Ewigen
21-08-2006, 16:04
Ufficialmente è «la cameretta di un teenager versione internet, un luogo dove i muri sono coperti di poster, la musica assordante e gli adulti una specie aliena». Ma il fenomeno «MySpace» (sito grazie al quale è possibile presentarsi al mondo e che interessa già 90 milioni di adolescenti) comincia a preoccupare.
Bulli&Web
[Avvenire]Furbetti ed esibizionisti crescono on line«Social networking»:alla «generazione connessa» piace avere un posto in Rete dove descrivere le proprie passioni, piazzare qualche foto,magari un video... La cyber-stanzetta moltiplica i contatti e le amicizie, però rende impraticabili i filtri per cautelarsi dai cattivi incontri; infatti negli Usa aumentano diffidenza e voglia di censura.
Anche se Murdoch ha fiutato l’affare, comprando il marchio per 500 mila euro
Anna Svidersky era una diciottenne qualunque, con le sue piccole vanità da post-adolescente, una propensione a un innocente esibizionismo - normale alla sua età - e una predilezione per la Rete, altrettanto normale per chi appartiene a quella che è ormai definita la wired generation, la «generazione connessa». Poi, la sera del 20 aprile, la coltellata sferratale da uno psicopatico mentre sparecchiava un tavolo al McDonald's in cui lavorava ha bruscamente interrotto tutta questa normalità. Un fatto che, per quanto tragico, di questi tempi è anch'esso «normale». La notizia sarebbe quindi probabilmente rimasta confinata in cronaca nel quotidiano di Vancouver (Stato di Washington), dove gli Svidersky vivevano dal 2001, anno in cui erano immigrati dal Kazakistan. Ma Anna era iscritta a MySpace, (www.myspace.com), un sito di social networking in cui è possibile aprire un proprio spazio Web con cui presentarsi al mondo. Inserendo quindi la descrizione più o meno scherzosa di sé stessi, qualche foto, magari un video, i propri contatti, il dettaglio delle proprie passioni in tema di musica, cinema e quant'altro gravita nell'interesse dei giovanissimi - perché tali sono la quasi totalità degli attuali 90 milioni di iscritti al sito. «MySpace è la versione online della stanzetta di un teenager, un posto dove i muri sono coperti di poster e fotografie, la musica è assordante e gli adulti sono una specie aliena», ha scritto Alex Williams del «New York Times». E proprio la cyber-stanzetta di Anna è, qualche giorno dopo il 20 aprile, divenuta meta di un vero e proprio pellegrinaggio virtuale, con messaggi commossi e struggenti in memoriam. Migliaia di commemorazioni virtuali che per forza di cose iniziano tutte più o meno nello stesso modo: «Non ti conoscevo, non ti ho mai incontrata, ma mi mancherai…». Già, perché Anna non poteva avere - per così dire «fisicamente» - tanti amici quanti sono quelli che ne hanno pianto la scomparsa. È stato MySpace e il suo meccanismo di creazione di relazioni a farla diventare addirittura una voce di Wikipedia - anche se più per quello che le è capitato da morta che per quanto avesse fatto in vita. Un meccanismo che è l'esasperazione virtuale del famoso «gli amici degli amici sono i miei amici»: grazie all'ormai mitica casella «friends» del proprio MySpace, il giovane indica 8 amici dei quali si fa in qualche modo garante. I quali a loro volta avranno ad essi collegati altri 8 amici, ciascuno dei quali si «linkerà» con altri 8 e così via, con una progressione che estende il proprio ambito relazionale al di là di ogni altra alternativa praticabile nel mondo reale. Una manna per i teenager che si nutrono di nuove relazioni e nuove conoscenze. Il fatto è che proprio ciò che rende accattivante all'adolescente l'incontro virtuale - facilità, rapidità e una buona dose di anonimato - finisce per rendere impraticabili i filtri che solitamente si attivano in un incontro vis à vis. Filtri peraltro già di per sé di grana grossa nei teenager, naturalmente votati alla socializzazione senza particolari preamboli. Ecco allora fiorire una casistica sempre più vasta di brutti episodi conseguenti a incontri nati su MySpace, alcuni dei quali rimangono circoscritti all'ambito virtuale - molestie verbali, uso sconveniente delle foto «postate» nei profili - ma più spesso con risvolti drammatici nel mondo fisico. Dalle sette ragazze di una cittadina del Connecticut aggredite da uomini incontrati sul sito alla diciassettenne Katherine Lester, volata a insaputa dei genitori in Medio Oriente per incontrare «Abdullah Psycho», che nel suo MySpace si presentava come «un 25enne di Gerico». Non a caso è persino nato un sito che tiene traccia dei crimini in qualche modo legati all'uso del sito di social networking (www.mycrimespace.com). Tutto questo sta creando un alone di forte diffidenza attorno a MySpace: associazioni di genitori che si schierano contro il sito, scuole che ne impediscono l'accesso dai propri computer e persino espone nti politici che ne minacciano la censura. Il che non ha impedito al magnate dei media Rupert Murdoch di investire mezzo miliardo di euro per rilevare il marchio. Con quei numeri di utenza, il potenziale di business è enorme e probabilmente il tycoon australiano considera inarrestabile la marcia di MySpace. Il che è verosimile. Un po' perché non sarebbe facile togliere a decine di milioni di teenager un posto dove gli adulti sono «razza aliena». Ma soprattutto perché alla lunga non potranno imputarsi a un sito fatti e cose che, dice Scott Granneman, docente di uso sociale della tecnologia alla Washington University a Saint Louis, «possono comunque accadere ogniqualvolta due esseri umani entrano in contatto, quale che sia lo strumento con cui ciò avviene». D'altronde, il suo carnefice Anna Svidersky non l'aveva incontrato su MySpace.
