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View Full Version : mondo islamico: segnali incoraggianti.


ALBIZZIE
11-10-2006, 09:51
Dopo aver approvato la legge sulla famiglia che rispetta i diritti delle donne, il Regno di Mohammad VI vuole ora scoraggiare gli abiti islamici
Il Marocco lancia la guerra al velo
Via le raffigurazioni dai libri di scuola. Il governo: l'hijab è un segno politico

Per la maggior parte dei musulmani, e ancor più per le musulmane, la questione del velo è un «falso problema». Una «faccenda privata» ingigantita dall'Occidente, che magari in buona fede (vedi Francia) s'ostina a non capire le priorità del mondo islamico. Da Rabat al Cairo, da Kabul a Jeddah, è questo che ripetono da anni intellettuali, femministe e gente comune. Ed è quindi davvero importante la decisione presa dal Marocco: scoraggiare e limitare l'uso del velo. Forse un giorno proibirlo. Non perché «disgustoso» come l'ha definito il sempre provocatorio Salman Rushdie, né per essere «segno di separazione» come ritiene l'ex ministro britannico Jack Straw.

Commenti che in realtà sono diretti al niqab, il tessuto che copre il viso e quasi nessuno usa in Marocco. Ma perché perfino l'hijab, il foulard che copre i capelli, sarebbe diventato simbolo di quell'Islam estremista che Mohammad VI tenta di sostituire con una lettura moderna e moderata della religione di Allah. Sarebbe una concessione a quell'ala della società marocchina che nel 2003 ha appoggiato gli attentati di Casablanca (45 morti) e che da allora è oggetto di continui arresti e controlli. A differenza di altri passi compiuti sulla via della democrazia religiosa dal «sovrano-cittadino» — come lui stesso si definisce nonostante sia pure discendente diretto del Profeta e «Principe dei credenti» — questa volta la battaglia è stata lanciata in sordina. Scuole e università, uffici pubblici, polizia e linee aeree hanno iniziato a impedire l'uso dell'hijab.

Più recentemente, si è passati ai libri scolastici. Nell'ultima edizione di un diffuso testo per le elementari, ad esempio, la foto di una mamma con bambina muhajjabat, velate, è stata rimossa. E dai libri sono spariti anche gli accenni all'obbligo al velo che il Corano imporrebbe: questione discussa all'infinito in realtà, tra esperti musulmani e non, poiché i versetti in questione (24:27-31) possono essere variamente interpretati. «La faccenda — ha dichiarato il ministro dell'Istruzione, Aboulkacem Samir — non è religiosa, ma politica. L'hijab per le donne è diventato quello che è la barba per gli uomini, un simbolo politico. E noi dobbiamo stare attenti, tra l'altro, che i libri scolastici rispettino l'intera società, non una fazione politica». Anche la risposta, per ora, è stata politica: il dirigente del partito islamico moderato Giustizia e Sviluppo, Abu Zaid Al Idrissi, ieri sul quotidiano Alliwaa (la bandiera) ha accusato il governo di aver «ceduto alle pressioni degli Usa»: riducendo le ore di religione nelle scuole e mandando al macero 700 mila copie di un libro con foto «velate».

E il Consiglio nazionale degli insegnanti di religione ha denunciato le pressioni presso editori e autori di testi perché questi siano emendati dai versetti sul hijab. La battaglia del velo, in sostanza, è iniziata anche in Marocco. Due anni fa Mohammad VI, sostenuto dalla giovane e colta moglie Lalla Salma, era riuscito a convincere il Paese con la nuova mudawwana, la legge di famiglia più innovativa del mondo islamico che tra l'altro concede il divorzio alle donne e rende quasi impossibile la poligamia. Perfino i partiti e i gruppi islamici avevano accettato quel compromesso tra Dichiarazione dei diritti umani e Sharia. E tutti avevano salutato con favore la nomina delle prime 50 predicatrici donne incaricate di insegnare religione nelle moschee e nelle carceri, così come la partecipazione di teologhe alle discussioni religiose che si tengono ogni Ramadan in presenza del Re. Ma il velo è un'altra storia. Non solo le donne più anziane, le più religiose, le più povere lo portano da sempre. Ma anche tra le classi ricche e colte l'hijab è tornato in auge. Al punto che il giornale saudita Al Watan, in un reportage dal Marocco, segnalava ieri la nuova moda dell'hijab ramadan: veli e abiti islamici riveduti da stilisti moderni, dai colori sgargianti e indossati da attrici e cantanti per andare in moschea nel mese sacro. Convincere le marocchine della bontà della nuova battaglia sarà impresa difficile.
Cecilia Zecchinelli
11 ottobre 2006

corriere.it

StefanoAnalisi
11-10-2006, 10:47
finalmente! :cool:

