massonica, quest'ultima favorita dalle dimensioni contenute del corpo.Questo non significa che i suoi vertici non siano validi; diciamo che la selezione si fa tra i raccomandati...:D

MesserWolf
19-03-2009, 21:16
Invece di andarcene, vigliaccamente, dovremmo lavorare soprattutto noi giovani per invertire questa tendenza.
E' il nostro paese e spetta a noi svecchiarlo e migliorarlo.

http://www.politicalive.com/wp-content/uploads/2008/01/mission-impossible.jpg

:D :D

plutus
19-03-2009, 23:34
con l'inglese me la cavo.... mmm... appena sta crisi smolla un poco, devo decidere bene che fare.

:mbe:

beh sappi che all'estero é molto peggiore che in italia.

Dream_River
20-03-2009, 00:12
Invece di andarcene, vigliaccamente, dovremmo lavorare soprattutto noi giovani per invertire questa tendenza.
E' il nostro paese e spetta a noi svecchiarlo e migliorarlo.

Se ti senti in dovere verso un paese e ne hai la voglia, ti auguro tanta buona fortuna:)

Personalmente, non ho alcuna intenzione di dedicare la mia vita a un paese, qualunque esso sia :D

FalconXp
20-03-2009, 00:15
Io in questo paese non ci credo più.Spero fallisca.
Noi non siamo risorse, non siamo il capitale umano, come viene inteso per i ricercatori del MIT.Noi siamo solo polli da spennare, depredare e poi consegnare il benservito a pigreco mezzi.

Non illudetevi di cambiare le cose.Lo sappiamo tutti, questo paese è 30 anni che tenta di cambiare...non c'è la fa.E' nel nostro dna.

Fedozzo
20-03-2009, 00:40
credete che sia più semplice cambiare il paese, con fatica e sofferenza, oppure scappare via?
beh la domanda è retorica e indovinate un po' che cosa conviene scegliere se si ragiona egoisticamente?

*

è veramente triste vedere questa moda di vantarsi, addirittura, di dire " me ne vado e vaffanculo".
Tipico da italiano, però

Fedozzo
20-03-2009, 00:46
Se ti senti in dovere verso un paese e ne hai la voglia, ti auguro tanta buona fortuna:)

Personalmente, non ho alcuna intenzione di dedicare la mia vita a un paese, qualunque esso sia :D

Come, tu che ti batti per molte ingiustizie, contro questa alzi le mani?
Non è tanto battersi per un paese, ma per noi stessi: questa è la battaglia affinchè i giovani italiani possano fare la loro vita dove sono nati.

plutus
20-03-2009, 00:54
è possibile che una parte di candidati vinca il concorso perchè ha avuto una spinta ma di certo non tutti. chi è davvero bravo il concorso lo vince comunque. punto.

mmm no.

Dream_River
20-03-2009, 01:15
Come, tu che ti batti per molte ingiustizie, contro questa alzi le mani?
Non è tanto battersi per un paese, ma per noi stessi: questa è la battaglia affinchè i giovani italiani possano fare la loro vita dove sono nati.

Ma io singolo individuo non recluto lasciare il mio paese un costo così alto per farmi una vita. Io poi non combatto contro le ingiustizie, perchè non credo nella concezione classica di giusto o sbagliato
Poi per carità, chi non è proprio disposto a lasciare il proprio paese, fa benissimo a combattere, la trovo un altissima forma di espressione della dignità umana combattere contro le difficoltà per ciò che si vuole
Ma rimanere nel mio paese è l'ultimo dei miei interessi, quindi io personalmente spero di riuscire a emigrare

trallallero
20-03-2009, 08:36
beh sappi che all'estero é molto peggiore che in italia.
si si ...
:asd:

barzi
20-03-2009, 11:04
A me sembra quasi che ci sia il mito dell'"estero".
Ragazzi, non pensate che all'estero troviate la panacea eh! Non esiste un paese perfetto e ogni paese ha i suoi problemi.

