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View Full Version : MAFIA - Si suicida pentito/teste omicidio Fortugno


Ser21
16-10-2007, 10:12
Delitto Fortugno, suicida un pentito a 2 anni dall'omicidio dell'ex vicepresidente

ROMA - Si è suicidato uno dei due testi che hanno incastrato gli assassini di Francesco Fortugno. Bruno Piccolo si è impiccato ieri in un appartamento del Nord Italia dove era stato nascosto dalla direzione distrettuale antimafia per proteggerlo dalle continue minacce che aveva ricevuto da quando aveva deciso di collaborare con la giustizia. Proprio oggi ricorre il secondo anniversario della morte dell'ex vicepresidente del Regione Calabria.


Bruttissimo colpo per la DDA calabrese....Piccolo era decisamente un punto chiave per la requisitoria dei PM.
Qualcuno mi ricorda se le accuse/testimonianze dei pentiti devono essere riportate di persona i aula per poter essere valide ?

Intanto,la storia del pentimento e delle solite fughe di notizie


Il nome dell'uomo è top secret, è stato trasferito nel Norditalia
Sta facendo i nomi di altre persone. Si stringe il cerchio sui mandanti

Fortugno, si pente uno dei killer
Gli inquirenti: basta fughe di notizie


inviato FRANCESCO VIVIANO

REGGIO CALABRIA - Il "contesto" - chi e perché avrebbe organizzato e realizzato l'assassinio del vicepresidente della Regione Calabria, Francesco Fortugno, ucciso il 15 ottobre scorso - è stato raccontato da un nuovo pentito, un uomo che partecipò all'esecuzione del politico calabrese.

Il suo nome è top secret ma si tratta di un personaggio di rilievo fra quelli arrestati la scorsa settimana. Il nuovo pentito, rinchiuso in un carcere del nord Italia, da giorni sta parlando con i magistrati e gli inquirenti calabresi, fornendo particolari e dettagli non solo sugli esecutori materiali dell'omicidio ma anche sui mandanti. E facendo nomi e cognomi di altri personaggi che a vario titolo avrebbero avuto un ruolo nell'omicidio di Francesco Fortugno.

Un grosso contributo all'inchiesta seguita dal sostituto procuratore, Giuseppe Creazzo, che potrebbe ricomporre una parte del mosaico politico - criminale che ruota attorno all'uccisione di Francesco Fortugno.

La notizia del "nuovo" pentito circolava da due giorni ed ha raggiunto quasi in tempo reale i giornalisti che seguono il caso calabrese. La notizia ha naturalmente messo in allarme magistrati ed investigatori, preoccupati che questa rivelazione possa provocare danni alla delicatissima indagine. "È incredibile come una vicenda terribile - commenta un inquirente - venga raccontata quasi in tempo reale dai giornali che vengono in possesso di notizie che dovrebbero essere molto, ma molto riservate".

Il pentimento del "picciotto" calabrese segue di poche settimane quello di Bruno Piccolo, un altro componente della squadra utilizzata dai mandanti: l'uomo che con le sue dichiarazioni ha consentito ai magistrati ed agli inquirenti della squadra mobile di Reggio di fare un po' di luce sull'assassinio del politico della Margherita, provocando quattro giorni fa l'arresto del presunto killer dell'omicidio Salvatore Ritorto, indicato dal collaboratore di giustizia come colui che ha materialmente sparato a Francesco Fortugno.

La pistola è risultata essere la stessa che fu utilizzata per sparare contro la saracinesca del negozio di abbigliamento del calciatore del Locri Francesco Cotroneo, ucciso pochi giorni fa. Con Ritorto furono anche arrestati Domenico Novella, Domenico Audino e Carm elo Dessì.

Le dichiarazioni di Bruno Piccolo hanno consentito di arrivare al livello operativo, ma anche all'individuazione di un presunto mandante ritenuto dagli inquirenti "intermedio", il caposala dell'ospedale di Locri Salvatore Marcianò, che secondo il pentito era in strettissimi rapporti con il killer di Fortugno e con tutti gli altri che hanno partecipato all'agguato.

