View Full Version : SOMALIA - le corti islamiche in ritirata dopo la pesante offensiva etiopica
jpjcssource
26-12-2006, 16:47
NAIROBI - L'aviazione etiopica non da' tregua alle milizie islamiche somale, ed oggi, per il terzo giorno consecutivo, ha compiuto con i suoi Mig incursioni contro combattenti delle corti. Fonti somale hanno detto che le truppe etiopiche sono a circa 70 km dalla capitale Mogadiscio e potrebbero conquistarla nel giro di 24-48 ore.
Da parte sua la Croce Rossa Internazionale ha fatto oggi sapere da Ginevra che finora si contano oltre 800 feriti e migliaia di profughi a causa dei combattimenti tra le forze governative somale appoggiate da truppe etiopiche e miliziani delle corti islamiche. Il premier e uomo forte dell' Etiopia Meles Zenawi ha dichiarato che almeno 1.000 miliziani islamici sarebbero stati uccisi, ed oltre 3.000 feriti negli ultimi giorni nel corso dell'offensiva terrestre e aerea condotta contro di loro dalle forze etiopiche.
Oggi si e' registata sul campo una novita' sostanziale. Stamane due caccia hanno mitragliato non postazioni, bensi' truppe delle Corti in ritirata: numerose le vittime, almeno tre morti.
Gli islamici stanno infatti abbandonando tutta una serie di caposaldi che avevano conquistato negli ultimi mesi, di fatto senza colpo ferire. Innanzitutto intorno a Baidoa, 245 km a nord est da Mogadiscio, sede provvisoria delle istituzioni di transizione somale (in tale area e' avvenuto l'attacco aereo); ma anche nella fascia confinaria del nord-nord ovest. Ieri avevano colpito l'aeroporto internazionale di Mogadiscio e quello militare di Baledogle, 100 km ad ovest della capitale, molto importante dal punto di vista strategico; l'altro ieri due localita' vicine a Baidoa, ed altre due lungo il confine.
L'ufficializzazione, avvenuta sabato, della presenza militare etiopica in Somalia a contrastare per ragioni di sicurezza nazionale le milizie islamiche, ha insomma cambiato totalmente la situazione. Truppe di Addis Abeba erano da mesi massicciamente schierate in Somalia, ma in funzione difensiva, a protezione del governo di transizione. Ora hanno rovesciato la tattica: oggi sono a 70 km da Mogadiscio e sferrano attacchi duri che costringono gli islamici a ritirarsi, seppur ''tatticamente'', come dicono. Ma, sul campo, non c'e' proporzione. Sanno, pero', cosa fare, ed uno dei loro leader ha detto: ''Adesso ci prepariamo a una lotta di lunga durata''.
Questo evoca scenari afghani, molto oscuri per l'intero Corno d'Africa. Mentre l'Ue condanna preoccupata, e l'Unione Africana appare divisa tra chi esprime preoccupazione e chi afferma che l'Etiopia aveva diritto all'autodifesa, domani e' comunque convocata riunione d'emergenza con Lega Araba e Igad, organismo che raggruppa i paesi dell'Est Africa.
http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_2055621315.html
Molto probabilmente la cristiana Etiopia aveva paura nella costruzione di un regime teocratico islamico ed è intervenuta in favore delle truppe governative somale.
shhh, non dirlo in giro che gli americani hanno addestrato gli etiopi e probabilmente gli hanno girato qualche immagine satellitare...
Bene..come godo...mi spiace solo per le vittime e feriti che di qualsiasi fazione siano non è mai bello... :(
Speriamo che prima o poi in tutto il mondo l'estremismo islamico abbassi la cresta e capisca che sono dei burattini in mano a dei potenti che marciano sulla religione per fare violenza :mad:
jpjcssource
27-12-2006, 20:06
shhh, non dirlo in giro che gli americani hanno addestrato gli etiopi e probabilmente gli hanno girato qualche immagine satellitare...
Non ci voleva un genio per capirlo, gli USA sono troppo impegnati altrove in questo momento e dopo il casino che è successo a Mogadiscio l'ultima volta che ci sono stati preferiscono far fare il lavoro a qualcun altro.
I MIG etiopi hanno colpito fin troppo bene per aver fatto tutto da soli :stordita:
Ora comunque vorrei vedere la faccia dei sedicenti leaders spirituali che, fino a pochi giorni fa intravedevano la vittoria finale e la resa del truppe regolari. :D , in poche ore hanno perso più di 1000 uomini e adesso corrono tutti a casa a gambe levate.
shambler1
27-12-2006, 20:25
Wow 150 mila uomini addestrati dagli americani hanno sbaragliato 10 mila uomini male armati nel loro stesso paese! wow che atto di eroismo :D
jpjcssource
27-12-2006, 20:37
Wow 150 mila uomini addestrati dagli americani hanno sbaragliato 10 mila uomini male armati nel loro stesso paese! wow che atto di eroismo :D
Nessuno ha detto che i soldati etiopi sono degli eroi, abbiamo solo notato che hanno fatto dannatamente bene il loro lavoro e comunque questo conflitto ha, contemporaneamente, due aspetti geopolitici gli etiopi beneficiano della collaborazione statunitense e, oltre a danneggiare gli integralisti islamici che, per un paese cristiano come l'Etiopia, potrebbero diventare una spina nel fianco in futuro, ma dall'altra colpisce indirettamente l'eterna nemica Eritrea che guarda caso sostiene le corti islamiche.
Insomma Etiopia ed Eritrea si stanno facendo una guerra parallela sul suolo somalo. :stordita: e Addis Abeba, con questa vittoria militare, stà prendendo due piccioni con una fava ed evitando che la Somalia diventi una testa di ponte dell'Eritrea come lo è il Libano per la Siria e l'Iran.
jpjcssource
27-12-2006, 20:50
Somalia, riprendono gli scontri
Fallisce accordo alle Nazioni Unite
Sono ripresi nel nord della città di Jowhar violenti scontri tra le forze somale islamiche e le truppe governative sostenute dai soldati etiopi. Nelle scorse ore centinaia di soldati hanno perso la vita nelle guerriglia. Intanto il Consiglio di sicurezza dell'Onu, riunito a porte chiuse per esaminare la situazione, non è riuscito a raggiungere un accordo su una dichiarazione che chiedeva il ritiro delle forze straniere.