Vi porto un esempio personale. Probabilmente in futuro potrei avere l'opportunità di passare un periodo in Svezia e chissà... poi per il futuro.... Li c'è gente con uno spiccato senso civile, stipendi buoni etc etc.
Ma ci sono periodi dell'anno in cui la luce del sole la vedi per 3 ore nell'arco della giornata. Poi è BUIO. Da noi invece il clima è decisamente favorevole. Dove è meglio stare?
Ovviamente di esempi del genere se ne potrebbero fare milioni!!!

Per quanto riguarda il fatto di voler cambiare il nostro paese facciamoci per un attimo un esame di coscienza:
- Avete mai richiamato per strada qualcuno che butta carte per terra?
- Se a qualcuno cadono 50 euro dalla tasca e non se ne accorge, ve le mettete in tasca o inseguite quella persona e gli restituite i soldi?
- Quando bisogna fare una "fila" ci si mette in coda o si tenta sempre,spesso in maniera vaga, di passare avanti? Oppure, se si individua qualcuno che sta cercando di fare il furbo nei confronti di un'altra persona cosa si fa? Si interviene e si dice:"Si metta in coda come gli altri e rispetti la fila" oppure si pensa:"Guarda che testa di cazzo.... ah beh cazzi loro" e non si agisce?
- Se conoscete il politicante di turno che vi raccomanda per qualche concorso ma voi sapete benissimo di essere molto più scarsi di altri candidati cosa fate? Onore al merito oppure:"Eh... ma tanto fanno tutti cosi, perchè io non dovrei?"

... si potrebbe continuare per ore. Tutto dipende dal popolo. Se non parte da noi, ma sapete cosa importa a chi ci governa??? Tendiamo sempre a piangerci addosso e a gridare "vergogna, vergogna" quando poi sotto sotto... :rolleyes:
Non voglio generalizzare, ma fortunatamente passo spesso dei periodi all'estero e gli Italiani sono qualcosa che riconosci da 100 km. Soprattutto dagli atteggiamenti.

painbrain
20-03-2009, 12:11
barzi mi hai fatto venire un nodo allo stomaco dalla rabbia!

ti rispondo:

-se riprendo qualcuno per la cartaccia andiamo a litigare ma fidati gli sparerei ad un ginocchio. i motivi li conosciamo tutti penso del perchè sia sbagliato.
-se gli cadono 50 euro o un cellulare lo richiamo (m'è pure successo con un portafoglio). i soldi mi piace guadagnarli e basta.
-la fila la faccio SEMPRE. se io intervienissi e non centriassi nulla con un'irregolarità di un altra persona finiremmo a litigare come al solito e/o mi darebbero tutti addosso come irrispettoso perchè non ho nemmeno 30 anni e al 99% quello che sta facendo il furbo ne ha minimo il doppio.
-raccomandazioni manco morto. non ne ho e non ne voglio. dire grazie alle spalle di altri non mi fa dormire tranquillo

assolutamente avrò i miei difetti ma tra pochissimo partirò in cerca di lavoro in un'altro punto del mondo. non voglio ricchezze nè fama nè un hammer nè una villa di 5 piani. voglio civiltà, rispetto e amore verso il prossimo. so benissimo che i paradisi non esistono ma qui (abito a roma tra l'altro) siamo messi una porcheria...

ciao! ;)

barzi
20-03-2009, 12:27
Infatti non ho detto tutti ;)

Non ho generalizzato, ma personalmente, ogni volta che sono andato fuori (ma anche in italia), gli italiani si riconoscono puntualmente per alcuni di questi atteggiamenti. ;)

Non sto generalizzando, ma convenite con me che il "trend comportamentale" è questo?Poi è ovvio che si oscilla intorno al trend... :)

gugoXX
20-03-2009, 12:32
Beh, non e' che chi scappa lo fa perche' e' disperato dell'Italia.
Talvolta puo' anche capitare che riceva una telefonata, durante la quale gli chiedono se sa fare una certa cosa e se disposto a spostarsi gli vengono offerti tot.
Se poi il luogo dell'offerta piace, uno parte, ma non e' perche' in Italia era con le pezze nel didietro, semplicemente per voglia e convenienza.