Gli arrestati ed i due pentiti sono di Locri, città in cui Fortugno viveva, lavorava e dove è stato ammazzato. L'agguato, compiuto davanti ad un seggio delle primarie dell'Unione, fu organizzato all'interno del bar "Arcobaleno" di proprietà di Bruno Piccolo, che ha seguito in diretta tutte le fasi della preparazione del delitto di cui poi ha rivelato ai magistrati i retroscena.

Il nuovo pentito, anche lui componente del gruppo che partecipò all'uccisione di Fortugno, avrebbe svelato particolari molto più "significativi" di quelli forniti da Piccolo, che potrebbero condurre a una svolta l'inchiesta sull'assassinio del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria.


(27 marzo 2006)


E l'arresto dei Killer:


L'esecutore materiale sarebbe Salvatore Ritorto, 27 anni, di Locri
Provvedimento restrittivo anche per il capo cosca Vincenzo Cordì

Omicidio Fortugno, arrestati i killer grazie a collaboratore di giustizia



Dopo cinque mesi di indagini individuati gli assassini

REGGIO CALABRIA - Identificati i presunti killer di Francesco Fortugno, il vice presidente del Consiglio regionale della Calabria ucciso a Locri il 16 ottobre del 2005, nel seggio per le primarie dell'Unione. La polizia ha arrestato Salvatore Ritorto, 27 anni, pregiudicato, accusato di essere l'esecutore materiale dell'assassinio, Domenico Audino (27), Carmelo Dessì (28), Carmelo Crisalli (26) e Nicola Pitari (27). Sono inoltre state emesse quattro ordinanze di custodia cautelare a persone già detenute: Vincenzo Cordì di 49 anni, presunto capo dell'omonima cosca della 'ndrangheta; Domenico Novella (30), Antonio Dessì (24) e Gaetano Mazzara (42), che era agli arresti domiciliari. Tutti sono di Locri e appartengono alla cosca dei Cordì.

La svolta nelle indagini all'indomani dell'assassinio di Enzo Cotroneo, calciatore del Locri: un anno fa spararono contro il suo circolo con la stessa pistola che poi ha ucciso l'esponente della Margherita. Una svolta arrivata grazie anche a un collaboratore di giustizia e ad intercettazioni telefoniche ad alcuni esponenti della cosca Cordì, che parlavano proprio di un'arma dello stesso calibro di quella usata per l'omicidio di Fortugno.

A collaborare con gli inquirenti è stato Bruno Piccolo, di 27 anni, arrestato il 15 novembre scorso durante un'operazione che portò alla cattura di quattro presunti affiliati alla cosca Cordì, alla quale apparterrebbe anche lo stesso Piccolo. Proprio in quell'occasione gli investigatori accertarono che tra le armi usate dai quattro arrestati c'era una pistola calibro nove, lo stesso tipo di quella utilizzata dal presunto killer di Fortugno. Sulla base delle dichiarazioni del pentito e seguendo la pista dell'arsenale che la cosca aveva a disposizione per mettere a segno i suoi colpi, il pool di inquirenti è riuscito a definire il quadro delle responsabilità connesso all'assassinio di Fortugno.

L'operazione del Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia e della Squadra mobile di Reggio Calabria per fare piena luce sull'assassinio è comunque in corso e le forze dell'ordine hanno eseguito dalle prime ore di oggi in tutta la regione una maxi operazione contro la 'ndrangheta. Tra i reati contestati associazione di tipo mafioso, omicidio, rapina a mano armata.

Le nove ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria, Maria Grazia Arena, su richiesta dei magistrati Giuseppe Creazzo e Marco Colamonici, della procura distrettuale Antimafia del capoluogo calabrese diretta dal Procuratore capo Antonino Catanese, team che insieme al procuratore aggiunto Francesco Scuderi ha condotto l'inchiesta penale sull'omicidio Fortugno.

Le indagini, durate cinque mesi, avrebbero permesso di raccogliere concreti elementi di responsabilità a carico di quattro esponenti di spicco della cosca Cordì. Gli investigatori hanno fatto ricorso a sofisticate tecnologie, in collaborazione con gli specialisti del servizio Polizia Scientifica e del reparto prevenzione crimine della direzione centrale Anticrimine diretta da Nicola Cavaliere.

