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14-12-2008, 21:20
Buone nuove per i mercati finanziari: piccoli tanzi crescono!
Così Bernie ha ideato una truffa da 50 miliardi
di Antonella Olivieri
Per quasi 50 anni Bernard Madoff, "Bernie" per gli amici, ha gestito la sua attività di brokeraggio a New York come "family business". E come un affare di famiglia questo settantenne dall'aspetto bonario pensava di concludere la sua onorata carriera prima di consegnarsi alle autorità per quello che potrebbe rivelarsi come il più grande scandalo della storia di Wall Street. All'alba di giovedì, quando gli agenti federali sono entrati nel suo appartamento nel cuore di Manhattan per arrestarlo, Bernie ha dichiarato candidamente di non avere «spiegazioni innocenti» per giustificare un buco che, per sua stessa ammissione, ammonta ad almeno 50 miliardi di dollari, cinque volte, per avere un paragone, il crack di Worldcom del 2002.
La spiegazione "autentica" è quella che ha fornito lui stesso ad alcuni dei suoi più fidati collaboratori, quando, secondo l'atto di accusa depositato dalla Sec, li ha chiamati a raccolta per una confessione shock: la sua attività di investment advisory era semplicemente «una gigantesca bugia» dietro la quale si nascondeva la più classica delle truffe, la catena di Sant'Antonio meglio conosciuta negli Usa come il «Ponzi scheme».
La Bernard Madoff Investment Securities, società di cui Madoff risulta essere l'unico titolare, faceva leva su una solida reputazione costruita a partire dal 1960 quando, Bernie, un ex bagnino di Lond Island (la spiaggia dei newyorkesi facoltosi), si era lanciato nell'attività di brokeraggio. Dieci anni dopo lo aveva raggiunto il fratello Peter, anche lui laureato in legge, e via via erano arrivati a lavorare nella società anche i nipoti Charles e Shana e i figli Mark e Andrew. Il family business andava a gonfie vele, tant'è che la BMSI è arrivata a occupare centinaia di trader, mentre Bernard Madoff aveva saputo ritagliarsi un ruolo di spicco nella comunità finanziaria newyorkese, diventando anche presidente del Nasdaq, il listino tecnologico di cui si vantava di aver accompagnato lo sviluppo negli anni del boom della new economy.
L'attività della sua casa di brokeraggio spaziava dall'attività di negoziazione titoli, fino allo sviluppo di piattaforme elettroniche di trading per azioni e derivati, per le quali aveva avuto come partner le più prestigiose firme di Wall Street, da Goldman Sachs a Merrill Lynch. Nell'83 era sbarcato anche a Londra, diventando uno dei primi membri americani del London Stock Exchange.
Ma i guai sono arrivati dopo, quando il broker, contando sulla sua buona reputazione, decise di inventarsi un futuro nel settore degli hedge fund, ufficialmente come advisor di alto profilo. Già nel 2001 sulla stampa specializzata erano emersi i primi dubbi per questa nuova attività di Madoff.
Dubbi fomentati dai concorrenti che si chiedevano come fosse possibile che lo schema di gestione di fondi dei fondi hedge inventato da Madoff non solo riuscisse a produrre rendimenti costanti dell'ordine del 15% all'anno, ma sorprendentemente azzeccasse sempre il timing degli acquisti e delle vendite, ponendosi al contempo al riparo della volatilità. Come fa? «Too good to be true», troppo buono per essere vero, insinuavano i detrattori. Ma Madoff rispondeva di meritarsi un po' di credibilità dopo decenni di attività sul mercato come trader: «La strategia è la strategia - diceva - e i risultati sono i risultati».
Nel 2001, quando era stato lanciato il primo allarme - caduto nel vuoto - la consulenza per i fondi aveva già assunto dimensioni internazionali. Tra chi si appoggiava alla sua esperienza c'erano gli hedge newyorkesi Fairfield e Tremont; Kingate, gestito dalla Fim di Londra; la svizzera Thema. E la caccia ai clienti facoltosi, istituzioni, hedge e ricchi privati, era aperta ovunque ci fosse l'opportunità: dal Country Club di Palm Beach a Londra, da Milano a Lugano, dove molti, si dice, rischiano di pagare a caro prezzo la sorprendente stangata di Madoff.
