Ewigen
17-06-2006, 15:58
SUDAFRICA 16/6/2006 14.55
SOWETO, 30 ANNI FA L’INIZIO DELLA RIVOLTA CONTRO L’APARTHEID
[PIME] La strada che dalla scuola ‘Morris Isaacson’ di Soweto, in Sudafrica, porta alla ‘Orlando West’ è stata pavimentata con lastre di color rosso per ricordare il sangue dei circa 618 studenti neri uccisi dalle forze governative il 16 giugno 1976 durante una marcia pacifica contro la politica scolastica della minoranza bianca che li obbligava a studiare in ‘afrikaans’, la lingua dei coloni boeri. Le sassaiole e gli scontri tra studenti e polizia ed esercito – in cui oltre a centinaia di vittime vi furono 1.500 feriti - furono l’inizio del movimento che nel 1994 portò alla fine dell’apartheid (in vigore dal 1948) e oggi, nel trentesimo anniversario di quella che viene ricordata come la ‘rivolta di Soweto’, lungo quella strada il presidente sudafricano Thabo Mbeki ha marciato, mentre i parenti dei bambini uccisi hanno deposto corone di fiori. Centinaia di persone hanno poi osservato un minuto di silenzio e intonato la canzone in lingua Zulu ‘Senzeni na’, ‘Piangiamo’, dinanzi al memoriale in pietra scura ‘Hector Peterson’ dedicato allo studente tredicenne che, sceso in piazza con i suoi compagni di scuola, fu il primo e il più giovane a perdere la vita negli scontri. “Il 16 giugno del 1976 ero nella stessa strada. Vi erano gas lacrimogeni. La gente urlava, correva e la polizia inseguiva chiunque” ha ricordato Martin Mhanlanga, uno dei sopravvissuti che ha partecipato alla commemorazione in compagnia del piccolo nipote. Nel 1991 l’allora Organizzazione dell’Unità africana (Oua, oggi Unione Africana) decise di ricordare quel triste evento proclamando il 16 giugno ‘Giornata internazionale dei bambini africani’. A distanza di 15 anni, un rapporto del Fondo dell’Onu per l’infanzia (Unicef) sostiene che purtroppo i bambini del continente continuano a patire violenze e traumi fisici e psicologici: ogni anno, 300.000 bambini africani sono vittime del traffico di minori e circa 3 milioni subiscono mutilazioni femminili, mentre aumentano le vittime di violenze sessuali e stupri. Nella Repubblica Democratica del Congo - dove tra l’altro i minori sono stati per anni reclutati a forza come bambini-soldato – l’infanzia è ancora oggetto di violenza sessuale, mentre in Sudafrica l’anno scorso 4 vittime su 10 di questo crimine erano minori. Vi sono paesi, però, dove sono state avviati progetti per contrastare la violenza minorile, come la campagna nazionale ‘Fermare la violenza contro i bambini’ avviata in Kenya o il Codice di condotta per gli insegnanti del Ghana.
SOWETO, 30 ANNI FA L’INIZIO DELLA RIVOLTA CONTRO L’APARTHEID
[PIME] La strada che dalla scuola ‘Morris Isaacson’ di Soweto, in Sudafrica, porta alla ‘Orlando West’ è stata pavimentata con lastre di color rosso per ricordare il sangue dei circa 618 studenti neri uccisi dalle forze governative il 16 giugno 1976 durante una marcia pacifica contro la politica scolastica della minoranza bianca che li obbligava a studiare in ‘afrikaans’, la lingua dei coloni boeri. Le sassaiole e gli scontri tra studenti e polizia ed esercito – in cui oltre a centinaia di vittime vi furono 1.500 feriti - furono l’inizio del movimento che nel 1994 portò alla fine dell’apartheid (in vigore dal 1948) e oggi, nel trentesimo anniversario di quella che viene ricordata come la ‘rivolta di Soweto’, lungo quella strada il presidente sudafricano Thabo Mbeki ha marciato, mentre i parenti dei bambini uccisi hanno deposto corone di fiori. Centinaia di persone hanno poi osservato un minuto di silenzio e intonato la canzone in lingua Zulu ‘Senzeni na’, ‘Piangiamo’, dinanzi al memoriale in pietra scura ‘Hector Peterson’ dedicato allo studente tredicenne che, sceso in piazza con i suoi compagni di scuola, fu il primo e il più giovane a perdere la vita negli scontri. “Il 16 giugno del 1976 ero nella stessa strada. Vi erano gas lacrimogeni. La gente urlava, correva e la polizia inseguiva chiunque” ha ricordato Martin Mhanlanga, uno dei sopravvissuti che ha partecipato alla commemorazione in compagnia del piccolo nipote. Nel 1991 l’allora Organizzazione dell’Unità africana (Oua, oggi Unione Africana) decise di ricordare quel triste evento proclamando il 16 giugno ‘Giornata internazionale dei bambini africani’. A distanza di 15 anni, un rapporto del Fondo dell’Onu per l’infanzia (Unicef) sostiene che purtroppo i bambini del continente continuano a patire violenze e traumi fisici e psicologici: ogni anno, 300.000 bambini africani sono vittime del traffico di minori e circa 3 milioni subiscono mutilazioni femminili, mentre aumentano le vittime di violenze sessuali e stupri. Nella Repubblica Democratica del Congo - dove tra l’altro i minori sono stati per anni reclutati a forza come bambini-soldato – l’infanzia è ancora oggetto di violenza sessuale, mentre in Sudafrica l’anno scorso 4 vittime su 10 di questo crimine erano minori. Vi sono paesi, però, dove sono state avviati progetti per contrastare la violenza minorile, come la campagna nazionale ‘Fermare la violenza contro i bambini’ avviata in Kenya o il Codice di condotta per gli insegnanti del Ghana.