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View Full Version : Kuwait: tra elezioni politiche e diplomazia estera


zerothehero
27-06-2006, 22:30
Base militare americane nel Golfo, quarto paese al mondo per riserve di petrolio (96,8 bilioni di barili), il Kuwait, dopo lo scioglimento dell’assemblea parlamentare, da parte dell’Emiro Sheikh Sabah al-Ahmad al-Sabah, si avvia, il prossimo 29 giugno, alle elezioni politiche, nelle quali per la prima volta saranno candidate 32 donne.

Domenico Guglielmi

Equilibri.net (27 giugno 2006)

Le elezioni politiche

Il decreto di scioglimento anticipato è stato emesso dall'Emiro dopo che alcuni parlamentari riformisti hanno presentato una mozione di sfiducia nei confronti del premier Nasser al-Mohammed al-Sabah sul progetto di legge che mira a controllare le irregolarità elettorali e a ridurre il numero delle circoscrizioni. Tutta la campagna elettorale è dominata dal problema della corruzione. Lo schema è lo stesso di tutti paesi arabi: i riformisti che accusano i conservatori–liberali filo americani di corruzione. Secondo le accuse, le forze di corruzione sono diventate delle vere e proprie istituzioni organizzate, che controllano i parlamentari e che stanno tentando di alterare la campagna elettorale. Si parla addirittura di offerte di denaro, circa 10 mila dollari, per convincere elettori a votare certi candidati. A ciò si aggiunge l’accusa al governo, di non fare nulla per evitare tale azioni. I parlamentari di opposizione uscenti hanno sottoscritto una carta di riforma, la quale sostiene che l’introduzione di piccoli collegi elettorali, nel 1981, ha favorito fortemente questo fenomeno. Proprio la riforma dell’ampiezza dei collegi diventa una delle priorità per eliminare questo cancro che colpisce il paese.

Nonostante questi problemi, molti apprezzamenti provengono dal mondo per l’avanzamento della democrazia paese, simbolo del quale è anche la candidatura delle 32 donne al parlamento: nel maggio 2005, il parlamento ha approvato la proposta del governo di concedere il voto alle donne, cambiando uno dei fondamenti della politica del paese. Altra novità è stata quella di annullare, da parte del ministero degli affari religiosi, la fatwa (emessa dal rettore della facoltà di diritto islamico dell’università kuwaitiana) che concedeva al marito il diritto di costringere la propria moglie a votare un determinato candidato. E’ stato stabilito, inoltre, che per le donne mostrare il volto al seggio non sarà un reato: se il presidente del seggio lo richiedesse le donne possono abbassare il velo. Notevoli sono i progressi anche sul piano della sicurezza interna, come ha sottolineato, in una visita in Libano, il Primo Ministro, nonché Ministro della Difesa e degli Interni, Sceicco Jaber Al-Mubarak Al-Hamad Al-Sabah, il quale ha ribadito che non ci saranno problemi in merito alla sicurezza per le elezioni politiche. Saranno circa 340 mila, di cui il 57 per cento donne, gli elettori che sceglieranno i 50 parlamentari che siederanno al parlamento.

Azioni diplomatiche

Il Kuwait negli ultimi mesi ha rafforzato, in politica estera, l’inscindibile legame con il liberatore Usa. Al di là della propaganda del quotidiano Al-Siyassa, che paragona il presidente iraniano Ahamadinejad ad un “nuovo Hitler persiano” che “sfida il mondo”, evocando la sorte del Terzo Reich, il Kuwait si è presentato in prima fila nel tentare una mediazione diplomatica con l’Iran in merito alla questione del nucleare. I paesi del Golfo, di cui il Kuwait è uno dei rappresentanti, hanno sollevato le loro perplessità nei confronti del governo di Theran in merito all’impatto ambientale che il programma nucleare avrebbe sulla zona. La paura dei paesi che si affacciano sul Golfo, è che l’Iran contamini le sue acque, dalle quali i paesi che da esso sono bagnati traggono acqua potabile. Al di là della retorica che si cela dietro la tematica ambientale, con il fine di sensibilizzare l’opinione pubblica, la questione centrale è di convincere l’Iran a rinunciare ai suoi progetti, in linea con quelle che sono attualmente le strategie americane con l’Iran. Durante una conferenza stampa congiunta, tenutasi al termine di un incontro a Kuwait City (a 90 chilometri dalla città c’è un reattore nucleare iraniano), con il vice Premier e ministro degli esteri kuwaitiano Mohammed al-Sabah, l’iraniano Mottaki ha detto di aver comunicato ai leader kuwaitiani la recente evoluzione del problema nucleare confermando che l'Iran ha diritto a sviluppare il suo piano.