AntonioBO
11-10-2006, 11:15
Dopo aver approvato la legge sulla famiglia che rispetta i diritti delle donne, il Regno di Mohammad VI vuole ora scoraggiare gli abiti islamici
Il Marocco lancia la guerra al velo
Via le raffigurazioni dai libri di scuola. Il governo: l'hijab è un segno politico

Per la maggior parte dei musulmani, e ancor più per le musulmane, la questione del velo è un «falso problema». Una «faccenda privata» ingigantita dall'Occidente, che magari in buona fede (vedi Francia) s'ostina a non capire le priorità del mondo islamico. Da Rabat al Cairo, da Kabul a Jeddah, è questo che ripetono da anni intellettuali, femministe e gente comune. Ed è quindi davvero importante la decisione presa dal Marocco: scoraggiare e limitare l'uso del velo. Forse un giorno proibirlo. Non perché «disgustoso» come l'ha definito il sempre provocatorio Salman Rushdie, né per essere «segno di separazione» come ritiene l'ex ministro britannico Jack Straw.

Commenti che in realtà sono diretti al niqab, il tessuto che copre il viso e quasi nessuno usa in Marocco. Ma perché perfino l'hijab, il foulard che copre i capelli, sarebbe diventato simbolo di quell'Islam estremista che Mohammad VI tenta di sostituire con una lettura moderna e moderata della religione di Allah. Sarebbe una concessione a quell'ala della società marocchina che nel 2003 ha appoggiato gli attentati di Casablanca (45 morti) e che da allora è oggetto di continui arresti e controlli. A differenza di altri passi compiuti sulla via della democrazia religiosa dal «sovrano-cittadino» — come lui stesso si definisce nonostante sia pure discendente diretto del Profeta e «Principe dei credenti» — questa volta la battaglia è stata lanciata in sordina. Scuole e università, uffici pubblici, polizia e linee aeree hanno iniziato a impedire l'uso dell'hijab.

Più recentemente, si è passati ai libri scolastici. Nell'ultima edizione di un diffuso testo per le elementari, ad esempio, la foto di una mamma con bambina muhajjabat, velate, è stata rimossa. E dai libri sono spariti anche gli accenni all'obbligo al velo che il Corano imporrebbe: questione discussa all'infinito in realtà, tra esperti musulmani e non, poiché i versetti in questione (24:27-31) possono essere variamente interpretati. «La faccenda — ha dichiarato il ministro dell'Istruzione, Aboulkacem Samir — non è religiosa, ma politica. L'hijab per le donne è diventato quello che è la barba per gli uomini, un simbolo politico. E noi dobbiamo stare attenti, tra l'altro, che i libri scolastici rispettino l'intera società, non una fazione politica». Anche la risposta, per ora, è stata politica: il dirigente del partito islamico moderato Giustizia e Sviluppo, Abu Zaid Al Idrissi, ieri sul quotidiano Alliwaa (la bandiera) ha accusato il governo di aver «ceduto alle pressioni degli Usa»: riducendo le ore di religione nelle scuole e mandando al macero 700 mila copie di un libro con foto «velate».