(21 marzo 2006)

Ser21
16-10-2007, 10:24
Delitto Fortugno, suicida un pentito
a 2 anni dall'omicidio dell'ex vicepresidente

ROMA - Suicida uno dei due testi che hanno incastrato gli assassini di Francesco Fortugno. Bruno Piccolo si è impiccato ieri in un appartamento del Nord Italia dove era stato nascosto dalla direzione distrettuale antimafia per proteggerlo dalle continue minacce che aveva ricevuto da quando aveva deciso di collaborare con la giustizia. Proprio oggi ricorre il secondo anniversario della morte dell'ex vicepresidente del Regione Calabria.

Furono proprio le rivelazioni di Bruno Piccolo, 28 anni, già arrestato insieme ad altre persone per associazione a delinquere finalizzata al traffico d'armi, a portare agli arresti del mandante e dell'esecutore materiale dell'agguato. Dopo alcuni mesi di carcere, Piccolo decise di rivelare agli inquirenti i particolari dell'omicidio e svelò i retroscena dell'assassinio. Parlò degli incontri con i membri della cosca nel suo bar Arcabaleno a Locri e fece nomi e cognomi. Qualche giorno dopo, fu arrestato il presunto killer di Francesco Fortugno e fu individuato anche il presunto mandante, il caposala dell'ospedale di Locri Salvatore Marcianò.

In tutto gli imputati per l'omicidio dell'ex vicepresidente del aregione Calabria sono otto. In particolare quattro degli imputati sono accusati di omicidio volontario. Si tratta dei due presunti mandanti, Alessandro e Giuseppe Marcianò, padre e figlio; di Salvatore Ritorto, accusato di essere stato l'esecutore materiale dell'assassinio di Fortugno, e di Domenico Audino. Il processo contro i presunti assassini è iniziato nella primavera scorsa ma è stato rinviato per motivi procedurali. Secondo la Procura, il suicidio del pentito non causerà altre sospensioni del procedimento perchè la sua testimonianza era stata raccolta in sede dibattimentale e "non perde valore seppure il teste si è tolto la vita".

(16-10-2007)



Questo è fondamentale.

bjt2
16-10-2007, 11:36
Secondo me non si è suicidato, ma LO HANNO suicidato...

giorno
16-10-2007, 13:50
Secondo me non si è suicidato, ma LO HANNO suicidato...

eh si,lo hanno suicidato proprio...prima che suicidassero la sua famiglia...

Ser21
16-10-2007, 13:51
Un grazie a coloro che 10 anni fa,riformarono la legge sui collaboratori di giusrizia,togliendo soldi,incentivi e limitando il periodo di collaborazione a 6 mesi.

Ser21
17-10-2007, 09:31
Dopo le minacce, Bruno Piccolo viveva in un appartamento protetto dalla Dda
Ricorre oggi il secondo anniversario della morte dell'ex vicepresidente della Calabria
Delitto Fortugno, pentito si uccide
subì le pressioni della 'ndrangheta
I motivi del suicidio in una lettera abbandonata sul comodino
Centinaia di ragazzi da tutta la regione per manifestare a favore della legalità



Bruno Piccolo
ROMA - Suicida uno dei due testi che hanno incastrato gli assassini di Francesco Fortugno. Bruno Piccolo si è impiccato ieri in un appartamento a Francavilla a Mare, vicino Chieti, dove era stato nascosto dalla Direzione distrettuale antimafia: continuava a ricevere minacce da quando aveva deciso di collaborare con la giustizia.

A fare la scoperta gli uomini delle forze dell'ordine allertati dai parenti del pentito. La notizia proprio nel secondo anniversario della morte dell'ex vicepresidente del consiglio regionale della Calabria, ucciso a Locri il giorno delle primarie dell'Unione per la scelta del premier.

Ha lasciato uno scritto il suicida, una sorta di epitaffio abbandonato sul comodino. Sarà la Procura di Chieti a condurre le indagini. Sono state acquisiti i tabulati telefonici per conoscere le persone con cui Piccolo ha parlato negli ultimi giorni; in particolare i giudici vogliono chiarire il rapporto particolarmente burrascoso che il pentito intratteneva con una donna abruzzese. Secondo alcune fonti investigative, l'uomo aveva tentato il suicidio già nello scorso mese di maggio.