Sempre in merito alla questione iraniana, il vice primo ministro e ministro degli esteri, Sceicco Mohammed al Sabah si è espresso, il 23 maggio, al margine di un incontro con la Russia, che i due paesi vogliono cercare canali politici e diplomatici per risolvere in modo pacifico il problema nucleare. Pace che è stata richiamata spesso, da parte dello Sceicco, anche per l’Iraq, ribadendo che quest’ultimo tornerà in pace solamente nel momento in cui la sua gente riuscirà a convivere. Sul piano petrolifero, fonte primaria di ricchezza del paese (attualmente produce 2,4 milioni di barili al giorno) il Kuwait, contrario a una riduzione della produzione del greggio, ha sottoscritto importanti accordi con l’India per la produzione con reciproci scambi di investimenti nella produzione di settore. E’ stata costituita anche una Kuwait- India Holding con un capitale di circa 150 milioni di dollari, che opererà nel settore delle telecomunicazioni, energie e infrastrutture. L’investimento della Banca del Kuwait nelle imprese indiane ammonta a 160 milioni di dollari. Ma lo sguardo rivolto all’Asia non si ferma al colosso indiano: accordi sono stati sottoscritti anche con il Pakistan al margine di un incontro tra l’Emiro e il presidente Musharraf. È stato sottoscritto un accordo per la costituzione di una raffineria a Port Qasim, con una capacità produttiva di 100 mila barili al giorno. Il Kuwait ha mostrato interessato a investire nel settore del turismo, nella costruzione e lo sviluppo di beni immobili, nei servizi finanziari, negli investimenti della Banca Islamica, tessile e industria elettronica. Con il Pakistan si è parlato anche della rivitalizzazione dell’Organizzazione della Conferenza Islamica. Tutto ciò a conferma degli ottimi rapporti (confermati anche dalla presenza di 125 mila pakistani che lavorano in Kuwait) esistenti tra i due paesi, che da un punto di vista economico hanno visto crescere notevolmente il loro volume degli scambi. L’Emiro inoltre ha spinto per migliorare le relazioni con l’India, e per la stabilizzazione dell’Afghanistan, questione vitale per la sicurezza del Pakistan stesso.

La spinta verso l’Asia dell’Emirato prosegue anche verso la Thailandia: a Bangkok, i primi di giugno, c’è stato un incontro al vertice tra il Ministro delle Finanze kuwaitiano e il Primo Ministro tailandese. Lo scopo del vertice è stato quello di aprire discussioni su più livelli da un punto di vista economico. I settori per i quali si è maggiormente discusso sono stati quello tecnologico e quello finanziario. Anche con l’Egitto sono stati stabiliti accordi di investimento: i progetti riguardano lo spreco delle risorse idriche, investimenti in aziende egiziane, nel sistema ferroviario e in infrastrutture. Investimenti sono previsti anche nel settore del turismo: verranno a breve presentati tre consorzi (rilevante in essi la presenza delle imprese americane) per lo sviluppo turistico dell’Isola di Failika, per un totale di 2,7 bilioni di dollari. Accordi sul turismo sono stati intrapresi anche con Qatar e Bahrain, gli altri due emirati “fedeli” di Washington.

Negli ultimi tempi sono stati sottoscritti accordi anche con la EU: i paesi del Consiglio del Golfo, e in particolare il Kuwait hanno aperto agli investimenti europei nel settore energetico. Nello specifico il Kuwait ha aperto alla possibilità di investimento, nel quadro del Project Kuwait, che ha lo scopo di produrre 450 mila barili di petrolio al giorno in quattro campi a nord della regione. Tale investimento richiede circa 7 bilioni di dollari in un periodo di venti anni. Il paese prosegue nella strada del progresso, confermato anche da una recente indagine, in cui è stato rilevato, che il Kuwait è uno dei trenta paesi al mondo in cui il numero di telefoni cellulari è superiore alla popolazione. L’Emirato è molto attivo anche per trovare dei punti di incontro tra la cultura musulmana e l’Occidente: una conferenza con 200 studiosi e leader di comunità musulmane in Europa è stata fortemente voluta e sostenuta dall'Emiro.

Conclusione

Il Kuwait, nonostante stia vivendo una stagione difficile in politica interna, è molto attivo in campo internazionale: una strategia di vasto respiro, che la vede mediatrice, in molte zone calde della zona Medio Orientale e asiatiche. Proprio negli ultimi mesi, la politica internazionale dell’Emirato è stata incentrata sulle questioni più calda: quella iraniana, dove al momento i buoni rapporti con Theran, sono mitigati dalla paura di trovarsi un nuovo “Iraq di Saddam” alle porte di casa, quella dell’annoso conflitto tra il Pakistan e l’India, paesi nei quali gli interessi in gioco legati al petrolio potrebbero far rivestire al piccolo emirato un importante ruolo mediatore. Una strategia diplomatica, che sotto le direttive Usa, la grande potenza che l’ha liberato durante la Guerra del Golfo ( e che ha lasciato sul territorio kuwaitiano 470 tonnellate di scorie di uranio impoverito), sta diventando un punto di riferimento per tutta la diplomazia mediorientale, in particolare per i paesi del Consiglio della Cooperazione del Golfo. Le tecniche usate dal paese, per portare avanti le sue azioni diplomatiche, sono sempre di più quelle occidentali: basti pensare all’uso della “tematica ambientale” come strumento di pressione sull’Iran. Lo stesso discorso vale per la politica interna, dove la questione del voto alle donne (che ha dato risonanza internazionale alle elezioni kuwaitiane), può essere paragonato, con le dovute proporzioni in merito alla sostanza del problema, alla tematica delle “quote rosa” in un paese europeo.