Daemonarch
07-06-2006, 09:44
...ovvero la ExxonMobil.
Intanto ringrazio il sito di contrinformazione comedonchisciotte.org x queste importante articolo.
Sò che è un pò lungo l'articolo qui sotto, ma se volete aprire gli occhi su una delle vergogne umane che cancrenizza la Terra leggete tutto.
Premetto:
1) tutte le volte che fate rifornimento di carburante ai distributori ESSO date soldi ad uno dei + grandi mali del pianeta Terra....non fatelo più!
2) se non sapete bene chi sono..ricordatevi del + grande disastro ambientale degli ultimi tempi: il naufragio in Alaska della super petroliera Exxon-Valdez!
3) è una multinazionale potentissima, la + grande corporation petrolifera del mondo, che rappresenta da sola l'ottava economia del pianeta!
4) Bush è uno dei loro tanti burrattini e si sa cosa sta facendo Bush in nome del petrolio in Iraq e forse presto in Iran.
Ora parliamo un pò di questi bastardi: :mad:
Ecco cos’ha da dire la Exxon Mobil a proposito del riscaldamento globale:
“La ExxonMobil riconosce che, nonostante le prove scientifiche non siano convincenti, il potenziale impatto delle emissioni di gas a effetto serra sulla società e sull’ecosistema potrebbe risultare significativo.”
Ed anche:
“Durante il ventesimo secolo la Terra ha subito una tendenza all’innalzamento globale della temperatura dell’aria sulla superficie, ma le cause di ciò, e se sia o no un fenomeno anomalo rimangono questioni controverse. Sebbene le temperature si siano alzate, esistono nel passato geologico del pianeta molti precedenti, che dimostrano come si siano già verificate considerevoli variazioni della temperatura, così come periodi altrettanto caldi, se non più caldi di questo.”
Ed ecco quello che ha dichiarato la Commissione Intergovernativa di Ricerca sui Cambiamenti Climatici (Intergovernmental Panel on Climate Change - IPCC), un gruppo di 1.800 climatologi di tutto il mondo affiliati all’ONU, spesso punzecchiato per il suo linguaggio estremamente circospetto:
“Dall’era pre-industriale in poi, il sistema climatico mondiale è palesemente mutato sia su scala regionale, sia su scala globale, e molte di queste mutazioni sono da attribuire alle attività umane.”
Storicamente, è molto probabile che gli anni Novanta siano stati il decennio più caldo, e il 1998 l’anno più caldo, del passato recente (dal 1861).
Esiste una nuova e più schiacciante prova del fatto che gran parte della responsabilità del riscaldamento rilevato negli ultimi 50 anni sia da ascrivere all’operato dell’uomo.
I recenti cambiamenti climatici regionali, in particolare l’incremento delle temperature, hanno già provocato ripercussioni sui sistemi idrogeologici e sugli ecosistemi terrestri e marini in molte parti del mondo.
L’incremento dei costi socio-economici collegati a questi cambiamenti costituiscono un’ulteriore vulnerabilità davanti a fenomeni di questo tipo.
Il ritmo del riscaldamento previsto per il ventunesimo secolo sembra non avere precedenti, almeno negli ultimi 10.000 anni.
L’impatto dei cambiamenti climatici avrà ricadute spropositate sui paesi in via di sviluppo e sui poveri di tutto il mondo, e amplificherà ulteriormente le iniquità nell’accesso alla sanità, al cibo, all’acqua pulita e ad altre risorse fondamentali.
Sfortunatamente, la visione cinica, interessata, egoistica e di corto respiro della ExxonMobil, ha contato molto di più delle posizioni, supportate da prove, dell’IPCC.
Questo succede perché le più ricche multinazionali del mondo hanno un enorme potere politico, e questo potere serve ad amplificare il loro punto di vista, in barba a qualunque climatologo.
La ExxonMobil ha fondato decine di “front groups”[4], associazioni di industriali, centri di ricerca “addomesticati” e gruppi di sedicenti scienziati indipendenti che lavorano per supportare il suo negazionismo. Greenpeace ha documentato il sostegno da parte della Exxon ai siti web di più di 100 organizzazioni che operano per screditare gli studi sul riscaldamento globale e sulle sue conseguenze.
Non è male per la ExxonMobil avere un petroliere (fallito) ed un ex capo della Halliburton – compagnia di servizi petroliferi – come presidente e vicepresidente degli Stati Uniti d’America, il paese più ricco e più potente, nonché maggior produttore mondiale di gas serra. Non che durante l’amministrazione Clinton la ExxonMobil non avesse potere, ma è certamente nell’era Bush che le porte le si sono spalancate, permettendole di plasmare la politica a suo piacimento.
