majin mixxi
23-03-2006, 20:01
Laura Delli Colli e Laura Maragnani per “Panorama” in edicola domani
Centomila copie di “Quando c’era Silvio” bruciate in meno di due settimane, per la gioia di Enrico Deaglio. Trecentomila dvd di “Viva Zapatero!”, firmato Sabina Guzzanti, venduti in un mese. Il record del milione di copie per l’opera omnia di Marco Travaglio. E ora una vera esplosione antiberlusconiana in 360 sale per “Il caimano”, atteso film di Nanni Moretti in programmazione da venerdì 24 marzo.
Numeri «de paura», direbbe senz’altro, nel salotto tv di Serena Dandini, il gerarca all’amatriciana di Corrado Guzzanti. Ma non è uno sketch: anche questa è campagna elettorale. E l’opposizione al premier è non solo il leitmotiv politico, ma anche il business del momento.
«Berlusconi? Mi piacerebbe non occuparmene più ma è inevitabile» dice a Panorama Enrico Deaglio, direttore del settimanale “Diario”. Ma proprio grazie al suo “Quando c’era Silvio”, documentario in dvd consacrato al successo, ironia del destino, da Berlusconi medesimo («Parla molto male di me»), Deaglio è condannato a insistere. E addirittura ha già cominciato a girare il sequel: “La caduta di Berlusconi”.
Titolo del tutto provvisorio, che la dice lunga sullo stato d’animo del popolo antiberlusconiano, da tempo in campo. In libreria, con “Le mille balle blu” di Marco Travaglio e Peter Gomez (Bur) e “Citizen Berlusconi” di Alexander Stille (Garzanti). A teatro, dove il senatore-scrittore Nando Dalla Chiesa si esibisce in “Vota Silviolo”. Nei centri sociali come il Leoncavallo di Milano, dove il 31 marzo debutta “Chi ha ucciso Berlusconi”? con il Teatro del Battito. In tv, col documentario “L’affaire Mondadori” di Mosco Boucault che andrà in onda sulla rete franco-tedesca Artè, il 4 aprile.
Per non parlare del prossimo Festival di Cannes: accanto a Moretti probabilmente in concorso, una coppia di trentenni esordienti (Berardo Carboni il regista, Antonio Morcone il produttore) spera di arrivare sul tappeto rosso portando sulla Croisette “Shooting Silvio”, opera prima, autoprodotta grazie a feste militanti e vendita di gadget antiberlusconiani (15 mila euro raccolti). Carboni tenta di mettere a fuoco Berlusconi «come un dato oggettivo della vita di questi anni». È antiberlusconiano, certo, ma non fa mistero della voglia di far centro anche sul mercato: «Le elezioni? Indubbiamente aiutano a lanciare un film come questo ma possono anche bruciarlo, condannandolo ad una nicchia esclusivamente legata al voto» si preoccupa. «Ma di antiberlusconismo vorremmo vivere, non morire».
La produzione anti Silvio è ormai sterminata. Il pubblico ha garantito a “Viva Zapatero!” 2 milioni di euro in sala; alimenta su Raitre audience da 3,5 milioni di spettatori per “Ballarò”, 2,5 milioni per Serena Dandini in prima serata (“Parla con me”), 4 milioni per Fabio Fazio (e “Che tempo che fa” è piaciuto anche a Moretti: l’ha scelto per il lancio del suo film). Ha sbancato l’Auditel di Raiuno quando Roberto Benigni è apparso al fianco di Adriano Celentano a “Rockpolitik”: oltre 15,5 milioni, come a Sanremo.
Funzionano i documentari contro, i dvd, i film, la tv, gli spettacoli teatrali. E i libri: decine di titoli negli scaffali: sui banconi delle 100 librerie Feltrinelli, su 101 titoli proposti in una sorta di «pacchetto elezioni» ben 32 sono dedicati al premier.
«Silvio Berlusconi ha fatto guadagnare anche i suoi nemici» ammette Giuseppe Caruso, trentenne autore di “Chi ha ucciso Berlusconi?”, da cui è stato tratto lo spettacolo del Leoncavallo. Uscito nel marzo scorso da Ponte alle Grazie, ha venduto oltre 15 mila copie. Risultato: «Forse Berlusconi non avrà realizzato il milione e mezzo dei posti di lavoro che aveva promesso; ma almeno uno, a me, l’ha trovato».