Magari qualcuno si sente anche piu' cittadino europeo di quanto solo campanilisticamente italiano.
Chissa' che dispiacere deve avere dato mio nonno ai suoi genitori quando disse loro dopo la guerra che si sarebbe trasferito dal Veneto alla Lombardia per questioni di lavoro. Eppure oggi nessuno si sarebbe neppure sognato di aprirne un thread.

killercode
20-03-2009, 12:46
A me sembra quasi che ci sia il mito dell'"estero".
Ragazzi, non pensate che all'estero troviate la panacea eh! Non esiste un paese perfetto e ogni paese ha i suoi problemi.

Vi porto un esempio personale. Probabilmente in futuro potrei avere l'opportunità di passare un periodo in Svezia e chissà... poi per il futuro.... Li c'è gente con uno spiccato senso civile, stipendi buoni etc etc.
Ma ci sono periodi dell'anno in cui la luce del sole la vedi per 3 ore nell'arco della giornata. Poi è BUIO. Da noi invece il clima è decisamente favorevole. Dove è meglio stare?
Ovviamente di esempi del genere se ne potrebbero fare milioni!!!


Come ho detto prima questo paese va bene solo per i vecchi che soffrono il clima e vogliono morire al caldo

Torav
20-03-2009, 13:56
A me sembra quasi che ci sia il mito dell'"estero".
Ragazzi, non pensate che all'estero troviate la panacea eh! Non esiste un paese perfetto e ogni paese ha i suoi problemi.

Vi porto un esempio personale. Probabilmente in futuro potrei avere l'opportunità di passare un periodo in Svezia e chissà... poi per il futuro.... Li c'è gente con uno spiccato senso civile, stipendi buoni etc etc.
Ma ci sono periodi dell'anno in cui la luce del sole la vedi per 3 ore nell'arco della giornata. Poi è BUIO. Da noi invece il clima è decisamente favorevole. Dove è meglio stare?
Ovviamente di esempi del genere se ne potrebbero fare milioni!!!

Per quanto riguarda il fatto di voler cambiare il nostro paese facciamoci per un attimo un esame di coscienza:
- Avete mai richiamato per strada qualcuno che butta carte per terra?

non e' affar mio educare la gente adulta che non conosco, ma lo faccio sempre con familiari/amici

- Se a qualcuno cadono 50 euro dalla tasca e non se ne accorge, ve le mettete in tasca o inseguite quella persona e gli restituite i soldi?

si, e' successo

- Quando bisogna fare una "fila" ci si mette in coda o si tenta sempre,spesso in maniera vaga, di passare avanti? Oppure, se si individua qualcuno che sta cercando di fare il furbo nei confronti di un'altra persona cosa si fa? Si interviene e si dice:"Si metta in coda come gli altri e rispetti la fila" oppure si pensa:"Guarda che testa di cazzo.... ah beh cazzi loro" e non si agisce?

come per la domanda sulla carta per terra

- Se conoscete il politicante di turno che vi raccomanda per qualche concorso ma voi sapete benissimo di essere molto più scarsi di altri candidati cosa fate? Onore al merito oppure:"Eh... ma tanto fanno tutti cosi, perchè io non dovrei?"

mi e' capitato una volta e ho rifiutato. Inoltre sono vegetariano, non prendo praticamente mai la macchina, non vado mai in autobus senza biglietto e chiedo sempre gli scontrini quando non me li fanno. Se credi che abbia detto tutta sta roba per vantarmi ti sbagli, mi rendo conto che faccio tutto questo per stare in pace con la coscienza (lo sottolineo, perche' fa capire quanto spesso, almeno nel mio caso, ci si comporti bene solo per sentirci meglio, egoisticamente), ma se anche tutti seguissero questi stessi (egoistici) comportamenti probabilmente sarebbe un paese migliore.
Inoltre come ti hanno fatto notare non basta dire "non voglio generalizzare". Le frasi che cominciano con "io non sono... pero'..." finiscono sempre per contraddirsi :asd:

fabio80
20-03-2009, 17:46
Come ho detto prima questo paese va bene solo per i vecchi che soffrono il clima e vogliono morire al caldo

che poi qua a milano il clima fa pure schifo per cui...

