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View Full Version : Enzo Biagi in gravi condizioni


:.Blizzard.:
02-11-2007, 19:21
Enzo Biagi in gravi condizioni
MILANO - Enzo Biagi, 87 anni, il grande giornalista e scrittore, è ricoverato in gravi condizioni in una clinica milanese del centro. Lo ha confermato la famiglia autorizzando la diffusione della notizia.

Biagi è ricoverato da una settimana. Stamattina - secondo quanto spiegato dalle figlie Carla e Bice - le condizioni si sono molto aggravate tanto che la situazione è "particolarmente critica".

"E' comunque lucidissimo, è sempre lui, capisce tutto" hanno aggiunto le figlie.

(02-11-2007)

Penso uno dei piu' grandi giornalisti che mai abbiamo avuto. Ho letto alcuni dei suoi libri e seguito con grande interesse i suoi interventi televisivi. Grazie di tutto Biagi, nella speranza che tu possa farcela.

reptile9985
02-11-2007, 19:25
:(

sander4
02-11-2007, 19:27
Speriamo che si riprenda. :(

RadioactiveToy
02-11-2007, 19:36
:( :sperem:

anonimizzato
02-11-2007, 19:44
Incrociamo le dita, mi dispiace molto.

paulus69
02-11-2007, 20:25
:(

s83m
02-11-2007, 21:32
:eek:

Onisem
02-11-2007, 21:34
Già mi immagino le speculazioni politiche dopo la sua morte... Da vomito.

bjt2
02-11-2007, 21:50
Mi dispiace... :(

Comunque l'articolo è ambiguo: prima dice che è grave, che si è aggravato oggi anche se è ricoverato da una settimana e quindi hanno deciso di renderlo pubblico... Poi dicono che le cure stanno funzionando... Insomma... Come sta?

johannes
02-11-2007, 22:18
ultimamente l'avevo visto un pò maluccio poverino. speriamo si riprenda...:(:(
per cosa è stato ricoverato?

SquallSed
03-11-2007, 14:38
:nono: :sperem:

Edo4444
03-11-2007, 14:56
:sperem:

Speriamo bene, sarebbe una grave perdita..

Ser21
03-11-2007, 16:13
:(

Dagon
03-11-2007, 16:32
Uno degli ultimi grandi giornalisti. La sua era la scuola che esprimeva idee senza prostituirsi al potente di turno...
Certo l'avergli impedito di svolgere il suo mestiere perchè non allineato alle idee di chi in quel periodo comandava ha indubbiamente lasciato il segno.
Speriamo si riprenda, può ancora dare molto al giornalismo italiano!

Ser21
03-11-2007, 16:32
Le figlie del popolare giornalista parlano di "situazione stazionaria"
"Ha passato una notte tranquilla e al risveglio ha fatto ironie, come al solito"
Biagi, fonti mediche: "Condizioni migliorate"
Il giornalista è cosciente e seduto in poltrona


MILANO - Enzo Biagi sta meglio, le sue condizioni "sono molto migliorate". Questo è quanto affermano i medici che si stanno prendendo cura del giornalista e saggista. "Biagi" - aggiungono - è sereno, tranquillo ed è seduto in poltrona".

L'anziano giornalista, 87 anni compiuti lo scorso nove agosto, è ricoverato alla casa di cura privata "Capitanio" di Milano dalla scorsa settimana. Tra la sera di ieri e la notte ha avuto un endema polmonare che adesso ha superato. "Considerata l'età, la situazione rimane critica, ma adesso sta molto meglio", concludono i medici.

Le figlie Carla e Bice hanno passato tutta la notte con il padre. Proprio ieri mattina le condizioni del popolare giornalista si erano aggravate. Verso sera la famiglia ha autorizzato la diffusione della notizia. Fino a tarda notte e oggi all'alba davanti alla clinica sono rimaste le telecamere delle principali emittenti televisive.

"Stamattina si è svegliato normalmente, ha passato una notte tranquilla, ha parlato e anche scherzato, è un combattente": lo ha spiegato la figlia di Enzo Biagi, Bice, tornando in clinica insieme alla sorella Carla per assistere il padre. "E' molto lucido, speriamo che possa stare meglio", ha aggiunto Bice Biagi.

(3 novembre 2007)

gagost
04-11-2007, 08:24
Uno degli ultimi grandi giornalisti. La sua era la scuola che esprimeva idee senza prostituirsi al potente di turno...
Certo l'avergli impedito di svolgere il suo mestiere perchè non allineato alle idee di chi in quel periodo comandava ha indubbiamente lasciato il segno.
Speriamo si riprenda, può ancora dare molto al giornalismo italiano!

Lascia perdere. Fino al 1944 è stato un giornalista fascista poi è salito sul carro dei vincitori.

Giuseppe

Yusukez
04-11-2007, 11:20
Spero che andandosene faccia tremare un po l'Italia.

reptile9985
04-11-2007, 11:34
Lascia perdere. Fino al 1944 è stato un giornalista fascista poi è salito sul carro dei vincitori.

Giuseppe

Enzo Biagi è nato a Pianaccio, un piccolo paese sull'Appennino bolognese, frazione del comune di Lizzano in Belvedere. All'età di nove anni si trasferì a Bologna, dove il padre Dario lavorava, come vice capo magazziniere, in uno zuccherificio già da qualche anno. L'idea di diventare giornalista gli nacque dopo aver letto Martin Eden di Jack London. Frequentò l'istituto tecnico Pier Crescenzi, dove con altri compagni diede vita ad una piccola rivista studentesca, Il Picchio, che si occupava soprattutto di vita scolastica. Il Picchio fu soppresso dopo qualche mese dal regime fascista e da allora nacque in Biagi una forte indole antifascista.

Nel 1937, all'età di diciassette anni, compose il suo primo articolo, pubblicato sul quotidiano L'Avvenire d'Italia, che parlava del dilemma sorto nella critica dell'epoca se il poeta di Cesenatico Marino Moretti fosse crepuscolare o no. Cominciò così la sua collaborazione con l'Avvenire occupandosi di cronaca, di colore e di piccole interviste a cantanti lirici.

Nel 1940 fu assunto in pianta stabile dal Carlino Sera, versione serale de Il Resto del Carlino, come estensore di notizie, ovvero colui che si occupa di sistemare gli articoli portati in redazione dai reporter. Nel 1942 fu chiamato alle armi ma non partì mai per il fronte a causa di problemi cardiaci che lo accompagneranno per tutta la vita. Si sposò con Lucia Ghetti, maestra elementare, il 18 dicembre 1943; poco dopo fu costretto a rifugiarsi sulle montagne e qui aderì alla Resistenza combattendo nelle brigate "Giustizia e Libertà" legate al Partito d'Azione.

Terminata la guerra, entrò con le truppe alleate a Bologna e fu proprio lui ad annunciare alla radio locale l'avvenuta liberazione. Poco dopo fu assunto come inviato speciale e critico cinematografico al Resto del Carlino.
http://it.wikipedia.org/wiki/Enzo_Biagi

Yusukez
04-11-2007, 11:38
Fino al 1944 è stato un giornalista fascista poi è salito sul carro dei vincitori.
Babbo Natale non ce lo metti nel discorso?

-kurgan-
04-11-2007, 12:30
Lascia perdere. Fino al 1944 è stato un giornalista fascista poi è salito sul carro dei vincitori.

Giuseppe

ti sei confuso con montanelli.. e cmq anche per lui se ne discute parecchio su questo punto ;)

gagost
04-11-2007, 18:49
http://it.wikipedia.org/wiki/Enzo_Biagi


"Biagi e Fo, due fascisti

Le carte ormai parlano chiaro. Da loro invece non una parola.

Non male lo scoop del prossimo numero del Domenicale: fornisce materiale per completare la biografia del decano del giornalismo Enzo Biagi, anzi: «Biagi rag. Enzo», come è riportato su un documento del Minculpop datato 20 gennaio 1944.

Biagi aveva scritto e riscritto quasi tutto, di sé: che fu balilla, avanguardista, membro della Gioventù italiana del littorio, del Gruppo universitario fascista, che aveva scritto su L'assalto e che vinse i premi Prelittorali, che suo zio fece la marcia su Roma e che suo cugino era un viceministro delle Corporazioni, ma soprattutto che infine, al Novantesimo, passò ai partigiani della brigata Legnano.

Non ci aveva raccontato, per esempio, che il Minculpop inviò 70mila e 500 lire da distribuire ai giornalisti del Resto del Carlino «sfollati o dissestati» da incursioni nemiche (gli Alleati) e non ci aveva detto che a Biagi rag. Enzo spettarono ben 3mila lire, segno di indubbia considerazione: al direttore fu dato solo il doppio e al segretario di redazione solo la metà.
Questo nel 1944, periodo in cui la ricchezza vagheggiata erano le «mille lire al mese» ma nondimeno anno di Marzabotto, delle Fosse Ardeatine e delle peggio stragi nazifasciste.
Ma qualche ragioniere, per fortuna, la sfangava."

(Da il Giornale del primo marzo 2007)
http://www.macchianera.net/2007/03/01/biagi_e_fo_erano_due_fascisti.html


Ripeto, lasciamo perdere. Biagi è un uomo anziano al termine della propria esistenza e basta.

reptile9985
04-11-2007, 19:13
"Biagi e Fo, due fascisti

Le carte ormai parlano chiaro. Da loro invece non una parola.

Non male lo scoop del prossimo numero del Domenicale: fornisce materiale per completare la biografia del decano del giornalismo Enzo Biagi, anzi: «Biagi rag. Enzo», come è riportato su un documento del Minculpop datato 20 gennaio 1944.

Biagi aveva scritto e riscritto quasi tutto, di sé: che fu balilla, avanguardista, membro della Gioventù italiana del littorio, del Gruppo universitario fascista, che aveva scritto su L'assalto e che vinse i premi Prelittorali, che suo zio fece la marcia su Roma e che suo cugino era un viceministro delle Corporazioni, ma soprattutto che infine, al Novantesimo, passò ai partigiani della brigata Legnano.

Non ci aveva raccontato, per esempio, che il Minculpop inviò 70mila e 500 lire da distribuire ai giornalisti del Resto del Carlino «sfollati o dissestati» da incursioni nemiche (gli Alleati) e non ci aveva detto che a Biagi rag. Enzo spettarono ben 3mila lire, segno di indubbia considerazione: al direttore fu dato solo il doppio e al segretario di redazione solo la metà.
Questo nel 1944, periodo in cui la ricchezza vagheggiata erano le «mille lire al mese» ma nondimeno anno di Marzabotto, delle Fosse Ardeatine e delle peggio stragi nazifasciste.
Ma qualche ragioniere, per fortuna, la sfangava."

(Da il Giornale del primo marzo 2007)
http://www.macchianera.net/2007/03/01/biagi_e_fo_erano_due_fascisti.html


Ripeto, lasciamo perdere. Biagi è un uomo anziano al termine della propria esistenza e basta.

non sarà certo un articoletto di FACCI nel giornale di famiglia di colui che lo ha accusato di fare un uso criminoso del mezzo televisivo ad infangare uno dei più grandi giornalisti italiani ;)

SoraLella
04-11-2007, 19:25
"Biagi e Fo, due fascisti

Le carte ormai parlano chiaro. Da loro invece non una parola.

Non male lo scoop del prossimo numero del Domenicale: fornisce materiale per completare la biografia del decano del giornalismo Enzo Biagi, anzi: «Biagi rag. Enzo», come è riportato su un documento del Minculpop datato 20 gennaio 1944.

Biagi aveva scritto e riscritto quasi tutto, di sé: che fu balilla, avanguardista, membro della Gioventù italiana del littorio, del Gruppo universitario fascista, che aveva scritto su L'assalto e che vinse i premi Prelittorali, che suo zio fece la marcia su Roma e che suo cugino era un viceministro delle Corporazioni, ma soprattutto che infine, al Novantesimo, passò ai partigiani della brigata Legnano.

Non ci aveva raccontato, per esempio, che il Minculpop inviò 70mila e 500 lire da distribuire ai giornalisti del Resto del Carlino «sfollati o dissestati» da incursioni nemiche (gli Alleati) e non ci aveva detto che a Biagi rag. Enzo spettarono ben 3mila lire, segno di indubbia considerazione: al direttore fu dato solo il doppio e al segretario di redazione solo la metà.
Questo nel 1944, periodo in cui la ricchezza vagheggiata erano le «mille lire al mese» ma nondimeno anno di Marzabotto, delle Fosse Ardeatine e delle peggio stragi nazifasciste.
Ma qualche ragioniere, per fortuna, la sfangava."

(Da il Giornale del primo marzo 2007)
http://www.macchianera.net/2007/03/01/biagi_e_fo_erano_due_fascisti.html


Ripeto, lasciamo perdere. Biagi è un uomo anziano al termine della propria esistenza e basta.


E' uno scherzo vero?

Onisem
04-11-2007, 19:26
E' uno scherzo vero?

Più o meno: è Il Giornale.

Yusukez
04-11-2007, 19:47
Da il Giornale
http://forum.gamesnet.it/images/smilies/rotfl.gif

Dagon
05-11-2007, 09:46
Lascia perdere. Fino al 1944 è stato un giornalista fascista poi è salito sul carro dei vincitori.

Giuseppe

Scusa, cosa c'entra con quello che ho detto?
Lo stesso discorso vale per tutti quei giornalisti a cui è impedito (o è stato impedito...) di svolgere il proprio mestiere causa idee poco gradite.

Nous
05-11-2007, 10:31
Certo che per infangare Biagi ce ne vuole, di coraggio...:rolleyes:

sander4
05-11-2007, 10:33
Più o meno: è Il Giornale.

:asd:

FabioGreggio
05-11-2007, 11:47
Lascia perdere. Fino al 1944 è stato un giornalista fascista poi è salito sul carro dei vincitori.

Giuseppe

Quando uno comincia ad avere più di 40 anni è difficile che non sia stato quelche cosa.
L'imoportante è ciò che si è ora.

fg

FabioGreggio
05-11-2007, 11:54
"Biagi e Fo, due fascisti

Le carte ormai parlano chiaro. Da loro invece non una parola.

Non male lo scoop del prossimo numero del Domenicale: fornisce materiale per completare la biografia del decano del giornalismo Enzo Biagi, anzi: «Biagi rag. Enzo», come è riportato su un documento del Minculpop datato 20 gennaio 1944.

Biagi aveva scritto e riscritto quasi tutto, di sé: che fu balilla, avanguardista, membro della Gioventù italiana del littorio, del Gruppo universitario fascista, che aveva scritto su L'assalto e che vinse i premi Prelittorali, che suo zio fece la marcia su Roma e che suo cugino era un viceministro delle Corporazioni, ma soprattutto che infine, al Novantesimo, passò ai partigiani della brigata Legnano.

Non ci aveva raccontato, per esempio, che il Minculpop inviò 70mila e 500 lire da distribuire ai giornalisti del Resto del Carlino «sfollati o dissestati» da incursioni nemiche (gli Alleati) e non ci aveva detto che a Biagi rag. Enzo spettarono ben 3mila lire, segno di indubbia considerazione: al direttore fu dato solo il doppio e al segretario di redazione solo la metà.
Questo nel 1944, periodo in cui la ricchezza vagheggiata erano le «mille lire al mese» ma nondimeno anno di Marzabotto, delle Fosse Ardeatine e delle peggio stragi nazifasciste.
Ma qualche ragioniere, per fortuna, la sfangava."

(Da il Giornale del primo marzo 2007)
http://www.macchianera.net/2007/03/01/biagi_e_fo_erano_due_fascisti.html


Ripeto, lasciamo perdere. Biagi è un uomo anziano al termine della propria esistenza e basta.

Dalla Biografia di dario Fo:

Durante la guerra, Dario, richiamato sotto le armi nella Repubblica di Salò, riesce a fuggire e trascorre gli ultimi mesi prima della liberazione nascosto in un sottotetto.
I genitori partecipano alla Resistenza, il padre, responsabile del CLN della zona, organizzava il passaggio clandestino in Svizzera di ricercati ebrei e prigionieri inglesi fuggiti; la madre curando i partigiani e i gappisti feriti.

Al proposito esiste una testimonianza del partigiano medaglia d’oro della Resistenza, Leo Wachter, partigiano, ebreo perseguitato che ricorda come durante la guerra più volte si sia rifugiato presso la famiglia Fo a Porto Valtravaglia.
Una volta, ferito gravemente ad una gamba, venne medicato e assistito dalla madre di Dario.
Eccola scritta di suo pugno:

Io ero a Milano, e nel ’42 quelli dell’OVRA mi hanno arrestato e mi hanno tenuto undici mesi a S. Vittore, dove mi hanno picchiato, spaccato i denti. Non per ragioni razziali, ma politiche: facevo parte dei gruppi giovanili antifascisti. Ero il più giovane detenuto politico d’Italia.
Sono stato a S. Vittore fino al 25 luglio del 1943, quando è caduto Mussolini. Allora hanno fatto uscire tutti i “politici”, 72, detenuti a S. Vittore. Lì ho conosciuto Ivo Matteo Lombardo, Romita e gli altri. A Milano c’erano i bombardamenti, e allora siamo andati a Laveno, e dopo l’8 settembre sono andato a fare il partigiano a S. Martino. Ho aiutato molti ebrei a passare in Svizzera.
In quel periodo ho conosciuto Dario Fo, perché la sua famiglia era di quelle parti, di Porta Val Travaglia. Ho fatto anche un’azione con suo zio, sotto un ponte. Un’azione di sabotaggio dalla quale suo zio non è tornato.
In seguito sono andato come testimone a favore di Dario Fo al processo nel quale era accusato di essere un repubblichino.
Perché era sì della Repubblica, ma era dell’antiaerea, dell’Umpa, era uno dei tanti nascosti. Poi una volta avevamo fatto una riunione partigiana con tutti i capi della zona del Varesotto, proprio a casa di Dario Fo. C’era il Colonnello Commento, il Generale Giustizia, io e tanti altri. Se Dario Fo non fosse stato dei nostri ci avrebbe denunciati, non avrebbe permesso la riunione a casa sua. E Dario invece ci ha aiutato. Forse non è stato un eroe, ma insomma, a Covignone ci portava le sigarette.

Leo Wachter, partigiano, ebreo perseguitato






Da “Il paese dei Mezaràt”, 2002)
“Quando penso a quel periodo fra il ’44 e il 45 mi sembra incredibile di aver vissuto tante storie, tutte ammucchiate in così breve tempo. Situazioni grottesche, tragiche, spesso vissute come dentro un incubo. Ancora oggi nel sonno mi capita di ritrovarmi a ripetere a tormentone lo sconquasso dei bombardamenti.

Mi riappaiono le tradotte con i carri-merce dentro i quali mi sono richiuso, le fughe, le diserzioni, la polizia che mi viene a ricercare al paese… e ogni volta vivo l’angoscia di venir catturato e sbattuto in galera.

(…) I quaranta giorni di scuola trascorrono a una velocità incredibile. Aspettiamo con ansia e trepidazione il giorno del lancio, ma all’improvviso il capitano ci avverte che ql campo d’aviazione di Vengono non ci sono più aerei disponibili (…) ci restano pochi gironi e poi verremo spediti chissà dove, forse al fronte, forse costretti a partecipare al rastrellamento dalle parti di Cirié, in Piemonte.
La sera stessa con Marco decidiamo che è tempo di sloggiare immediatamente.

Approfittiamo della libera uscita, corriamo alla stazione ferroviaria e montiamo sull’ultimo treno che raggiunge il lago e lo costeggia.

Mi sono fabbricato altri due permessi falsi. Arrivati a Laveno ci salutiamo… io scendo a Porto. A casa trovo tutta la famiglia; espongo subito la mia situazione: sono di nuovo disertore, ma stavolta rischio di più. Mio padre ha un amico che abita a Caldé, un collega con il quale ha organizzato la fuga di molti perseguitati; è già d’accordo con lui: il ferroviere mi ospiterà nel sottotetto di una vecchia casa semi abbandonata di sua proprietà. E’ un mezzo rudere infroppato quasi completamente dentro un bosco nell’entrovalle. Per raggiungere il solaio c’è solo una scala a pioli; una volta lassù la dovrò ritirare e nasconderla nel sottotetto. Nessuno, nemmeno mia madre, sa di quel nascondiglio. (…) Trascorsi più di un mese là dentro, senza mai uscire. (…)

Credo fosse un martedì, c’era un sole davvero splendente, in tutta la valle le piante a perdita d’occhio erano fiorite. Sento dei botti lontani, una dietro l’altra cominciano a suonare le campane di tutti i campanili intorno. Il vento è a mio vantaggio, mi arrivano gli sbattoni di campana fin da oltre il lago. Mi infilo nel lucernario e salgo in piedi sul tetto, da cui scorgo la piazza di Caldé: c’è una banda che spernacchia a perdifiato e ragazzi, donne e bambini che corrono di qua e di là. Sento urla festose di gente che sale verso il rudere, riconosco subito Alba con le sue amiche, il ferroviere e altri abitanti della valle.

“E’ finita!” ripetono a gran voce. “La guerra è finita” Dopo la liberazione Dario riprende gli studi all'Accademia di Brera a Milano, sempre facendo il pendolare dal Lago Maggiore, e frequenta contemporaneamente la facoltà d'architettura del Politecnico che più tardi abbandonerà a pochi esami dalla laurea.


Bisogna sempre informarsi bene quando si attaccano persone su cose delicate.
Perchè si rischia di fare una figura da bamba altrimenti.


fg