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View Full Version : [ MAFIA - VIGNA ] "La politica non ha voluto aprire gli occhi"


Ser21
27-05-2008, 11:10
"La politica non ha voluto aprire gli occhi"


27 maggio 2008
Firenze.Sui mandanti non mafiosi attenzione aperta. I boss economicamente piu' forti di allora



Dottor Vigna, a 15 anni di distanza non c'è traccia di quelli che lei ha chiamato i "mandanti a volto coperto". Perché è convinto della loro esistenza?
«Perché mentre il terrorismo, soprattutto il terrorismo rosso, era chiuso in se stesso, in gruppi, la mafia non ha la forza in sé ma fuori di sé. Ha la capacità di intessere relazioni sia con lo Stato amministrazione, sia con lo Stato società, intendendo con questo professionisti, massonerie deviate, imprenditoria compiacente. Da questo quadro c'era la prospettiva di indagare anche su livelli diversi dai mafiosi».

Per ora, però, non ci sono prove e la procura aveva archiviato il caso.
«L'attenzione è sempre aperta anche a seguito di un esposto presentato dall'associazione dei familiari delle vittime. Col mio collega Chelazzi nella legislatura precedente a quella di Prodi (il terzo governo Berlusconi, Ndr) fui sentito dalla commissione antimafia e dissi che la magistratura arriva fino a un certo punto perché agisce in base a prove. Gli scenari si possono immaginare ma se non si provano è come se non esistessero. E allora dissi che qualcosa potrebbe fare il potere politico, soprattutto alla luce di questa ansia di giustizia che le famiglie manifestano».

Che cosa esattamente?
«Costituire una apposita commissione parlamentare d'indagine».

Ma ci sono volontà politiche in tal senso?
«Io non ne ho riscontrate».

Crede che ci sia qualche elemento che è stato trascurato nel corso degli anni?
«Direi di no. Però due autori di questa strage, i fratelli Formoso, sono stati trovati dopo dieci anni. Questo per dire che sono processi dove basta che venga fuori un qualcosa e l'attenzione per recepirlo, approfondirlo ed elaborarlo c'è».

Continua a pensare che esistano questi mandanti a volto coperto?
«Come visione di fondo è sempre da tener presente purché si trovino le prove. E queste possono venire fuori solo da qualche collaboratore o pentito. Qualcuno di altissimo livello».

Un attentato come quello dei Georgofili potrebbe essere replicato dalla mafia di oggi?
«Materialmente sì, ma non è il momento. All'epoca oltre alla strage di Firenze ci furono attentati a Roma e a Milano come conseguenza di un trasporto di esplosivi fatto con camion che scendevano o a Livorno o a Genova e dislocavano l'esplosivo. In questo senso l'elusione ai controlli è sempre possibile ma, con tutti gli scongiuri del caso, non credo che sia la stagione in cui la mafia voglia fare queste azioni».

Da cosa nasce questa sua convinzione?
«Ora è più orientata a invadere l'economia con le enormi ricchezze che trae dai numerosi mercati illeciti sia transnazionali, come armi, droga, tabacchi e rifiuti, sia interni come estorsione e usura».


Quanto pesa oggi l'influenza mafiosa sull'Italia?
«L'influenza sull'economia fa sì che il sud sia penalizzato rispetto al nord come reddito pro capite e occupazione. Ma la cosa più schifosa è che la mafia espelle i giovani dai loro territori. Vanno via, a studiare altrove, perché si sentono oppressi. La terra che costringe ad andare altrove chi non scende a compromessi è come una madre che abbandona un figlio».

Recentemente ci sono stati arresti eccellenti: crede che l'organizzazione sia stata minata o si sia comunque ricostituita?
«Credo sia più giusto dire che l'organizzazione si riproduce. E lo fa anche a causa dell'impresa mafiosa. Se c'è un'impresa gestita da un prestanome, ma nelle mani della mafia, che attira disoccupati, poi il passaggio dall'impresa mafiosa al clan avviene per parecchi di questi. Sì che la difficoltà di reperire i beni mafiosi è che è sempre interposto un soggetto "per bene" che non fa parte dell'organizzazione ma che la facilita».

La mafia era più forte 15 anni fa o adesso?

«Sotto il profilo militare 15 anni fa, sotto il profilo economico ora». f.san.

Tratto da l'Unità

Ser21
27-05-2008, 11:20
Cosa Nostra e la strategia delle nebbie


di Francesco Sangermano
Georgofili. 15 anni fa la strage a Firenze: un Fiorino imbottito di tritolo, sotto le macerie 5 corpi di persone inermi. I processi hanno portato alla condanna di Bagarella, Riina & co. Ma sulle «menti più fini» di quelle dei boss ancora buio.





Firenze. Ora grazie all'associazione delle vittime il processo è stato riaperto.
Era la notte fra il 26 e il 27 maggio 1993. Quattro minuti dopo le una. Un Fiat Fiorino imbottito con 250 chilogrammi di miscela esplosiva composta da tritolo, T4, pentrite e nitroglicerina deflagra nel cuore di Firenze. Via de' Georgofili è un'antica strada a due passi da piazza della Signoria, di Palazzo Vecchio, degli Uffizi. I simboli della città. Non a caso.