La città di Jowhar, conquistata dalle truppe etiopiche, è un centro non solo strategico (dista appena 90 km da Mogadiscio) ma di grande valenza simbolica. E' stata infatti la prima capitale provvisoria del Tfg, poi presa dalle Corti dopo che esse avevano conquistato Mogadiscio, strappandola ai "signori della guerra", odiati dalla popolazione per le gabelle che imponevano ad ogni angolo di strada, o quasi. Sul campo la situazione non cambia. Gli etiopici, forti in uomini e mezzi, e coperti dall'aviazione, continuano ad avanzare. Ma gli islamici sono pronti, hanno detto, "a combattere fino all'ultimo uomo", e prospettano una lotta di lunga durata. Atteggiamenti che rischiano di infiammare tutto il Corno d'Africa, a partire dall'Etiopia e di una sua possibile ripresa del conflitto con l'Eritrea.
La diplomazia si muove con forza ma con scarsi risultati. Ma l'Unione Africana, che dovrebbe avere incontri d'emergenza con Lega Araba ed Igad, organismo che raggruppa i Paesi regionali, appare divisa. E l'Onu non in grado di mettere a punto, almeno per ora, una risoluzione unitaria. I Quindici si sono riuniti d'urgenza per oltre tre ore, dalle 21 ora italiana di martedì, dopo che il primo ministro etiopico Meles Zenawi aveva detto che, dal 20 dicembre, i combattimenti tra le forze dei tribunali islamici e quelle del governo nazionale di transizione (Tng), appoggiate dall'Etiopia, avevano fatto più di 1.000 morti e 3.000 feriti. Un progetto di dichiarazione non vincolante presentato dal Qatar, presidente di turno del Consiglio di sicurezza per dicembre, chiedeva all'Etiopia il ritiro "immediato" delle sue truppe e la cessazione di ogni operazione militare in Somalia.
Il testo sollecitava inoltre il ritiro di "tutte le forze straniere" dalla Somalia, "la fine immediata delle ostilità" e la ripresa "senza indugio" dei negoziati di pace. Nonostante numerosi emendamenti, non è stato possibile raggiungere il consenso sul testo. Diverse delegazioni, tra cui quelle di Stati Uniti e Gran Bretagna, erano contrarie al paragrafo che chiedeva che "tutte le forze straniere si ritirino immediatamente dai territori in Somalia e cessino le loro operazioni muilitari in Somalia". Diversi membri del Consiglio di sicurezza hanno fatto notare che le truppe etiopiche sono intervenute su richiesta del governo di transizione somalo.
Gli Usa hanno dato il loro appoggio all'Etiopia contro le milizie della Corti islamiche in Somalia, pur chiedendo al governo di Addis Abeba di dar prova della "massima moderazione" nel suo intervento. :asd: :asd:
Al Qaeda si schiera con le Corti islamiche
A sostegno delle Corti islamiche sotto assedio a Mogadiscio è intervenuta l'organizzazione "Stato islamico dell'Iraq", legata ai terroristi di Al Qaeda. Da un sito internet usato solitamente dagli islamici il gruppo ha lanciato un appello a tutti i mujaheddin. "Chiediamo a tutti i musulmani di schierarsi al fianco dei loro fratelli in Somalia e aiutarli con denaro, armi e uomini", si legge. Il comunicato prosegue: "I vostri fratelli in Somalia stanno affrontando una battaglia campale contro i nemici crociati che sono in combutta con gli apostati del governo somalo di transizione appoggiato dai paesi dell'alleanza crociata, soprattutto dall'amministrazione americana".
http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo341651.shtml
dantes76
27-12-2006, 21:39
Non ci voleva un genio per capirlo, gli USA sono troppo impegnati altrove in questo momento e dopo il casino che è successo a Mogadiscio l'ultima volta che ci sono stati preferiscono far fare il lavoro a qualcun altro.
I MIG etiopi hanno colpito fin troppo bene per aver fatto tutto da soli :stordita:
Ora comunque vorrei vedere la faccia dei sedicenti leaders spirituali che, fino a pochi giorni fa intravedevano la vittoria finale e la resa del truppe regolari. :D , in poche ore hanno perso più di 1000 uomini e adesso corrono tutti a casa a gambe levate.
questi mig...
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/0/06/Mig17.750pix.jpg
o questi
http://www.globalsecurity.org/military/world/russia/images/mig-21-11p06.jpg
jpjcssource
27-12-2006, 21:43
questi mig...
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/0/06/Mig17.750pix.jpg
o questi
http://www.globalsecurity.org/military/world/russia/images/mig-21-11p06.jpg
Gli etiopi usano i MIG 23, quelli sono MIG 21
dantes76
27-12-2006, 21:45
In effetti mi ero confuso, i vietnamiti usavano i Mig 21 quindi pure più vecchi :doh:
in etiopia, dico forse, forse, ci dovrebbero stare un paio di mig 27
cmq in foto in ordine sono un m17 e un m21
dantes76
27-12-2006, 21:46
Gli etiopi usano i MIG 23, quelli sono MIG 21
Ethiopia
During the era of Mengistu Haile Mariam Ethiopia received MiG-21s of PFM, R, MF and bis version as well as some UM twin-seaters. These aircraft were used in several conflicts, one of them the clash with the neighboring Somalia in 1977, when both sides flew MiG-21s. Since then Ethiopia has acquired more modern types (among them Su-27). But the economical situation of the country and the skills of the pilots (the Su-27 are said to be flown by pilots from CIS) do not allow a complete re-equip of the air force.