All'inizio di dicembre, dunque, pressato da 7 miliardi di riscatti, Madoff ha deciso di gettare la spugna rivelando ai suoi collaboratori quello che avrebbe poi confessato agli agenti dell'Fbi. E cioè che fino ad allora aveva garantito alti ritorni agli investitori utilizzando le somme versate da nuovi clienti, il Ponzi scheme appunto. Finchè le nuove sottoscrizioni superavano le richieste di rimborso tutto è filato liscio, ma la crisi finanziaria ha fatto saltare il gioco.
Con un gesto che la dice lunga sul personaggio, Madoff ha persino tentato di conservare la simpatia dei suoi più stretti collaboratori: prima che scattassero le manette, ha promesso che avrebbe distribuito gli ultimi "spiccioli" rimasti in cassa, 200-300 milioni di dollari. L'intervento dell'Fbi ha evitato l'ultima truffa. In caso di condanna, Madoff rischia fino a 20 anni di carcere. Ora bisognerà vedere quale prezzo pagheranno i suoi clienti.
[...]
Il crack Madoff spaventa l'Italia.
Scatta l'allarme hedge funds
di Monica D'Ascenzo
A 48 ore dall'esplosione del caso Madoff è ancora difficile quantificare gli effetti che la truffa del secolo avrà sui fondi di fondi hedge. Una cosa, però, è già chiara: il crack di Madoff rischia di scatenare un effetto domino sui gestori delle più importanti piazze finanziarie europee, da Londra a Ginevra, da Madrid a Milano. In cifre, il falò da 50 miliardi di dollari acceso a Wall Street potrebbe mandare in fumo il 5% degli asset europei dei fondi di fondi hedge. Per quanto riguarda l'Italia, i rapporti con Madoff sono certi, ma il danno subito dagli investitori è difficile da quantificare: c'è chi parla di un'esposizione complessiva di oltre 3 miliardi, ma dai gestori non arrivano conferme.
Sul sito web di Pioneer del gruppo UniCredit, ad esempio, è scritto che «sostanzialmente tutti» i 280 milioni di dollari del fondo Primeo Select sono stati investiti sui fondi di Madoff. Dalla società fanno sapere che «come molti altri asset manager Pioneer Alternative Investments (Pai) sta valutando il potenziale impatto di questa situazione: Pai non è un investitore diretto in Madoff, ma alcuni fondi sono esposti indirettamente tramite feeder funds ». Il danno, se ci sarà, potrebbe riguardare solo in minima parte gli investitori privati: «Questi fondi sono distribuiti principalmente a investitori istituzionali e wholesale. L'esposizione per i clienti retail è molto limitata e pari a zero in Italia. Continueremo a monitorare la situazione, per assicurare che vengano messe in atto tutte le procedure necessarie a rappresentare gli interessi dei nostri clienti », prosegue la fonte di Pioneer.
Stesso discorso per il Banco Popolare, socio in Aletti Gestielle Alternative di Union Bancaire Privée, la banca svizzera coinvolta nel caso Madoff per un'esposizione valutata in oltre un miliardo di euro.
