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View Full Version : La complessità di ogni singola persona


Shazam
17-01-2008, 19:04
Ogni tanto mi fermo a considerare un fatto: viviamo in un modo dove si parla al plurale, praticamente di tutto, ma non esiste alcun soggetto vivente plurale, siamo tutti singolari.

Se ci si ferma a pensare, si riesce a capire che ogni persona fa storia a sé, ed è in buona sostanza inclassificabile - ci hanno provato in tanti, dalla psicoanalisi alla criminologia, ma niente, alla fine si scappa sempre fuori dalle "gabbie" costruite per catalogarci.

Ogni persona è singolare, e pertanto unica: mi chiedevo se voi, pensando a questa cosa, credete di riuscire a rapportarvi con gli altri in modo corretto, cioè vedendoli come unici e non solo come "parte" di un gruppo di vostri simili, divisi in insieme A, insieme B, insieme C, eccetera.

L'argomento mi è venuto in mente pensando che tantissime discussioni qui sono sul modello "le donne sono stronze", "le polacche sono belle", "gli americani sono imperialisti"... E vedo gente davvero convinta delle sue idee generali, quando le afferma.

Un mondo dove tutti guardano gli altri come esseri singolari sarebbe magari più lento (richiederebbe parecchia riflessione in più), ma sicuramente più vivibile, secondo me. Voi che ne dite?

adsasdhaasddeasdd
17-01-2008, 19:15
io sono introverso come deniro ;)

no ultimamente ho iniziato a pensarla così..

Fabio Ryan
17-01-2008, 19:18
mi trovo d'accordo con te, infondo all'interno degli insiemi in cui vengono catalogati diversi gruppi di persone, ci sono profonde differenze fra i singoli individui che li compongono, e spesso un pò per "comodità", un pò per stupidità nascono dei pregiudizi, appunto cose del tipo: gli americani sono dei guerrafondai (quando vai poi a vedere che QUEI guerrafondai non rappresentano assolutamente le idee degli americani, o addirittura rappresentano le idee di una minoranza), oppure robe tipo le polacche sono porche, le polacche non sono tutte porche, magari alcune si, ma magari lo sono anche le italiane, le francesi ecc. ;)
alla fine si tratta di leggende per il mio modo di vedere, a cui viene data troppa importanza, fino a farle sembrare una realtà, cosa che a mio modo di vedere non è, ci sono polacche e polacche, ci sono americani e americani ecc. ogni individuo è diverso e va catalogato singolarmente, a seconda delle proprie esperienze, diffidando completamente da pregiudizi o falsi miti ;)

Mucchina Volante
17-01-2008, 19:20
perdonami, ma il tuo discorso mi sembra talmente tanto ovvio da non dover essere neanche commentato... :asd:

Fabryce
17-01-2008, 19:24
IMHO anche se siamo tutti diversi, abbiamo molte cose in comune, più di quanto si pensi...

Ovviamente la vita è vissuta in modo diverso da tutti, i gusti sono diversi così come i modi di pensare.. ma abbiamo qualcosa in comune come la paura o magari i sogni, le ambizioni anche se ovviamente ognuno ne darà un peso, valore diverso (esempio per alcuni è importante fare successo, per altri invece no)

Generalizzare è comunque impossibile (per es. le donne sono tutte troie) in quanto queste considerazioni sono solo dettate dalla nostra esperienza, qualcun altro avrà avuto un'esperienza diversa, allora chi ha ragione?

Haikoan
17-01-2008, 19:34
perdonami, ma il tuo discorso mi sembra talmente tanto ovvio da non dover essere neanche commentato... :asd:

è proprio questo il problema.

deggungombo
17-01-2008, 19:38
io sono introverso come deniro ;)

no ultimamente ho iniziato a pensarla così..

??? :mbe: :mbe:


http://www.filmreference.com/images/sjff_01_img0485.jpg
:cry: :cry: :cry:

Erian Algard
17-01-2008, 20:03
è proprio questo il problema.

No. Il problema è di chi non capisce che è una cosa ovvia.

Shazam
17-01-2008, 21:19
No. Il problema è di chi non capisce che è una cosa ovvia.


Sicuri che sia cosa ovvia? Forse lo è per voi, ma mi sembra che la stragrande maggioranza delle persone ragioni generalizzando, per categorie mentali, per sua comodità.

Ovvio, sto generalizzando! :sofico:

D-J
17-01-2008, 21:23
perdonami, ma il tuo discorso mi sembra talmente tanto ovvio da non dover essere neanche commentato... :asd:
quoto

Erian Algard
17-01-2008, 21:24
Sicuri che sia cosa ovvia? Forse lo è per voi, ma mi sembra che la stragrande maggioranza delle persone ragioni generalizzando, per categorie mentali, per sua comodità.

Ovvio, sto generalizzando! :sofico:

Per me è ovvia. Poi il resto l'ho scritto sopra.

Mucchina Volante
17-01-2008, 21:31
http://www.hwupgrade.it/forum/showpost.php?p=20610134&postcount=32

qui avevo gia' espresso la stessa ovvietà...
poi ovvio, rispetto i pareri altrui...ma non penso nessuno salterà fuori a dirti che ci sono delle categorie nette e che è giusto dire questi tutti così questi tutti cosà uomini stronzi donne troie qui era tutta campagna non ci sono piu' le mezzestagioni e compagnia danzante..

Hire
17-01-2008, 22:21
??? :mbe: :mbe:


http://www.filmreference.com/images/sjff_01_img0485.jpg
:cry: :cry: :cry:

Che film è?

Swisström
17-01-2008, 22:34
Ogni persona è differente, ma esiste una cosa chiamata STATISTICA. Io valuto ogni persona singolarmente, ma quando si parla di categorie di persone non ho alcun remore a esternare la mia opinione e, se caso, criticare.

È verissimo, ad esempio, che non tutti gli stranieri presenti in Svizzera son criminali, ma quando vado a vedere le statistiche mi accorgo però che essi (in quanto categoria) delinquono di più rispetto agli Svizzeri, specialmente in alcuni tipi di reati (stupro, furto, violenza,...).
Quindi sono, giustamente, critico riguardo ad un aumento del loro numero.
Ciò non toglie che non mi permetterò mai di dare del criminale ad una persona soltanto perchè non di nazionalità Svizzera.

Ergo i giudizi su categorie di persone, se fondati, vanno benissimo. Sta poi ai singoli membri di queste categorie cercare di dimostrare (se caso) il contrario.

Mucchina Volante
17-01-2008, 22:39
Ogni persona è differente, ma esiste una cosa chiamata STATISTICA. Io valuto ogni persona singolarmente, ma quando si parla di categorie di persone non ho alcun remore a esternare la mia opinione e, se caso, criticare.

