View Full Version : Si torna in Iraq ...
I CARABINIERI TORNANO IN IRAQ
di Gianandrea Gaiani
12 luglio - Dopo aver fornito l’addestramento di base a 11.000 poliziotti a Nassiryah e dintorni, i carabinieri tornano in Iraq per istruire le forze d’élite della polizia di Baghdad. Sei mesi dopo la conclusione dell’operazione Antica Babilonia il ministro della Difesa, Arturo Parisi, ha annunciato il 28 giugno l’avvio di una nuova missione militare in Iraq durante l’incontro con il suo omologo iracheno, Mohammed Jasim Al Mafriji, in visita ufficiale a Roma. Un nucleo dell’Arma è già arrivato a Baghdad per mettere a punto i dettagli della missione che dovrebbe prendere il via a settembre. Le necessità della Iraqi National Police riguardano soprattutto i settori investigativo, antisommossa e antiguerriglia. I carabinieri sono considerati anche dagli statunitensi la migliore forza di polizia a status militare del mondo, grazie anche all’esperienza maturata con l’impiego delle unità MSU (Multinational Specialized Unit) nei Balcani e nella provincia irachena del Dhiqar. Anzi, secondo indiscrezioni, la nuova missione addestrativa sarebbe state richiesta direttamente dal Comando statunitense a Bagdad che già nel 2003, subito dopo la caduta di Saddam Hussein, aveva chiesto invano all'italia di fornire un consistente contingente dell'Arma per riorganizzare il comparto della sicurezza in Iraq. Da settembre alcune decine di istruttori e consiglieri, provenienti in gran parte dal reggimento carabinieri paracadutisti “Tuscania” e dalla Seconda Brigata Mobile dell'Arma, si occuperanno per almeno due anni di selezionare e addestrare alcuni battaglioni di polizia irachena strutturati sul modello delle MSU, composti cioè da circa 400 effettivi suddivisi tra unità mobili, logistiche, investigative e di comando. Il supporto fornito dall’Arma consentirà di preparare non meno di due brigate e inoltre di formare i quadri iracheni che a loro volta addestreranno altri battaglioni di agenti sotto la supervisione degli esperti italiani. Pur ritirando il contingente da Nassiryah per sottolineare la “discontinuità” con il precedente governo di centro-destra, l’Unione ha mantenuto diversi programmi di cooperazione militare con Baghdad. Ufficiali iracheni studiano nelle scuole militari italiane, la marina ha ricevuto in dono alcune motovedette dismesse dalle Capitanerie di porto mentre a Rustamiyah, nei pressi di Baghdad, una trentina di istruttori italiani lavorano all’accademia istituita dalla NATO per formare i nuovi ufficiali iracheni. Un'Accademia nella quale il ruolo italiano non è certo di basso profilo considerato che un generale di divisione dell'Esercito, attualmente Alessandro Pompegnani, ricopre l'incarico di vice comandante. La "discontinuità" sembra quindi riguardare non tanto le finalità quanto la continuità e la coerenza dell’impegno militare italiano a favore dell’Iraq. Dopo aver addestrato le forze di polizia nel Dhiqar, il ritiro della MSU dei carabinieri con l’intero contingente Antica Babilonia ha privato gli agenti iracheni dei consulenti che verificavano anche efficienza e affidabilità con il risultato che oggi molti poliziotti a Nassiryah rispondono direttamente alle milizie dei partiti sciiti e non alle istituzioni irachene. Un aspetto che di fatto vanifica tre anni di lavoro svolto dall'operazione Antica Babilonia. La nuova missione, pur se addestrativa, non è certo priva di rischi soprattutto tenendo conto dell’escalation delle azioni terroristiche e delle crescenti perdite statuntensi e alleate in Iraq. L'arrivo di altri militari italiani non riguarderà però Nassiryah dove continuano ad operare una mezza dozzina di tecnici italiani del Provincial Reconstruction Team, l'Unità di Supporto alla Ricostriuzione guidata da Anna Prause che gestisce progetti infrastrutturali e di formazione nel Dhiqar. Il personale nazionale e straniero del PRT a guida italiana vive all'interno della base alleata di Tallil, scortato e protetto da truppe americane e australiane in attesa che entri in vigore un contratto siglato con la società di sicurezza privata britannica Aegis del valore di 3 milioni di euro.
http://www.analisidifesa.it/
:D :D
johannes
21-07-2007, 12:50
mah, sono perplesso.....