Tanto per fare un esempio, secondo alcuni documenti dell’azienda, ottenuti dal Consiglio per la Difesa delle Risorse Naturali, nel 2002 la Exxon fece pressione sull’amministrazione Bush affinchè il dottor Robert Watson fosse rimosso dalla carica di presidente dell’IPCC. Immediatamente l’amministrazione esternò la sua disapprovazione nei confronti del rispettato scienziato, che secondo la Exxon aveva “interessi personali”, e venne scelto un nuovo presidente.
La compagnia ha anche collaborato con il governo, per un progetto essenzialmente negazionista. Philip Cooney, un ex lobbysta dell’American Petroleum Institute e capo dello staff presidenziale nel Consiglio sulla Qualità Ambientale, si è dimesso nel giugno 2005, dopo che il New York Times ha rivelato che aveva modificato alcuni rapporti governativi provanti la diretta correlazione fra le emissioni della combustione di carbone e il riscaldamento globale. Una settimana dopo, Cooney era sul libro paga della ExxonMobil.
Ma la ExxonMobil, mentre il mondo brucia, non pensa solo alle sciocchezze. La multinazionale sta rastrellando profitti record, oltre 36 miliardi di dollari nel 2005, la più alta cifra mai guadagnata in un anno da una singola compagnia, avendo probabilmente lucrato sull’impennata del prezzo del petrolio dopo gli uragani Katrina e Rita.
Visti gli osceni guadagni delle aziende e delle industrie del petrolio, molti chiedono a gran voce un incremento della tassazione sugli utili a cascata. Se soltanto il 3 per cento dell’utile del 2005 della Exxon venisse tassato ed investito nello sviluppo di tecnologie per l’energia solare, la cifra costituirebbe il quintuplo di quanto il governo degli Stati Uniti investe nel campo delle energie alternative.
Ma, ben foraggiati dai soldi dell’industria petrolifera, l’amministrazione e il Congresso hanno scelto quello che potrebbe essere generosamente chiamato un “percorso diverso”. A luglio, il Congresso ha approvato una legge che, a detta dello U.S. Public Interest Research Group[5], fa piovere sull’industria petrolifera agevolazioni fiscali e benefici vari per più di 4 miliardi di dollari.
La ExxonMobil in questa situazione ostenta un’assoluta protervia. A novembre, l’amministratore delegato uscente Lee Raymond ha testimoniato davanti al Congresso a proposito del rialzo del prezzo del gas e dei super profitti della compagnia. “Se si vuole che noi continuiamo a fornire i nostri clienti e i loro elettori, i leader economici e politici non possono semplicemente limitarsi a seguire l’altalena dei prezzi.” ha detto davanti ad una Commissione del Senato. Detto in parole povere: non tassateci ulteriormente; per venire incontro ad una richiesta sempre crescente abbiamo bisogno di enormi guadagni per poter cercare sempre più petrolio. L’energia alternativa è una bella idea, ma non è credibile.
Ovviamente non è solo bloccando ogni tentativo di affrontare il problema del riscaldamento globale che la ExxonMobil sta rendendo il mondo un posto peggiore.
Continua strenuamente a rifiutarsi di pagare all’incirca 5 miliardi di dollari alle comunità di pescatori e ai nativi dell’Alaska, come risarcimento per i danni ambientali provocati dal disastro della Exxon Valdez.
Opera con i suoi persuasori occulti per far aprire il Parco Nazionale Artico.
Attraverso un progetto di costruzione di pozzi petroliferi e oleodotti in Ciad, sostiene una dittatura che usa i soldi del petrolio per comprare armi. Amnesty International dice che il consorzio che sta attuando il progetto in Ciad, guidato dalla ExxonMobil, ha stretto un accordo che permette alle compagnie petrolifere “di eludere le leggi del Ciad e del Camerun, limitando la possibilità per quei paesi di sviluppare un effettivo rispetto dei diritti umani dei propri cittadini per parecchi decenni a venire.”
Ulteriori dettagli sul sordido comportamento della ExxonMobil, si possono leggere su ExposeExxon.org, un sito gestito da vari gruppi di interesse e associazioni ambientaliste, che stanno cercando di fare pressione sulla Exxon, affinché “si liberi del suo passato di compagnia petrolifera irresponsabile.”