È verissimo, ad esempio, che non tutti gli stranieri presenti in Svizzera son criminali, ma quando vado a vedere le statistiche mi accorgo però che essi (in quanto categoria) delinquono di più rispetto agli Svizzeri, specialmente in alcuni tipi di reati (stupro, furto, violenza,...).
Quindi sono, giustamente, critico riguardo ad un aumento del loro numero.
Ciò non toglie che non mi permetterò mai di dare del criminale ad una persona soltanto perchè non di nazionalità Svizzera.

Ergo i giudizi su categorie di persone, se fondati, vanno benissimo. Sta poi ai singoli membri di queste categorie cercare di dimostrare (se caso) il contrario.

non ti è mai neanche passato un pelino un dubbio, che se gli immigrati sono piu' facili a delinquere è perchè FORSE se sono andati via da dove vivevano prima, sono almeno un pochino disperati, e magari dove arrivano non hanno da mangiare e quindi è piu' facile che diventino dei ladri e quant'altro? :)
per dire...uno scappa dall'albania, arriva in italia, se trova un lavoro ok...se no con cosa campa? per forza poi uno si trova disperato e va a rubare...
(per questo poi penso che bisognerebbe fare entrare gli immigrati in conformità al lavoro che gli si puo' dare, e non alla maniera "prego venite tutti, qui è la terra del bengodi")

Shazam
17-01-2008, 22:46
Ogni persona è differente, ma esiste una cosa chiamata STATISTICA. Io valuto ogni persona singolarmente, ma quando si parla di categorie di persone non ho alcun remore a esternare la mia opinione e, se caso, criticare.

È verissimo, ad esempio, che non tutti gli stranieri presenti in Svizzera son criminali, ma quando vado a vedere le statistiche mi accorgo però che essi (in quanto categoria) delinquono di più rispetto agli Svizzeri, specialmente in alcuni tipi di reati (stupro, furto, violenza,...).
Quindi sono, giustamente, critico riguardo ad un aumento del loro numero.
Ciò non toglie che non mi permetterò mai di dare del criminale ad una persona soltanto perchè non di nazionalità Svizzera.

Ergo i giudizi su categorie di persone, se fondati, vanno benissimo. Sta poi ai singoli membri di queste categorie cercare di dimostrare (se caso) il contrario.

Ah, la statistica, la sottile arte del dire come sarebbero dovute andare le cose, se non fosse stato per il margine d'errore :D

Scherzi a parte, è la dimostrazione di quanto dico: devi dimostrare il contrario? Quindi, praticamente, siamo alla presunzione di colpevolezza, al dare per giusta la categoria generale, facendo salve le debite eccezioni


Ognuno (ogni appartenente a una categoria statisticamente "bacata") è colpevole fino a prova contraria?

energy+
17-01-2008, 22:49
Credo che alla fine il vero punto sia come guardiamo queste persone o cose e come le leghiamo in un certo insieme.....
Nessuno è uguale ogni individuo è 1 mondo a se stante, ma se prendiamo poche caratteristiche e diciamo tipo:
"a tutte queste persone piace il calcio" A
"a queste persone piace il basket" B

e così via.....
Nulla vieta ad una persona dell'insieme A di avere altre cose in comune con una persona dell'insieme B come nulla vieta che tutte le altre caratterstiche degli elementi di un insieme siano diverse dai suoi "colleghi".

In pratica diciamo tutto dipende da quanto siamo stringenti nel racchiudere le persone cercando di descriverle, più siamo stringenti più si va nell'assurdo chiaramente....
Detto questo per poter mettere d'accordo almeno una buona parte di gente è obbligatorio generalizzare, non si possono fare ad esempio le leggi ad personam ne gestire alcun altro tipo di personalizzazione....

Un mondo ipoteticamente perfetto dovrebbe tenere conto di tutte le singole necessità/tendenze, ma in un mondo pratico e funzionale non è possibile....
purtroppo non si può prescindere dalle classificazioni, certo se ne abusa ma non si possono eliminare di sicuro!

ciao

ps Periodo di domande esistenziali? :sofico:

Hire
17-01-2008, 22:51
non ti è mai neanche passato un pelino un dubbio, che se gli immigrati sono piu' facili a delinquere è perchè FORSE se sono andati via da dove vivevano prima, sono almeno un pochino disperati, e magari dove arrivano non hanno da mangiare e quindi è piu' facile che diventino dei ladri e quant'altro? :)
per dire...uno scappa dall'albania, arriva in italia, se trova un lavoro ok...se no con cosa campa? per forza poi uno si trova disperato e va a rubare...
(per questo poi penso che bisognerebbe fare entrare gli immigrati in conformità al lavoro che gli si puo' dare, e non alla maniera "prego venite tutti, qui è la terra del bengodi")

Straquoto.
Finalmente una persona che non fa finti moralismi.

retyty85
17-01-2008, 23:52
perdonami, ma il tuo discorso mi sembra talmente tanto ovvio da non dover essere neanche commentato... :asd:

Bhe diciamo dovrebbe essere ovvio, ma poi leggi che il il veneto ha prodotto una campagna pubblicitaria da trasmettere in germania con il messaggio 'noi non siamo napoli' e... :sofico:

eriol
17-01-2008, 23:58
il discorso non è ovvio per niente.
si è talmente bombardati da stimoli esterni e si ha talmente paura dei giudizi altrui da perdere di vista perfino l' essenza di sè stessi, prima ancora di quella degli altri.

danny2005
18-01-2008, 00:24
Che film è?

Taxi driver.....:doh:

Vergognati....non riconoscere simili film........:rolleyes:

Kael
18-01-2008, 00:26
Sicuri che sia cosa ovvia? Forse lo è per voi, ma mi sembra che la stragrande maggioranza delle persone ragioni generalizzando, per categorie mentali, per sua comodità.

Ovvio, sto generalizzando! :sofico:

Per me non è assolutamente ovvio...
Essendo la capacità cognitiva umana limitata è più che normale che si creino categorizzazioni, anzi è automatico.
Secondo il tuo ragionamento, però, ogni singola persona farebbe categoria a sè stante il che, imho, ci farebbe esplodere la testa, perchè non potremmo mai immaginare minimamente chi ci troviamo davanti ogni volta che usciamo di casa. Bisognerebbe comprendere ogni persona da zero ad ogni nuova conoscenza. Un pò pesantino imho. :D
Ogni persona rientra in una categoria, ma ogni persona ci mette del suo, per questo sembrano uscire dalle catalogazioni generali.
"le polacche sono belle", "gli americani sono imperialisti" non sono catalogazioni, sono stereotipi, altra invenzione del cervello umano per facilitarsi l'elaborazione delle informazioni (contando la quantità di persona che si incontrano ogni giorno) e fare più in fretta. Il problema è che quasi sempre portano ad errori di attribuzione grossolani, quindi come scorciatoie valgono e non valgono.
Personalmente ho un buon occhio per inquadrare le persone (modestamente :D), irritantemente buono a volte, e fin'ora di persone che non rientrino in qualche categorizzazione non ne ho trovate (me incluso, s'intenda ^_^).
Poi dipende anche cosa intendi per categorie...
Io intendo gente invidiosa o frustrata, depressa, sociofobica, con complessi di inferiorità o quant'altro (ognuno ha la sua, ma non è mai troppo dissimile dalle altre).
Sebbene ognuno possa dimostrare (o non dimostrare) un qualche tipo di para, alienazione o come la si vuole chiamare, lo fa a modo suo ma, fondamentalmente, quella è. Caratteri comuni ce ne sono, e molti, per fortuna.