È un paradosso, ma proprio l’avversario politico numero uno della sinistra è diventato la principale fonte di ispirazione, e di guadagno, per decine di vignettisti, giornalisti, comici, editori, scrittori, librai. Con una battuta cinematografica si potrebbe ormai dire che per tutti è «il miglior nemico». E in effetti in molti, tra i militanti, con la voglia di fare opposizione hanno avuto anche buon fiuto.
«Il mercato potenziale in effetti è vastissimo: il 50 per cento degli italiani che non vota per Berlusconi» calcola l’editore Alessandro Dalai, che ha pubblicato il querelatissimo («In primo grado il giudice ci ha però riconosciuto il diritto di critica») “Toghe rosse” di Elio Veltri. Conferma Oliviero Ponte Di Pino, direttore editoriale della Garzanti (gruppo Gems), che pubblica Marco Travaglio, Alexander Stille e “Ultimi versi” di Giovanni Raboni: «I titoli su Berlusconi si vendono come panini. C’è un pubblico che non è soddisfatto dell’informazione televisiva e giornalistica che passa il convento, gli editori indipendenti si sono attrezzati per soddisfarlo».
Il cinema. Un titolo per tutti: ovviamente “Il caimano” di Nanni Moretti, in sala da venerdì 24 marzo con 360 copie distribuite dalla Sacher, con l’amichevole supporto della Mikado di Roberto Cicutto e, soprattutto, all’insegna di un mistero che neanche l’unica anteprima di giovedì 23, senza conferenza stampa né attori, ha sciolto del tutto. Nanni Moretti tace, mai tanto vanamente inseguito come questa volta anche dai giornalisti stranieri che hanno chiesto lumi anche da Grecia e Gran Bretagna.
Sarà, comunque, una vera esplosione anti Silvio. Che scandirà al cinema la fase più rovente della campagna antiberlusconiana, in attesa di un exploit sulla Croisette. Dimenticato invece dalla distribuzione italiana “Bye bye, Berlusconi”, presentato a Berlino e scritto dall’esordiente tedesco Jan Henrik Stahlberg insieme all’italiana Lucia Chiarla.
Gli editori. Garzanti, Rizzoli, Dalai, Editori Riuniti, Laterza, Feltrinelli, Il Mulino, Kaos edizioni, Palomar, Listen!, Nutrimenti: tutti hanno in catalogo decine di titoli su e soprattutto contro Silvio Berlusconi. «La nostra non è una scelta politica, ma editoriale» sostiene Lorenzo Fazio, direttore editoriale della Bur, l’uomo che ha portato Travaglio nei supermercati e ha ideato la collana dei dvd «Senzafiltro», da “Viva Zapatero!” a “La mafia è bianca”, un altro successo. «Offriamo qualcosa di cui il pubblico sente la mancanza perché in tv o sui giornali non trova spazio».
Sono centinaia di migliaia di copie all’anno, e non solo in Italia. Un editore di Pechino, Zhang Lin, ha appena acquistato dalla Garzanti i diritti dell’antica biografia del premier Il venditore, di Giuseppe Fiori. La casa editrice tedesca Beck ha commissionato “Citizen Berlusconi” a Stille, negli Usa lo pubblicherà la Penguin. E questa casa editrice ha chiesto al corrispondente italiano dell’Economist, David Lane, di scrivere “L’ombra del potere”, mentre la Faber & Faber ha voluto Il cuore nero d’Italia di Tobias Jones, uscito in Italia con la Rizzoli.
Le vendite? “Citizen Berlusconi”, del «fantastico Alexander Stille» (Giuliano Ferrara ironicamente dixit), 15 mila copie in una settimana. Superberlusconate, raccolta di detti e contraddetti del premier (Nutrimenti), 10 mila copie, che vanno ad aggiungersi alle 35 mila del primo “Berlusconate”. “Vota Silvicolo”, di Nando Dalla Chiesa (Melampo), 16 mila copie in meno di un mese. Il libro nero del governo Berlusconi, 10 mila.