Diffondete tutto questo.
Grazie.
Intanto ringrazio il sito di contrinformazione comedonchisciotte.org x queste importante articolo.
Sò che è un pò lungo l'articolo qui sotto, ma se volete aprire gli occhi su una delle vergogne umane che cancrenizza la Terra leggete tutto.
Premetto:
1) tutte le volte che fate rifornimento di carburante ai distributori ESSO date soldi ad uno dei + grandi mali del pianeta Terra....non fatelo più!
2) se non sapete bene chi sono..ricordatevi del + grande disastro ambientale degli ultimi tempi: il naufragio in Alaska della super petroliera Exxon-Valdez!
3) è una multinazionale potentissima, la + grande corporation petrolifera del mondo, che rappresenta da sola l'ottava economia del pianeta!
4) Bush è uno dei loro tanti burrattini e si sa cosa sta facendo Bush in nome del petrolio in Iraq e forse presto in Iran.
Ora parliamo un pò di questi bastardi: :mad:
Ecco cos’ha da dire la Exxon Mobil a proposito del riscaldamento globale:
“La ExxonMobil riconosce che, nonostante le prove scientifiche non siano convincenti, il potenziale impatto delle emissioni di gas a effetto serra sulla società e sull’ecosistema potrebbe risultare significativo.”
Ed anche:
“Durante il ventesimo secolo la Terra ha subito una tendenza all’innalzamento globale della temperatura dell’aria sulla superficie, ma le cause di ciò, e se sia o no un fenomeno anomalo rimangono questioni controverse. Sebbene le temperature si siano alzate, esistono nel passato geologico del pianeta molti precedenti, che dimostrano come si siano già verificate considerevoli variazioni della temperatura, così come periodi altrettanto caldi, se non più caldi di questo.”
Ed ecco quello che ha dichiarato la Commissione Intergovernativa di Ricerca sui Cambiamenti Climatici (Intergovernmental Panel on Climate Change - IPCC), un gruppo di 1.800 climatologi di tutto il mondo affiliati all’ONU, spesso punzecchiato per il suo linguaggio estremamente circospetto:
“Dall’era pre-industriale in poi, il sistema climatico mondiale è palesemente mutato sia su scala regionale, sia su scala globale, e molte di queste mutazioni sono da attribuire alle attività umane.”
Storicamente, è molto probabile che gli anni Novanta siano stati il decennio più caldo, e il 1998 l’anno più caldo, del passato recente (dal 1861).
Esiste una nuova e più schiacciante prova del fatto che gran parte della responsabilità del riscaldamento rilevato negli ultimi 50 anni sia da ascrivere all’operato dell’uomo.
I recenti cambiamenti climatici regionali, in particolare l’incremento delle temperature, hanno già provocato ripercussioni sui sistemi idrogeologici e sugli ecosistemi terrestri e marini in molte parti del mondo.
L’incremento dei costi socio-economici collegati a questi cambiamenti costituiscono un’ulteriore vulnerabilità davanti a fenomeni di questo tipo.
Il ritmo del riscaldamento previsto per il ventunesimo secolo sembra non avere precedenti, almeno negli ultimi 10.000 anni.
L’impatto dei cambiamenti climatici avrà ricadute spropositate sui paesi in via di sviluppo e sui poveri di tutto il mondo, e amplificherà ulteriormente le iniquità nell’accesso alla sanità, al cibo, all’acqua pulita e ad altre risorse fondamentali.
Sfortunatamente, la visione cinica, interessata, egoistica e di corto respiro della ExxonMobil, ha contato molto di più delle posizioni, supportate da prove, dell’IPCC.
Questo succede perché le più ricche multinazionali del mondo hanno un enorme potere politico, e questo potere serve ad amplificare il loro punto di vista, in barba a qualunque climatologo.
La ExxonMobil ha fondato decine di “front groups”[4], associazioni di industriali, centri di ricerca “addomesticati” e gruppi di sedicenti scienziati indipendenti che lavorano per supportare il suo negazionismo. Greenpeace ha documentato il sostegno da parte della Exxon ai siti web di più di 100 organizzazioni che operano per screditare gli studi sul riscaldamento globale e sulle sue conseguenze.
Non è male per la ExxonMobil avere un petroliere (fallito) ed un ex capo della Halliburton – compagnia di servizi petroliferi – come presidente e vicepresidente degli Stati Uniti d’America, il paese più ricco e più potente, nonché maggior produttore mondiale di gas serra. Non che durante l’amministrazione Clinton la ExxonMobil non avesse potere, ma è certamente nell’era Bush che le porte le si sono spalancate, permettendole di plasmare la politica a suo piacimento.