Il gruppo bancario italiano ha fatto sapere che si tratta di «un impatto minimo nei nostri fondi di fondi hedge ». Ma anche in questo caso, le cifre non vengono fornite. Un caso tutto da accertare riguarda la Fim, la società londinese di advisory gestita da due manager italiani, Federico Ceretti e Carlo Grosso. Secondo alcune indiscrezioni, la Fim avrebbe investito somme molto ingenti per conto di clienti italiani in Kingate, un hedge della galassia Madoff con asset per 2,8 miliardi di dollari: ebbene, la sorte di queste risorse è quanto meno incerta. In questa situazione confusa, molte società di gestione si sono affrettate a tranquillizzare i propri investitori. Hedge Invest, della famiglia Manuli, ha inviato una email a tutti i suoi clienti: «Caro Investitore - è scritto nella lettera - in seguito alla notizia dell'arresto di Bernard Madoff, Ceo di Madoff Investment Securities, società di brokeraggio operativa presso il New York Stock Exchange e advisor di alcuni fondi hedge (tra i quali ci risultano i seguenti: Kingate, Fairfield Sentry, M&B Equity Plus, M&B LIF US Equity Luxalpha, Thema International, Herald Fund, Dakota Global Investment
e Rafale Partners Inc) vi confermiano di non avere esposizione in nessun portafoglio o fondo supervisionato dalla stessa società ». Anche Albertini Syz ha scritto ai clienti: «Gentili investitori, facendo riferimento alla notizia diffusa relativa alla Madoff Investment Securities LLC e alle numerose richieste a noi pervenute (...) desideriamo comunicare che Albertini Syz SGR non ha alcuna esposizione a fondi ricollegabili a Madoff Investment Securities LLC». Dello stesso tenore la mail di Kairos, il fondo del finanziere Paolo Basilico, che ha negato esposizioni con Madoff. In Svizzera, dove la situazione appare molto più tesa, il fondo di fondi hedge Harcourt ha detto di non avere«alcuna esposizione con fondi feeder legati a Madoff» e quindi di non essere stato toccato «da questo presunto caso di frode». Ciò che sorprende tutti in questa storia sono comunque i segnali inascoltati. In particolare, molti risk manager dei fondi guardavano con sospetto il fatto che gli investimenti non avvenissero attraverso una banca depositaria, che comunque rappresenta una garanzia, ma direttamente con l'asset management della società di Madoff, Bmis. Altro fattore sospetto era il rendimento mensile costante, sempre alto indipendentemente dai movimenti del mercato.
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/12/hedge-scatta-allarme-italia.shtml?uuid=51a53b4e-c9e0-11dd-bdaf-ab013e6d2ce1&DocRulesView=Libero
Così Bernie ha ideato una truffa da 50 miliardi
di Antonella Olivieri
Per quasi 50 anni Bernard Madoff, "Bernie" per gli amici, ha gestito la sua attività di brokeraggio a New York come "family business". E come un affare di famiglia questo settantenne dall'aspetto bonario pensava di concludere la sua onorata carriera prima di consegnarsi alle autorità per quello che potrebbe rivelarsi come il più grande scandalo della storia di Wall Street. All'alba di giovedì, quando gli agenti federali sono entrati nel suo appartamento nel cuore di Manhattan per arrestarlo, Bernie ha dichiarato candidamente di non avere «spiegazioni innocenti» per giustificare un buco che, per sua stessa ammissione, ammonta ad almeno 50 miliardi di dollari, cinque volte, per avere un paragone, il crack di Worldcom del 2002.
La spiegazione "autentica" è quella che ha fornito lui stesso ad alcuni dei suoi più fidati collaboratori, quando, secondo l'atto di accusa depositato dalla Sec, li ha chiamati a raccolta per una confessione shock: la sua attività di investment advisory era semplicemente «una gigantesca bugia» dietro la quale si nascondeva la più classica delle truffe, la catena di Sant'Antonio meglio conosciuta negli Usa come il «Ponzi scheme».
La Bernard Madoff Investment Securities, società di cui Madoff risulta essere l'unico titolare, faceva leva su una solida reputazione costruita a partire dal 1960 quando, Bernie, un ex bagnino di Lond Island (la spiaggia dei newyorkesi facoltosi), si era lanciato nell'attività di brokeraggio. Dieci anni dopo lo aveva raggiunto il fratello Peter, anche lui laureato in legge, e via via erano arrivati a lavorare nella società anche i nipoti Charles e Shana e i figli Mark e Andrew. Il family business andava a gonfie vele, tant'è che la BMSI è arrivata a occupare centinaia di trader, mentre Bernard Madoff aveva saputo ritagliarsi un ruolo di spicco nella comunità finanziaria newyorkese, diventando anche presidente del Nasdaq, il listino tecnologico di cui si vantava di aver accompagnato lo sviluppo negli anni del boom della new economy.
