gretas
21-03-2008, 11:50
http://svanity.squarespace.com/svanityfocus/2008/3/5/se-premiare-report-ti-fa-sentire.html
Diciamoci la cruda verità: Milena Gabanelli, che oggi ha vinto il premio “E’ giornalismo” non è simpaticissima. Non ha mai voluto esserlo. Con quella sua frangetta da femminista americana alla Susan Sontag; con quel suo sorriso che si sfilaccia agli interlocutori solo per ragioni televisive o per educazione; con quel suo eloquio sincopato di mezze parole (giusto quelle che servono) da donna spiccia che dà l’impressione di avere sempre altri cazzi per la testa; ecco, Milena è probabilmente la donna meno televisiva del mondo. Di più.
Quando capita di sentirla per telefono - magari per complimentarsi con lei per la tigna, anche se la sera prima nel suo Report ha fatto a pezzi il tuo giornale- dopo tre minuti sbuffa, e la voce le diventa di grattugia, e ti liquida con un “grazie” che nasconde tra le righe un “…però adesso, scusa, mollami che devo far saltare la Telecom, rivelare i costi della politica, sfruculiare nel business dell’energia, mettere le mani nelle sozzure del mondo della moda; e se sto qui a cazzaggiare con te perdo tempo…”.
Ribadiamo: non è simpaticissima. Però Milena Gabanelli è una delle poche colleghe che ha ben piantati in testa i principi base del vischioso mestiere del cronista: capacità d’individuare la notizia; addentarla come un dobermann e non mollarla mai; svolazzare, soprattutto, al di sopra degl’interessi di bottega (fossero anche del suo editore), denunciare il marcio per potersi guardare allo specchio ogni mattina. Conoscendola (superficialmente, ovvio, la sua intimità è catenacciata, a prova di cialtroni) da qualche anno proviamo per lei un’insana invidia.
Milena, seguendo il principio montanelliano che l’unico padrone del giornalista
è il lettore, è riuscita in quello che non riesce alla maggior parte di noi. E
cioè : percorrere la strada della verità (che non è mai piana come diceva
Samuel Butler) non guardando in faccia nessuno, inseguire le ingiustizie; e,
per giunta, divertirsi anche nel farlo. :) :) :)
Milena, inoltre, è di una sincerità spiazzante. Alla domanda di Alfonso Signorini: “Com’è possibile che Alle falde del Kilimangiaro abbia vinto il Telegatto e tu no?”, la ragazza non si scompose:
“Bè, i Telegatti vengono assegnati dai lettori di Sorrisi e canzoni, e quindi
non ce n’è…eppoi, sinceramente non me ne frega niente”.
:cool:
Alfonso, che è la diplomazia fatta persona e il paraculismo fatto verbo, rimase spiazzato. Le chiesero ancora: ma Franca Sozzani, direttrice di Vogue da lei massacrata in una memorabile inchiesta sulle marchette della moda, non l’ha aspettata sotto casa? E Milena, in un dittongo: “ Penso che la signora abbia altro da fare…”. Milena è una sfinge gentile. Certo, qualche cazzatella sfugge pure a lei. Quando mandò in onda la seconda parte di un’inchiesta (la seconda, non la prima, dove aveva ragione) sui finanziamenti pubblici al quotidiano Libero, per esempio, si fidò troppo dei propri cronisti che non riportarono fedelmente la verità dei fatti; e Vittorio Feltri che prima la stimava, da quella volta, se la legò al dito.
E anche sulla gestione dell’inchiesta inerente al caso Parmalat –parliamoci chiaro- qualche buco tecnico è affiorato. Nel complesso, però, “le inchieste di Report” non solo sono un manuale di giornalismo, ma un limbo d’irrealtà, una dimensione metafisica in cui lo spettatore s’addentra incuriosito, ogni domenica, e ne esce incazzato come una bestia. Ci viene in mente la puntata su Sviluppo Italia, o quella sui derivati bancari: il primo impulso, a trasmissione finita, era quello di armarsi d’un khalshnikov, caricarlo ed entrare col sorriso dello psicopatico in Parlamento o in banca.
Ha ragione Luciana Littizzetto quando dice: ma come, dopo Report m’immagino scoppi la rivoluzione, e invece i politici, con le facce come il culo si comportano come nulla fosse? Ha ragione :Luciana, ma non del tutto. Spesso Report ha attivato i giudici e appianato le ingiustizie; il casino sulla vendita di Wind, per esempio, è partito da lì. E a nulla servono le svariate forme d’intimidazione a cui il programma è sottoposto: le 24 richieste di risarcimento danni in sede civile (le più pericolose e insidiose per un cronista, dato che si preservano negli anni), le telefonate dei politici, le pressioni a cui deve resistere, anche e specialmente all’interno della Rai. In questi ultimi casi la resistenza ciclistica, l’ineffabile duttilità, la democristianissima capacità d’incassatore del direttore di Raitre Paolo Ruffini riesce sempre e comunque a metterci una pezza.