For that reason the MiG-21s remain a important part of Ethiopian air power. This fact is underlined by their extensive use in the 1998 war against the Eritrea. To give the surviving MiG-21s a new lease of life Ethiopia and Israel Aircraft Industries (IAI) signed in 1995 an agreement about the overhaul of a number of MiG-21. After a later order of MiG-21s in Romania IAI cancelled the agreement. The Romanian aircraft were to be upgraded by Aerostar / Elbit to Lancer standard prior delivery. Due to the war against Eritrea the contract was at least postponed. Nothing is known about a delivery in the meantime.
Versions in overview:
* MiG-21PFM
* MiG-21R
* MiG-21MF
* MiG-21bis
* MiG-21UM
http://www.mig-21.de/english/ethiopia.htm
cmq mi ricordo quando uno di questi, o forse era un m17 albanese, atterro' in puglia, e quelli dell Aim, se ne accorsero, solo quando lo videro sulla pista :D
jpjcssource
27-12-2006, 21:47
in etiopia, dico forse, forse, ci dovrebbero stare un paio di mig 27
cmq in foto in ordine sono un m17 e un m21
Il bello è che ho messo una risposta di un altro thread in questo, la vera risposta è sopra, ovvero che hanno usato MIG 23 anche se come dici te dovrebbero disporre anche dei 27, roba vetusta, ma ancora efficacissima contro chi non ha una contraerea adeguata.
EDIT: ho letto adesso il tuo post sull'aeronautica etiope ;)
zerothehero
27-12-2006, 22:20
Finalmente...ci mancava pure la somalia sotto controllo islamista.
dantes76
27-12-2006, 22:37
Finalmente...ci mancava pure la somalia sotto controllo islamista.
Finche ci sara' il sudan..
zerothehero
27-12-2006, 22:40
Finche ci sara' il sudan..
E' più l'eritrea..confido nell'etiopia cmq, per far rimettere il governo legittimo a Baidoa..tutto fuorchè gli islamisti.. :asd:
dantes76
27-12-2006, 22:47
E' più l'eritrea..confido nell'etiopia cmq, per far rimettere il governo legittimo a Baidoa..tutto fuorchè gli islamisti.. :asd:
no dico , finche ci sara' il sudan come patria degli estremisti
-kurgan-
27-12-2006, 22:56
certo che lì hanno proprio una bella scelta tra un cosiddetto "governo regolare", in realtà un compromesso tra i signori della guerra che regnano con le loro bande per il paese e fanno quello che vogliono... e degli estremisti islamici dall'altra parte :stordita:
jpjcssource
28-12-2006, 00:56
certo che lì hanno proprio una bella scelta tra un cosiddetto "governo regolare", in realtà un compromesso tra i signori della guerra che regnano con le loro bande per il paese e fanno quello che vogliono... e degli estremisti islamici dall'altra parte :stordita:
Praticamente, quando facevano parte del nostro impero coloniale, erano trattati con i guanti :D
jpjcssource
28-12-2006, 10:29
Le truppe governative ed etiopiche entrano a Mogadiscio, le corti islamiche in ritirata.
NAIROBI - Truppe governative ed etiopiche sono entrate senza colpo ferire a Mogadiscio, dove hanno gia' preso il controllo dei principali edifici governativi. Lo rendono noto fonti governative di cui da' notizia radio Nairobi.
''Abbiamo ritirato tutti i dirigenti e i membri che lavoravano nella capitale'', ha detto sheikh Sharif Ahmed, capo delle Corti islamiche, parlando per telefono con la televisione satellitare araba. Sherif Ahmed ha detto che gli integralisti islamici somali restano uniti e ha spiegato la decisione di ritirarsi dalla capitale come un cambiamento di tattica.
Un portavoce del governo di transizione, Abdirahman Dinari, ha detto inoltre che i capi delle Corti islamiche sono fuggiti a Chisimaio, la citta' portuale a sud di Mogadiscio. ''I dirigenti delle Corti islamiche si sono dissolti come l'aria'', ha detto il portavoce. ''Le nostre forze controllano gia' di fatto Mogadiscio perche' abbiamo preso i due posti di controllo sulle strade principali fuori dalla citta', ha detto Dinari. ''Entro due o tre ore cattureremo l'intera citta''', ha aggiunto.
http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_2055621315.html
Praticamente, quando facevano parte del nostro impero coloniale, erano trattati con i guanti :D
:p quasi rispetto a la situazione odierna :rolleyes:
jpjcssource
28-12-2006, 11:50
Wow 150 mila uomini addestrati dagli americani hanno sbaragliato 10 mila uomini male armati nel loro stesso paese! wow che atto di eroismo :D
Comunque dal pubblico mi dicono che sono stati i cubani ad addestrare l'esercito etiope ;)
Anche se comunque in questo momento le forze armate etiopiche agiscono coordinate dai consiglieri militari statunitensi presenti nella zona e possono usufruire delle riprese satellitari.
La cosa invece che fa specie è che Washington gioisca alla messa a morte di un dittatore come Saddam e contemporaneamente si serve di un'altro dittatore come Zenawi per sbarazzarsi dei suoi nemici :stordita:
zerothehero
28-12-2006, 12:26
Comunque dal pubblico mi dicono che sono stati i cubani ad addestrare l'esercito etiope ;)
Anche se comunque in questo momento le forze armate etiopiche agiscono coordinate dai consiglieri militari statunitensi presenti nella zona e possono usufruire delle riprese satellitari.
La cosa invece che fa specie è che Washington gioisca alla messa a morte di un dittatore come Saddam e contemporaneamente si serve di un'altro dittatore come Zenawi per sbarazzarsi dei suoi nemici :stordita:
Nelle relazioni internazionali è il realismo ad imperare..altrimenti si finisce come i neoconservatori e la loro idea di esportazione della democrazia...le corti islamiche sono un grave pericolo per l'Etiopia, visto che gli islamisti vorrebbero la grande somalia, oltre che destabilizzare l'area..meglio il governo legittimo di Baidoa che loro. E bene fanno gli Stati Uniti a collaborare per schiacciarli, visto che l'estremismo islamico sta divenendo un'infezione da arginare.