Tanto per fare un esempio, secondo alcuni documenti dell’azienda, ottenuti dal Consiglio per la Difesa delle Risorse Naturali, nel 2002 la Exxon fece pressione sull’amministrazione Bush affinchè il dottor Robert Watson fosse rimosso dalla carica di presidente dell’IPCC. Immediatamente l’amministrazione esternò la sua disapprovazione nei confronti del rispettato scienziato, che secondo la Exxon aveva “interessi personali”, e venne scelto un nuovo presidente.
La compagnia ha anche collaborato con il governo, per un progetto essenzialmente negazionista. Philip Cooney, un ex lobbysta dell’American Petroleum Institute e capo dello staff presidenziale nel Consiglio sulla Qualità Ambientale, si è dimesso nel giugno 2005, dopo che il New York Times ha rivelato che aveva modificato alcuni rapporti governativi provanti la diretta correlazione fra le emissioni della combustione di carbone e il riscaldamento globale. Una settimana dopo, Cooney era sul libro paga della ExxonMobil.
Ma la ExxonMobil, mentre il mondo brucia, non pensa solo alle sciocchezze. La multinazionale sta rastrellando profitti record, oltre 36 miliardi di dollari nel 2005, la più alta cifra mai guadagnata in un anno da una singola compagnia, avendo probabilmente lucrato sull’impennata del prezzo del petrolio dopo gli uragani Katrina e Rita.
Visti gli osceni guadagni delle aziende e delle industrie del petrolio, molti chiedono a gran voce un incremento della tassazione sugli utili a cascata. Se soltanto il 3 per cento dell’utile del 2005 della Exxon venisse tassato ed investito nello sviluppo di tecnologie per l’energia solare, la cifra costituirebbe il quintuplo di quanto il governo degli Stati Uniti investe nel campo delle energie alternative.
Ma, ben foraggiati dai soldi dell’industria petrolifera, l’amministrazione e il Congresso hanno scelto quello che potrebbe essere generosamente chiamato un “percorso diverso”. A luglio, il Congresso ha approvato una legge che, a detta dello U.S. Public Interest Research Group[5], fa piovere sull’industria petrolifera agevolazioni fiscali e benefici vari per più di 4 miliardi di dollari.
La ExxonMobil in questa situazione ostenta un’assoluta protervia. A novembre, l’amministratore delegato uscente Lee Raymond ha testimoniato davanti al Congresso a proposito del rialzo del prezzo del gas e dei super profitti della compagnia. “Se si vuole che noi continuiamo a fornire i nostri clienti e i loro elettori, i leader economici e politici non possono semplicemente limitarsi a seguire l’altalena dei prezzi.” ha detto davanti ad una Commissione del Senato. Detto in parole povere: non tassateci ulteriormente; per venire incontro ad una richiesta sempre crescente abbiamo bisogno di enormi guadagni per poter cercare sempre più petrolio. L’energia alternativa è una bella idea, ma non è credibile.
Ovviamente non è solo bloccando ogni tentativo di affrontare il problema del riscaldamento globale che la ExxonMobil sta rendendo il mondo un posto peggiore.
Continua strenuamente a rifiutarsi di pagare all’incirca 5 miliardi di dollari alle comunità di pescatori e ai nativi dell’Alaska, come risarcimento per i danni ambientali provocati dal disastro della Exxon Valdez.
Opera con i suoi persuasori occulti per far aprire il Parco Nazionale Artico.
Attraverso un progetto di costruzione di pozzi petroliferi e oleodotti in Ciad, sostiene una dittatura che usa i soldi del petrolio per comprare armi. Amnesty International dice che il consorzio che sta attuando il progetto in Ciad, guidato dalla ExxonMobil, ha stretto un accordo che permette alle compagnie petrolifere “di eludere le leggi del Ciad e del Camerun, limitando la possibilità per quei paesi di sviluppare un effettivo rispetto dei diritti umani dei propri cittadini per parecchi decenni a venire.”
Ulteriori dettagli sul sordido comportamento della ExxonMobil, si possono leggere su ExposeExxon.org, un sito gestito da vari gruppi di interesse e associazioni ambientaliste, che stanno cercando di fare pressione sulla Exxon, affinché “si liberi del suo passato di compagnia petrolifera irresponsabile.”
Diffondete tutto questo.
Grazie.