Anche perchè sennò si dovrebbe buttare via tutta la psicologia fatta fin'ora... :asd:

non ti è mai neanche passato un pelino un dubbio, che se gli immigrati sono piu' facili a delinquere è perchè FORSE se sono andati via da dove vivevano prima, sono almeno un pochino disperati, e magari dove arrivano non hanno da mangiare e quindi è piu' facile che diventino dei ladri e quant'altro? :)
per dire...uno scappa dall'albania, arriva in italia, se trova un lavoro ok...se no con cosa campa? per forza poi uno si trova disperato e va a rubare...
(per questo poi penso che bisognerebbe fare entrare gli immigrati in conformità al lavoro che gli si puo' dare, e non alla maniera "prego venite tutti, qui è la terra del bengodi")

Il ragionamento lo trovo un pò buonista (senza offesa, eh! ;) ). nel senso che presupponi così che ogni immigrato sia buono e delinqua unicamente perchè non trova lavoro.
Ci sono alcune culture/popolazioni che hanno una maggiore propensione a delinquere deliberatamente in realtà.
Esempio: Un industriale cliente di mio padre (settore pneumatici agricoli) ha espiantato la fabbrica in romania per l'ovvia convenienza e ha avuto modo di notare come molte persone del luogo rubassero anche senza necessità.
inoltre ricordo un servizio del tg5 (del mese scorso, ma non riesco a ricordare bene la causa) in cui c'era una donna romena che affermava candidamente che per la sua gente rubare è normale, che lei aveva rubato e che lo fa tutt'oggi. In tv. E sapeva di essere ripresa, aveva il cameraman a 30 cm dalla faccia. :eek:

Ora, spero che nessuno abbia pensato che sto dicendo che un'intero popolo è cleptomane compulsivo :asd:
Le brave persone esistono, sennò ci sarebbe una rivoluzione al giorno, sto solo dicendo che c'è chi ha una propensione maggiore ad atti non legali. Sia per entina, sia per cultura, sia per ambiente in cui è vissuto, sia per predisposizione personale.

P.S.: Ero interessato alla discussione e mi ci sono buttato, se ho detto qualcosa che non c'entrava nulla o mi sono perso qualcosa abbiate pietà, sono a 9 ore da un esame dopo averne fatti un pò negli ultimi giorni :D

Kharonte85
18-01-2008, 00:46
Ogni tanto mi fermo a considerare un fatto: viviamo in un modo dove si parla al plurale, praticamente di tutto, ma non esiste alcun soggetto vivente plurale, siamo tutti singolari.

Se ci si ferma a pensare, si riesce a capire che ogni persona fa storia a sé, ed è in buona sostanza inclassificabile - ci hanno provato in tanti, dalla psicoanalisi alla criminologia, ma niente, alla fine si scappa sempre fuori dalle "gabbie" costruite per catalogarci.

Ogni persona è singolare, e pertanto unica: mi chiedevo se voi, pensando a questa cosa, credete di riuscire a rapportarvi con gli altri in modo corretto, cioè vedendoli come unici e non solo come "parte" di un gruppo di vostri simili, divisi in insieme A, insieme B, insieme C, eccetera.

L'argomento mi è venuto in mente pensando che tantissime discussioni qui sono sul modello "le donne sono stronze", "le polacche sono belle", "gli americani sono imperialisti"... E vedo gente davvero convinta delle sue idee generali, quando le afferma.

Un mondo dove tutti guardano gli altri come esseri singolari sarebbe magari più lento (richiederebbe parecchia riflessione in più), ma sicuramente più vivibile, secondo me. Voi che ne dite?
E allora com'è che quando ti leggo ti capisco? :stordita:

Lo studio del funzionamento della mente umana (psicologia, psicanalisi, neuroscienze ecc...) è ben diverso da quelli che vengono definiti come i "pregiudizi", che sono quelli che tu hai elencato...quello che ci si sforza di fare è creare un modello (ideale si') che in una certa misura spieghi un comportamento...ci si è resi conto ben presto della difficolta' di questo obbiettivo, eppure la psicologia si sta sforzando di integrare tutte le proprie conoscenze, partendo dall'idea di base che non esiste una teoria migliore, ma solo un miglior paziente per quella teoria...l'abilita' ovviamente sta quasi tutta nel fare una diagnosi corretta.

Il rapporto con gli altri in fondo è regolato da alcune esigenze di base che sono comuni a tutti; basti pensare al mangiare, bere, dormire, fare i bisognini e possibilmente copulare e tutti gli altri bisogni fisiologici...un'altra dimensione è quella psicologica, ma anche qui si rintracciano alcune esigenze che tendono ad essere comuni ed è da qui che si parte per un'analisi delle esigenze psichiche di ciascun individuo (non a caso ad esempio la psicanalisi è fortemente individuale e fatta intorno ad una singola persona, proprio perche' cosciente della diversita' di ciascuno), poi si considerano tutte le pressioni riguardanti l'ambiente esterno (diverso per ciascuno, ma che a volte presenta situazioni che si ripetono)...certamente dirlo è piu' facile che farlo.


La stessa tendenza a raccogliere i pregiudizi è qualcosa che ci accomuna, o perlomeno accomuna molti di noi...ed è qualcosa che la psicologia puo' spiegare, ha tentato di farlo, e ha creato un modello (giusto o sbagliato che sia, tale modello ha dato a volte dei risultati)

fix&fix
18-01-2008, 03:09
la complessità della persona sta nell'essere ciò che è,in base al momento..nelle sue mille sfaccettature.
la complessità sta nell'essere tante cose in una sola..tutte diverse ma con un unico filo conduttore.la difficoltà è essere ciò che si è e trovare ciò che manca
le categorie sono solo il frutto dei nostri cervelli,vittime degli usi e costumi

Shazam
18-01-2008, 06:32
Nessuno nega che la psicologia sia stata creata per rispondere a una necessità dell'essere umano, ma l'importante è tenere ben saldo il fatto che stiamo parlando di strumenti limitati per comprendere ciò che hanno dinanzi.