Chiaro che perderanno la guerra visto che non hanno nè esercito nè aviazione, come altrettanto chiaro è che, se non sono stupidi, si serviranno della guerriglia e del terrorismo per sfiancare il legittimo governo somalo.
-kurgan-
28-12-2006, 12:45
Nelle relazioni internazionali è il realismo ad imperare..altrimenti si finisce come i neoconservatori e la loro idea di esportazione della democrazia...le corti islamiche sono un grave pericolo per l'Etiopia, visto che gli islamisti vorrebbero la grande somalia, oltre che destabilizzare l'area..meglio il governo legittimo di Baidoa che loro. E bene fanno gli Stati Uniti a collaborare per schiacciarli, visto che l'estremismo islamico sta divenendo un'infezione da arginare.
Chiaro che perderanno la guerra visto che non hanno nè esercito nè aviazione, come altrettanto chiaro è che, se non sono stupidi, si serviranno della guerriglia e del terrorismo per sfiancare il legittimo governo somalo.
legittimo.. oddio.
dubito fortemente che i somali vogliano quel governo, è un accordo tra una banda di assassini. Non che gli islamici siano meglio, intendiamoci.
Finalmente...ci mancava pure la somalia sotto controllo islamista.
Non che siano molto diversi per il popoplo i soliti governi corrotti o in perenne stato di guerra civile.
Swisström
28-12-2006, 13:07
La cosa invece che fa specie è che Washington gioisca alla messa a morte di un dittatore come Saddam e contemporaneamente si serve di un'altro dittatore come Zenawi per sbarazzarsi dei suoi nemici :stordita:
fa specie anche il fatto che gli USA sono andati a prendere un dittatore lontano migliaia di chilometri, quando ne avevano uno ad un tiro di schioppo dalla florida :)
dantes76
28-12-2006, 13:17
fa specie anche il fatto che gli USA sono andati a prendere un dittatore lontano migliaia di chilometri, quando ne avevano uno ad un tiro di schioppo dalla florida :)
ti sei mai chiesto, perche non hanno mai toccato fidel? e perche hanno un embargo che dura da piu' di 40 anni, e l'urss, al suo tempo non ha mai detto niente?
Swisström
28-12-2006, 13:21
ti sei mai chiesto, perche non hanno mai toccato fidel? e perche hanno un embargo che dura da piu' di 40 anni, e l'urss, al suo tempo non ha mai detto niente?
Era una provocazione :O
comunque, o qui, o in un altro thread o in pm... spiega spiega che è interessante :O
zerothehero
28-12-2006, 13:51
legittimo.. oddio.
dubito fortemente che i somali vogliano quel governo, è un accordo tra una banda di assassini. Non che gli islamici siano meglio, intendiamoci.
Nessuna obiezione in merito. :fagiano:
-kurgan-
28-12-2006, 13:54
Nessuna obiezione in merito. :fagiano:
non vuoi nemmeno litigare un poco? :(
ok, vado a pranzo.
jpjcssource
28-12-2006, 14:21
legittimo.. oddio.
dubito fortemente che i somali vogliano quel governo, è un accordo tra una banda di assassini. Non che gli islamici siano meglio, intendiamoci.
In effetti è un governo formato dai signori della guerra che hanno perso potere a causa dell'oppressione eccessiva della popolazione, molti si sono uniti alle corti islamiche perchè stanchi di pagare pizzo e prendere calci dalle organizzazzioni criminali di questi signori che approfittano dell'anarchia per fare i loro comodi.
Comunque per ora il pericolo più forte per il mondo occidentale sono gli integralisti islmici quindi meglio eliminare quelli per primi, :stordita:
Somalia: il terzo fronte di guerra per George W. Bush
28/12/2006 - IRNA (Islamic Republic News Agency): Gli Stati Uniti con il sostegno dell'Inghilterra ed il silenzio della Francia, hanno impedito l'approvazione al consiglio di sicurezza di una risoluzione che avrebbe potuto fermare la guerra tra Somalia ed Etiopia. Secondo l'agenzia IRNA, al consiglio di sicurezza era stata presentata una risoluzione che sanciva l'arresto immediato delle aggressioni dell'Etiopia contro la Somalia. Il doppio veto di Usa e Gb però ha impedito l'approvazione della risoluzione; secondo gli analisti il presidente Bush sostenendo l'Etiopia spera di conquistare la Somalia e riscattarsi della sconfitta subito in passato nel paese. Il Somalia, le forze dell'Etiopia negli ultimi giorni, hanno ucciso più di 1000 persone
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Etiopia e Somalia: capire l’ennesimo bagno di sangue
di Antonella Randazzo per www.disinformazione.it - 28 dicembre 2006
L'Etiopia bombarda e aggredisce la Somalia, ma le organizzazioni internazionali e l'Unione Europea non sollevano alcuna condanna. La motivazione della guerra sembra valida a tutti: combattere Al Qaeda. Ma si tratta davvero di combattere il terrorismo? Gli aggressori sono personaggi spietati, che non hanno a cuore la protezione dei popoli contro il terrorismo. Il presidente etiope Meles Zenawi è un fantoccio del potere americano, e riceve dagli Usa finanziamenti e armi per "combattere il terrorismo". Il suo governo è disposto ad uccidere senza pietà gli etiopici dissidenti che lottano contro il regime. Esistono numerosi rapporti che documentano la crudeltà del governo etiopico. Migliaia di dissidenti sono stati uccisi, e almeno 50.000 si trovano in campi di concentramento come quello di Dedesa.
