Pitonti
20-05-2006, 12:52
E Prodi chiese a Padoa-Schioppa «Chi scriverà la Finanziaria?»
Missione impossibile per gli attuali viceministri e sottosegretari
20/5/2006
Fabio Martini
ROMA. Leggendo e rileggendo la composizione della squadra dell’Economia, il ministro Tommaso Padoa-Schioppa e il presidente del Consiglio Romano Prodi sono stati attraversati dallo stesso dubbio: «Ma della Finanziaria chi si occupa?». Bella domanda, per ora senza risposta. Tra i sei personaggi indicati dai partiti per il mega-ministero nato dalla fusione degli antichi Tesoro, Finanze e Bilancio, nessuno sembra tagliato per l’aspro compito di scrivere la Finanziaria e poi difenderla in Parlamento dagli assalti del “fuoco amico”. Nella Seconda Repubblica il sottosegretario “alla Finanziaria” è diventato un autentico professionista, tanto è vero che negli ultimi 11 anni quel ruolo è stato ricoperto soltanto da due persone: il professor Piero Giarda (governi Dini, Prodi, D’Alema-1, D’Alema-2, Amato-2) e da Giuseppe Vegas (Berlusconi-2, Berlusconi-3), un ex dirigente del Senato che era molto apprezzato da Beniamino Andreatta.
A forza di rileggere i nomi suggeriti dai partiti come vice-ministri e come sottosegretari al ministero dell’Economia, Prodi e Padoa-Schioppa hanno convenuto che nessuno rispondeva ai requisiti giusti per affrontare il Vietnam che si preannuncia in Parlamento. Non Vincenzo Visco, che si “contenta” di tornare al governo come vice-ministro, ma va da sé che si occuperà di ciò che conosce meglio: il fisco. Non Roberto Pinza: il vice-ministro della Margherita (che un ottimo rappporto con Carlo Azeglio Ciampi), ha già di cosa occuparsi: le banche. Non il verde Paolo Cento, una grande frequentazione dei centri sociali e che candidamente ammette: «Quando si hanno questi incarichi, c’è anche l’umilità di imparare dagli altri, bisogna avere la capacità di stare in silenzio e ascoltare».
Non il terzo vice-ministro Massimo Tononi, un senza tessera indicato da Prodi che viene da Goldman Sachs e non ha esperienza parlamentare. Non Antonangelo Casula, già sindaco di Carbonia; non Mario Lettieri, che pur vanta una discreta esperienza parlamentare, prima nel Pds e poi nella Margherita. Certo, il “buco” che sono chiamati a colmare premier e ministro è vicenda esemplare in sé, ma anche la conseguenza del peso esercitato da partiti e correnti nell’indicazione di nomi a prescindere dalle competenze. Una pioggia di indicazioni che, evidentemente, non sempre ha trovato un opportuno filtro. E l’impasse all’Economia ha indotto Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa ad avviare sondaggi informali con i due parlamentari più attrezzati nel ramo specifico. Il primo tentativo è stato un vis-à-vis con il senatore Enrico Morando, capofila della (ex) componente “migliorista” nei Ds. Piemontese di Arquata Scrivia, Morando è stato relatore di minoranza sulla Finanziaria al Senato e il suo approccio pragmatico alla politica una volta fece dire a Giulio Andreotti alla vigilia di un congresso ds: «Se fossi iscritto alla Quercia voterei per Morando segretario».
E qualche settimana fa dalle alte sfere suo partito la promessa era stata esplicita: «Enrico, farai il viceministro all’Economia». Poi, nella Quercia i regolamenti di conti seguiti alla caduta di Massimo D’Alema e all’ascesa di Giorgio Napolitano verso il Quirinale, hanno prodotto il curioso effetto di sbarrare la strada del governo a qualsivoglia esponente “migliorista”. E’ con queste premesse che ieri, quando Prodi ha chiesto a Morando se volesse entrare al governo come sottosegretario addetto alla Finanziaria, l’esponente ds si è ritratto, raccontando tutta la storia precedente. E un sostanziale no è venuto anche da un altro esperto di Finanziaria, Paolo Giaretta della Margherita, che è già sottosegretario ma di un altro ministero, quello dello Sviluppo economico. Prodi, come al solito, non drammatizza: «Serve un rafforzamento nelle competenze per la Finanziaria, risolveremo presto il problema».
