GianoM
26-04-2006, 12:21
Argh!
Copiato da http://www.spietati.it/speciali/proibiti/cannibal_holocaust.htm
Cannibal Holocaust è tra i più cult degli oggetti cinematografici di culto italiani, con un plusvalore rispetto ai colleghi: il non essere, “oggettivamente”, un “brutto film”. Se infatti la maggior parte degli horror-cult nostrani si fanno ricordare solo per sporadici raccapricci e cast da circo, il film di Deodato offre qualcosa di più, senza peraltro rinunciare ai succitati attributi; abbondano infatti i pugni nello stomaco visivi e “morali” e il cast ha dalla sua chicche non disprezzabili, come la presenza del pornoattore Robert Kerman o quella di un giovane Luca Barbareschi che stupra e mutila persone (per finta) e uccide animali (per davvero), ma non si possono non constatare una costruzione drammatica sapiente, o quantomeno furba, e uno strisciante humour nero che satireggia cinicamente la moda dei “mondo movies” di Jacopetti, Prosperi & C...
La trama del film e “l’artificio retorico” che la sostiene sono di per sé intriganti: un gruppo di reporter d’assalto sparisce durante una spedizione nella foresta amazzonica; vengono ritrovate le bobine da loro girate che ne documentano l’atroce (e meritato?) destino. La parte più interessante del film è in effetti quella in cui viene proiettato questo film “falsamente vero”, dal quale emerge che i reporter in realtà architettavano e pilotavano il contenuto dei loro servizi shock e che sono stati divorati dai cannibali in virtù di un’opinabile ma comprensibile applicazione della legge del taglione. Questa storia nella storia è ovviamente girata in stile documentaristico, con macchina a mano, montaggio approssimativo ed esposizione spesso errata, il che conferisce al filmato un’indubbia e inquietante verosimiglianza.
Tale impressione di realtà è acuita dalla sporadica presenza di sequenze in cui alcuni (veri) animali vengono atrocemente (e veramente) uccisi; proprio tali uccisioni, moralmente stigmatizzabili, finiscono per giovare all’economia del film e alla sua coerenza interna: da un lato, vedere “la morte al lavoro” (anche se “solo” animale) infonde un malessere che infetta tutto il resto della pellicola conferendole un’appropriata aura snuff; dall’altro, il malcelato attacco ai “mondo movies” ne riproduce e ripropone l’ipocrisia oggetto dell’attacco, il che rende Cannibal Holocaust un film sostanzialmente autoironico. Cinicamente, atrocemente autoironico. E, appunto, ipocrita...
Per ovvie ragioni, Cannibal Holocaust è il tipo di film che in TV non passerà mai. Al di là del sangue, degli squartamenti, dell’antropofagia, degli stupri e delle evirazioni, è il “fattore animale” il peggior nemico della sua visibilità e anche quello che, probabilmente, gli ha causato (e continua a causargli) i maggiori guai con la censura. Aggirandosi per il Net è possibile trovare siti dove acquistare il VHS e il DVD del film di Deodato, ma ciò significa anche addentrarsi nell’oscura selva dei tagli: ne esistono infinite edizioni/versioni, con durate che variano dagli 85, ai 90, ai 95 fino ai 135(!) minuti... certo lo status di Cult di Cannibal Holocaust non aiuta ad orientarsi e le molte leggende metropolitane che circolano sul film non possono che confondere le idee. Quel che è certo è che nelle versioni più tagliuzzate mancano del tutto le uccisioni di animali, visto che molte recensioni denunciano (o “gioiscono per”) questo fatto. A giudicare dagli scambi di opinioni nei forum degli appassionati, infine, pare che la versione olandese del film sia quella più completa... sarà.
Opinoni? Può il voler dare credibilità a un film giustificare l'uccisione di animali?
Copiato da http://www.spietati.it/speciali/proibiti/cannibal_holocaust.htm
Cannibal Holocaust è tra i più cult degli oggetti cinematografici di culto italiani, con un plusvalore rispetto ai colleghi: il non essere, “oggettivamente”, un “brutto film”. Se infatti la maggior parte degli horror-cult nostrani si fanno ricordare solo per sporadici raccapricci e cast da circo, il film di Deodato offre qualcosa di più, senza peraltro rinunciare ai succitati attributi; abbondano infatti i pugni nello stomaco visivi e “morali” e il cast ha dalla sua chicche non disprezzabili, come la presenza del pornoattore Robert Kerman o quella di un giovane Luca Barbareschi che stupra e mutila persone (per finta) e uccide animali (per davvero), ma non si possono non constatare una costruzione drammatica sapiente, o quantomeno furba, e uno strisciante humour nero che satireggia cinicamente la moda dei “mondo movies” di Jacopetti, Prosperi & C...
La trama del film e “l’artificio retorico” che la sostiene sono di per sé intriganti: un gruppo di reporter d’assalto sparisce durante una spedizione nella foresta amazzonica; vengono ritrovate le bobine da loro girate che ne documentano l’atroce (e meritato?) destino. La parte più interessante del film è in effetti quella in cui viene proiettato questo film “falsamente vero”, dal quale emerge che i reporter in realtà architettavano e pilotavano il contenuto dei loro servizi shock e che sono stati divorati dai cannibali in virtù di un’opinabile ma comprensibile applicazione della legge del taglione. Questa storia nella storia è ovviamente girata in stile documentaristico, con macchina a mano, montaggio approssimativo ed esposizione spesso errata, il che conferisce al filmato un’indubbia e inquietante verosimiglianza.
Tale impressione di realtà è acuita dalla sporadica presenza di sequenze in cui alcuni (veri) animali vengono atrocemente (e veramente) uccisi; proprio tali uccisioni, moralmente stigmatizzabili, finiscono per giovare all’economia del film e alla sua coerenza interna: da un lato, vedere “la morte al lavoro” (anche se “solo” animale) infonde un malessere che infetta tutto il resto della pellicola conferendole un’appropriata aura snuff; dall’altro, il malcelato attacco ai “mondo movies” ne riproduce e ripropone l’ipocrisia oggetto dell’attacco, il che rende Cannibal Holocaust un film sostanzialmente autoironico. Cinicamente, atrocemente autoironico. E, appunto, ipocrita...
Per ovvie ragioni, Cannibal Holocaust è il tipo di film che in TV non passerà mai. Al di là del sangue, degli squartamenti, dell’antropofagia, degli stupri e delle evirazioni, è il “fattore animale” il peggior nemico della sua visibilità e anche quello che, probabilmente, gli ha causato (e continua a causargli) i maggiori guai con la censura. Aggirandosi per il Net è possibile trovare siti dove acquistare il VHS e il DVD del film di Deodato, ma ciò significa anche addentrarsi nell’oscura selva dei tagli: ne esistono infinite edizioni/versioni, con durate che variano dagli 85, ai 90, ai 95 fino ai 135(!) minuti... certo lo status di Cult di Cannibal Holocaust non aiuta ad orientarsi e le molte leggende metropolitane che circolano sul film non possono che confondere le idee. Quel che è certo è che nelle versioni più tagliuzzate mancano del tutto le uccisioni di animali, visto che molte recensioni denunciano (o “gioiscono per”) questo fatto. A giudicare dagli scambi di opinioni nei forum degli appassionati, infine, pare che la versione olandese del film sia quella più completa... sarà.
Opinoni? Può il voler dare credibilità a un film giustificare l'uccisione di animali?