easyand
19-07-2006, 18:04
Le regole d'ingaggio per la missione Isaf in Afghanistan, a cui l'Italia partecipa, sono cambiate lo scorso maggio per consentire a quei militari che andranno a sud reazioni adeguate a quella che è una situazione "combat" e non semplicemente di peacekeeping.
Lo riferiscono il portavoce della missione da Kabul e lo Stato maggiore della Difesa.
"Le regole d'ingaggio sono cambiate il 4 maggio in vista dell'allargamento della missione nel sud dell'Afghanistan. Sono cambiate per tutti i militari che partecipano alla missione", ha detto da Kabul il portavoce della missione Nato, attualmente sotto la guida del generale britannico David Richards.
Nel sud dell'Afghanistan si verificano gli scontri più duri con i talebani che hanno il controllo di parte del territorio.
Il 30 giugno il ministro della Difesa Arturo Parisi, presentando il decreto e il disegno di legge varati dal Consiglio dei ministri per il rifinanziamento delle missioni militari all'estero, aveva detto che le regole d'ingaggio per i militari italiani in Afghanistan non sarebbero cambiate. Un elemento, assieme all'invariata dislocazione delle nostre truppe che sono impegnate a Kabul e Herat, a garanzia del fatto che l'Italia non andrà a sud.
"Sì, le regole d'ingaggio sono state implementate. Chi andrà a sud avrà la possibilità, qualora attaccato, di rispondere al fuoco in maniera più pesante. In più, ad esempio, i militari potranno fare irruzione in un'abitazione dal cui interno abbiano sentito partire un colpo d'arma da fuoco", ha spiegato il portavoce dello Stato maggiore della difesa.
Questo non vuol dire, precisa il portavoce, che i nostri militari si comporteranno diversamente a Kabul e a Herat, dove quella in cui sono impegnati resta una missione di peacekeeping.
"Non invieremo soldati a sud", ribadisce in proposito il sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri.
Ma secondo l'ex ministro della Difesa Antonio Martino (Forza Italia) inviare uomini al sud sarà inevitabile: "Sperano (nella maggioranza) di riuscire a far sì che passi inosservato il fatto che dovremo inviare uomini dove la Nato ci chiederà".
Questo mese truppe britanniche, canadesi e olandesi della Nato sostituiranno nel sud del Paese, dove sono in atto aspri combattimenti, la coalizione guidata dagli Stati Uniti.
Sul rifinanziamento della partecipazione ad Isaf la maggioranza si è divisa, con la sinistra radicale che ha chiesto il ritiro come per l'Iraq.
Lo Stato maggiore della difesa non dice quanti siano attualmente i militari italiani presenti in Afghanistan, e si limita a parlare di "1.850 previsti". Un mese fa erano circa 1.300 tra la capitale Kabul e Herat, nella parte occidentale del Paese, dove svolgono attività di cooperazione civile-militare.
© Reuters 2006. Tutti i diritti assegna a Reuters.
di Antonella Cinelli
Lo riferiscono il portavoce della missione da Kabul e lo Stato maggiore della Difesa.
"Le regole d'ingaggio sono cambiate il 4 maggio in vista dell'allargamento della missione nel sud dell'Afghanistan. Sono cambiate per tutti i militari che partecipano alla missione", ha detto da Kabul il portavoce della missione Nato, attualmente sotto la guida del generale britannico David Richards.
Nel sud dell'Afghanistan si verificano gli scontri più duri con i talebani che hanno il controllo di parte del territorio.
Il 30 giugno il ministro della Difesa Arturo Parisi, presentando il decreto e il disegno di legge varati dal Consiglio dei ministri per il rifinanziamento delle missioni militari all'estero, aveva detto che le regole d'ingaggio per i militari italiani in Afghanistan non sarebbero cambiate. Un elemento, assieme all'invariata dislocazione delle nostre truppe che sono impegnate a Kabul e Herat, a garanzia del fatto che l'Italia non andrà a sud.
"Sì, le regole d'ingaggio sono state implementate. Chi andrà a sud avrà la possibilità, qualora attaccato, di rispondere al fuoco in maniera più pesante. In più, ad esempio, i militari potranno fare irruzione in un'abitazione dal cui interno abbiano sentito partire un colpo d'arma da fuoco", ha spiegato il portavoce dello Stato maggiore della difesa.
Questo non vuol dire, precisa il portavoce, che i nostri militari si comporteranno diversamente a Kabul e a Herat, dove quella in cui sono impegnati resta una missione di peacekeeping.
"Non invieremo soldati a sud", ribadisce in proposito il sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri.
Ma secondo l'ex ministro della Difesa Antonio Martino (Forza Italia) inviare uomini al sud sarà inevitabile: "Sperano (nella maggioranza) di riuscire a far sì che passi inosservato il fatto che dovremo inviare uomini dove la Nato ci chiederà".
Questo mese truppe britanniche, canadesi e olandesi della Nato sostituiranno nel sud del Paese, dove sono in atto aspri combattimenti, la coalizione guidata dagli Stati Uniti.
Sul rifinanziamento della partecipazione ad Isaf la maggioranza si è divisa, con la sinistra radicale che ha chiesto il ritiro come per l'Iraq.
Lo Stato maggiore della difesa non dice quanti siano attualmente i militari italiani presenti in Afghanistan, e si limita a parlare di "1.850 previsti". Un mese fa erano circa 1.300 tra la capitale Kabul e Herat, nella parte occidentale del Paese, dove svolgono attività di cooperazione civile-militare.
© Reuters 2006. Tutti i diritti assegna a Reuters.
di Antonella Cinelli