Questo vuol dire che bisogna sempre ricordarsi che la scienza esatta non è quella che applichiamo alle persone per definirle, ma la scienza esatta "sono" le persone, secondo me :)

E' un po' come un albero, quando arriva l'autunno: noi possiamo dire che le sue foglie cadranno, che finiranno entro una certa distanza dal tronco, eccetera eccetera... Però dobbiamo dirlo consci del fatto che, se avessimo "adeguate capacità di calcolo", saremmo in grado di dire quando si staccherà ogni singola foglia e di affermare con precisione assoluta dove andrà a posarsi al suolo.

Insomma, alla fine non dico che bisogna ripartire da zero nel giudizio di ogni persona, ma che bisogna essere consci che il nostro pre-giudizio (che non è un pregiudizio) dev'essere sempre aperto a integrazioni e mutamenti.

Mucchina Volante
18-01-2008, 09:55
Il ragionamento lo trovo un pò buonista (senza offesa, eh! ;) ). nel senso che presupponi così che ogni immigrato sia buono e delinqua unicamente perchè non trova lavoro.
Ci sono alcune culture/popolazioni che hanno una maggiore propensione a delinquere deliberatamente in realtà.
Esempio: Un industriale cliente di mio padre (settore pneumatici agricoli) ha espiantato la fabbrica in romania per l'ovvia convenienza e ha avuto modo di notare come molte persone del luogo rubassero anche senza necessità.
inoltre ricordo un servizio del tg5 (del mese scorso, ma non riesco a ricordare bene la causa) in cui c'era una donna romena che affermava candidamente che per la sua gente rubare è normale, che lei aveva rubato e che lo fa tutt'oggi. In tv. E sapeva di essere ripresa, aveva il cameraman a 30 cm dalla faccia. :eek:

Ora, spero che nessuno abbia pensato che sto dicendo che un'intero popolo è cleptomane compulsivo :asd:
Le brave persone esistono, sennò ci sarebbe una rivoluzione al giorno, sto solo dicendo che c'è chi ha una propensione maggiore ad atti non legali. Sia per entina, sia per cultura, sia per ambiente in cui è vissuto, sia per predisposizione personale.

P.S.: Ero interessato alla discussione e mi ci sono buttato, se ho detto qualcosa che non c'entrava nulla o mi sono perso qualcosa abbiate pietà, sono a 9 ore da un esame dopo averne fatti un pò negli ultimi giorni :D


non voleva essere un discorso buonista, ma trovo quasi scontato che se fai entrare una valanga di immigrati e poi questi non hanno di che campare, un modo per sopravvivere devono trovarlo. quante probabilità ci sono che uno che non ha da mangiare e di fatto non ha niente da perdere si metta a rapinare? e quante probabilita' ci sono che mi metta a rapinare io che ho un tetto su una testa, tre o piu' pasti caldi al giorno, la tv lo stereo e la macchina?

Mucchina Volante
18-01-2008, 09:59
Ah, la statistica, la sottile arte del dire come sarebbero dovute andare le cose, se non fosse stato per il margine d'errore :D



va a dire che la statistica non funziona a quelli che hanno avuto il piu' alto rendimento in borsa di tutti i i grandi investitori, investendo con un programma di analisi dati basato sulle serie storiche :sofico:

Indy4
18-01-2008, 10:06
la complessità della persona sta nell'essere ciò che è,in base al momento..nelle sue mille sfaccettature.
la complessità sta nell'essere tante cose in una sola..tutte diverse ma con un unico filo conduttore.la difficoltà è essere ciò che si è e trovare ciò che manca
le categorie sono solo il frutto dei nostri cervelli,vittime degli usi e costumi

quoto , basti pensare al fatto che quando si è in vacanza molte volte viene da pensare che non si è la stessa persona proprio noi stessi .
O magari cambiando paese e compagnie. In pratica una parte di noi è immutabile , ma un 'altra varia a seconda del luogo e delle persone che ci circondano. Quindi figuriamoci un altra persona ai nostri occhi.

Bollita
18-01-2008, 10:12
Ogni tanto mi fermo a considerare un fatto: viviamo in un modo dove si parla al plurale, praticamente di tutto, ma non esiste alcun soggetto vivente plurale, siamo tutti singolari.

Se ci si ferma a pensare, si riesce a capire che ogni persona fa storia a sé, ed è in buona sostanza inclassificabile - ci hanno provato in tanti, dalla psicoanalisi alla criminologia, ma niente, alla fine si scappa sempre fuori dalle "gabbie" costruite per catalogarci.

Ogni persona è singolare, e pertanto unica: mi chiedevo se voi, pensando a questa cosa, credete di riuscire a rapportarvi con gli altri in modo corretto, cioè vedendoli come unici e non solo come "parte" di un gruppo di vostri simili, divisi in insieme A, insieme B, insieme C, eccetera.

L'argomento mi è venuto in mente pensando che tantissime discussioni qui sono sul modello "le donne sono stronze", "le polacche sono belle", "gli americani sono imperialisti"... E vedo gente davvero convinta delle sue idee generali, quando le afferma.

Un mondo dove tutti guardano gli altri come esseri singolari sarebbe magari più lento (richiederebbe parecchia riflessione in più), ma sicuramente più vivibile, secondo me. Voi che ne dite?

io dico che se ognuno pensasse e agisse da singolo la sociologia andrebbe a puttane e così anche le famose regole che costituiscano una società.. penso che l'idea che ognuno serve e nessuno è essenziale sia vera.. ti spiego :
io singola posso essere in determinato modo, ma devo cmq sia sempre adattarmi ad una società a cui appertengo e di conseguenza la mia individualità viene limitata in gran parte.
Il categorizzare o stigmatizzare le persone serve per essere più tutelati, per far si che un comportamento che viola le norme di una determinata comunità venga sansionato in maniera che sia da esempio sia per chi lo commette (per nn ripeterlo) sia per chi vorrebbe commetterlo (questo in linea teorica ovvio).
Se analiziamo la storia di ogni singolo è ovvio che sia diversa da ogni individuo, tanto che è impossibile trovare due persone uguali, ma è possibile trovarne due simili.
Se si guardasse solo all'individuo non esisterebbero i famosi "problemi sociali" o non si potrebbero affrontare tematiche complesse che riguardano più membri di un collettivo.
non è che si andrebbe avanti più lenti, non si andrebbe proprio avanti..