E il Consiglio nazionale degli insegnanti di religione ha denunciato le pressioni presso editori e autori di testi perché questi siano emendati dai versetti sul hijab. La battaglia del velo, in sostanza, è iniziata anche in Marocco. Due anni fa Mohammad VI, sostenuto dalla giovane e colta moglie Lalla Salma, era riuscito a convincere il Paese con la nuova mudawwana, la legge di famiglia più innovativa del mondo islamico che tra l'altro concede il divorzio alle donne e rende quasi impossibile la poligamia. Perfino i partiti e i gruppi islamici avevano accettato quel compromesso tra Dichiarazione dei diritti umani e Sharia. E tutti avevano salutato con favore la nomina delle prime 50 predicatrici donne incaricate di insegnare religione nelle moschee e nelle carceri, così come la partecipazione di teologhe alle discussioni religiose che si tengono ogni Ramadan in presenza del Re. Ma il velo è un'altra storia. Non solo le donne più anziane, le più religiose, le più povere lo portano da sempre. Ma anche tra le classi ricche e colte l'hijab è tornato in auge. Al punto che il giornale saudita Al Watan, in un reportage dal Marocco, segnalava ieri la nuova moda dell'hijab ramadan: veli e abiti islamici riveduti da stilisti moderni, dai colori sgargianti e indossati da attrici e cantanti per andare in moschea nel mese sacro. Convincere le marocchine della bontà della nuova battaglia sarà impresa difficile.
Cecilia Zecchinelli
11 ottobre 2006

corriere.it

Questo è il vero Islam, se ne parla poco perchè non fa notizia, perchè fa più notizia il marocchino che non vuole una donna come difensore d'ufficio. la mia ragazza (islamica) mi ha raccontato un gustoso episodio:una sua zia aveva espresso la volontà al marito di voler mettere il velo. ebbene la risposta del marito è stata- in maniera scherzosa- :" Se lo fai , ti lascio....." Attenzione, quindi, a non pendere dalle labbra dei giornalisti.....

funky80
11-10-2006, 11:20
Ottimo segnale, ma niente di nuovo comunque. Sono stato in marocco nel 98 e già allora ( e a sentire gli abitanti anche prima ) il paese era alquanto laicizzato( almeno nella parte da me visitata, cioè vicino a Marrakech ). La guida stessa ci confermò che la religione era sì presente nella vita quotidiana, ma che i suoi precetti non erano più imposti a nessuno e anzi erano scoraggiati nelle loro forme più estreme dalle leggi statali. Un esempio è quello della pioligamia, permessa ma a condizione di trattamento economico paritario di ogni moglie, resa così in pratica possibile solo per pochi cittadini ultrabenestanti. in ogni caso un passo in avanti non fà mai male, dubito però che molti altri paesi islamici siano lontanamente pronti a seguire l'esempio.

das
11-10-2006, 12:06
*

Giovannino
11-10-2006, 12:14
Dice che in Turchia stia succedendo l'esatto contrario di quello che avviene in Marocco. Non so se sia vero

Vorrà dire che ci prenderemo il Marocco in Europa :D

AntonioBO
11-10-2006, 15:13
Vorrà dire che ci prenderemo il Marocco in Europa :D

Tu ci scherzi? Ma aveva davvero chiesto l'annessione all'Europa visto che è più vicino della Turchia:appena 20 km. dalla Spagna del sud...... Ovviamente non hanno accolto la richiesta........

mauriz83
11-10-2006, 18:34
preferisco il marocco alla turchia così se entrano in europa si possono obbligare il loro governo a tenere a bada gli immigrati e le loro coste,e chissà esca fuori pure qualche finanziamento europeo per far crescere la loro economia rendendo quindi inutile l'immigrazione.Direi che tutta l'europa ne guadagnerebbe.

Ileana
11-10-2006, 18:48
preferisco il marocco alla turchia così se entrano in europa si possono obbligare il loro governo a tenere a bada gli immigrati e le loro coste,e chissà esca fuori pure qualche finanziamento europeo per far crescere la loro economia rendendo quindi inutile l'immigrazione.Direi che tutta l'europa ne guadagnerebbe.
Tra i due preferisco anche io il Marocco.
SE PROPRIO BISOGNA SCEGLIERE.

Ma in ogi caso una settimana fa (più o meno) ho visto un'intervista (su rete 4 credo...) alla rappresentante della comunità delle donne marocchine in Italia.
E che appunto confermava questa tendenza in Marocco.
Confermava la tendenza inversa in Turchia.
E spiegava anche come gli uomini marocchini si comportano in "certe maniere barbare e inumane" (cit.) in Italia solo perchè vedono gli altri immigrati, provenienti da paesi molto più integralisti, e "stupidamente" (cit.) si credono musulmani peggiori, uomini inferiori, e si comportano a volte pure peggio di questi.