gretas
20-03-2008, 10:40
Sarebbero quattro i parlamentari con conto corrente in Liechtenstein. Su 157 nomi finora decriptati, il grosso sono industriali di piccolo e medio cabotaggio. Poi questi Magnifici Quattro che erano interessati più ad evadere il fisco che alla produzione di leggi. «Uno di essi è un politico dell’Udc, ma non è Rocco Buttiglione. Nessun big. Solo seconde e terze file», parola del settimanale L’Espresso.
Questo passo in avanti verso il disvelamento finale ha però avuto un effetto inaspettato. S’è molto arrabbiato Pier Ferdinando Casini e perciò ha lanciato un ultimatum a Visco: «Rendere immediatamente pubblici i nomi dei quattro parlamentari. Gli italiani hanno diritto di sapere subito la verità su questo argomento poiché la campagna elettorale non può essere inquinata da veleni e strumentalizzazioni». Prontissima la ritirata del viceministro in tre punti: «Mai letto la lista». «Non ho conoscenza dei contenuti». «Vige l’obbligo della segretezza».
Ormai quella lista scotta e Visco prova a sfilarsi dal fuoco delle polemiche, rimangiandosi anche certi ammiccamenti dei giorni scorsi. All’Ansa, il 26 febbraio, quando gli chiesero se figurassero nomi eccellenti. «Ce ne sono di tutti i tipi». A Repubblica, tre giorni dopo: «Politici? Niente di particolare. Non aspettatevi cose esplosive...». Si vede che erano sue illazioni.
L’Agenzia delle Entrate, intanto, procede nei suoi accertamenti. Gli ispettori hanno ingaggiato una guerra con due importanti maison della moda italiana. Al gruppo Ferragamo viene contestato che la sede effettiva sarebbe in Italia e non in Olanda, dove c’è la Ferragamo International B.V., e dove può sfruttare una legislazione fiscale agevolata. L’evasione ipotizzata è di 20 milioni di euro. Se i conti di Ferragamo rientrassero interamente in Italia sarebbero infatti molto più pesanti le aliquote. Il procedimento ha avuto fasi alterne, ma Ferragamo può vantare un’archiviazione della procura di Firenze e un’ultima sentenza favorevole della Commissione Tributaria Regionale.
Il gruppo Dolce&Gabbana a sua volta è sotto inchiesta per una questione di magazzini. Gli 007 del fisco, dopo una minuziosa ispezione a Legnano nella sede della società Sto.Tex, controllata all’80% dai due stilisti siciliani, hanno scoperto che ben 126 mila prodotti sono spariti. L’accusa è di averli rivenduti in nero ai centri commerciali detti «stockisti». Secondo una anticipazione de L’espresso, c’è in ballo una multa da 2 milioni di euro. A difendere Dolce&Gabbana ci sono due valenti commercialisti milanesi, Dario Romagnoli e Giancarlo Zappini, dello studio Tremonti. Secondo la loro memoria difensiva, l’accertamento contiene macroscopici errori. Hanno però perduto il processo in primo grado e ora possono soltanto impugnare la sentenza davanti alla Commissione tributaria regionale. È nei guai anche Paolo Sarti, l’ex presidente della Confindustria di Prato. Per lui, leader attraverso la Food Italia nella vendita di pizze surgelate, una richiesta di sanzione eccezionale: 22 milioni di euro tra Iva detratta indebitamente e richieste di rimborsi senza titolo. Nascondeva i suoi veri conti attraverso una girandola di compravendite tra le sue società.
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200803articoli/30825girata.asp
Questo passo in avanti verso il disvelamento finale ha però avuto un effetto inaspettato. S’è molto arrabbiato Pier Ferdinando Casini e perciò ha lanciato un ultimatum a Visco: «Rendere immediatamente pubblici i nomi dei quattro parlamentari. Gli italiani hanno diritto di sapere subito la verità su questo argomento poiché la campagna elettorale non può essere inquinata da veleni e strumentalizzazioni». Prontissima la ritirata del viceministro in tre punti: «Mai letto la lista». «Non ho conoscenza dei contenuti». «Vige l’obbligo della segretezza».
Ormai quella lista scotta e Visco prova a sfilarsi dal fuoco delle polemiche, rimangiandosi anche certi ammiccamenti dei giorni scorsi. All’Ansa, il 26 febbraio, quando gli chiesero se figurassero nomi eccellenti. «Ce ne sono di tutti i tipi». A Repubblica, tre giorni dopo: «Politici? Niente di particolare. Non aspettatevi cose esplosive...». Si vede che erano sue illazioni.
L’Agenzia delle Entrate, intanto, procede nei suoi accertamenti. Gli ispettori hanno ingaggiato una guerra con due importanti maison della moda italiana. Al gruppo Ferragamo viene contestato che la sede effettiva sarebbe in Italia e non in Olanda, dove c’è la Ferragamo International B.V., e dove può sfruttare una legislazione fiscale agevolata. L’evasione ipotizzata è di 20 milioni di euro. Se i conti di Ferragamo rientrassero interamente in Italia sarebbero infatti molto più pesanti le aliquote. Il procedimento ha avuto fasi alterne, ma Ferragamo può vantare un’archiviazione della procura di Firenze e un’ultima sentenza favorevole della Commissione Tributaria Regionale.
Il gruppo Dolce&Gabbana a sua volta è sotto inchiesta per una questione di magazzini. Gli 007 del fisco, dopo una minuziosa ispezione a Legnano nella sede della società Sto.Tex, controllata all’80% dai due stilisti siciliani, hanno scoperto che ben 126 mila prodotti sono spariti. L’accusa è di averli rivenduti in nero ai centri commerciali detti «stockisti». Secondo una anticipazione de L’espresso, c’è in ballo una multa da 2 milioni di euro. A difendere Dolce&Gabbana ci sono due valenti commercialisti milanesi, Dario Romagnoli e Giancarlo Zappini, dello studio Tremonti. Secondo la loro memoria difensiva, l’accertamento contiene macroscopici errori. Hanno però perduto il processo in primo grado e ora possono soltanto impugnare la sentenza davanti alla Commissione tributaria regionale. È nei guai anche Paolo Sarti, l’ex presidente della Confindustria di Prato. Per lui, leader attraverso la Food Italia nella vendita di pizze surgelate, una richiesta di sanzione eccezionale: 22 milioni di euro tra Iva detratta indebitamente e richieste di rimborsi senza titolo. Nascondeva i suoi veri conti attraverso una girandola di compravendite tra le sue società.
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200803articoli/30825girata.asp