Shazam
18-01-2008, 10:42
io dico che se ognuno pensasse e agisse da singolo la sociologia andrebbe a puttane e così anche le famose regole che costituiscano una società.. penso che l'idea che ognuno serve e nessuno è essenziale sia vera.. ti spiego :
io singola posso essere in determinato modo, ma devo cmq sia sempre adattarmi ad una società a cui appertengo e di conseguenza la mia individualità viene limitata in gran parte.
Il categorizzare o stigmatizzare le persone serve per essere più tutelati, per far si che un comportamento che viola le norme di una determinata comunità venga sansionato in maniera che sia da esempio sia per chi lo commette (per nn ripeterlo) sia per chi vorrebbe commetterlo (questo in linea teorica ovvio).
Se analiziamo la storia di ogni singolo è ovvio che sia diversa da ogni individuo, tanto che è impossibile trovare due persone uguali, ma è possibile trovarne due simili.
Se si guardasse solo all'individuo non esisterebbero i famosi "problemi sociali" o non si potrebbero affrontare tematiche complesse che riguardano più membri di un collettivo.
non è che si andrebbe avanti più lenti, non si andrebbe proprio avanti..


OK, io però parlavo più del "micro" che del "macro", cioè dei rapporti fra persone e non fra stato/altro ente globale->persona.

Nel secondo caso è inevitabile applicare le categorie, altrimenti finirebbe come dici tu (ma solo per incapacità di fare le cose "come si dovrebbe", in fondo), nel primo invece sarebbe meglio non avvenisse (non è che abbiamo a che fare con decine di migliaia di conoscenti, in fondo :p)

Bollita
18-01-2008, 10:48
OK, io però parlavo più del "micro" che del "macro", cioè dei rapporti fra persone e non fra stato/altro ente globale->persona.

Nel secondo caso è inevitabile applicare le categorie, altrimenti finirebbe come dici tu (ma solo per incapacità di fare le cose "come si dovrebbe", in fondo), nel primo invece sarebbe meglio non avvenisse (non è che abbiamo a che fare con decine di migliaia di conoscenti, in fondo :p)intendi famiglia amici per microcosmo?

dnarod
18-01-2008, 11:37
Un mondo dove tutti guardano gli altri come esseri singolari sarebbe magari più lento (richiederebbe parecchia riflessione in più), ma sicuramente più vivibile, secondo me. Voi che ne dite?

il discorso è semplice, sempre la solita storia del non fare di tutta l erba un fascio; è un detto popolare, ma è anche un affermazione di una certa saggezza; perche invece l uomo tende a generalizzare? perche la sua mente funziona in modo tale da costringerlo alle categorizzazioni (altrimenti per qualsiasi azione o discorso quotidiano necessiteremmo di comprendere l infinito :| ); e questo non implica necessariamente perdita di generalita (stavolta intesa come insieme di particolarita)...grossomodo funziona come nella matematica; senza scendere troppo nel dettaglio, non è che uno si chieda (in realta ce lo si chiede, ma non a livelli "poplari") cosa sia un punto o una retta: eppure con punti e rette e un po di algebretta l uomo ha inventato computers, aerei, eccetera; cio che probabilmente infastidisce di questo stato di cose sta nel fatto che molti uomini tendono a categorizzare altri gruppi di uomini in maniera errata (i razzisti per esempio, o i fanatici religiosi); questo pero è spiegato con lo scarso livello culturale e socio-evolutivo, non col fatto che quel tipo di approccio sia sbagliato in assoluto...anche perche ripeto, c è poco da fare, la mente umana è come un contenitore: puo contenere al massimo x cose contemporaneamente (x varia in base a fattori genetici e culturali, ma la varianza dell insieme di quei valori, per tutti gli esseri umani, non è cosi grande come si potrebbe pensare) ed è quindi necessario trovare dei meccanismi che permettano di vivere dignitosamente senza per questo dover sempre pensare a tutto in ogni istante...
...i computer funzionano esattamente allo stesso modo: a grandi linee, in un dato istante nella cpu passano sempre e solo un accrocchio di 32 zeri/uni (con la differenza che i criteri coi quali questi vengono elaborati sono tutti logicamente ottimi, non come molti individui che hanno una capacita mentale ridotta e la utilizzano per giunta male), eppure mi sembra che in 100 anni bagnati di storia della computer science si sia arrivati a un ottimo punto, no?

Shazam
18-01-2008, 12:05
intendi famiglia amici per microcosmo?

Esatto, proprio quello, con l'aggiunta dei conoscenti.

Shazam
18-01-2008, 12:07
il discorso è semplice, sempre la solita storia del non fare di tutta l erba un fascio; è un detto popolare, ma è anche un affermazione di una certa saggezza; perche invece l uomo tende a generalizzare? perche la sua mente funziona in modo tale da costringerlo alle categorizzazioni (altrimenti per qualsiasi azione o discorso quotidiano necessiteremmo di comprendere l infinito :| ); e questo non implica necessariamente perdita di generalita (stavolta intesa come insieme di particolarita)...grossomodo funziona come nella matematica; senza scendere troppo nel dettaglio, non è che uno si chieda (in realta ce lo si chiede, ma non a livelli "poplari") cosa sia un punto o una retta: eppure con punti e rette e un po di algebretta l uomo ha inventato computers, aerei, eccetera; cio che probabilmente infastidisce di questo stato di cose sta nel fatto che molti uomini tendono a categorizzare altri gruppi di uomini in maniera errata (i razzisti per esempio, o i fanatici religiosi); questo pero è spiegato con lo scarso livello culturale e socio-evolutivo, non col fatto che quel tipo di approccio sia sbagliato in assoluto...anche perche ripeto, c è poco da fare, la mente umana è come un contenitore: puo contenere al massimo x cose contemporaneamente (x varia in base a fattori genetici e culturali, ma la varianza dell insieme di quei valori, per tutti gli esseri umani, non è cosi grande come si potrebbe pensare) ed è quindi necessario trovare dei meccanismi che permettano di vivere dignitosamente senza per questo dover sempre pensare a tutto in ogni istante...
...i computer funzionano esattamente allo stesso modo: a grandi linee, in un dato istante nella cpu passano sempre e solo un accrocchio di 32 zeri/uni (con la differenza che i criteri coi quali questi vengono elaborati sono tutti logicamente ottimi, non come molti individui che hanno una capacita mentale ridotta e la utilizzano per giunta male), eppure mi sembra che in 100 anni bagnati di storia della computer science si sia arrivati a un ottimo punto, no?