I difensori degli imputati nel processo Fortugno hanno sempre cercato di minare la credibilità del teste, evidenziando come il giovane fosse stato riformato dal servizio di leva per problemi psichici. Al termine di una perizia psichiatrica, per i magistrati della Dda di Reggio Calabria, il pentito fu giudicato una "persona attendibile".

Furono proprio le rivelazioni di Bruno Piccolo, 28 anni, già arrestato insieme ad altre persone per associazione a delinquere finalizzata al traffico d'armi, a portare agli arresti del mandante e dell'esecutore materiale dell'agguato. Dopo alcuni mesi di carcere, decise di rivelare agli inquirenti i particolari dell'omicidio e svelò i retroscena dell'assassinio. Parlò degli incontri con i membri della cosca Cordì nel suo bar Arcabaleno a Locri e fece nomi e cognomi. Qualche giorno dopo, fu arrestato il presunto killer di Francesco Fortugno e fu individuato anche il presunto mandante, il caposala dell'ospedale di Locri Salvatore Marcianò.

Piccolo era un chiodo fisso delle cosche. La famiglia Cordì ha fatto di tutto per non farlo collaborare. Lo riteneva un elemento "debole". Madre e sorella arrivarono nel supercarcere di Sulmona, dove era sottoposto al regime di 41 bis, per cercare di convincerlo. Poi ci provò anche uno zio. Piccolo non apparteneva a una famiglia mafiosa: suo padre ebbe un incidente sul lavoro, e lui da allora ne restò traumatizzato.

In tutto, gli imputati per l'omicidio dell'ex vicepresidente della Regione Calabria sono otto, quattro di loro sono accusati di omicidio volontario. Si tratta dei due presunti mandanti, Alessandro e Giuseppe Marcianò, padre e figlio; di Salvatore Ritorto, accusato di essere stato l'esecutore materiale dell'assassinio di Fortugno, e di Domenico Audino. Il processo contro i presunti assassini è iniziato nella primavera scorsa ma è stato rinviato per motivi procedurali. Secondo la Procura, il suicidio del pentito non causerà però altre sospensioni del procedimento perché la sua testimonianza era stata raccolta in sede dibattimentale e "non perde valore seppure il teste si è tolto la vita".

Il presidente della commissione parlamentare antimafia, Francesco Forgione, era a Locri: "Bisogna ragionare sul contesto politico-mafioso in cui il delitto Fortugno è maturato". Insieme a lui e alla vedova dell'ex vicepresdiente della Regione, centinaia di ragazzi provenienti da tutta la Calabria hanno attraversato le strade di Locri tenendo tra le mani uno striscione con la scritta: "Qui per Fortugno e la legalità". Prima dell'inizio del corteo, nella piazza cui è stato dato il nome del politico ucciso, è stato piantato "l'ulivo della legalità", voluto dalla vedova e dai figli" come simbolo dell'impegno di tutti contro tutte le criminalità".

(16 ottobre 2007)

Onisem
17-10-2007, 10:26
L'hanno suicidato?

Ser21
17-10-2007, 10:48
L'hanno suicidato?

No,si è suicidato come Adamo Bovo...

Onisem
17-10-2007, 12:35
No,si è suicidato come Adamo Bovo...

Aahhh...! :O

Senza Fili
17-10-2007, 12:46
Secondo me non si è suicidato, ma LO HANNO suicidato...

*

bjt2
17-10-2007, 19:51
No,si è suicidato come Adamo Bovo...

Bove...

Tu ci scherzi... ma il tale Bove era il marito di una mia collega, che ora vedo tutti i giorni (è tornata da una trasferta di 6 mesi in America) e ancora oggi "sospettiamo" che non si sia suicidato...

Ser21
17-10-2007, 22:40
Bove...

Tu ci scherzi... ma il tale Bove era il marito di una mia collega, che ora vedo tutti i giorni (è tornata da una trasferta di 6 mesi in America) e ancora oggi "sospettiamo" che non si sia suicidato...

Si scusa,Bove.
Io ho sentito il padre dire che il figlio soffriva di vertigini....ma poi se pensi alla vicenda ci sn troppe cose che nn tornano..