Onisem
20-03-2009, 22:12
Che fosse una gerontocrazia catto-mafiosa ce ne eravamo accorti, grazie.

Lorekon
20-03-2009, 22:20
Che fosse una gerontocrazia catto-mafiosa ce ne eravamo accorti, grazie.

prego :p

elevul
21-03-2009, 11:42
A me sembra quasi che ci sia il mito dell'"estero".
Ragazzi, non pensate che all'estero troviate la panacea eh! Non esiste un paese perfetto e ogni paese ha i suoi problemi.

Vi porto un esempio personale. Probabilmente in futuro potrei avere l'opportunità di passare un periodo in Svezia e chissà... poi per il futuro.... Li c'è gente con uno spiccato senso civile, stipendi buoni etc etc.
Ma ci sono periodi dell'anno in cui la luce del sole la vedi per 3 ore nell'arco della giornata. Poi è BUIO. Da noi invece il clima è decisamente favorevole. Dove è meglio stare?

Dove si firma? :eek:
Io il buio, il freddo e la neve li adoro... :D

fabio80
21-03-2009, 11:51
ma poi non c'è solo la svezia eh...

plutus
21-03-2009, 11:57
.

painbrain
21-03-2009, 12:04
ma poi non c'è solo la svezia eh...

vero verissimo.
per esempio il Canada, dove andrò tra un paio di mesi (guerre nucleari a parte :)) a trovare giusto un paio di zii e cugini... sia mai detto che riesco a rimanerci per sempre :p

moglie al seguito ovviamente :doh:

ps: scherzo! :mc: sia mai che leggesse qui sul forum divorzierei :D

gpc
21-03-2009, 12:50
Io ho fatto la mia parte e, per il momento, sono soddisfatto di aver mandato a fanculo l'Italia e il suo mondo del lavoro.
Qualcuno mi spiega come mai qui (e parlo della Spagna, non della Germania o di chissà quale paradiso lavorativo) fanno dei tempo indeterminato da subito mentre da noi pare che se non si passi per il contratto di formazione-part time-progetto-tempo determinato, e poi forse "ci sono buone prospettive" per un tempo indeterminato, uno sia un alieno?

La realtà è che o l'Italia fa la fine dell'Argentina, o -anche se è brutto dirlo- si fa un bel resettone sociale con un evento esterno traumatico, oppure il nostro paese non si cambia più, perchè è entrato in una spirale senza via d'uscita.

E quoto chi dice che è un paese bellissimo per le vacanze e basta...

E, come diceva qualcuno prima, non c'è solo la Svezia col clima da nord europa... c'è anche Maiorca :ciapet: :D

fabio80
21-03-2009, 13:22
Io ho fatto la mia parte e, per il momento, sono soddisfatto di aver mandato a fanculo l'Italia e il suo mondo del lavoro.
Qualcuno mi spiega come mai qui (e parlo della Spagna, non della Germania o di chissà quale paradiso lavorativo) fanno dei tempo indeterminato da subito mentre da noi pare che se non si passi per il contratto di formazione-part time-progetto-tempo determinato, e poi forse "ci sono buone prospettive" per un tempo indeterminato, uno sia un alieno?

La realtà è che o l'Italia fa la fine dell'Argentina, o -anche se è brutto dirlo- si fa un bel resettone sociale con un evento esterno traumatico, oppure il nostro paese non si cambia più, perchè è entrato in una spirale senza via d'uscita.

E quoto chi dice che è un paese bellissimo per le vacanze e basta...

E, come diceva qualcuno prima, non c'è solo la Svezia col clima da nord europa... c'è anche Maiorca :ciapet: :D

ti possa esplodere quel catorcio di merDeces che ancora hai :stordita:

lowenz
21-03-2009, 13:27
Magari qualcuno si sente anche piu' cittadino europeo di quanto solo campanilisticamente italiano.
Chissa' che dispiacere deve avere dato mio nonno ai suoi genitori quando disse loro dopo la guerra che si sarebbe trasferito dal Veneto alla Lombardia per questioni di lavoro. Eppure oggi nessuno si sarebbe neppure sognato di aprirne un thread.
Dopo la guerra i lecchesi ce l'avevano a morte con i bergamaschi "ladri di lavoro" perchè andavano nelle industrie metallurgiche di Lecco, quindi figurati.....manco 50 Km di distanza.