Windows Vista ti sembra un ottimo punto? :D

Scherzi a parte, in realtà anche qui siamo estremamente indietro. Nel senso: siamo molto avanti nel calcolo delle probabilità, ma molto indietro in quello delle certezze. Fra 100 anni, magari :p

Bollita
18-01-2008, 12:46
cio che probabilmente infastidisce di questo stato di cose sta nel fatto che molti uomini tendono a categorizzare altri gruppi di uomini in maniera errata (i razzisti per esempio, o i fanatici religiosi); questo pero è spiegato con lo scarso livello culturale e socio-evolutivo, non col fatto che quel tipo di approccio sia sbagliato in assoluto...devo ammettere che con tutti i discorsi del computer e matematici mi hai un attimino confuso, ma prendo la frase che credo di aver capito meglio... allora il diverso spaventa tutti, come l'insicurezza e l'incertezza, si tende spesso a stigmatizzare il diverso poichè non risponde a dei canoni prestabiliti (diciamo dalla società o da gli usi e i costumi di quella determinata società) e di consiguenza emarginare e perseguitare. L'ignoranza spesso aiuta questo fenomento di emarginazione e incomprensione del diverso, ma il fatto che sia spesso sfruttato da potenti che hanno un guadagno nell'ignoranza altrui , è un altro discorso ancora.
Sempre per parlare del diverso che spesso risulta come una persona che ha comportamenti devianti, cioè non consoni alla società in cui vive.. prendi come esempio un uomo (o una donna ) con il corpo interamente tatuato, nella nostra società viene viesta come una cosa "deviante" viene stigmatizzato come diverso e tendiamo a fidarci meno di una persona tatuata che di una persona no, questo perchè abbiamo dei costumi e degli usi ben definiti e questa persona non rientra nei canoni prestbiliti e di conseguenza tendiamo a diffidare.
Il concetto di stigmatizzazione di una persona aiuta la società ad avere in chiaro (grosso modo) cosa bisogna o non bisogna fare, cosa è giusto e cosa no.
Ci sono comportamenti come lo stupro a donne accompagnate, l'incesto fra genitori figlio e altri comportamenti che ono "condannati" in tutte le società studiate fino ad oggi.
Si tende a fare di tutta l'erba un fascio per semplificare e affrontare tematiche che spesso risultano difficili da affrontare come singolo caso.
Esempio se io dico che i paesi che hanno la pena di morte sono meno sviluppati di noi, dico da un lato una cosa vera, dall'altro una cosa falsa perchè non affronto bene il problema fino a fondo, ma in linea teorica quello che ho detto ha un fondamento e una semplificazione del problema in modo tale che possa cercare di affrontarlo al meglio con i mezzi che ho.


Esatto, proprio quello, con l'aggiunta dei conoscenti.
beh io credo che quando conosci una perona tendi ad infilarlo in una determinata e particolare categoria, questo per facilitare il riconoscimento di quella persona come cosa buona o no.
Il discorso di non prende un individuo come persona con una storia sua propria e non tenerne conto per affrontare per bene quella persona vale se applicato ad una collettività allargata, in un contesto familiare ovviamente sappiamo molto di più di quella persona e possiamo tener presente la loro esperienza e la nostra, ma è anche vero che tendiamo a fare delle sotto categorie sempre derivate dagli usi e costumi che noi abbiamo.. esempio se tu ti comporti male a tavola mentre siete in un ristorante tuo padre tu guarderà male riprendendoti con uno sguardo mandandoti un messaggio di correzione, in quel momento tu sei etichettato come una persona che non sa stare a tavola senza considerare il perchè fai quella cosa; questo perchè spesso quando ci si rapporta all'ambiente esterno occorre sottostare a determinate regole (in questo caso l'educazione a tavola) e il non rispettarle ti manda automaticamente in una categoria di persone.
idem con gli amici, la confidenza che hai con loro può portarti ad una comprensione maggiore del loro io e dei loro problemi , ma se fanno qualcosa che secondo te (e magari secondo la società) non è una cosa giusta automaticamente viene categorizza come (magari ) una testa di cazzo.
er le conoscenza è ancora diverso non si ha una intimità tale da poter analizzare la vita di ognuno e queste regole sono più forti che in amibiti dove ci si conosce poco.
Esempio : quando conosci una persona la prima cosa che fai è giudicare se ti sta simpatica o no e di conseguenza rientra in una categoria.
spero di aver colto quello che volevi sapere :D mi sono un po' dilungata e forse ho fatto discorsi un po' contorti :asd: scusa :p
Windows Vista ti sembra un ottimo punto? :D

Scherzi a parte, in realtà anche qui siamo estremamente indietro. Nel senso: siamo molto avanti nel calcolo delle probabilità, ma molto indietro in quello delle certezze. Fra 100 anni, magari :p

le certezza non si potranno mai calcolare (se ti riferisci alla vita )

Kael
18-01-2008, 13:06
non voleva essere un discorso buonista, ma trovo quasi scontato che se fai entrare una valanga di immigrati e poi questi non hanno di che campare, un modo per sopravvivere devono trovarlo. quante probabilità ci sono che uno che non ha da mangiare e di fatto non ha niente da perdere si metta a rapinare? e quante probabilita' ci sono che mi metta a rapinare io che ho un tetto su una testa, tre o piu' pasti caldi al giorno, la tv lo stereo e la macchina?

Ma infatti non ti contesto il ragionamento, il fatto è che non accenni a quelli che entrano per delinquere a prescindere, anzi, non cercano manco un lavoro, se non come copertura ad attività illecite. Sembrano quindi tutti brave persone disperate costrette a delinquere (cosa che non è vera).
Comunque bisogna anche aggiungere che un lavoro si trova, è una questione di adattabilità. Se sei appena arrivato un lavoro di manovalanza lo trovi, altrochè. Un mio amico geometra mi diceva che i muratori che ha nei vari cantieri (tutti slavi, marocchini o comunque immigrati, ormai) vengono pagati 22€ l'ora e quelli che gestiscono i gruppi (che sono operai spercializzati, di norma) girano tranquilli con l'hummer. Di gente ne han sempre bisogno, ma se si SCARTANO i lavori a priori è ovvio che poi non se ne trovano e delinquere risulta più facile e redditizio, seppur con i suoi rischi. (ma tanto siamo in italia :asd: )

P.s.: Ecco, son tornato dall'esame :asd:

Esatto, proprio quello, con l'aggiunta dei conoscenti.

Il macro cosmo è formato dai micro cosmi... Se tutti i microcosmi fossero diversi come dici non ci sarebbe macrocosmo, ergo, non regge.
A parte che ci sono persone disarmantemente semplici e prevedibili, questo vale anche per la propria sfera personale (famiglia + conoscenti) per quanto detto sopra.

Kharonte85
18-01-2008, 13:27
Nessuno nega che la psicologia sia stata creata per rispondere a una necessità dell'essere umano, ma l'importante è tenere ben saldo il fatto che stiamo parlando di strumenti limitati per comprendere ciò che hanno dinanzi.

Questo vuol dire che bisogna sempre ricordarsi che la scienza esatta non è quella che applichiamo alle persone per definirle, ma la scienza esatta "sono" le persone, secondo me :)

E' un po' come un albero, quando arriva l'autunno: noi possiamo dire che le sue foglie cadranno, che finiranno entro una certa distanza dal tronco, eccetera eccetera... Però dobbiamo dirlo consci del fatto che, se avessimo "adeguate capacità di calcolo", saremmo in grado di dire quando si staccherà ogni singola foglia e di affermare con precisione assoluta dove andrà a posarsi al suolo.

