easyand
28-02-2009, 17:09
Una ventina di omicidi solo tra la notte di mercoledì e giovedì: questa la risposta dei ‘narcos’ dello stato settentrionale di Chihuahua, alla frontiera con gli Stati Uniti, all’annuncio dell’arrivo imminente di altri 5000 soldati in rinforzo ai 2000 già mobilitati sul territorio nella lotta alla criminalità organizzata.
“Non cederemo di un centimetro, li cacceremo dalla città” aveva detto poco prima della nuova ondata di violenza il ministro dell’Interno Fernando Gómez Mont riferendosi ai cartelli della droga, in una sessione del consiglio di sicurezza nazionale convocata a Ciudad Juárez.
Immediata la reazione dei narcotrafficanti, responsabili, secondo il governo, della maggior parte dei 1650 omicidi contati nel 2008 solo nella località di frontiera, tristemente nota a partire dagli anni ‘90 per la strage impunita di centinaia di donne: sei uomini sono stati uccisi in diversi attacchi in città, altri quattro sono stati rapiti e giustiziati in un villaggio montuoso del comune di Parral, altri tre in un’autorimessa a Delicias; anche nella zona della ‘sierra’ sono stati ritrovati tre cadaveri di persone rapite giorni prima in un centro commerciale di Satevó.
Vittime che si uniscono alle 250 contate solo questo mese a Ciudad Juárez, dove sono prese di mira in modo massiccio anche le forze dell’ordine: nei giorni scorsi le minacce dei ‘narcos’ avevano spinto al ritiro il capo della polizia, Juárez Roberto Orduña Cruz, a una settimana da un attentato contro il governatore di Chihuahua, José Reyes Baeza, uscito illeso.
Il sindaco, José Reyes Ferriz, governa ormai dalla vicina El Paso, in Texas, dove si è rifugiato con la famiglia.
Epicentro di uno scontro frontale per il controllo delle rotte della droga verso gli Stati Uniti tra il cartello di Sinaloa, guidato dal super-latitante Joaquín ‘el Chapo’ Guzmán, deciso a scalzare il ‘boss’ di Juárez, Vicente Carrillo Fuentes, Chihuahua è anche la porta d’ingresso delle armi provenienti dal territorio americano e punto di transito di un intenso flusso migratorio.
internazionalitalia.com
Intanto il governatore del Texas ha mobilitato la guardia nazionale alla frontiera e chiesto 1000 soldati extra a Washington
“Non cederemo di un centimetro, li cacceremo dalla città” aveva detto poco prima della nuova ondata di violenza il ministro dell’Interno Fernando Gómez Mont riferendosi ai cartelli della droga, in una sessione del consiglio di sicurezza nazionale convocata a Ciudad Juárez.
Immediata la reazione dei narcotrafficanti, responsabili, secondo il governo, della maggior parte dei 1650 omicidi contati nel 2008 solo nella località di frontiera, tristemente nota a partire dagli anni ‘90 per la strage impunita di centinaia di donne: sei uomini sono stati uccisi in diversi attacchi in città, altri quattro sono stati rapiti e giustiziati in un villaggio montuoso del comune di Parral, altri tre in un’autorimessa a Delicias; anche nella zona della ‘sierra’ sono stati ritrovati tre cadaveri di persone rapite giorni prima in un centro commerciale di Satevó.
Vittime che si uniscono alle 250 contate solo questo mese a Ciudad Juárez, dove sono prese di mira in modo massiccio anche le forze dell’ordine: nei giorni scorsi le minacce dei ‘narcos’ avevano spinto al ritiro il capo della polizia, Juárez Roberto Orduña Cruz, a una settimana da un attentato contro il governatore di Chihuahua, José Reyes Baeza, uscito illeso.
Il sindaco, José Reyes Ferriz, governa ormai dalla vicina El Paso, in Texas, dove si è rifugiato con la famiglia.
Epicentro di uno scontro frontale per il controllo delle rotte della droga verso gli Stati Uniti tra il cartello di Sinaloa, guidato dal super-latitante Joaquín ‘el Chapo’ Guzmán, deciso a scalzare il ‘boss’ di Juárez, Vicente Carrillo Fuentes, Chihuahua è anche la porta d’ingresso delle armi provenienti dal territorio americano e punto di transito di un intenso flusso migratorio.
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Intanto il governatore del Texas ha mobilitato la guardia nazionale alla frontiera e chiesto 1000 soldati extra a Washington