gpc
21-03-2009, 14:20
ti possa esplodere quel catorcio di merDeces che ancora hai :stordita:

Percepisco una velata nota di invidia... :asd: Com'è, non ti trovi bene nella fabbrichètta dell'hinterland milanese? :D
Qui la cosa bella è che finisco di lavorare alle tre e mezza e poi posso andare in spiaggia :angel:

trallallero
21-03-2009, 15:02
Qui la cosa bella è che finisco di lavorare alle tre e mezza e poi posso andare in spiaggia :angel:
Azz! m'hai fregato! io alle 4 e mezza :mad:
e poi gioco con la neve ...

fabio80
21-03-2009, 15:49
possiate passare i prossimi sei mesi abbracciati alla tazza del cesso :mbe:



7 ~7.30 e poi me ne vado a fare la coda per tornare a casa... :rolleyes:

er-next
21-03-2009, 15:57
Percepisco una velata nota di invidia... :asd: Com'è, non ti trovi bene nella fabbrichètta dell'hinterland milanese? :D
Qui la cosa bella è che finisco di lavorare alle tre e mezza e poi posso andare in spiaggia :angel:

scusa.. solo per pura curiosità puoi anche non rispondermi.. che tipo di attività stai svolgendo?

gpc
21-03-2009, 16:32
7 ~7.30 e poi me ne vado a fare la coda per tornare a casa... :rolleyes:

Chissà che barba, meno male che io vado posso andare a piedi :asd:

scusa.. solo per pura curiosità puoi anche non rispondermi.. che tipo di attività stai svolgendo?

Ingegnere elettronico, ricerca e sviluppo.

Alle 10 di mattina c'è ancora la pausa per il boccadillo ?.:) :D

No, la merenda è alle 11.30. Poi alle 13.30 c'è il pranzo :p

gpc
21-03-2009, 16:44
Quando stavo a Benidorm per l'installazione/avviamento di un impianto industiale andavo sempre alle 10 in punto, se ritardavo perchè dovevo finire qualcosa me ne dicevano di tutti i colori, in compagnia con il direttore ed il proprietario della fabbrica.:stordita: :D

:D
Sì beh qui il primo che ha fame, attorno alle 11, dice "avete fame?" ed è la frase magica per cui tutti interrompono qualunque cosa si stia facendo e si va tutti in terrazza a fare merenda :D
Oh, a parte lo sfottimento a Fabio80 :D , ogni posto ha i suoi lati negativi... sicuramente qui in quanto a contratto e a qualità della vita, condizioni lavorative e quant'altro va di lusso, per altre cose si fanno sacrifici -il costo della vita è altissimo, per esempio-.
Credo che chi dica che andare all'estero sia la "scelta facile" non abbia mai messo piede fuori dall'Italia per qualcosa che non fosse una vacanza. Il cambiamento si sente, se poi uno è da solo si ritrova a passare da una situazione dove hai degli appigli -che siano gli amici, che siano la famiglia- ad una dove sei totalmente solo, dove devi ripartire da zero in qualunque cosa, con le ovvie difficoltà della lingua e di non sapere come funziona la vita quotidiana di tutti i giorni.
Insomma, la scelta di andarsene all'estero non credo che sia mai nè qualcosa di fatto perchè semplice, nè qualcosa di fatto perchè comodo. Personalmente, credo che sia molto vicino all'ultima speranza di qualcuno che cerca una vita dignitosa e che non vede modo di cambiare certe regole non scritte che si sono cementate in Italia.