Insomma, alla fine non dico che bisogna ripartire da zero nel giudizio di ogni persona, ma che bisogna essere consci che il nostro pre-giudizio (che non è un pregiudizio) dev'essere sempre aperto a integrazioni e mutamenti.
Tu fai l'errore (comune a molti) di pensare che lo scopo della psicologia sia giudicare e categorizzare, è ovvio che questa impressione ti viene passata dai media e dal senso comune, ma in verita' in sede di diagnosi la cosa principale è capire come è una persona, cercando di evitare pregiudizi e "bias" (il metodo del colloquio clinico ad esempio ha lo scopo di evitare questi errori); ma se non fai delle "ipotesi" su come funziona la mente di una persona non sarai mai in grado di comprenderlo (e in questo caso aiutarlo).

La scienza esatta non esiste da nessuna parte (anche la matematica ha i suoi angoli oscuri e non spiegati) ci si puo' solo avvicinare alla verita' (e la filosofia della scienza ce lo ha insegnato)
il discorso è semplice, sempre la solita storia del non fare di tutta l erba un fascio; è un detto popolare, ma è anche un affermazione di una certa saggezza; perche invece l uomo tende a generalizzare? perche la sua mente funziona in modo tale da costringerlo alle categorizzazioni (altrimenti per qualsiasi azione o discorso quotidiano necessiteremmo di comprendere l infinito :| ); e questo non implica necessariamente perdita di generalita (stavolta intesa come insieme di particolarita)...grossomodo funziona come nella matematica; senza scendere troppo nel dettaglio, non è che uno si chieda (in realta ce lo si chiede, ma non a livelli "poplari") cosa sia un punto o una retta: eppure con punti e rette e un po di algebretta l uomo ha inventato computers, aerei, eccetera; cio che probabilmente infastidisce di questo stato di cose sta nel fatto che molti uomini tendono a categorizzare altri gruppi di uomini in maniera errata (i razzisti per esempio, o i fanatici religiosi); questo pero è spiegato con lo scarso livello culturale e socio-evolutivo, non col fatto che quel tipo di approccio sia sbagliato in assoluto...anche perche ripeto, c è poco da fare, la mente umana è come un contenitore: puo contenere al massimo x cose contemporaneamente (x varia in base a fattori genetici e culturali, ma la varianza dell insieme di quei valori, per tutti gli esseri umani, non è cosi grande come si potrebbe pensare) ed è quindi necessario trovare dei meccanismi che permettano di vivere dignitosamente senza per questo dover sempre pensare a tutto in ogni istante...
...i computer funzionano esattamente allo stesso modo: a grandi linee, in un dato istante nella cpu passano sempre e solo un accrocchio di 32 zeri/uni (con la differenza che i criteri coi quali questi vengono elaborati sono tutti logicamente ottimi, non come molti individui che hanno una capacita mentale ridotta e la utilizzano per giunta male), eppure mi sembra che in 100 anni bagnati di storia della computer science si sia arrivati a un ottimo punto, no?
Attenzione pero', perche' la mente vista come elaboratore di informazioni era anch'essa una "teoria" in voga soprattutto negli anni 70 in grado di spiegare alcune cose, eppure ci sono evidenze del fatto che alcuni "problemi" nell'ambito del problem solving non hanno una spiegazione sensata secondo i parametri di quelle teorie...quindi di fatto ci si è spostati verso una visione piu' "olistica" del funzionamento della mente...mentre il futuro è decisamente nelle mani delle neuroscienze...

Bollita
18-01-2008, 13:29
non ti è mai neanche passato un pelino un dubbio, che se gli immigrati sono piu' facili a delinquere è perchè FORSE se sono andati via da dove vivevano prima, sono almeno un pochino disperati, e magari dove arrivano non hanno da mangiare e quindi è piu' facile che diventino dei ladri e quant'altro? :)
per dire...uno scappa dall'albania, arriva in italia, se trova un lavoro ok...se no con cosa campa? per forza poi uno si trova disperato e va a rubare...
(per questo poi penso che bisognerebbe fare entrare gli immigrati in conformità al lavoro che gli si puo' dare, e non alla maniera "prego venite tutti, qui è la terra del bengodi")

ho sempre trovato questo modo di ragionare un po' come una scusa, ppoverino non trova lavoro e di conseguenza ruba... non funziona così.
Se una persona vuole lavorare lavora, si prende il permesso di soggiorno e vive a seconda delle regole di quel determinato paese.. i delinquenti ci sono, come ci sono le persone oneste, ma detto così mi pare che si giustifichi il loro modo di agire (quello dei delinquenti).
Io personalmente non ho mai sentito di un cinese che ruba ammazza picchia stupra ... eppure anche loro scappano perchè nn stanno bene...

Mucchina Volante
18-01-2008, 13:45
ho sempre trovato questo modo di ragionare un po' come una scusa, ppoverino non trova lavoro e di conseguenza ruba... non funziona così.
Se una persona vuole lavorare lavora, si prende il permesso di soggiorno e vive a seconda delle regole di quel determinato paese.. i delinquenti ci sono, come ci sono le persone oneste, ma detto così mi pare che si giustifichi il loro modo di agire (quello dei delinquenti).
Io personalmente non ho mai sentito di un cinese che ruba ammazza picchia stupra ... eppure anche loro scappano perchè nn stanno bene...

ma non penso che è così facile per uno che arriva irregolare trovare da lavorare. io non lo assumerei manco morta :asd:
non li voglio scusare con sta storia. io dico: se non hanno un lavoro, non fateli entrare in italia, perchè se non lavorano è quasi scontato che per campare fanno i delinquenti

dnarod
18-01-2008, 14:40
le certezza non si potranno mai calcolare (se ti riferisci alla vita )

mmm non tutte, ma un sottoinsieme non numerosissimo ma sufficiente si; ed è gia un buon punto di partenza imho

Attenzione pero', perche' la mente vista come elaboratore di informazioni era anch'essa una "teoria" in voga soprattutto negli anni 70 in grado di spiegare alcune cose, eppure ci sono evidenze del fatto che alcuni "problemi" nell'ambito del problem solving non hanno una spiegazione sensata secondo i parametri di quelle teorie...quindi di fatto ci si è spostati verso una visione piu' "olistica" del funzionamento della mente...mentre il futuro è decisamente nelle mani delle neuroscienze...