L'attività della sua casa di brokeraggio spaziava dall'attività di negoziazione titoli, fino allo sviluppo di piattaforme elettroniche di trading per azioni e derivati, per le quali aveva avuto come partner le più prestigiose firme di Wall Street, da Goldman Sachs a Merrill Lynch. Nell'83 era sbarcato anche a Londra, diventando uno dei primi membri americani del London Stock Exchange.
Ma i guai sono arrivati dopo, quando il broker, contando sulla sua buona reputazione, decise di inventarsi un futuro nel settore degli hedge fund, ufficialmente come advisor di alto profilo. Già nel 2001 sulla stampa specializzata erano emersi i primi dubbi per questa nuova attività di Madoff.
Dubbi fomentati dai concorrenti che si chiedevano come fosse possibile che lo schema di gestione di fondi dei fondi hedge inventato da Madoff non solo riuscisse a produrre rendimenti costanti dell'ordine del 15% all'anno, ma sorprendentemente azzeccasse sempre il timing degli acquisti e delle vendite, ponendosi al contempo al riparo della volatilità. Come fa? «Too good to be true», troppo buono per essere vero, insinuavano i detrattori. Ma Madoff rispondeva di meritarsi un po' di credibilità dopo decenni di attività sul mercato come trader: «La strategia è la strategia - diceva - e i risultati sono i risultati».
Nel 2001, quando era stato lanciato il primo allarme - caduto nel vuoto - la consulenza per i fondi aveva già assunto dimensioni internazionali. Tra chi si appoggiava alla sua esperienza c'erano gli hedge newyorkesi Fairfield e Tremont; Kingate, gestito dalla Fim di Londra; la svizzera Thema. E la caccia ai clienti facoltosi, istituzioni, hedge e ricchi privati, era aperta ovunque ci fosse l'opportunità: dal Country Club di Palm Beach a Londra, da Milano a Lugano, dove molti, si dice, rischiano di pagare a caro prezzo la sorprendente stangata di Madoff.
All'inizio di dicembre, dunque, pressato da 7 miliardi di riscatti, Madoff ha deciso di gettare la spugna rivelando ai suoi collaboratori quello che avrebbe poi confessato agli agenti dell'Fbi. E cioè che fino ad allora aveva garantito alti ritorni agli investitori utilizzando le somme versate da nuovi clienti, il Ponzi scheme appunto. Finchè le nuove sottoscrizioni superavano le richieste di rimborso tutto è filato liscio, ma la crisi finanziaria ha fatto saltare il gioco.
Con un gesto che la dice lunga sul personaggio, Madoff ha persino tentato di conservare la simpatia dei suoi più stretti collaboratori: prima che scattassero le manette, ha promesso che avrebbe distribuito gli ultimi "spiccioli" rimasti in cassa, 200-300 milioni di dollari. L'intervento dell'Fbi ha evitato l'ultima truffa. In caso di condanna, Madoff rischia fino a 20 anni di carcere. Ora bisognerà vedere quale prezzo pagheranno i suoi clienti.
[...]
Il crack Madoff spaventa l'Italia.
Scatta l'allarme hedge funds
di Monica D'Ascenzo
A 48 ore dall'esplosione del caso Madoff è ancora difficile quantificare gli effetti che la truffa del secolo avrà sui fondi di fondi hedge. Una cosa, però, è già chiara: il crack di Madoff rischia di scatenare un effetto domino sui gestori delle più importanti piazze finanziarie europee, da Londra a Ginevra, da Madrid a Milano. In cifre, il falò da 50 miliardi di dollari acceso a Wall Street potrebbe mandare in fumo il 5% degli asset europei dei fondi di fondi hedge. Per quanto riguarda l'Italia, i rapporti con Madoff sono certi, ma il danno subito dagli investitori è difficile da quantificare: c'è chi parla di un'esposizione complessiva di oltre 3 miliardi, ma dai gestori non arrivano conferme.