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[Avvenire]Furbetti ed esibizionisti crescono on line«Social networking»:alla «generazione connessa» piace avere un posto in Rete dove descrivere le proprie passioni, piazzare qualche foto,magari un video... La cyber-stanzetta moltiplica i contatti e le amicizie, però rende impraticabili i filtri per cautelarsi dai cattivi incontri; infatti negli Usa aumentano diffidenza e voglia di censura.
Anche se Murdoch ha fiutato l’affare, comprando il marchio per 500 mila euro
Anna Svidersky era una diciottenne qualunque, con le sue piccole vanità da post-adolescente, una propensione a un innocente esibizionismo - normale alla sua età - e una predilezione per la Rete, altrettanto normale per chi appartiene a quella che è ormai definita la wired generation, la «generazione connessa». Poi, la sera del 20 aprile, la coltellata sferratale da uno psicopatico mentre sparecchiava un tavolo al McDonald's in cui lavorava ha bruscamente interrotto tutta questa normalità. Un fatto che, per quanto tragico, di questi tempi è anch'esso «normale». La notizia sarebbe quindi probabilmente rimasta confinata in cronaca nel quotidiano di Vancouver (Stato di Washington), dove gli Svidersky vivevano dal 2001, anno in cui erano immigrati dal Kazakistan. Ma Anna era iscritta a MySpace, (www.myspace.com), un sito di social networking in cui è possibile aprire un proprio spazio Web con cui presentarsi al mondo. Inserendo quindi la descrizione più o meno scherzosa di sé stessi, qualche foto, magari un video, i propri contatti, il dettaglio delle proprie passioni in tema di musica, cinema e quant'altro gravita nell'interesse dei giovanissimi - perché tali sono la quasi totalità degli attuali 90 milioni di iscritti al sito. «MySpace è la versione online della stanzetta di un teenager, un posto dove i muri sono coperti di poster e fotografie, la musica è assordante e gli adulti sono una specie aliena», ha scritto Alex Williams del «New York Times». E proprio la cyber-stanzetta di Anna è, qualche giorno dopo il 20 aprile, divenuta meta di un vero e proprio pellegrinaggio virtuale, con messaggi commossi e struggenti in memoriam. Migliaia di commemorazioni virtuali che per forza di cose iniziano tutte più o meno nello stesso modo: «Non ti conoscevo, non ti ho mai incontrata, ma mi mancherai…». Già, perché Anna non poteva avere - per così dire «fisicamente» - tanti amici quanti sono quelli che ne hanno pianto la scomparsa. È stato MySpace e il suo meccanismo di creazione di relazioni a farla diventare addirittura una voce di Wikipedia - anche se più per quello che le è capitato da morta che per quanto avesse fatto in vita. Un meccanismo che è l'esasperazione virtuale del famoso «gli amici degli amici sono i miei amici»: grazie all'ormai mitica casella «friends» del proprio MySpace, il giovane indica 8 amici dei quali si fa in qualche modo garante. I quali a loro volta avranno ad essi collegati altri 8 amici, ciascuno dei quali si «linkerà» con altri 8 e così via, con una progressione che estende il proprio ambito relazionale al di là di ogni altra alternativa praticabile nel mondo reale. Una manna per i teenager che si nutrono di nuove relazioni e nuove conoscenze. Il fatto è che proprio ciò che rende accattivante all'adolescente l'incontro virtuale - facilità, rapidità e una buona dose di anonimato - finisce per rendere impraticabili i filtri che solitamente si attivano in un incontro vis à vis. Filtri peraltro già di per sé di grana grossa nei teenager, naturalmente votati alla socializzazione senza particolari preamboli. Ecco allora fiorire una casistica sempre più vasta di brutti episodi conseguenti a incontri nati su MySpace, alcuni dei quali rimangono circoscritti all'ambito virtuale - molestie verbali, uso sconveniente delle foto «postate» nei profili - ma più spesso con risvolti drammatici nel mondo fisico. Dalle sette ragazze di una cittadina del Connecticut aggredite da uomini incontrati sul sito alla diciassettenne Katherine Lester, volata a insaputa dei genitori in Medio Oriente per incontrare «Abdullah Psycho», che nel suo MySpace si presentava come «un 25enne di Gerico». Non a caso è persino nato un sito che tiene traccia dei crimini in qualche modo legati all'uso del sito di social networking (www.mycrimespace.com). Tutto questo sta creando un alone di forte diffidenza attorno a MySpace: associazioni di genitori che si schierano contro il sito, scuole che ne impediscono l'accesso dai propri computer e persino espone nti politici che ne minacciano la censura. Il che non ha impedito al magnate dei media Rupert Murdoch di investire mezzo miliardo di euro per rilevare il marchio. Con quei numeri di utenza, il potenziale di business è enorme e probabilmente il tycoon australiano considera inarrestabile la marcia di MySpace. Il che è verosimile. Un po' perché non sarebbe facile togliere a decine di milioni di teenager un posto dove gli adulti sono «razza aliena». Ma soprattutto perché alla lunga non potranno imputarsi a un sito fatti e cose che, dice Scott Granneman, docente di uso sociale della tecnologia alla Washington University a Saint Louis, «possono comunque accadere ogniqualvolta due esseri umani entrano in contatto, quale che sia lo strumento con cui ciò avviene». D'altronde, il suo carnefice Anna Svidersky non l'aveva incontrato su MySpace.