28 giugno?,un po passata sotto silenzio sta notizia:mbe:
ELISAMAC1
21-07-2007, 13:08
Su le orecchie sx
mi spiace ma non ci siamo proprio. :muro:
su questo tema è la seconda volta che tradiscono il mandato degli elettori (la prima è stato aumentare le spese militari in Finanziaria).
mi spiace ma non ci siamo proprio. :muro:
su questo tema è la seconda volta che tradiscono il mandato degli elettori (la prima è stato aumentare le spese militari in Finanziaria).
la terza è lo scalino?:D
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/07_Luglio/20/pensioni_reazioni_politica.shtml
ops è un altro tema mi so confuso:D
no :D
e cmq ho precisato "su questo tema" :O
no :D
e cmq ho precisato "su questo tema" :O
tieni:O
Chi ha scelto Prodi vuole il ritiro
Afghanistan: il 73 percento degli elettori dell'Ulivo vuole il rientro delle truppe
"Nessuna riduzione di uomini in Afghanistan". La frase del ministro della Difesa italiano Arturo Parisi stava su tutti i giornali all’inizio di luglio. Per “uomini” si intende, ovviamente, militari.
Ma a sentire i giornali, e le dichiarazioni di politici e commentatori, la missione italiana sarebbe nelle intenzioni del Governo ridotta, e questa sarebbe stata la concessione fatta ai pacifisti assoluti o confusi. Ma è vero?
Fino a giugno 2006 i militari italiani impegnati nella guerra in Afghanistan (meglio sarebbe chiamarla la guerra “contro” gli afgani, viste le cifre e i risultati ottenuti in cinque anni: 97 per cento di vittime civili e il terrorismo che si doveva combattere sempre più attivo) erano 1370. Al 23 luglio si contano impegnati 1938 “uomini” (c’è anche qualche donna, per la verità). Una aggiunta di 568 militari in meno di due mesi, e due navi da guerra che non sono fatte per trasportare farinacei ma per tirare missili a lunga gittata.
“Il 60 percento del nostro elettorato vorrebbe il ritiro dall’Afghanistan, ma il 90 percento è assolutamente contrario a far cadere il governo Prodi”. Lo ha dichiarato il leader dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio.
Straordinarie alchimie della politica. Un sondaggio del Corriere della Sera, conferma: il 61% degli italiani (non degli elettori del governo Prodi) sarebbero per il ritiro*.
Il Corriere non fornisce il dato disaggregato, e cioè quanti sono gli elettori di questo governo a volere il ritiro dall'Afghanistan.
E l'autore del sondaggio, il professor Renato Mannheimer, spiega così a PeaceReporter quel 61 percento degli italiani che vogliono il ritiro delle truppe: “questo risultato non è il frutto di consapevolezza sulla situazione di quel paese o della nostra presenza in quel paese. Questo risultato indica una grande ignoranza su questo tema, una grande confusione degli italiani sull'Afghanistan e sull'Iraq, e la ovvia scelta tra pace e guerra a favore della prima. Non è una vittoria del movimento pacifista, ma della confusione”.
Le stesse cose però suonano diverse se dette in questo modo: la gente vuole la pace. E pensa che sia un bene a prescindere da qualsiasi motivazione, cavillo, arzigogolo lessicale venga usato per scegliere invece la guerra. La gente non distingue tra Iraq e Afghanistan, tra “missioni umanitarie” e “missioni di guerra al terrorismo” proprio perché il risultato di entrambe è il medesimo. Morti. Distruzione. Che colpiscono civili, donne, bambini. In Libano come in Afghanistan, in Israele come in Iraq. E allora detta così sembra una vittoria del banale buonsenso. Che troppo spesso è sacrificato all'ideologia o all'interesse privato.