sono un informatico, ma mio padre è un medico e psicoterapeuta (è impegnato nel campo delle neuroscienze), inoltre ho anche letto qualcosa sulle teorie da te citate (ma non mi hanno trovato un granche d accordo, anzi tendo a dissociarmene, non fanno proprio per me); sulle neuroscienze son d accordissimo invece...a me pero piace pensare al cervello umano esattamente come a un calcolatore, con la sola differenza che il paragone a tutt oggi continua a fallire per il semplice fatto che non è ancora stato possibile modellizzare qualcosa di tanto complesso...del resto una volta si pensava che la terra fosse piatta, e lo sbattone per arrivare a capire quanto la realta fosse immensamente piu complicata è stato notevole (un cervello potrebbe richiedere uno sbattone n volte maggiore, ma ho comunque il presentimento che nel mio -che è anche quello di altri- pensiero ci sia per lo meno un fondo di verita)

ps 'mmazza che tuffo nella metafisica, mi sento quasi piu intelligenge :|

Fabryce
18-01-2008, 14:52
Nelle scienze, soprattutto quelle sociali, non esiste una verità assoluta ma solo teorie che possono essere falsificate da altre teorie.. E' quasi impossibile generalizzare nella sociologia, nella psicologia etc... tanto vero al punto che la statistica sociale lavora su aggregati di individui e non su popolazioni "in generale"

Kharonte85
18-01-2008, 15:33
sono un informatico, ma mio padre è un medico e psicoterapeuta (è impegnato nel campo delle neuroscienze), inoltre ho anche letto qualcosa sulle teorie da te citate (ma non mi hanno trovato un granche d accordo, anzi tendo a dissociarmene, non fanno proprio per me); sulle neuroscienze son d accordissimo invece...a me pero piace pensare al cervello umano esattamente come a un calcolatore, con la sola differenza che il paragone a tutt oggi continua a fallire per il semplice fatto che non è ancora stato possibile modellizzare qualcosa di tanto complesso...del resto una volta si pensava che la terra fosse piatta, e lo sbattone per arrivare a capire quanto la realta fosse immensamente piu complicata è stato notevole (un cervello potrebbe richiedere uno sbattone n volte maggiore, ma ho comunque il presentimento che nel mio -che è anche quello di altri- pensiero ci sia per lo meno un fondo di verita)

ps 'mmazza che tuffo nella metafisica, mi sento quasi piu intelligenge :|
Pero' cosi' si rischia il riduzionismo...la somma delle parti non è il tutto, la totalita' comprende anche le relazioni fra le parti...una delle critiche piu' frequentemente avanzate alle teorie di quel tipo è il fatto che non c'è una spinta motivazionale, per dirla con il parallelo dell'elaboratore: un elaboratore di informazioni si limita ad elaborare i dati in ingresso e fornire delle risposte ma se non gli fornisci i dati lui non fara' mai nulla da solo, non ha una iniziativa vera e propria non vive emozioni ne' sensazioni ne' ha esigenze interne...quindi la difficolta' non è tanto una difficolta' di calcolo come potrebbe apparire, la difficolta' invece è che i "passaggi" della mente non sono quantificabili e non sono "logici"; il motore pulsionale (che poggia sui circuiti fisiologici) è qualcosa che difficilmente si puo' tradurre in un linguaggio macchina...ed ecco che quindi l'elaborazione delle informazioni puo' spiegare solo una parte dei comportamenti umani...

morg79
18-01-2008, 16:16
ciao.premetto che non posso leggere tutto il 3d perchè ho poco tempo..ma è meglio..così posso dire la mia senza essere influenzata;) detto questo....
Ogni tanto mi fermo a considerare un fatto: viviamo in un modo dove si parla al plurale, praticamente di tutto, ma non esiste alcun soggetto vivente plurale, siamo tutti singolari.
diciamo che siamo tutti singoli soggetti,che vivono in un mondo dove le etichette e le categorie sono all'ordine del giorno..e questo è la società ad imporlo.l'uomo non può fare altro se non vivere la sua individualità in un contesto che lo ingloba necessariamente in qualche sorta di categoria
Se ci si ferma a pensare, si riesce a capire che ogni persona fa storia a sé, ed è in buona sostanza inclassificabile - ci hanno provato in tanti, dalla psicoanalisi alla criminologia, ma niente, alla fine si scappa sempre fuori dalle "gabbie" costruite per catalogarci.
come ho già detto,l'uomo vive la sua singolarità nell'ambito delle categorie in cui giocoforza appartiene.per fare un esempio..io appartengo alla categoria delle more,delle meridionali,delle italiane ecc..ma resto comunque un singolo individuo che vive la propria vita secondo la propria identità,personalità,individualità..tutte cose uniche per ognuno di noi.
Ogni persona è singolare, e pertanto unica: mi chiedevo se voi, pensando a questa cosa, credete di riuscire a rapportarvi con gli altri in modo corretto, cioè vedendoli come unici e non solo come "parte" di un gruppo di vostri simili, divisi in insieme A, insieme B, insieme C, eccetera.
personalmente io lo faccio sempre.
per me appartenere ad un gruppo ha senso solo se si parla di cose ovvie,come quelle che ho detto sopra,tipo nazionalità ecc..
questo vuol dire che appartengo ad un gruppo del genere non per mia decisione,ma perchè idee nate e ripetute nel tempo,hanno voluto e creato queste classificazioni,vuoi per come è andata la storia,vuoi per la scienza..
ma questo non vuol dire che io mi senta inglobata in un gruppo.
io resto sempre io..e mi ritengo un essere pensante,in grado di avere proprie idee,vita propria..un essere vivente che non ha eguali.
certo,ce ne saranno milioni di more di benevento,ma ognuna sarà diversa in quanto persona
L'argomento mi è venuto in mente pensando che tantissime discussioni qui sono sul modello "le donne sono stronze", "le polacche sono belle", "gli americani sono imperialisti"... E vedo gente davvero convinta delle sue idee generali, quando le afferma.
beh..è facile scivolare nelle generalizzazioni e nei luoghi comuni.
secondo me infatti..il danno più grosso della società,è stato proprio il creare dei modelli standard da prendere come esempio da seguire,e quindi facilmente imitabili dai più deboli.mi dispiace dirlo,ma è così.
molto fanno come le pecore.
ad esempio,se un magnate dell'edilizia compra un terreno che non vale nulla e ci fa un albergo..stai certo che altri compreranno lì e faranno alberghi,convinti che se lo fa lui allora va bene.:muro:

Un mondo dove tutti guardano gli altri come esseri singolari sarebbe magari più lento (richiederebbe parecchia riflessione in più), ma sicuramente più vivibile, secondo me. Voi che ne dite?
io dico che hai ragione in linea generale.
secondo me ognuno di noi racchiude in sè stesso non una,ma mille singolarità,mille modi di essere,di reagire,a seconda del momento in cui si vive e cosa si fa.
ciò che tu chiedi è utopia..in quanto il percorso della società ormai è incanalato verso questa linea..e ogni persona può solo cercare di non perdere la propria individualità evitando di assimilarsi alla massa;)