Il "terrorismo" che Zenawi dice di dover combattere non è ben definito e nemmeno gli obiettivi sono chiari. Egli, nei giorni scorsi, aveva cercato di negare che le truppe etiopiche stavano per aggredire la Somalia. Messo alle strette dalle rivelazioni di cittadini somali e di rappresentanti delle Corti islamiche, Zenawi ha confessato di voler scatenare le truppe etiopiche contro la Somalia, sostenendo di essere "costretto".
Domenica 24 dicembre sono iniziati i bombardamenti e l'invasione terrestre. Il bersaglio è diretto contro gli "islamici", definiti "terroristi". Il 26 dicembre sono state uccise 1000 persone e 3000 sono state ferite. Nelle ultime 48 ore i combattimenti si sono inaspriti e la popolazione si trova in condizioni di estrema difficoltà, alle prese coi bombardamenti, le alluvioni, la scarsezza di cibo e le condizioni di miseria. Migliaia di persone stanno cercando di fuggire dal paese. Giunti a Baidoa (dove si era rifugiato il governo di transizione nazionale), le truppe etiopiche hanno distrutto le linee telefoniche per isolare la zona.
Zenawi è finanziato dagli Usa, e nemmeno questi ultimi risultano paladini della difesa dei popoli. Gli Usa utilizzano la "guerra al terrorismo" per intervenire ovunque e contro chiunque ostacoli i loro interessi e il loro dominio. Quando si tratta di fare chiarezza su chi effettivamente produce "terrorismo", Washington si oppone in maniera decisa. Già nel dicembre del 1987 l 'Assemblea dell'Onu aveva elaborato una risoluzione per avviare indagini e capire cosa effettivamente è "terrorismo" e chi lo finanzia e lo attua. La Risoluzione Onu prevedeva misure per la prevenzione del terrorismo internazionale e un tavolo di studio che facesse luce sulle cause del terrorismo, e che definisse cosa si deve intendere per "terrorismo", per poterlo distinguere dalle lotte dei popoli per i diritti. Si trattava cioè di affrontare concretamente e razionalmente il problema, senza vederlo come un male misterioso e oscuro.
Ciò è stato impedito dagli Usa e da Israele, che hanno preferito appoggiare altre risoluzioni dell'Onu assai più blande verso la lotta al terrorismo. La Risoluzione 49/60 del 9 dicembre 1994 pose alcune misure per eliminare il terrorismo internazionale, mentre la Risoluzione 51/210 del 17 dicembre 1996 dell’Assemblea generale dell’Onu istituì un comitato per trovare accordi nella lotta al terrorismo. L'attenzione venne spostata dal capire approfonditamente il fenomeno al controllo dei finanziamenti alle attività terroristiche, ma di fatto anche queste misure non sono mai state applicate. Attualmente, la lotta al terrorismo delle risoluzioni Onu è più una dichiarazione d'intenti che non una realtà.
Attraverso l'Isi (servizi segreti pachistani), la Cia ha costruito organizzazioni terroristiche estremamente efficienti e potenti, che cooptano la disperazione degli islamici all'interno di un progetto tanto distruttivo quanto pazzesco: una Jihad per l'interesse dell'egemonia americana nel mondo, mascherata da lotta per il potere islamico.
La Cia ha costruito il "mostro internazionale" contro cui accanirsi e poter giustificare ogni crimine: Al Qaeda.
I mezzi e i metodi che Al Qaeda utilizza sono gli stessi utilizzati dalla Cia: la sua azione è globale e si vale delle tecnologie più avanzate. Al Qaeda è stata sconfessata da tutte le organizzazioni islamiche ufficiali, ma non se ne cura perché il suo scopo è quello di far presa sulle masse diseredate, sugli emarginati, per illuderli di poter sfidare l'imperialismo crudele che li costringe a vivere in miseria. Ma in realtà uccide soprattutto poveri e musulmani. Al Qaeda ha dato un importante contributo nella lotta contro i movimenti socialisti in Asia. Grazie alla sua stretta collaborazione con la Cia, le rivendicazioni e le lotte dei popoli per la libertà e la democrazia, in Afghanistan, in Pakistan, in Indonesia, in Algeria, nello Yemen, nelle Filippine e in altri luoghi, subirono massicce repressioni.
Ovunque vi fosse bisogno di reprimere duramente il popolo per riprendere pieno potere e gestire liberamente i propri interessi, gli Usa addestrarono e utilizzarono esponenti di Al Qaeda. Nei paesi musulmani l'estremismo wahabita viene propagandato per arruolare mujaheddin. Le reti di Al Qaeda sono da sempre finanziate soprattutto dall'Arabia Saudita e dagli Stati Uniti. Il giornalista Richard Labevière, nel suo libro Dollars for Terror: The United States and Islam, osserva che l'Arabia Saudita finanzia il terrorismo, mentre gli Usa, attraverso i servizi segreti, proteggono gli esponenti di Al Qaeda e li utilizzano a seconda delle convenienze:
La diplomazia Usa ha l'abitudine di sfruttare i movimenti religiosi contro il comunismo e contro qualsiasi altro elemento che ostacoli le sue mire egemoniche (...). Dopo il crollo dell'impero sovietico, questa politica è proseguita senza grosse interruzioni fino alla guerra del Golfo. Questa iniziativa, volta principalmente a preservare le riserve petrolifere americane, ha provocato un violento trauma nel mondo arabo e musulmano. L'Islam militante ha iniziato a contestare l'autorità del suo protettivo "padre" (...).