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200605articoli/5479girata.asp
Missione impossibile per gli attuali viceministri e sottosegretari
20/5/2006
Fabio Martini
ROMA. Leggendo e rileggendo la composizione della squadra dell’Economia, il ministro Tommaso Padoa-Schioppa e il presidente del Consiglio Romano Prodi sono stati attraversati dallo stesso dubbio: «Ma della Finanziaria chi si occupa?». Bella domanda, per ora senza risposta. Tra i sei personaggi indicati dai partiti per il mega-ministero nato dalla fusione degli antichi Tesoro, Finanze e Bilancio, nessuno sembra tagliato per l’aspro compito di scrivere la Finanziaria e poi difenderla in Parlamento dagli assalti del “fuoco amico”. Nella Seconda Repubblica il sottosegretario “alla Finanziaria” è diventato un autentico professionista, tanto è vero che negli ultimi 11 anni quel ruolo è stato ricoperto soltanto da due persone: il professor Piero Giarda (governi Dini, Prodi, D’Alema-1, D’Alema-2, Amato-2) e da Giuseppe Vegas (Berlusconi-2, Berlusconi-3), un ex dirigente del Senato che era molto apprezzato da Beniamino Andreatta.
A forza di rileggere i nomi suggeriti dai partiti come vice-ministri e come sottosegretari al ministero dell’Economia, Prodi e Padoa-Schioppa hanno convenuto che nessuno rispondeva ai requisiti giusti per affrontare il Vietnam che si preannuncia in Parlamento. Non Vincenzo Visco, che si “contenta” di tornare al governo come vice-ministro, ma va da sé che si occuperà di ciò che conosce meglio: il fisco. Non Roberto Pinza: il vice-ministro della Margherita (che un ottimo rappporto con Carlo Azeglio Ciampi), ha già di cosa occuparsi: le banche. Non il verde Paolo Cento, una grande frequentazione dei centri sociali e che candidamente ammette: «Quando si hanno questi incarichi, c’è anche l’umilità di imparare dagli altri, bisogna avere la capacità di stare in silenzio e ascoltare».
Non il terzo vice-ministro Massimo Tononi, un senza tessera indicato da Prodi che viene da Goldman Sachs e non ha esperienza parlamentare. Non Antonangelo Casula, già sindaco di Carbonia; non Mario Lettieri, che pur vanta una discreta esperienza parlamentare, prima nel Pds e poi nella Margherita. Certo, il “buco” che sono chiamati a colmare premier e ministro è vicenda esemplare in sé, ma anche la conseguenza del peso esercitato da partiti e correnti nell’indicazione di nomi a prescindere dalle competenze. Una pioggia di indicazioni che, evidentemente, non sempre ha trovato un opportuno filtro. E l’impasse all’Economia ha indotto Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa ad avviare sondaggi informali con i due parlamentari più attrezzati nel ramo specifico. Il primo tentativo è stato un vis-à-vis con il senatore Enrico Morando, capofila della (ex) componente “migliorista” nei Ds. Piemontese di Arquata Scrivia, Morando è stato relatore di minoranza sulla Finanziaria al Senato e il suo approccio pragmatico alla politica una volta fece dire a Giulio Andreotti alla vigilia di un congresso ds: «Se fossi iscritto alla Quercia voterei per Morando segretario».
E qualche settimana fa dalle alte sfere suo partito la promessa era stata esplicita: «Enrico, farai il viceministro all’Economia». Poi, nella Quercia i regolamenti di conti seguiti alla caduta di Massimo D’Alema e all’ascesa di Giorgio Napolitano verso il Quirinale, hanno prodotto il curioso effetto di sbarrare la strada del governo a qualsivoglia esponente “migliorista”. E’ con queste premesse che ieri, quando Prodi ha chiesto a Morando se volesse entrare al governo come sottosegretario addetto alla Finanziaria, l’esponente ds si è ritratto, raccontando tutta la storia precedente. E un sostanziale no è venuto anche da un altro esperto di Finanziaria, Paolo Giaretta della Margherita, che è già sottosegretario ma di un altro ministero, quello dello Sviluppo economico. Prodi, come al solito, non drammatizza: «Serve un rafforzamento nelle competenze per la Finanziaria, risolveremo presto il problema».
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200605articoli/5479girata.asp