Peraltro, non dovrebbe essere grande motivo di vanto – tantomeno una indicazione di politica estera - il constatare che a due mesi dalle elezioni nove su dieci di coloro che hanno votato per questo governo vorrebbero che stesse in piedi. Questo è normale.
Quello che non è normale, e che il Corriere della Sera non dice ma che l'Ispo, l'istituto del professor Mannheimer ha detto a PeaceReporter, è che il 72.8 percento degli elettori del centrosinistra vuole che le nostre truppe tornino a casa. E solo il 8,8 percento degli elettori dell'attuale Governo chiede che i soldati vadano via dall'Iraq ma restino in Afghanistan*. I pochi “ribelli” dunque, rappresentano la stragrande maggioranza degli elettori del Governo.
Ma di questo nessuno parla.
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=73&ida=&idt=&idart=5921
http://www.peacereporter.net/upload/immagini/img1/canali/editoriali/2006/mancs.jpg
johannes
21-07-2007, 13:20
mi spiace ma non ci siamo proprio. :muro:
su questo tema è la seconda volta che tradiscono il mandato degli elettori (la prima è stato aumentare le spese militari in Finanziaria).
io non sono d'accordo come te, però è molto diverso rispetto alla precedente missione in Iraq. lì era stata fatta insieme agli USA che furono coloro che bombardarono l'Iraq, adesso è molto diverso.
io non sono d'accordo come te, però è molto diverso rispetto alla precedente missione in Iraq. lì era stata fatta insieme agli USA che furono coloro che bombardarono l'Iraq, adesso è molto diverso.
non è questo il punto.
gli Irakeni non ci volgiono.
ci saranno dei morti italiani.
è un costo per il paese, anche economicamente.
non c'è nessun motivo per il quale noi dovremmo andare lì e non in uno degli altri mille paesi disastrati del terzo mondo. nessuno a parte ottenere la nostra fetta della torta (la ricostruzione), sia chiaro.
non è questo che mi aspetto dal governo del mio paese.
johannes
21-07-2007, 13:25
non è questo il punto.
gli Irakeni non ci volgiono.
ci saranno dei morti italiani.
è un costo per il paese, anche economicamente.
non c'è nessun motivo per il quale noi dovremmo andare lì e non in uno degli altri mille paesi disastrati del terzo mondo. nessuno a parte ottenere la nostra fetta della torta (la ricostruzione), sia chiaro.
non è questo che mi aspetto dal governo del mio paese.
mah, è una differenza non da poco secondo me, comunque anch'io sono per il ritiro.
ELISAMAC1
21-07-2007, 13:26
io non sono d'accordo come te, però è molto diverso rispetto alla precedente missione in Iraq. lì era stata fatta insieme agli USA che furono coloro che bombardarono l'Iraq, adesso è molto diverso.
Ma in Iraq nn c'e' ancora la guerra.Mi pare ke qlk della sx lo ha sempre detto!!!
se si tratta di una missione con lo scopo di addestrare le forze di polizia locali, io sono favorevole.
johannes
21-07-2007, 13:27
Ma in Iraq nn c'e' ancora la guerra.Mi pare ke qlk della sx lo ha sempre detto!!!
in Iraq adesso c'è la guerra civile.
non c'entra sinistra destra.
io dico che quando l'Italia andò in Iraq, lo fece con un paese che bombardò l'Iraq.
ELISAMAC1
21-07-2007, 14:11
Torno ad insistere ma in Iraq quando vi fa comodo nn c'e' ancora la guerra!!!
johannes
21-07-2007, 14:42
Torno ad insistere ma in Iraq quando vi fa comodo nn c'e' ancora la guerra!!!
In Iraq c'è la guerra civile. Attentati tutti i giorni, cosa sarebbe?
(la prima è stato aumentare le spese militari in Finanziaria).
Evidentemente si sono accorti che quella voce nel programma era una stronzata visto che ridurre ulteriormente il budget avrebbe significato di fatto chiudere tutta la baracca ... ed avere forze armate in efficenza è il dovere di un governo e diritto dei cittadini ed è sopra i programmi ...
non è questo il punto.
gli Irakeni non ci volgiono.
ci saranno dei morti italiani.