Insomma, come cittadini siamo contenti che esista Report; come cronisti ne siamo, in fondo in fondo, un po’ fieri. Il premio “E’ giornalismo” è il giusto coronamento al lavoro d’ un gruppo che crede ancora in quello che fa. E, credeteci, se uno fa questo mestiere, è già una rivoluzione… :)
Diciamoci la cruda verità: Milena Gabanelli, che oggi ha vinto il premio “E’ giornalismo” non è simpaticissima. Non ha mai voluto esserlo. Con quella sua frangetta da femminista americana alla Susan Sontag; con quel suo sorriso che si sfilaccia agli interlocutori solo per ragioni televisive o per educazione; con quel suo eloquio sincopato di mezze parole (giusto quelle che servono) da donna spiccia che dà l’impressione di avere sempre altri cazzi per la testa; ecco, Milena è probabilmente la donna meno televisiva del mondo. Di più.
Quando capita di sentirla per telefono - magari per complimentarsi con lei per la tigna, anche se la sera prima nel suo Report ha fatto a pezzi il tuo giornale- dopo tre minuti sbuffa, e la voce le diventa di grattugia, e ti liquida con un “grazie” che nasconde tra le righe un “…però adesso, scusa, mollami che devo far saltare la Telecom, rivelare i costi della politica, sfruculiare nel business dell’energia, mettere le mani nelle sozzure del mondo della moda; e se sto qui a cazzaggiare con te perdo tempo…”.
Ribadiamo: non è simpaticissima. Però Milena Gabanelli è una delle poche colleghe che ha ben piantati in testa i principi base del vischioso mestiere del cronista: capacità d’individuare la notizia; addentarla come un dobermann e non mollarla mai; svolazzare, soprattutto, al di sopra degl’interessi di bottega (fossero anche del suo editore), denunciare il marcio per potersi guardare allo specchio ogni mattina. Conoscendola (superficialmente, ovvio, la sua intimità è catenacciata, a prova di cialtroni) da qualche anno proviamo per lei un’insana invidia.
Milena, seguendo il principio montanelliano che l’unico padrone del giornalista
è il lettore, è riuscita in quello che non riesce alla maggior parte di noi. E
cioè : percorrere la strada della verità (che non è mai piana come diceva
Samuel Butler) non guardando in faccia nessuno, inseguire le ingiustizie; e,
per giunta, divertirsi anche nel farlo. :) :) :)
Milena, inoltre, è di una sincerità spiazzante. Alla domanda di Alfonso Signorini: “Com’è possibile che Alle falde del Kilimangiaro abbia vinto il Telegatto e tu no?”, la ragazza non si scompose:
“Bè, i Telegatti vengono assegnati dai lettori di Sorrisi e canzoni, e quindi
non ce n’è…eppoi, sinceramente non me ne frega niente”.
:cool:
Alfonso, che è la diplomazia fatta persona e il paraculismo fatto verbo, rimase spiazzato. Le chiesero ancora: ma Franca Sozzani, direttrice di Vogue da lei massacrata in una memorabile inchiesta sulle marchette della moda, non l’ha aspettata sotto casa? E Milena, in un dittongo: “ Penso che la signora abbia altro da fare…”. Milena è una sfinge gentile. Certo, qualche cazzatella sfugge pure a lei. Quando mandò in onda la seconda parte di un’inchiesta (la seconda, non la prima, dove aveva ragione) sui finanziamenti pubblici al quotidiano Libero, per esempio, si fidò troppo dei propri cronisti che non riportarono fedelmente la verità dei fatti; e Vittorio Feltri che prima la stimava, da quella volta, se la legò al dito.
E anche sulla gestione dell’inchiesta inerente al caso Parmalat –parliamoci chiaro- qualche buco tecnico è affiorato. Nel complesso, però, “le inchieste di Report” non solo sono un manuale di giornalismo, ma un limbo d’irrealtà, una dimensione metafisica in cui lo spettatore s’addentra incuriosito, ogni domenica, e ne esce incazzato come una bestia. Ci viene in mente la puntata su Sviluppo Italia, o quella sui derivati bancari: il primo impulso, a trasmissione finita, era quello di armarsi d’un khalshnikov, caricarlo ed entrare col sorriso dello psicopatico in Parlamento o in banca.
Ha ragione Luciana Littizzetto quando dice: ma come, dopo Report m’immagino scoppi la rivoluzione, e invece i politici, con le facce come il culo si comportano come nulla fosse? Ha ragione :Luciana, ma non del tutto. Spesso Report ha attivato i giudici e appianato le ingiustizie; il casino sulla vendita di Wind, per esempio, è partito da lì. E a nulla servono le svariate forme d’intimidazione a cui il programma è sottoposto: le 24 richieste di risarcimento danni in sede civile (le più pericolose e insidiose per un cronista, dato che si preservano negli anni), le telefonate dei politici, le pressioni a cui deve resistere, anche e specialmente all’interno della Rai. In questi ultimi casi la resistenza ciclistica, l’ineffabile duttilità, la democristianissima capacità d’incassatore del direttore di Raitre Paolo Ruffini riesce sempre e comunque a metterci una pezza.
Insomma, come cittadini siamo contenti che esista Report; come cronisti ne siamo, in fondo in fondo, un po’ fieri. Il premio “E’ giornalismo” è il giusto coronamento al lavoro d’ un gruppo che crede ancora in quello che fa. E, credeteci, se uno fa questo mestiere, è già una rivoluzione… :)