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View Full Version : Antonio Morettini, addio a un medico impegnato


Adric
10-11-2006, 14:56
Un medico dei poveri

1° novembre. È scomparso Antonio Morettini. Nato ad Acquasparta (Terni) nel 1924, abitava Firenze, completamente assimilato alla città: parlava il fiorentino meglio di un indigeno di San Frediano. Libero docente presso l'Università di Firenze in semeiotica medica, patologia medica e clinica medica, diviene primario ospedaliero di gastroenterologia nel 1970: un primario “storico” a Firenze, un gastro-enterologo popolare in città, di certo un grande clinico, specialista delle patologie del fegato a livello mondiale e un uomo impegnato politicamente, consigliere comunale e regionale nelle liste del Pci, assessore comunale alla sanità nel periodo 1989-90, presidente della Commissione Sanità e sicurezza sociale fino al 1995 e membro della medesima dal 1999.

Nel 2000, all'epoca del decreto Bindi che imponeva ai medici la scelta di svolgere la professione all’interno o all’esterno dell’ospedale, Antonio Morettini, a quel tempo professore a contratto dell'Università, così definì sulla Repubblica del 16 marzo 2000 la rivolta di colleghi arrabbiati per l’ingiusta irreversibilità della scelta fra intramoenia ed extramoenia: “Balle. La ragione della rivolta è un’altra, semplicissima. Questi medici non vogliono mollare la libera professione perché ci rimettono dai cento milioni ai quattro miliardi l’anno, a seconda del giro d’affari degli ambulatori che ciascuno di loro ha. È un problema rispettabilissimo, ma solo di questo si tratta. E allora lo dicano chiaramente: noi difendiamo la nostra capacità economica… era l’ora che una legge imponesse ai medici la scelta se fare la professione dentro o fuori l’ospedale. È così in tutta Europa. Un operaio non può lavorare la mattina alla Fiat e la sera alla Maserati”.

La morte di Antonio Morettini è stata preceduta, poco meno di tre mesi fa, da quella del suo amico, Leo Codacci, definito l’alfiere della cucina contadina in Toscana, una specie di Artusi in sedicesimo, riguardo al mangiare povero, per i toscani, mangiar povero che è poi la dimensione del loro artigianato culinario e che è divenuta in seguito la dimensione di un'arte culinaria nazionale, celebrata a livello internazionale. Leo Codacci è autore di un libro intitolato Civiltà della tavola contadina, il primo di una catena, presentato alla Biennale enogastronomica del 1976, nel quale rivaluta la tradizione, i cibi derivati dai prodotti locali, precorrendo, insieme con Antonio Morettini, attentissimo all’alimentazione, un filone che gode tuttora di successo. Codacci non era un gastronomo a tempo pieno, gestiva un negozio di casalinghi in Santa Croce e fu tra i primi a mettere le mani nella melma dopo lo straripamento dell’Arno di cui si “festeggia” quest'anno il cinquantenario.

Trovava però il tempo di presenziare incontri, manifestazioni e conferenze, in coppia col professor Morettini. “Lo sai, Antonio?” gli raccontò una volta “… che guaio ho combinato con la ricetta della polenta incatenata! Erano dosi per otto persone, ma non l’ho scritto. Una signora di Pistoia mi ha telefonato dicendomi: abbiamo mangiato polenta per giorni e giorni, non finiva più!”. Io voglio ricordare Antonio Morettini come il primario che non metteva soggezione alla gente. Nonostante i suoi impegni, si poteva chiamarlo al capezzale di un malato in ogni momento, con la sicurezza di vederlo arrivare presto e bene. Brusco, succinto, preciso nella diagnosi e nella terapia, il professor Antonio Morettini, primario di gastro-enterologia, alla fine della visita, chiedeva un onorario che era un terzo di quello che avrebbe chiesto un suo pari, ed era noto in sé e per sé a persone di ogni ceto sociale, di qualunque appartenenza politica o di nessuna appartenenza.

Era lui che piaceva, perfino con i suoi modi un po’ ruvidi e mai scostanti, piaceva la sua semplicità di porsi senza ostentare la competenza che possedeva, come avrebbe fatto un buon numero di colleghi nella sua posizione. Ha portato tante volte nella mia famiglia il suo aiuto scabro e affabile, essenziale e mirato, quasi di un caro amico con cui non c'era da perdersi in chiacchiere perché le sue parole erano preziose e andavano misurate, e prezioso era il suo tempo da non farglielo sprecare perché erano in molti ad aver bisogno di lui. Grazie, compagno professor Morettini. Da un pezzo restavi archiviato nella soffitta della mia memoria. Peccato che sia stata la tua morte a ravvivarmi la grazia dei tuoi ricordi. L’eternità dipende dalle reminiscenze di chi sopravvive.

A parecchi non dice ormai più nulla questo dottore, morto a 82 anni, as time goes by, as time goes by.

Era, a suo modo, un medico dei poveri.

Carlotta Martini
(canisciolti.info)