Srebrenica: 11 anni senza giustizia
[Avvenire] Sarajevo. Con la sepoltura dei resti di altre 505 vittime estratti dalle fosse comuni si è celebrato ieri al cimitero di Potocari l’undicesimo anniversario della strage di circa 8.000 musulmani bosniaci compiuta nella zona protetta dall’Onu a Srebrenica, in Bosnia Erzegovina, dalle truppe serbe del generale Ratko Mladic. Tra le 35.000 persone presenti alla commemorazione vi era anche il procuratore capo del Tribunale internazionale dell’Aja Carla Del Ponte la quale dopo aver incontrato i sopravvissuti si è detta «molto dispiaciuta del fatto che Radovan Karadzic e Ratko Mladic siano ancora liberi».Nella cerimonia è stato inaugurato il monumento alle madri di Srebrenica che hanno perso figli e mariti nel peggior massacro dell’Europa del secondo dopoguerra.
Concessa la libertà provvisoria a due imputati. Interrotta, su richiesta della difesa, l’arringa del procuratore Del Ponte. Finora all’Aja una sola condanna definitiva per il massacro
Srebrenica, dopo 11 anni
l’Onu apre il maxi-processo
Alla sbarra sette ufficiali serbo-bosniaci,accusati di genocidio e crimini contro l’umanità
[Avvenire] «Capo, il lavoro è finito. Posso prendermi una pausa?», gracchia via radio il tenente colonnello Vujadin Popovic. Parla non lontano da Srebrenica dove 1.200 prigionieri musulmani sono stati giustiziati in poche ore. È il 14 luglio 1995. Dall'altro capo del filo, il «capo» è Radislav Krstic, responsabile dello Stato maggiore serbo-bosniaco che comandava i «Drina Corps». L'unico condannato dal Tribunale penale internazionale dell'Aja per l'ex Jugoslavia (Tpi) con sentenza definitiva per i massacri di Srebrenica: 46 anni in primo grado, 35 in appello.
Ieri, per la prima volta, anche i suoi sottoposti - che eseguirono «il lavoro» - sono comparsi in aula all'Aja nel primo maxi-processo unico per il genocidio di undici anni fa. Sette ufficiali dell'esercito serbo-bosniaco sono chiamati a rispondere per l'eccidio di circa ottomila musulmani, prelevati sotto gli occhi dei caschi blu dell'Onu, trucidati e poi dispersi in decine di fosse comuni. Due degli imputati, Radivojo Miletic e Milan Gvero, sono stati rimessi ieri in libertà provvisoria fino al 14 agosto.
Tutti gli imputati devono rispondere di crimini di guerra e contro l'umanità, cinque sono accusati anche di genocidio. Sul banco degli imputati tra gli altri vi sono anche Ljubisa Beara, capo della sicurezza dell'armata serbo-bosniaca, e Vinko Pandurevic, comandante della famigerata brigata «Zvornik», quella che condusse gli attacchi contro i civili di Srebrenica.
In una precedente sentenza il Tpi ha già stabilito che «a Srebrenica le truppe serbo-bosniache hanno commesso genocidio». Altri 5 ufficiali sono stati condannati in primo grado a pene tra i 9 e i 27 anni per complicità in genocidio, crimini di guerra e contro l'umanità: due di loro hanno confessato.
Ancora latitanti tre imputati: Zravko Tolimir, ex-capo dei servizi segreti e, soprattutto, i due pianificatori della pulizia etnica, il mandante e l'esecutore del peggior massacro in Europa dopo la seconda guerra mondiale: il comandante serbo-bos niaco Ratko Mladic e il leader politico Radovan Karadzic, entrambi dissolti nel nulla da undici anni, grazie a coperture politico-militari, anche di Belgrado, non ancora scardinate. La Serbia ha promesso da tempo la cattura di Mladic.
Questo processo è il più importante per i crimini commessi nei Balcani negli anni Novanta, dopo l'inattesa chiusura del procedimento contro l'ex-presidente Slobodan Milosevic, morto a marzo.
L'udienza di ieri si è aperta con un intoppo procedurale: la difesa ha chiesto l'interruzione dell'intervento del procuratore generale Carla Del Ponte. Il magistrato stava raccontando il dramma delle migliaia di famiglie musulmane incontrate a Srebrenica l'11 luglio, alle celebrazioni per l'anniversario del genocidio. Un intervento troppo «emotivo», secondo i legali dei presunti carnefici. «Sono esterrefatta» ha ribattuto Del Ponte. Potrà riprendere la parola il 21 agosto, dopo la pausa estiva.
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