Gli attentati di Nairobi e di Dar es Salam (1998) fanno parte dell'attuale reazione ostile (comincia con l'attentato al WTC del 1993). Poco dopo la guerra del Golfo, l'islam militante si è ribellato al suo principale creatore che, nonostante tutto, non ha abbandonato il suo atteggiamento paternalistico. Al contrario gli Usa, pur nello scomodo ruolo dell'aggressore aggredito, persistono senza tentennamenti a sostenere l'esplosione multiforme di un islam più aggressivo, i suoi eccessi estremistici e le sue reti finanziarie estremamente ramificate (quando non interamente fuse nei circuiti dell'economia legale).[1]
Anche lo studioso Nafeez M. Ahmed, dopo aver accuratamente esaminato molti casi specifici relativi al terrorismo, conclude affermando:
In tutti gli esempi qui considerati, Al Qaeda emerge non come un "nemico" da combattere ed eliminare, ma piuttosto come una risorsa imprevedibile dell'intelligence che deve essere il più possibile tenuta sotto controllo, manipolata e inglobata per garantire fini strategici segreti.[2]
Ahmed Mosaddeq è convinto che a tutt'oggi Al Qaeda venga utilizzata dai servizi segreti americani, ad esempio nel Caucaso, in Algeria, in Afghanistan, in Iraq, in Birmania e in molti altri paesi. Secondo altri studiosi, anche le autorità inglesi sostengono attivamente il terrorismo. La rivista EIR ha denunciato più volte il coinvolgimento di Londra nel terrorismo islamico. Ad esempio, il 21 gennaio del 2000, presentò un documento di denuncia dal titolo "L'Inghilterra deve essere messa sulla lista degli stati che promuovono il terrorismo". Nel rapporto si diceva:
Il 10 novembre 1999 il governo russo aveva già presentato formale protesta diplomatica, attraverso la sua ambasciata a Londra, per gli attacchi ai giornalisti russi e per l'ospitalità concessa allo sceicco Omar Bakri Mohammd, capo di Al Muhajiroon, 'ala politica' dell'organizzazione di Bin Laden, che era il gruppo che reclutava musulmani in Inghilterra da mandare a combattere in Cecenia contro l'esercito russo. L'organizzazione di Bakri operava liberamente da uffici nel sobborgo londinese di Lee Valley - due stanze in un centro informatico - e gestivano una propria impresa di internet. Bakri ha ammesso che ufficiali militari 'in congedo' provvedono agli addestramenti delle nuove reclute a Lee Valley, prima di essere inviate nei campi in Afghanistan o Pakistan, o vengono fatti entrare clandestinamente direttamente in Cecenia.
Nel dicembre del 2001, vennero presentati a Strasburgo documenti[3] che provavano il collegamento fra Governo di transizione nazionale (Tng) della Somalia e l'organizzazione terroristica affiliata ad Al Qaeda Al Ittihad. L'europarlamentare Cristiana Muscardini presentò questi documenti al Consiglio dell'Unione Europea ed al governo italiano affinché si "faccia luce sulla fondatezza di questi documenti" che proverebbero l'implicazione degli Usa, che sostengono il Tng e accusano ingiustamente le Corti islamiche di essere affilate ad Al Qaeda attraverso Al Ittihad. Almeno due ministri risultarono collegati all'organizzazione terroristica, oltre a diversi viceministri e deputati. Si tratta del ministro per la zootecnica Abdulwahab Mohamed e del ministro della Giustizia Mohammed Omar.
Anche alcuni imprenditori, come Abokar Omar Aden (proprietario dell'hotel Ramadan sede del governo Tng e di Air Somalia) sembrerebbero implicati nell'organizzazione terroristica. Altre organizzazioni terroristiche, come Al-Islah, e Al-Hijra si sono infiltrate in Somalia per contrastare il potere delle organizzazioni islamiche. Queste organizzazioni terroristiche risultano sostenute dal presidente ad interim del Tgn e da importanti uomini d'affari locali e stranieri. Esse si appoggiano a banche che hanno le sedi centrali in Occidente, soprattutto in Inghilterra. Ad esempio, la Dahab Shiil e Al Barakat.
Il caso somalo rientra nei tanti casi in cui i terroristi vengono utilizzati per imporre un assetto basato sulla paura e sulla forza, impedendo ogni ribellione.
Le vere milizie islamiche sono milizie popolari, e non sono comandate da nessun signore della guerra e da nessun terrorista di Al Qaeda. Sono gruppi spontanei nati dalla disperazione in cui il paese è caduto a causa dall'oppressione straniera. Gli Usa reprimono ogni movimento popolare volto a migliorare le condizioni del popolo somalo.
Il controllo americano sulla Somalia risale ai tempi del dittatore crudele Siad Barre, che ricevette appoggio e finanziamenti dagli Usa per muovere guerra all'Etiopia e per terrorizzare i somali.
Oggi i nemici sarebbero i leader delle Corti islamiche Assan Dahir Aweys e Sheck Ahmed Abdi, che appaiono in una lista nera di 189 persone "legate al terrorismo".
Aweys, in un'intervista a "Radiofreesomalia" dichiarò: "Faccio tutto alla luce del sole e voglio un governo islamico. E' falso il fatto che mi si attribuisca di appartenere o sia un membro di Al Ittihad (organizzazione terroristica affiliata ad Al Qaeda), all'epoca dei fatti riferiti ero nel Puntland e nella regione del Gedo, nel Basso Giuba. Tutto ciò è una propaganda americana ed etiope. E' vero, tuttavia, che combatterò qualsiasi esercito che verrà schierato in Somalia"
Negli anni Novanta, le milizie di Assan Dahir Aweys e quelle del presidente somalo Abdullahi Yusuf entrarono in guerra e quest'ultimo vinse.
Nel febbraio del 2006, la Cia creò l'Alleanza per il ristabilimento della pace e contro il terrorismo (Arpct), arruolando i signori della guerra per combattere contro le forze dell'Unione dei tribunali islamici (Uti) e per indebolire il governo di Yusuf Abdullahi, colpevole di avere al suo interno esponenti convinti di dover scendere a compromessi con i gruppi islamici. I combattimenti insanguinarono Mogadiscio per oltre tre mesi, e si conclusero con la sconfitta dell'Arpct, nel giugno 2006. Le Corti islamiche occuparono buona parte del territorio somalo, dove cercarono di creare un sistema politico-economico favorevole alla popolazione, e di riportare il paese alla tranquillità e alla pace.
Le Corti islamiche riuscirono a pacificare tutte le zone conquistate e a far abbassare il prezzo di molti beni di prima necessità. L'aeroporto di Mogadiscio venne riaperto dopo undici anni. In un paese in cui l'analfabetismo è superiore al 70% e in cui il sistema sanitario è stato completamente distrutto e affidato alle Ong straniere, le formazioni islamiche hanno cercato di istituire scuole e orfanotrofi, e di creare strutture sanitarie. Il governo di transizione, nel giugno scorso, si era rifugiato a Baidoa, in seguito alla conquista di Mogadiscio da parte delle Corti.
Dopo la vittoria delle Corti, lo stesso Yusuf, vecchio "signore della guerra", si rese conto di dover fare i conti con i gruppi di resistenza islamici.
Le formazioni islamiche somale sono definite "terroristiche" perché sfuggono al controllo americano, e hanno l'obiettivo di migliorare la condizione del paese, e di liberarlo dall'oppressione straniera. I movimenti islamici garantiscono al paese il minimo di strutture sociali come scuole e ospedali. I "Signori della guerra", al contrario, volevano soltanto terrorizzare la popolazione. Gli islamici suscitano consensi da parte della popolazione, acquisendo un potere che i governi fantocci non potranno mai avere. Membri dell'Unione delle Corti islamiche, come Abdulkadir Yahia e Hersi Abdi Ali, che lavoravano per fini umanitari, sono stati misteriosamente assassinati.
Il 22 giugno di quest'anno, grazie alla mediazione del Sudan, il governo somalo e i gruppi di resistenza raggiunsero un accordo che poteva essere promettente per la futura pace. L'accordo venne firmato dal capo della delegazione islamica Ali Mohammad Ibrahim e dal ministro degli Esteri somalo Abdullahi Sheekh Ismail. Ma l'esecutivo somalo si mostrava diviso: il primo ministro Ali Gedi e il ministro dell´Interno Hussein Aidid, rifiutarono di accettare il dialogo e definirono "terroriste" le formazioni islamiche che stavano cercando di pacificare il paese.
I rappresentanti delle Corti islamiche erano disposti a trattare e a scendere a compromessi con Alì Ghedi per formare un governo transitorio. A Karthoum erano stati posti gli accordi finalizzati a ristabilire la pace sociale e la sicurezza nelle strade, dopo oltre dieci anni.
Il giorno dopo la firma dell'accordo di pace in Sudan, la popolazione somala scese in piazza per festeggiare e per scongiurare un possibile intervento straniero. I somali, dopo una lunga esperienza di occupazione straniera, temevano anche l'arrivo dei Caschi blu dell'Onu.
L'Assemblea Generale dell'Onu aveva guardato con favore a questi sviluppi, mentre le autorità americane preparavano il piano per impedirli. Da tempo gli americani controllavano serratamente il territorio somalo, anche attraverso elicotteri. Il 15 giugno, Washington organizzò a New York un incontro internazionale per discutere la questione somala. Parteciparono la Norvegia, l'Italia, la Svezia, la Tanzania, una rappresentanza della Ue e l'Inghilterra. L'obiettivo delle autorità americane era quello di raccogliere finanziamenti per distruggere i gruppi islamici somali. La Ue decise di stanziare 70 milioni di euro.
La popolazione somala conosceva le intenzioni degli Usa, e a luglio moltissime persone scesero in piazza a Mogadiscio per protestare contro gli Stati Uniti e i suoi alleati etiopici.
La partita che gli Usa stanno giocando in Somalia sembrerebbe di ampia portata. Sono stati mandati in Somalia gruppi di integralisti finanziati dall'Arabia Saudita, dal Kuwait, dagli Emirati Arabi Uniti e dagli Usa. Scatenare il terrorismo serve a distruggere e a criminalizzare agli occhi dell'opinione pubblica i gruppi islamici che lottano per una Somalia libera dall'oppressione straniera. Le formazioni islamiche somale stanno utilizzando la Banca Islamica per poter finanziare la loro causa.
Il gruppo di Islamic Banking (banche che seguono il modello islamico) ha un peso esiguo sul mercato finanziario, tuttavia è in netta crescita. Sempre più clienti musulmani diventano clienti di queste banche, che seguono principi diversi rispetto alle banche occidentali. Anche diversi istituti finanziari occidentali, come la Dresdner, la Citibank e la Abn-Amro, hanno creato al loro interno rami aziendali che rispettano i principi della Shari’a.
Gli Usa non sono disposti a lasciare che vengano gestiti capitali con regole diverse da quelle da loro imposte, e per questo hanno organizzato una campagna di criminalizzazione degli islamici attraverso la creazione del terrorismo internazionale.
Tra il 1997 e il 2000, in Somalia, i gruppi islamici erano riusciti ad abbattere il governo del generale Mohamed Farah Aidid e avevano creato e finanziato un governo provvisorio (Governo Nazionale di Transizione, TNG), diretto dal Presidente a interim Abdiqasim Salad Hassan, contro il quale gli Usa hanno scatenato vari gruppi armati, ad esempio, l'Esercito di Resistenza Rahanwein (RRA) guidato da Hassan Mohamed Nur, sostenuto dall'Etiopia. Gli Usa hanno preferito devastare la Somalia sotto tutti i punti di vista, piuttosto che accettare un governo che sfuggiva al loro controllo. Sono state create bande di criminali, dediti a rapine, furti e stupri, mentre i signori della guerra facevano grossi affari con il traffico di qat (pianta euforizzante), di bestiame e di rifiuti tossici. La guerra perenne in Somalia permette all'élite americana di portare avanti i propri interessi di raffinazione e di commercio petrolifero, e di incrementare i traffici di armi (a cui partecipa anche l'Italia).
Oggi le Corti islamiche stanno perdendo il controllo di molte zone del paese, che saranno riportate al caos e all'insicurezza che regnava prima che le Corti si insediassero. Le lotte violente proseguono ormai da diversi giorni, e stanno uccidendo molti civili. L'Etiopia ha bombardato diverse zone di confine, come Beledweyne e Galcaio. E' stato bombardato anche l'aeroporto di Mogadiscio e quello di Balidogle. Da martedì le truppe etiopiche marciano verso Mogadiscio.
Questa nuova guerra dovrebbe permettere agli americani di riprendere il pieno controllo della situazione e di formare un nuovo governo fantoccio, per sostituire il vecchio che stava assumendo posizioni diverse da Washington. L'Etiopia, un paese con settanta milioni di abitanti, sta aggredendo la Somalia, che è un piccolo paese con soli otto milioni di abitanti. La Segretaria di Stato Condoleeza Rice invita l'Etiopia alla "moderazione", nascondendo le trame delle autorità americane per impedire alla Somalia di cambiare la propria situazione, cercando un compromesso fra governo e rivendicazioni popolari. Gli organismi internazionali, come in Congo, in Darfur o in Sierra Leone, assistono passivamente allo spettacolo distruttivo della guerra per il dominio e per impedire ai popoli una vera autodeterminazione.
Ufficialmente è l'Etiopia ad invadere la Somalia, legittimata dalla "lotta al terrorismo", ma in realtà la regia è ben altra, e questo spiega perché la propaganda occidentale maschera i fatti e nasconde i crimini.
http://www.disinformazione.it/etiopia_somalia.htm
zerothehero
28-12-2006, 18:42
non vuoi nemmeno litigare un poco? :(
ok, vado a pranzo.
Sarà per la prossima volta.. :D
shambler1
29-12-2006, 01:08
Il presidente etiope Meles Zenawi è un fantoccio del potere americano, e riceve dagli Usa finanziamenti e armi per "combattere il terrorismo". Il suo governo è disposto ad uccidere senza pietà gli etiopici dissidenti che lottano contro il regime. Esistono numerosi rapporti che documentano la crudeltà del governo etiopico. Migliaia di dissidenti sono stati uccisi, e almeno 50.000 si trovano in campi di concentramento come quello di Dedesa.
Un vero democratico :)
jpjcssource
29-12-2006, 01:12
Un vero democratico :)
Sicuramente farà il compitino a menadito e non porterà alcun dispiacere agli americani, non vuole mica essere impiccato in futuro........ :stordita:
jpjcssource
29-12-2006, 12:27
Truppe governative a Mogadiscio: legge marziale per tre mesi
Disarmare l'intero Paese e vincere la sfida della ricostruzione dopo una guerra civile che il popolo della Somalia non è più in grado di sopportare. All'indomani dell'ingresso a Mogadiscio delle forze governative, sostenute dall’Etiopia, il primo ministro Mohamed Ali Gedi ha spiegato all'agenzia Associated Press qual è adesso l'obiettivo del suo Governo: «Ora deve iniziare la difficile sfida della ricostruzione del Paese», ha detto. «Vogliamo restaurare la legge e l'ordine e disarmare la popolazione dell'intero Paese, perché il popolo è stanco della guerra». Per dare corpo al progetto il premier ha già annunciato che da sabato, e per un periodo di tre mesi, sarà applicata in Somalia la legge marziale, per contenere – ha spiegato Mohammad Ali Gedi – le bande armate, porre fine alla anarchia e ristabilire la sicurezza. Il Governo di transizione ha intanto dato via libera immediato alla ripresa dei voli umanitari, interrotti per i combattimenti. Dall'Ufficio Onu per il coordinamento degli Affari umanitari dicono di non sapere quando avverrà la ripresa dei voli. Rientra nei progetti delle Nazioni Unite la ripresa dei voli merci e passeggeri a destinazione della città di Chisimaio e di altre zone, inclusa Belet Weyne, sul confine somalo-etiopico, in modo da raggiungere il più rapidamente possibile quelle migliaia di somali che hanno dovuto lasciare le loro case a causa del conflitto. Prima del deteriorarsi della situazione militare, il Programma alimentare dell’Onu forniva aiuti di sussistenza ad almeno dieci milioni di persone.
A Mogadiscio, quindi, è al potere, almeno teoricamente, il Governo di transizione somalo, che da quando è stato formato, nella seconda metà del 2004 a Nairobi, non aveva mai potuto mettere piede nella capitale. Lo ha potuto fare in questo caso solo grazie al sostegno di 10mila uomini delle forze armate etiopiche, che, con imponenti mezzi e appoggio aereo, hanno messo in fuga le Corti islamiche. Una fuga, per la verità, tutt'altro che prevista: l'ordine, per i miliziani, è stato quello di scomparire in tempi rapidissimi. Non è ancora chiaro, a questo punto, chi comandi realmente nel Paese: hanno ripreso con tutta probabilità un ruolo i signori della guerra, e in particolare Hussein Aidid, ministro dell'Interno del Governo provvisorio. Sul ritiro delle Corti islamiche si fanno le più diverse ipotesi, una delle quali prevede la riorganizzazione nelle file dei militanti in vista di un'offensiva su vasta scala di una guerriglia di stampo afgano, tale da incendiare potenzialmente tutta la regione del Corno d'Africa. Forse anche per questo i Paesi confinanti, l'Unione africana e la Lega Araba avevano fino a ieri diffidato l'Etiopia dall'entrare in guerra direttamente in Somalia. E dall'Arabia Saudita, culla dell'islamismo mondiale, un gruppo di alti esponenti del clero sunnita denuncia duramente presunte responsabilità degli Stati Uniti nel conflitto mediante l'appoggio al governo etiopico. «L'aggressione da parte dell'Etiopia - affermano i religiosi sunniti - non è che un episodio nella serie della campagna mondiale contro il mondo musulmano, diretta dall'America». E intanto invocano l'intervento dei popoli musulmani a sostegno dei «fratelli in Somalia».
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Attualita%20ed%20Esteri/Esteri/2006/12/md291206somalia.shtml?uuid=2c9bb392-970f-11db-9002-00000e251029&DocRulesView=Libero
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