è un costo per il paese, anche economicamente.
non c'è nessun motivo per il quale noi dovremmo andare lì e non in uno degli altri mille paesi disastrati del terzo mondo. nessuno a parte ottenere la nostra fetta della torta (la ricostruzione), sia chiaro.
non è questo che mi aspetto dal governo del mio paese.
mah il la vedo diversamente, gli irakeni a nassiriyah stavano meglio che in qualsiasi altra parte dell' iraq, e questo è un dato di fatto, confermato dall' affluenza alle urne. Data la natura della nuova missione, morti non ce ne saranno, se non per qualche sfigato incidente che vedo remoto.
Il motivo lo hai dato tu, la nostra fetta della torta, non vedo perchè dovremmo rinunciarvi
Fino a giugno 2006 i militari italiani impegnati nella guerra in Afghanistan (meglio sarebbe chiamarla la guerra “contro” gli afgani, viste le cifre e i risultati ottenuti in cinque anni: 97 per cento di vittime civili e il terrorismo che si doveva combattere sempre più attivo) erano 1370. Al 23 luglio si contano impegnati 1938 “uomini” (c’è anche qualche donna, per la verità). Una aggiunta di 568 militari in meno di due mesi, e due navi da guerra che non sono fatte per trasportare farinacei ma per tirare missili a lunga gittata.
per la serie "gli articoli scritti da paperino", ecco a voi un esempio concreto di cattivo e disinformato giornalismo!
In primis i "numeri" sono sbagliati, in quanto già a Febbraio 2006 il contingente contava 1850 uomini (fonte Panorama Difesa)!
Secondo, le 2 navi di cui si parla sono il rifornitore Etna e il pattugliatore Foscari, il primo è una nave logistica (rifornitore di squadra) che imbarcava il comando della task force 152, il secondo un pattugliatore d'altura che forniva la scorta alla prima e veniva usato per eventuale attività di boarding, notare che la prima nave è praticamente disarmata (se escludiamo i cannonncini per la difesa contro i barchini di eventuali terroristi) e la seconda ha un cannone di medio calibro che tira ben...7km! Altro che missili a lunga gittata...ma perfavore!
Notare inoltre che tali navi hanno concluso la partecipazione navale italiana a endureing freedom dopo 5 anni di presenza initerrotta della marina nel golfo persico...per me cmq è stata una cazzata ritirarle
Davvero minacciose tali navi, li vedete no i missili a lunga gittata? :read: :D :rolleyes:
http://www.marina.difesa.it/attivita/operazioni/enduringfreedom/images/etna/01.jpg
JackTheReaper
23-07-2007, 09:47
non mi risulta che disponiamo attualmente di navi che possano tirare missili da crociera a lunga gittata. forse nel 2020 con le FREMM multiruolo ma sicuramente non ora
CERTO CHE IL GOVERNO PRODI SI INVENTA OGNI GIORNO IL SISTEMA DI PERDERE I suoi ELETTORI...
:rolleyes: :rolleyes: :rolleyes:
-kurgan-
23-07-2007, 14:37
http://www.peacereporter.net/upload/immagini/img1/canali/editoriali/2006/mancs.jpg
quando lo dicevo io mi si diceva che era la posizione degli "estremisti".. questo per levarsi un sassolino dalla scarpa :rolleyes:
Senza Fili
23-07-2007, 14:49
Ma certo, siccome nel nostro paese la criminalità non esiste, andiamo a fare missioni di pace all'estero, tanto non costa nulla, no?
-kurgan-
23-07-2007, 15:11
Ma certo, siccome nel nostro paese la criminalità non esiste, andiamo a fare missioni di pace all'estero, tanto non costa nulla, no?
e aumentiamo l'età pensionabile, che non ci sono soldi.. e "il sistema" è insostenibile. Grazie a sta cippa..
Senza Fili
23-07-2007, 15:15
e aumentiamo l'età pensionabile, che non ci sono soldi.. e "il sistema" è insostenibile. Grazie a sta cippa..
Già :rolleyes:
p.s. la beneficenza e/o gli sboroni di dovrebbero fare quando si è economicamente a posto, e non è la nostra situazione.
Le missioni fanno parte della politica estera di un paese e come tali sono indispensabili, comunque, aggionamento:
Da settembre a Baghdad 80 carabinieri-istruttori Nato
La Difesa conferma l’impegno per l’addestramento della polizia. Critica la sinistra radicale. Forcieri: polverone sul nulla
Si legge da qualche giorno dell’invio di alcune decine di carabinieri a Baghdad, che hanno acceso polemiche che riguardano gli impieghi di soldati italiani in Iraq.
Il governo, secondo alcuni, non ha chiuso o vuole riaprire la missione Antica Babilonia, la cui fine era stata decretata per il dicembre 2006.
Il Corriere della Sera sottolinea come di questa aliquota di Carabinieri non si sia saputo granchè, quasi foss eun argomento di "basso profilo", per ovvi motivi di opportunità politica.
Come spiega un fonte della Difesa «un piccolo gruppo» di militari dell’Arma, paracadutisti, una quarantina, si trova già a Baghdad per preparare l’arrivo di un’altra quarantina di carabinieri che saranno gli istruttori addetti all’addestramento della nuova Polizia Nazionale.
Si tratta di un’iniziativa che avviene nell’ambito dell’impegno della Nato che si è assunta il compito di formare le forze della sicurezza irachena, e sembra nascere da una richiesta del ministro della Difesa iracheno Mohammed Jasim al Mafriji.
L’esponente del governo di Baghdad, in quella occasione, incontrò alcuni ufficiali iracheni che stanno frequentando le accademie italiane nell’ambito dello stesso programma che vedrà l’arrivo dei carabinieri in Iraq. Nel corso di un colloquio avvenuto al centro Alti studi per la Difesa, il ministro della Difesa Arturo Parisi ha ribadito all’ospite iracheno la volontà del nostro governo di continuare a sostenere gli sforzi di quello iracheno «nel cammino verso la stabilizzazione e la ricostruzione del paese».
L’invio dei carabinieri avverrebbe quindi nell’ambito del programma di addestramento avviato dalla Nato e approvato dalle Nazioni Unite.
Per sostenere il programma di formazione delle forze di polizia irachena la Nato ha contattato anche Parigi e Madrid. L’invio di un continente dell’Arma sembrerebbe come «un’estensione» degli impegni già presi.
Nelle vesti di istruttori i carabinieri italiani insegneranno ad ufficiali e sottufficiali iracheni non solo la tecniche militari, ma anche come «come conquistare l’appoggio delle popolazioni, isolare gli elementi violenti, agire nelle operazioni di repressione e utilizzeranno l’esperienza maturata contro il terrorismo in Italia.
L’impegno assunto dall’Italia e reso pubblico appunto da Parisi, prevede che i carabinieri, provenienti in massima parte dal battaglione paracadutisti del Tuscania, restino a Baghdad almeno per due anni. La zona di addestramento della Polizia Nazionale irachena avverrà a camp Dublin, nella zona vicina all’aeroporto di Baghdad. Quella dei carabinieri non sarà la sola presenza italiana a Baghdad. Da tempo alcuni ufficiali italiani operano come istruttori nell’accademia creata dalla Nato a Rustamiyah, alla porte di Baghdad. Altri programmi vengono coordinati dall’ambasciata d’Italia nella capitale irachena. Giudici italiani collaborano alla riforma del sistema giudiziario iracheno. L’Italia segue anche la riorganizzazione del sistema penitenziario.
Ma certo, siccome nel nostro paese la criminalità non esiste, andiamo a fare missioni di pace all'estero, tanto non costa nulla, no?
in effetti esercito, parà e carabinieri farebbero più buon servizio a presidiare il territorio italiano ...
oppure no... finirebbe il magna-magna colluso con la malavita.
comunque nel caso specifico meno di cento ISTRUTTORI non li chiamerei "mandare lì l'esercito" ... mi pare un po' strumentalizzata la cosa.
blamecanada
24-07-2007, 13:56
e aumentiamo l'età pensionabile, che non ci sono soldi.. e "il sistema" è insostenibile. Grazie a sta cippa..
*
Quelli che sono insostenibili sono questi politici!
Quando rivoto sai che c’è??
Io col cazzo che voto per te!!
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