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View Full Version : Tribunale in crisi mancano personale, soldi e carta


maxsona
22-10-2006, 10:55
TRIBUNALE IN CRISI MANCANO PERSONALE, SOLDI E CARTA

MILANO. Se fosse una società privata sarebbe costretta a chiedere il fallimento e a portare i libri in tribunale: senza soldi, senza personale, addirittura senza carta. Costretta a pagare gli stipendi col contagocce e in arretrato di 4 mesi, con un bilancio che in sei anni si è ridotto del 75 per cento e una produttività al collasso. Ma qui si tratta del distretto della Corte d’Appello di Milano e i libri in tribunale ci sono già. Solo che nessuno li può impugnare.

Palazzaccio di Milano, anno zero: la sede giudiziaria più prestigiosa e importante d’Italia è davvero allo stremo e nessuno sembra accorgersene, tranne i diretti interessati. Con conseguenze devastanti anche sul piano politico visto che la riduzione delle udienze e le emergenze per i casi più gravi, fanno si che moltissimi processi finiscano in prescrizione dando vita a un’amnistia strisciante, che nessuno ha mai dichiarato ma che nei fatti, funziona meglio di qualsiasi legge votata dal Parlamento.

Il presidente della Corte d’appello, Giuseppe Grechi, lo dice senza giri di parole: «Questo non è più un grido d’allarme ma di disperazione. Il governo di prima ci aveva lasciato in braghe di tela. Quello di adesso non ha cambiato le cose, semmai, le ha peggiorate». Insufficenza di organici, difficoltà di finanziamento, produttività rallentata, sono da sempre problemi endemici per la giustizia italiana. Ma nel caso di Milano «la sensazione è che si sia trattati peggio di altri». Un po’ per vendetta politica (governi del Polo), un po’ per indifferenza (governi dell’Ulivo), da Mani Pulite in avanti per il Palazzaccio di via Freguglia è stato un crescendo di tagli. Così il presidente Grechi, suo malgrado, due giorni fa ha dovuto diramare un ordine di servizio con il quale si invitano i presidenti di sezione a privilegiare la fissazione dei processi con detenuti e quelli per reati di maggiore gravità non rientranti nel provvedimento di indulto.

Il che significa, al di là del tecnicismo, che i procedimenti già resi virtuali dagli sconti di pena decisi con l’indulto (per far fronte al quale, tra l’altro, quattro unità di cancelleria sono state distaccate), diverranno sostanzialmente inutili quando arriveranno a ruolo, perché scatterà la mannaia della prescrizione. «Io stesso - dice il presidente Grechi - sono il primo a rendermi conto che si tratta di una misura di grande ingiustizia nei confronti delle vittime di questi reati, che non si vedranno mai riconoscere una sentenza di condanna. Ma purtroppo è diventato l’unico modo di sopravvivere». Viceversa? «Viceversa dovremmo chiudere». E non è una metafora. «Non abbiamo i soldi per cambiare i toner delle stampanti, né quelli per revisionare i computer.

Se va in tilt una di queste macchine siamo costretti a scrivere a mano, sempre che ci sia una scorta sufficente di carta, perché ormai manca pure quella. Le agende ce le compriamo da noi. Abbiamo debiti che sono vergognosi, soprattutto se si pensa che vengono dall’amministrazione della Giustizia. Siamo davvero a zero». Zero risorse economiche. Zero personale. «Perché da anni - dice Grechi - quelli che vanno in pensione o per qualche altro motivo lasciano il lavoro nelle cancellerie non vengono più sostituiti». Il personale amministrativo vede disponibili 177 persone sulle 264 previste dalla pianta organica. E da 4 mesi i 300 giudici di pace del distretto di Milano non ricevono lo stipendio, per non parlare di traduttori, interpreti, difensori d’ufficio. «Il fatto è che con il decreto Bersani è stata tolta alle Poste e trasferita alla Corte d’Appello la competenza per il pagamento di questi stipendi e per il rimborso agli avvocati d’ufficio. Un aggravio burocratico che ci è caduto sulla testa in giugno, durante un periodo febbrile e sovrastato dall’emergenza indulto. Questo mese abbiamo pagato giugno e forse il mese prossimo riusciremo a pagare luglio. Ma si tratta di denaro che arriva col contagocce».

Così se dal 2000 al 2005 gli stanziamenti per il tribunale di Milano sono stati ridotti del 50% per cento, nel 2006 questa percentuale è stata ulteriormente ridotta della metà. «Gli straordinari non sono possibili e quando arrivano le 14, i cancellieri se ne vanno a casa». Conseguenza: le udienze da ieri sono ridotte da 5 a 4 per settimana. E parte anche un invito alla procura affinchè vi siano meno arresti per la violazione della legge Bossi-Fini «tenendo conto delle correnti giurisprudenziali». L’obbiettivo è quello di non ingolfare il palazzo di giustizia con i processi per direttissima a colf e badanti senza permessi di soggiorno.

Fonte (http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200610articoli/12616girata.asp)
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