Sul sito web di Pioneer del gruppo UniCredit, ad esempio, è scritto che «sostanzialmente tutti» i 280 milioni di dollari del fondo Primeo Select sono stati investiti sui fondi di Madoff. Dalla società fanno sapere che «come molti altri asset manager Pioneer Alternative Investments (Pai) sta valutando il potenziale impatto di questa situazione: Pai non è un investitore diretto in Madoff, ma alcuni fondi sono esposti indirettamente tramite feeder funds ». Il danno, se ci sarà, potrebbe riguardare solo in minima parte gli investitori privati: «Questi fondi sono distribuiti principalmente a investitori istituzionali e wholesale. L'esposizione per i clienti retail è molto limitata e pari a zero in Italia. Continueremo a monitorare la situazione, per assicurare che vengano messe in atto tutte le procedure necessarie a rappresentare gli interessi dei nostri clienti », prosegue la fonte di Pioneer.
Stesso discorso per il Banco Popolare, socio in Aletti Gestielle Alternative di Union Bancaire Privée, la banca svizzera coinvolta nel caso Madoff per un'esposizione valutata in oltre un miliardo di euro.
Il gruppo bancario italiano ha fatto sapere che si tratta di «un impatto minimo nei nostri fondi di fondi hedge ». Ma anche in questo caso, le cifre non vengono fornite. Un caso tutto da accertare riguarda la Fim, la società londinese di advisory gestita da due manager italiani, Federico Ceretti e Carlo Grosso. Secondo alcune indiscrezioni, la Fim avrebbe investito somme molto ingenti per conto di clienti italiani in Kingate, un hedge della galassia Madoff con asset per 2,8 miliardi di dollari: ebbene, la sorte di queste risorse è quanto meno incerta. In questa situazione confusa, molte società di gestione si sono affrettate a tranquillizzare i propri investitori. Hedge Invest, della famiglia Manuli, ha inviato una email a tutti i suoi clienti: «Caro Investitore - è scritto nella lettera - in seguito alla notizia dell'arresto di Bernard Madoff, Ceo di Madoff Investment Securities, società di brokeraggio operativa presso il New York Stock Exchange e advisor di alcuni fondi hedge (tra i quali ci risultano i seguenti: Kingate, Fairfield Sentry, M&B Equity Plus, M&B LIF US Equity Luxalpha, Thema International, Herald Fund, Dakota Global Investment
e Rafale Partners Inc) vi confermiano di non avere esposizione in nessun portafoglio o fondo supervisionato dalla stessa società ». Anche Albertini Syz ha scritto ai clienti: «Gentili investitori, facendo riferimento alla notizia diffusa relativa alla Madoff Investment Securities LLC e alle numerose richieste a noi pervenute (...) desideriamo comunicare che Albertini Syz SGR non ha alcuna esposizione a fondi ricollegabili a Madoff Investment Securities LLC». Dello stesso tenore la mail di Kairos, il fondo del finanziere Paolo Basilico, che ha negato esposizioni con Madoff. In Svizzera, dove la situazione appare molto più tesa, il fondo di fondi hedge Harcourt ha detto di non avere«alcuna esposizione con fondi feeder legati a Madoff» e quindi di non essere stato toccato «da questo presunto caso di frode». Ciò che sorprende tutti in questa storia sono comunque i segnali inascoltati. In particolare, molti risk manager dei fondi guardavano con sospetto il fatto che gli investimenti non avvenissero attraverso una banca depositaria, che comunque rappresenta una garanzia, ma direttamente con l'asset management della società di Madoff, Bmis. Altro fattore sospetto era il rendimento mensile costante, sempre alto indipendentemente dai movimenti del mercato.
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/12/hedge-scatta-allarme-italia.shtml?uuid=51a53b4e-c9e0-11dd-bdaf-ab013e6d2ce1&DocRulesView=Libero