fabio80
21-03-2009, 16:50
:D
Sì beh qui il primo che ha fame, attorno alle 11, dice "avete fame?" ed è la frase magica per cui tutti interrompono qualunque cosa si stia facendo e si va tutti in terrazza a fare merenda :D
Oh, a parte lo sfottimento a Fabio80 :D , ogni posto ha i suoi lati negativi... sicuramente qui in quanto a contratto e a qualità della vita, condizioni lavorative e quant'altro va di lusso, per altre cose si fanno sacrifici -il costo della vita è altissimo, per esempio-.
Credo che chi dica che andare all'estero sia la "scelta facile" non abbia mai messo piede fuori dall'Italia per qualcosa che non fosse una vacanza. Il cambiamento si sente, se poi uno è da solo si ritrova a passare da una situazione dove hai degli appigli -che siano gli amici, che siano la famiglia- ad una dove sei totalmente solo, dove devi ripartire da zero in qualunque cosa, con le ovvie difficoltà della lingua e di non sapere come funziona la vita quotidiana di tutti i giorni.
Insomma, la scelta di andarsene all'estero non credo che sia mai nè qualcosa di fatto perchè semplice, nè qualcosa di fatto perchè comodo. Personalmente, credo che sia molto vicino all'ultima speranza di qualcuno che cerca una vita dignitosa e che non vede modo di cambiare certe regole non scritte che si sono cementate in Italia.

mi basterebbe un posto dove oltre ad affibbiarti le responsabilità perchè sei laureato ti riconoscano sin da subito un premio in salario, non una schifezza che de facto rende la laurea sconvenentissima e paragonabile a 5 anni di disoccupazione. e sono già uno che secondo i canoni normali è caduto bene...

^TiGeRShArK^
21-03-2009, 17:37
beh sappi che all'estero é molto peggiore che in italia.

:rotfl:
che lavoro fai giusto per curiosità?
nel mio campo non c'è assolutamente paragone tra l'estero e l'italia.

plutus
21-03-2009, 17:58
Non so se sia il mio spirito di adattamento o la voglia di sapere e capire le altre culture nei loro usi e costumi ma io mi sono integrato rapidissimamente ovunque mi sia recato a lavorare

ma lavoravi per un'azienda italiana? é diverso essere all'estero sapendo che comunque prima o poi si tornerà a casa ed essere all'estero senza "speranza"[

:rotfl:
che lavoro fai giusto per curiosità?
nel mio campo non c'è assolutamente paragone tra l'estero e l'italia.

il soggetto della frase forse t'e' sfuggito dato che a quanto pare un lavoro lo hai

gpc
21-03-2009, 19:05
Per il pranzo spesso dovevamo attendere fino alle 14 ed oltre, la cena dalle 22 in poi.

Qui non va nemmeno malaccio, non sono gli orari italiani ma nemmeno quelli che avevo trovato in Galizia, dove pranzavi alle 15 e prima delle 21 i locali non erano nemmeno aperti... In realtà pure qui il pranzo normalmente è più verso le 14 che le 13.30, però quando hai fame, mangi :D La cena invece è un po' tardino per me, normalmente verso le 21.30...
Credo che si noti molto la presenza massiccia di tedeschi e inglesi, quindi che si compensi :D

gpc
21-03-2009, 19:08
:rotfl:
che lavoro fai giusto per curiosità?
nel mio campo non c'è assolutamente paragone tra l'estero e l'italia.

Credo volesse dire che all'estero la crisi si sente molto di più che in Italia.

Mia opinione: non è perchè l'Italia sia più forte degli altri paesi, ma è perchè il lavoratore italiano è già a pecora de almeno dieci anni e, proseguendo la metafora, ce l'hanno già abbondantemente "oliato" e hanno perso un po' di sensibilità...

fabio80
21-03-2009, 19:17
Credo volesse dire che all'estero la crisi si sente molto di più che in Italia.

Mia opinione: non è perchè l'Italia sia più forte degli altri paesi, ma è perchè il lavoratore italiano è già a pecora de almeno dieci anni e, proseguendo la metafora, ce l'hanno già abbondantemente "oliato" e hanno perso un po' di sensibilità...

è quello che dico anche io a tutti quelli che festanti difendono il ns comparto industriale. siamo perennemente in crisi, ovvio che la sentiamo di meno. la dieta la soffri meno se sei già abituatio a mangiare poco... :rolleyes:

l'unica cosa che veramente mi fa godere di questa crisi è che gli inglesi chenonsilavanoilculo con la loro finance stanno andando a peripatetiche :asd: