00Luca
03-01-2007, 20:46
L'economista liberal scrive al leader della Quercia: "Non rinnoverò la tessera"
Fassino: "Rammaricato, ma ha torto".
Caldarola : "Partito in grave crisi di indentità"
Rossi se ne va: morto il riformismo
E nei Ds scoppia la polemica
ROMA - "Mi rammarico della scelta annunciata da Nicola Rossi e spero che un ripensamento gli consenta di continuare a essere un dirigente stimato e autorevole dei Ds". E' questa la reazione di Piero Fassino alla decisione dell'economista liberal di non rinnovare più la tessera del partito dei Ds, annunciata in una lettera indirizzata proprio al leader della Quercia, perché "sul terreno riformista la sinistra ha esaurito tutte le energie".
Nel testo, pubblicato sul sito NicolaRossi.it, il deputato, già consulente di Massimo D'Alema, spiega a Fassino e, per conoscenza, al capogruppo dell'Ulivo alla Camera Dario Franceschini, i motivi che lo inducono a "non rinnovare la tessera che per un decennio circa mi ha legato al Partito Democratico della Sinistra, prima, e ai Democratici di Sinistra, poi". "Nulla di traumatico - spiega Rossi nella lettera - ma semplicemente la constatazione che il rapporto fra me e i Democratici di sinistra è oggi, più che altro, improntato se non ad una sostanziale estraneità quantomeno ad una evidente distanza. Distanza di cui è forse arrivato il momento di prendere anche formalmente atto".
"Non sono poche le occasioni - prosegue il deputato - in cui le mie opinioni sono fonte di visibile imbarazzo per i Democratici di Sinistra e, sia detto con altrettanta franchezza, non sono poche le situazioni in cui sono io a sentirmi a disagio per le posizioni assunte dai Democratici di Sinistra". Rossi ha detto che resterà comunque nel gruppo dell'Ulivo della Camera.
Immediata la reazione di Fassino: "Non vedo davvero ragioni- afferma il segretario della Quercia- per cui Rossi debba lasciare il nostro partito, non solo perché in nessun momento le posizioni di Nicola Rossi ci hanno creato imbarazzo, ma soprattutto perché i Ds sono impegnati ogni giorno ad affermare nell'azione di governo un chiaro profilo riformista con proposte e idee a cui anche Nicola Rossi ha concorso con la sua passione e competenza".
"C'è una ragione in più del mio rammarico: Nicola Rossi- conclude Fassino- sa quanto me che una politica di riforme deve fare i conti con ostacoli e resistenze, certamente non addebitabili ai Ds, e che possono essere superate solo se coloro i quali credono nel riformismo, anzichè separarsi, rafforzano ancora di più la loro unità e la propria determinazione".
Molto amareggiato anche Giuseppe Caldarola. Il deputato Ds dice: "Sono un amico personale di Nicola Rossi, non sono sorpreso della sua decisione. Non condivido, per ora, la sua scelta, ma condivido le sue ragioni". "Sono molto rammaricato - ha aggiunto - Rossi pone problemi che sono veri sulla fisionomia riformista della sinistra".
http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/politica/rossi-ds/rossi-ds/rossi-ds.html
Fassino: "Rammaricato, ma ha torto".
Caldarola : "Partito in grave crisi di indentità"
Rossi se ne va: morto il riformismo
E nei Ds scoppia la polemica
ROMA - "Mi rammarico della scelta annunciata da Nicola Rossi e spero che un ripensamento gli consenta di continuare a essere un dirigente stimato e autorevole dei Ds". E' questa la reazione di Piero Fassino alla decisione dell'economista liberal di non rinnovare più la tessera del partito dei Ds, annunciata in una lettera indirizzata proprio al leader della Quercia, perché "sul terreno riformista la sinistra ha esaurito tutte le energie".
Nel testo, pubblicato sul sito NicolaRossi.it, il deputato, già consulente di Massimo D'Alema, spiega a Fassino e, per conoscenza, al capogruppo dell'Ulivo alla Camera Dario Franceschini, i motivi che lo inducono a "non rinnovare la tessera che per un decennio circa mi ha legato al Partito Democratico della Sinistra, prima, e ai Democratici di Sinistra, poi". "Nulla di traumatico - spiega Rossi nella lettera - ma semplicemente la constatazione che il rapporto fra me e i Democratici di sinistra è oggi, più che altro, improntato se non ad una sostanziale estraneità quantomeno ad una evidente distanza. Distanza di cui è forse arrivato il momento di prendere anche formalmente atto".
"Non sono poche le occasioni - prosegue il deputato - in cui le mie opinioni sono fonte di visibile imbarazzo per i Democratici di Sinistra e, sia detto con altrettanta franchezza, non sono poche le situazioni in cui sono io a sentirmi a disagio per le posizioni assunte dai Democratici di Sinistra". Rossi ha detto che resterà comunque nel gruppo dell'Ulivo della Camera.
Immediata la reazione di Fassino: "Non vedo davvero ragioni- afferma il segretario della Quercia- per cui Rossi debba lasciare il nostro partito, non solo perché in nessun momento le posizioni di Nicola Rossi ci hanno creato imbarazzo, ma soprattutto perché i Ds sono impegnati ogni giorno ad affermare nell'azione di governo un chiaro profilo riformista con proposte e idee a cui anche Nicola Rossi ha concorso con la sua passione e competenza".
"C'è una ragione in più del mio rammarico: Nicola Rossi- conclude Fassino- sa quanto me che una politica di riforme deve fare i conti con ostacoli e resistenze, certamente non addebitabili ai Ds, e che possono essere superate solo se coloro i quali credono nel riformismo, anzichè separarsi, rafforzano ancora di più la loro unità e la propria determinazione".
Molto amareggiato anche Giuseppe Caldarola. Il deputato Ds dice: "Sono un amico personale di Nicola Rossi, non sono sorpreso della sua decisione. Non condivido, per ora, la sua scelta, ma condivido le sue ragioni". "Sono molto rammaricato - ha aggiunto - Rossi pone problemi che sono veri sulla fisionomia riformista della sinistra".
http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/politica/rossi-ds/rossi-ds/rossi-ds.html