Cinque vite

L'esplosione provoca il crollo della storica Torre del Pulci, sede dell'Accademia dei Georgofili, e violenta il centro storico per un'area di 12 ettari. Più di tutto, però, sotto le macerie restano cinque vite spezzate. Un'intera famiglia composta dalla custode dell'Accademia, Angela Fiume di 36 anni, dal marito Fabrizio Nencioni di 39 e dalle figlie Nadia di 9 anni e Caterina di appena 50 giorni. Eppoi Dario Capolicchio, 22 anni, che da Sarzana era venuto a studiare architettura a Firenze dove ha trovato la morte trasformato in torcia umana nella sua abitazione, posta proprio di fronte alla Torre. Accanto a loro restano feriti in 48 e moltissime famiglie rimangono senza tetto. La bomba provoca danni anche alla Galleria degli Uffizi, ad altri edifici di interesse storico e artistico ed alcuni capolavori e preziosi documenti vanno perduti per sempre.


Il processo

Che possa essersi trattato di un attentato appare evidente sin dal giorno seguente alla strage. Perché il Fiorino era stato rubato qualche giorno prima sempre a Firenze e, sul luogo dell'esplosione, è rimasto un cratere di 3 metri di diametro e 2 di profondità. E le indagini coordinate dal capo della direzione nazionale antimafia, Pierluigi Vigna, si indirizzano presto verso gli esponenti di spicco di Cosa Nostra. Sono loro gli esecutori materiali della strage. E l'iter processuale, in dieci anni, porta a confermare in Cassazione le condanne all'ergastolo inflitte dalla Corte d'Assise d'appello di Firenze per i boss Leoluca Bagarella, Totò Riina, Filippo Graviano, Giuseppe Barranca, Salvatore Benigno, Gioacchino Calabrò, Luigi Giacalone, Francesco Giuliano, Cosimo Lo Nigro, Antonino Mangano, Giorgio Pizzo, Gaspare Spatuzza e Giuseppe Graviano oltreché agli allora latitanti Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro. Antonino Messana, l'uomo nella cui abitazione di Prato venne imbottito di tritolo il Fiorino, viene invece condannato a 21 anni di carcere. Messana si era sempre dichiarato vittima delle minacce mafiose e costretto, pena la sua vita e quella della sua famiglia, a prestare la sua abitazione come base. Una sua preventiva denuncia, però, avrebbe probabilmente salvato cinque vite umane.


Il mistero irrisolto

Fin dall'udienza preliminare, nel 1996, il giudice Soresina sostenne che dietro alla strategia stragista si intravedevano «menti più fini» di quelle mafiose di Cosa Nostra. I famigerati «mandanti a volto coperto» teorizzati anche da Vigna. Un filone d'indagine che riguardava un presunto «contesto massonico» intrecciato a Matteo Messina Denaro e a un notaio del quale non sono però mai state trovate prove. Sì che a febbraio di quest'anno la procura fiorentina ne ha disposto l'archiviazione. Ma la storia non è finita. Giacché il processo ai presunti mandanti è stato riaperto ancora una volta a seguito dell'esposto presentato dall'associazione dei familiari delle vittime.


Risarcimento

C'è poi un altro nodo ancora da sciogliere. Lo scorso ottobre si sono infatti concluse le cause civili promosse proprio dai familiari di chi ha perso la vita in quell'attentato e dalle persone che sono state ferite o danneggiate. Cinquantuno sentenze definite «immediatamente esecutive» per un ammontare di 12 milioni di euro. Soldi per i quali, però, manca la copertura finanziaria dell'apposito fondo che dovrebbe essere alimentato coi beni confiscati alla mafia. Per questo motivo ieri, in occasione delle celebrazioni in Palazzo Vecchio, il presidente della Regione Toscana Claudio Martini ha chiesto «un forte impegno del governo» perché reperisca «in tempi rapidi» le risorse necessarie a risarcire le vittime della strage. In una lettera indirizzate direttamente a Berlusconi, Martini ha ribadito la necessità di assicurare «l'impegno del governo per una soddisfacente soluzione di un problema che deve toccare la coscienza civile di tutti noi» affinché la scelta «di fare causa a Cosa Nostra non si traduca in una beffa».

Cfranco
27-05-2008, 12:16
Trovo che il titolo sia riduttivo , non è la politica che non ha voluto aprire gli occhi , è l' Italia intera che preferisce far finta di niente e dare la colpa di tutto agli extracomunitari .
Soluzione facile , veloce , indolore e che si risolve con un bel decreto .
Peccato che non funzioni .

Ser21
27-05-2008, 12:23
Trovo che il titolo sia riduttivo , non è la politica che non ha voluto aprire gli occhi , è l' Italia intera che preferisce far finta di niente e dare la colpa di tutto agli extracomunitari .
Soluzione facile , veloce , indolore e che si risolve con un bel decreto .
Peccato che non funzioni .

Più che altro,senza che i media ne parlino diventa una questione inesistente.
Io sono convinto che ciò che più è cambiato negli ultimi 20 anni rispetto agli ultimi 70 è l'informazione.
Se i media non parlano di una notizia è come se non esistesse...
Se poi pensiamo che tutta l'informazione italiana è in mano a gruppo d'affari con legami preciso con la politica,ecco che ci ritroviamo nella situazione attuale.

Cfranco
27-05-2008, 12:25
Più che altro,senza che i media ne parlino diventa una questione inesistente.
Io sono convinto che ciò che più è cambiato negli ultimi 20 anni rispetto agli ultimi 70 è l'informazione.
Se i media non parlano di una notizia è come se non esistesse...
Se poi pensiamo che tutta l'informazione italiana è in mano a gruppo d'affari con legami preciso con la politica,ecco che ci ritroviamo nella situazione attuale.
Il fatto è che se parli con una persona e gli racconti come stanno le cose ti risponde "lo so già" , però evidentemente non gliene frega niente .

Ser21
27-05-2008, 12:28
Il fatto è che se parli con una persona e gli racconti come stanno le cose ti risponde "lo so già" , però evidentemente non gliene frega niente .

20 anni di NON-Notizie e di finto apparato mediatico generano anche questi obrobri.