Lucrezio
09-06-2006, 16:55
Concessi a entrambi gli arresti domiciliari
Mafia, arrestato il figlio di Vito Ciancimino
È accusato di aver gestito insieme all'avvocato Giorgio Ghiron il tesoro accumulato illecitamente dal padre, morto nel 2002
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Massimo Ciancimino (Ansa)
Massimo Ciancimino (Ansa)
PALERMO - È stato arrestato a Palermo Massimo Ciancimino, il giovane imprenditore figlio dell'ex sindaco Vito Ciancimino, condannato per mafia e morto a Roma il 19 novembre 2002. Il provvedimento cautelare è stato firmato dal gip Gioacchino Scaduto e riguarda anche l'avvocato internazionalista Giorgio Ghiron, 73 anni, residente a Roma. A entrambi il giudice ha concesso gli arresti domiciliari. Ciancimino e Ghiron sono accusati di riciclaggio, reimpiego di capitali di provenienza illecita e fittizia intestazione di beni. Le ordinanze di custodia cautelare sono state richieste dai pm della Dda, Roberta Buzzolani, Lia Sava e Michele Prestipino, coordinati dai procuratori aggiunti Giuseppe Pignatone e Sergio Lari. L'inchiesta condotta dai carabinieri riguarda il tesoro accumulato illecitamente negli anni Ottanta da Vito Ciancimino, tesoro che dopo la sua morte, sarebbe stato gestito dal figlio e dall'avvocato. Entrambi gli arrestati avevano ricevuto l'avviso di garanzia lo scorso luglio perché accusati di reimpiego di denaro di provenienza illecita.
TESORO - Il gip Gioacchino Scaduto ha ordinato oltre ai due arresti, il sequestro di beni per un valore complessivo di diversi milioni di euro, tra cui uno Yacht Itama 55 del valore di un milione e mezzo di euro. La polizia valutaria e i carabinieri avrebbero accertato per il momento un investimento di beni illeciti per 60 milioni di euro. Le indagini, coordinate dai pm della dda Roberta Buzzolani, Lia Sava e Michele Prestipino e dai procuratori aggiunti Sergio Lari e Giuseppe Pignatone, sono ancora in corso per quantificare il reinvestimento di ingenti capitali provenienti dalla vendita di alcune società, fra cui alcune che commercializzavano gas.
PIZZINI - Il nome di Massimo Ciancimino era comparso in alcuni «pizzini» trovati nel covo di Bernardo Provenzano: si tratta di due biglietti, il primo dell'1 ottobre 2003 e il secondo dell'1 febbraio 2004, inviati dal boss latitante Matteo Messina Denaro al capomafia corleonese. Denaro scrive: «Uno dei figli del suo paesano morto, questo figlio sta a Roma»; e ancora: «Questo figlio del suo paesano morto sa di aver rubato soldi non suoi e di sicuro si è divertito a Roma visto che abita là». Massimo Ciancimino, infatti, è stato a lungo residente a Roma dove viveva insieme al padre. Ciò che emerge con evidenza è lo strettissimo rapporto che da sempre lega Bernardo Provenzano e Vito Ciancimino. «Un rapporto talmente stretto - scrivono i magistrati - che quando suo malgrado Matteo Messina Denaro, solo perché richiesto da Provenzano, informa il capomafia che i 250 milioni che erano stati pagati dall'impresa esecutrice dei lavori e destinati alla famiglia di Alcamo, erano stati invece "rubati dal figlio del suo paesano morto", si preoccupa del fatto che questa notizia possa costituire per Provenzano motivo di "mortificazione"».
08 giugno 2006
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/06_Giugno/08/mafia.shtml
Chissà che anche il famoso "tesoro" non venga fuori...
Mafia, arrestato il figlio di Vito Ciancimino
È accusato di aver gestito insieme all'avvocato Giorgio Ghiron il tesoro accumulato illecitamente dal padre, morto nel 2002
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Massimo Ciancimino (Ansa)
Massimo Ciancimino (Ansa)
PALERMO - È stato arrestato a Palermo Massimo Ciancimino, il giovane imprenditore figlio dell'ex sindaco Vito Ciancimino, condannato per mafia e morto a Roma il 19 novembre 2002. Il provvedimento cautelare è stato firmato dal gip Gioacchino Scaduto e riguarda anche l'avvocato internazionalista Giorgio Ghiron, 73 anni, residente a Roma. A entrambi il giudice ha concesso gli arresti domiciliari. Ciancimino e Ghiron sono accusati di riciclaggio, reimpiego di capitali di provenienza illecita e fittizia intestazione di beni. Le ordinanze di custodia cautelare sono state richieste dai pm della Dda, Roberta Buzzolani, Lia Sava e Michele Prestipino, coordinati dai procuratori aggiunti Giuseppe Pignatone e Sergio Lari. L'inchiesta condotta dai carabinieri riguarda il tesoro accumulato illecitamente negli anni Ottanta da Vito Ciancimino, tesoro che dopo la sua morte, sarebbe stato gestito dal figlio e dall'avvocato. Entrambi gli arrestati avevano ricevuto l'avviso di garanzia lo scorso luglio perché accusati di reimpiego di denaro di provenienza illecita.
TESORO - Il gip Gioacchino Scaduto ha ordinato oltre ai due arresti, il sequestro di beni per un valore complessivo di diversi milioni di euro, tra cui uno Yacht Itama 55 del valore di un milione e mezzo di euro. La polizia valutaria e i carabinieri avrebbero accertato per il momento un investimento di beni illeciti per 60 milioni di euro. Le indagini, coordinate dai pm della dda Roberta Buzzolani, Lia Sava e Michele Prestipino e dai procuratori aggiunti Sergio Lari e Giuseppe Pignatone, sono ancora in corso per quantificare il reinvestimento di ingenti capitali provenienti dalla vendita di alcune società, fra cui alcune che commercializzavano gas.
PIZZINI - Il nome di Massimo Ciancimino era comparso in alcuni «pizzini» trovati nel covo di Bernardo Provenzano: si tratta di due biglietti, il primo dell'1 ottobre 2003 e il secondo dell'1 febbraio 2004, inviati dal boss latitante Matteo Messina Denaro al capomafia corleonese. Denaro scrive: «Uno dei figli del suo paesano morto, questo figlio sta a Roma»; e ancora: «Questo figlio del suo paesano morto sa di aver rubato soldi non suoi e di sicuro si è divertito a Roma visto che abita là». Massimo Ciancimino, infatti, è stato a lungo residente a Roma dove viveva insieme al padre. Ciò che emerge con evidenza è lo strettissimo rapporto che da sempre lega Bernardo Provenzano e Vito Ciancimino. «Un rapporto talmente stretto - scrivono i magistrati - che quando suo malgrado Matteo Messina Denaro, solo perché richiesto da Provenzano, informa il capomafia che i 250 milioni che erano stati pagati dall'impresa esecutrice dei lavori e destinati alla famiglia di Alcamo, erano stati invece "rubati dal figlio del suo paesano morto", si preoccupa del fatto che questa notizia possa costituire per Provenzano motivo di "mortificazione"».
08 giugno 2006
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/06_Giugno/08/mafia.shtml
Chissà che anche il famoso "tesoro" non venga fuori...