Impossibile stimare le vendite complessive dei vari titoli, da “Tribù spa” di Gianantonio Stella (Feltrinelli) a “Tempo scaduto” di Luca Ricolfi (Il Mulino). Sospira però Andrea Palombi, direttore editoriale della Nutrimenti: «Il mercato è ormai così inflazionato che abbiamo preferito rinunciare ai nuovi titoli già in programma».
Gli autori. Nando Dalla Chiesa, Gianni Barbacetto, Mario Guarino, Giovanni Ruggieri, Peter Gomez e ovviamente Marco Travaglio: sono questi i protagonisti di prima fila dell’antiberlusconismo editoriale, dunque i più richiesti ai dibattiti in giro per l’Italia. «Campiamo tutti grazie a Berlusconi, ma Berlusconi è anche la nostra condanna. Se dovessi accettare tutti gli inviti ai dibattiti che ricevo, sarei perennemente in tournèe» racconta Gianni Barbacetto, giornalista di Diario e autore di “B. Tutte le carte del presidente” (Saggiatore). In tournée politico-teatrale è da poco Dalla Chiesa: l’ex senatore della Margherita, che ha già scritto sul premier tre libri, propone una strepitosa imitazione del premier: «Sul palcoscenico sono arrivato per necessità» precisa Dalla Chiesa. «Abbiamo dovuto inventarci alternative alla mancanza di visibilità in tv».
In concorrenza ai comici? All’Ambra Jovinelli, diretto da Serena Dandini, è una sfilata di attori, comici e non, da Antonio Albanese a Neri Marcorè, da Lella Costa ad Ascanio Celestini, da Paolo Rossi a Paola Cortellesi. Certo, qualcuno forse ha cominciato ad abbassare i toni della militanza. Ma per un Paolo Rossi che cambia stile, proprio all’Ambra un giornalista rivela talento comico: il 20 marzo, presentando l’ultimo libro con Sabina Guzzanti, Travaglio ha strappato risate al teatro strapieno.
Ecco: è lui il vero fenomeno dell’antiberlusconismo mediatico. Perennemente in classifica, per la gioia dei suoi editori, sta festeggiando in questi giorni il milione di copie vendute: 350 mila con “L’odore dei soldi” (Editori Riuniti), 250 mila con Regime (Rizzoli), “Bananas e Berluscomiche” (Garzanti) sono sulle 70 mila. «Eppure» si stupisce «è roba che se ti cade su un piede te lo distrugge». Ma quanti lo conoscevano, Travaglio, prima del cortocircuito mediatico che lo portò a presentare l’antiberlusconiano L’odore dei soldi in tv, a Satyricon, da Daniele Luttazzi? Oggi sforna due-tre libri l’anno.
E che farà mai se resterà orfano di Berlusconi? «Non credo che con la caduta di Silvio sboccerà una radiosa stagione di libertà per l’informazione italiana» risponde, pessimista. «Mi occuperò degli altri, il lavoro non mi mancherà di certo».
La satira. «Sto già cominciando a scaldarmi per il dopoelezioni. Su Prodi, naturalmente». Riccardo Marassi, vignettista del “Mattino” e del “Messaggero”, è uno di quelli che su Berlusconi campano da anni. Come Vauro sul “Manifesto”, Sergio Staino e Danilo Maramotti sull’“Unità”, Ellekappa sulla “Repubblica”, Riccardo Giannelli per il “Corriere”, Francesco Altan per “l’Espresso”. E tutti insieme per “Linus”, 20 mila copie, storica testata del fumetto italiano che proprio a Berlusconi ha dedicato le ultime tre copertine. C’è da stupirsi che per qualcuno, ormai, il premier sia diventato un’ossessione?
Maramotti si confessa allo stremo: Berlusconi è il suo core business da 5 anni, il 75 per cento della sua produzione, circa 280-300 vignette l’anno. «Lo disegno dal 1994, sono stremato. Ci sono giorni in cui mi impongo, che so?, di fare una vignetta su Francesco Rutelli. Su Carlo Giovanardi. Ma Berlusconi dice o fa sempre qualcosa di imprescindibile. Sogno il momento in cui mi lascerà orfano». E disoccupato.
Centomila copie di “Quando c’era Silvio” bruciate in meno di due settimane, per la gioia di Enrico Deaglio. Trecentomila dvd di “Viva Zapatero!”, firmato Sabina Guzzanti, venduti in un mese. Il record del milione di copie per l’opera omnia di Marco Travaglio. E ora una vera esplosione antiberlusconiana in 360 sale per “Il caimano”, atteso film di Nanni Moretti in programmazione da venerdì 24 marzo.
Numeri «de paura», direbbe senz’altro, nel salotto tv di Serena Dandini, il gerarca all’amatriciana di Corrado Guzzanti. Ma non è uno sketch: anche questa è campagna elettorale. E l’opposizione al premier è non solo il leitmotiv politico, ma anche il business del momento.
«Berlusconi? Mi piacerebbe non occuparmene più ma è inevitabile» dice a Panorama Enrico Deaglio, direttore del settimanale “Diario”. Ma proprio grazie al suo “Quando c’era Silvio”, documentario in dvd consacrato al successo, ironia del destino, da Berlusconi medesimo («Parla molto male di me»), Deaglio è condannato a insistere. E addirittura ha già cominciato a girare il sequel: “La caduta di Berlusconi”.
Titolo del tutto provvisorio, che la dice lunga sullo stato d’animo del popolo antiberlusconiano, da tempo in campo. In libreria, con “Le mille balle blu” di Marco Travaglio e Peter Gomez (Bur) e “Citizen Berlusconi” di Alexander Stille (Garzanti). A teatro, dove il senatore-scrittore Nando Dalla Chiesa si esibisce in “Vota Silviolo”. Nei centri sociali come il Leoncavallo di Milano, dove il 31 marzo debutta “Chi ha ucciso Berlusconi”? con il Teatro del Battito. In tv, col documentario “L’affaire Mondadori” di Mosco Boucault che andrà in onda sulla rete franco-tedesca Artè, il 4 aprile.
Per non parlare del prossimo Festival di Cannes: accanto a Moretti probabilmente in concorso, una coppia di trentenni esordienti (Berardo Carboni il regista, Antonio Morcone il produttore) spera di arrivare sul tappeto rosso portando sulla Croisette “Shooting Silvio”, opera prima, autoprodotta grazie a feste militanti e vendita di gadget antiberlusconiani (15 mila euro raccolti). Carboni tenta di mettere a fuoco Berlusconi «come un dato oggettivo della vita di questi anni». È antiberlusconiano, certo, ma non fa mistero della voglia di far centro anche sul mercato: «Le elezioni? Indubbiamente aiutano a lanciare un film come questo ma possono anche bruciarlo, condannandolo ad una nicchia esclusivamente legata al voto» si preoccupa. «Ma di antiberlusconismo vorremmo vivere, non morire».
La produzione anti Silvio è ormai sterminata. Il pubblico ha garantito a “Viva Zapatero!” 2 milioni di euro in sala; alimenta su Raitre audience da 3,5 milioni di spettatori per “Ballarò”, 2,5 milioni per Serena Dandini in prima serata (“Parla con me”), 4 milioni per Fabio Fazio (e “Che tempo che fa” è piaciuto anche a Moretti: l’ha scelto per il lancio del suo film). Ha sbancato l’Auditel di Raiuno quando Roberto Benigni è apparso al fianco di Adriano Celentano a “Rockpolitik”: oltre 15,5 milioni, come a Sanremo.
Funzionano i documentari contro, i dvd, i film, la tv, gli spettacoli teatrali. E i libri: decine di titoli negli scaffali: sui banconi delle 100 librerie Feltrinelli, su 101 titoli proposti in una sorta di «pacchetto elezioni» ben 32 sono dedicati al premier.
«Silvio Berlusconi ha fatto guadagnare anche i suoi nemici» ammette Giuseppe Caruso, trentenne autore di “Chi ha ucciso Berlusconi?”, da cui è stato tratto lo spettacolo del Leoncavallo. Uscito nel marzo scorso da Ponte alle Grazie, ha venduto oltre 15 mila copie. Risultato: «Forse Berlusconi non avrà realizzato il milione e mezzo dei posti di lavoro che aveva promesso; ma almeno uno, a me, l’ha trovato».
È un paradosso, ma proprio l’avversario politico numero uno della sinistra è diventato la principale fonte di ispirazione, e di guadagno, per decine di vignettisti, giornalisti, comici, editori, scrittori, librai. Con una battuta cinematografica si potrebbe ormai dire che per tutti è «il miglior nemico». E in effetti in molti, tra i militanti, con la voglia di fare opposizione hanno avuto anche buon fiuto.
«Il mercato potenziale in effetti è vastissimo: il 50 per cento degli italiani che non vota per Berlusconi» calcola l’editore Alessandro Dalai, che ha pubblicato il querelatissimo («In primo grado il giudice ci ha però riconosciuto il diritto di critica») “Toghe rosse” di Elio Veltri. Conferma Oliviero Ponte Di Pino, direttore editoriale della Garzanti (gruppo Gems), che pubblica Marco Travaglio, Alexander Stille e “Ultimi versi” di Giovanni Raboni: «I titoli su Berlusconi si vendono come panini. C’è un pubblico che non è soddisfatto dell’informazione televisiva e giornalistica che passa il convento, gli editori indipendenti si sono attrezzati per soddisfarlo».
Il cinema. Un titolo per tutti: ovviamente “Il caimano” di Nanni Moretti, in sala da venerdì 24 marzo con 360 copie distribuite dalla Sacher, con l’amichevole supporto della Mikado di Roberto Cicutto e, soprattutto, all’insegna di un mistero che neanche l’unica anteprima di giovedì 23, senza conferenza stampa né attori, ha sciolto del tutto. Nanni Moretti tace, mai tanto vanamente inseguito come questa volta anche dai giornalisti stranieri che hanno chiesto lumi anche da Grecia e Gran Bretagna.
Sarà, comunque, una vera esplosione anti Silvio. Che scandirà al cinema la fase più rovente della campagna antiberlusconiana, in attesa di un exploit sulla Croisette. Dimenticato invece dalla distribuzione italiana “Bye bye, Berlusconi”, presentato a Berlino e scritto dall’esordiente tedesco Jan Henrik Stahlberg insieme all’italiana Lucia Chiarla.
Gli editori. Garzanti, Rizzoli, Dalai, Editori Riuniti, Laterza, Feltrinelli, Il Mulino, Kaos edizioni, Palomar, Listen!, Nutrimenti: tutti hanno in catalogo decine di titoli su e soprattutto contro Silvio Berlusconi. «La nostra non è una scelta politica, ma editoriale» sostiene Lorenzo Fazio, direttore editoriale della Bur, l’uomo che ha portato Travaglio nei supermercati e ha ideato la collana dei dvd «Senzafiltro», da “Viva Zapatero!” a “La mafia è bianca”, un altro successo. «Offriamo qualcosa di cui il pubblico sente la mancanza perché in tv o sui giornali non trova spazio».
Sono centinaia di migliaia di copie all’anno, e non solo in Italia. Un editore di Pechino, Zhang Lin, ha appena acquistato dalla Garzanti i diritti dell’antica biografia del premier Il venditore, di Giuseppe Fiori. La casa editrice tedesca Beck ha commissionato “Citizen Berlusconi” a Stille, negli Usa lo pubblicherà la Penguin. E questa casa editrice ha chiesto al corrispondente italiano dell’Economist, David Lane, di scrivere “L’ombra del potere”, mentre la Faber & Faber ha voluto Il cuore nero d’Italia di Tobias Jones, uscito in Italia con la Rizzoli.
Le vendite? “Citizen Berlusconi”, del «fantastico Alexander Stille» (Giuliano Ferrara ironicamente dixit), 15 mila copie in una settimana. Superberlusconate, raccolta di detti e contraddetti del premier (Nutrimenti), 10 mila copie, che vanno ad aggiungersi alle 35 mila del primo “Berlusconate”. “Vota Silvicolo”, di Nando Dalla Chiesa (Melampo), 16 mila copie in meno di un mese. Il libro nero del governo Berlusconi, 10 mila.
Impossibile stimare le vendite complessive dei vari titoli, da “Tribù spa” di Gianantonio Stella (Feltrinelli) a “Tempo scaduto” di Luca Ricolfi (Il Mulino). Sospira però Andrea Palombi, direttore editoriale della Nutrimenti: «Il mercato è ormai così inflazionato che abbiamo preferito rinunciare ai nuovi titoli già in programma».
Gli autori. Nando Dalla Chiesa, Gianni Barbacetto, Mario Guarino, Giovanni Ruggieri, Peter Gomez e ovviamente Marco Travaglio: sono questi i protagonisti di prima fila dell’antiberlusconismo editoriale, dunque i più richiesti ai dibattiti in giro per l’Italia. «Campiamo tutti grazie a Berlusconi, ma Berlusconi è anche la nostra condanna. Se dovessi accettare tutti gli inviti ai dibattiti che ricevo, sarei perennemente in tournèe» racconta Gianni Barbacetto, giornalista di Diario e autore di “B. Tutte le carte del presidente” (Saggiatore). In tournée politico-teatrale è da poco Dalla Chiesa: l’ex senatore della Margherita, che ha già scritto sul premier tre libri, propone una strepitosa imitazione del premier: «Sul palcoscenico sono arrivato per necessità» precisa Dalla Chiesa. «Abbiamo dovuto inventarci alternative alla mancanza di visibilità in tv».
In concorrenza ai comici? All’Ambra Jovinelli, diretto da Serena Dandini, è una sfilata di attori, comici e non, da Antonio Albanese a Neri Marcorè, da Lella Costa ad Ascanio Celestini, da Paolo Rossi a Paola Cortellesi. Certo, qualcuno forse ha cominciato ad abbassare i toni della militanza. Ma per un Paolo Rossi che cambia stile, proprio all’Ambra un giornalista rivela talento comico: il 20 marzo, presentando l’ultimo libro con Sabina Guzzanti, Travaglio ha strappato risate al teatro strapieno.
Ecco: è lui il vero fenomeno dell’antiberlusconismo mediatico. Perennemente in classifica, per la gioia dei suoi editori, sta festeggiando in questi giorni il milione di copie vendute: 350 mila con “L’odore dei soldi” (Editori Riuniti), 250 mila con Regime (Rizzoli), “Bananas e Berluscomiche” (Garzanti) sono sulle 70 mila. «Eppure» si stupisce «è roba che se ti cade su un piede te lo distrugge». Ma quanti lo conoscevano, Travaglio, prima del cortocircuito mediatico che lo portò a presentare l’antiberlusconiano L’odore dei soldi in tv, a Satyricon, da Daniele Luttazzi? Oggi sforna due-tre libri l’anno.
E che farà mai se resterà orfano di Berlusconi? «Non credo che con la caduta di Silvio sboccerà una radiosa stagione di libertà per l’informazione italiana» risponde, pessimista. «Mi occuperò degli altri, il lavoro non mi mancherà di certo».
La satira. «Sto già cominciando a scaldarmi per il dopoelezioni. Su Prodi, naturalmente». Riccardo Marassi, vignettista del “Mattino” e del “Messaggero”, è uno di quelli che su Berlusconi campano da anni. Come Vauro sul “Manifesto”, Sergio Staino e Danilo Maramotti sull’“Unità”, Ellekappa sulla “Repubblica”, Riccardo Giannelli per il “Corriere”, Francesco Altan per “l’Espresso”. E tutti insieme per “Linus”, 20 mila copie, storica testata del fumetto italiano che proprio a Berlusconi ha dedicato le ultime tre copertine. C’è da stupirsi che per qualcuno, ormai, il premier sia diventato un’ossessione?
Maramotti si confessa allo stremo: Berlusconi è il suo core business da 5 anni, il 75 per cento della sua produzione, circa 280-300 vignette l’anno. «Lo disegno dal 1994, sono stremato. Ci sono giorni in cui mi impongo, che so?, di fare una vignetta su Francesco Rutelli. Su Carlo Giovanardi. Ma Berlusconi dice o fa sempre qualcosa di imprescindibile. Sogno il momento in cui mi lascerà orfano». E disoccupato.