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View Full Version : Spagna, governo Zapatero cancella la "siesta"


Adric
31-12-2005, 18:20
Addio alle pause di 2 ore. Applausi dagli industriali, scettici molti spagnoli
Il governo Zapatero cancella la «siesta»
Abolita negli uffici statali: «Sessista e improduttiva»

L’aveva promesso: modernizzerò la Spagna. E José Luis Rodríguez Zapatero, premier socialista che ha affidato metà dei ministeri alle donne, che ha legalizzato le nozze gay e declassato a «materia facoltativa » l’ora di religione, prova a smontare un altro pezzo della tradizione spagnola: la siesta. Da martedì, è ufficialmente abolita nell’amministrazione civile. Niente più pausa dalle due alle quattro (o le cinque), si esce all’una e si torna tutti in ufficio alle due.
C’è dietro questa decisione, che per ora si applica soltanto ai dipendenti statali, la voglia di razionalizzare gli orari spagnoli. Di metterli al tempo con le abitudini europee, e le esigenze dei businessman dei Paesi vicini. Dice Jordi Sevilla, ministro dell’amministrazione pubblica e padre di tre figli, che la legge vuol mettere fine «ai caotici orari» e «riconciliare il lavoro e la famiglia». «Il tempo del pranzo sarà come nel resto dell’Europa, dall’ 1 alle 2. Ciò permetterà ai dipendenti pubblici di tornare a casa alle sei, invece che alle 8 o alle 9». La Spagna aperta, come il resto d’Europa, dalle 9 alle 17. Con un’idea vagamente dirigista: lo Stato insegni, il privato (in)segua: «Speriamo che le aziende adottino l’esempio del settore pubblico ». Qualcuno si è già adeguato: gli impiegati della Coca Cola Ibérica hanno 45 minuti di pausa, e tornano a casa alle sei.
Il fatto è che la siesta pare, dal punto di vista produttivo, una gran perdita di tempo. Il Círculo de Empersarios, Confindustria spagnola, applaude al decreto. I lunghissimi pranzi spagnoli sono un’abitudine troppo costosa. «Ogni anno, la siesta ci costa l’8 per cento del Pil», calcola Claudio Boada, presidente degli industriali. Specie ora che, dopo 11 anni di crescita al 3 per cento, l’economia mostra segni di rallentamento. Ma c’è di più. La Spagna è, con i suoi lunghi tempi di lavoro, al decimo posto nel mondo per il numero di ore lavorate all’anno. Eppure, la produttività è bassissima: tra i Paese dell’Ue a 15 solo Grecia e Portogallo fanno peggio.
Ma la siesta, oltre che con l’economia, pare anche fuori tempo con la società. Ignácio Buqueras, a capo della «Commissione nazionale per la razionalizzazione degli orari di lavoro», che ha scritto la legge, la definisce «sessista». Retaggio di un’epoca in cui le donne stavano in cucina a preparare il pranzo al marito. Di fatto, oggi, nessun pendolare ha il tempo di tornare dalla moglie (o le donne di mettersi a cucinare). Tant’è che le sieste si sono trasformate in lunghissimi pranzi al ristorante. Ma si può cambiare la tradizione, sradicare un’istituzione sociale per decreto? Sostiene Buqueras, che prima di presiedere la famosa Commissione è stato il grande lobbista della legge-antisiesta, che quel che passa per la way of life spagnola (cena alle 10, prima serata tv alla stessa ora, letto alle 2), sia in realtà un lascito della guerra spagnola. Altro che eredità storica. Nessuna traccia nel romanzi, prima del 1936-39. «Fu allora che si è imposta, per la miseria». Gli spagnoli avevano bisogno di due lavori, la siesta ha permesso loro di spezzare la giornata, un’occupazione prima una dopo il pomeriggio.
E il tempo, il rapporto con esso, in un Paese dove il tempo «corre» (non vola) e l’orologio «marcia» (non corre)? E l’eccezione spagnola, da cui parlava Zapatero prima di lasciarsi convincere che la modernizzazione passava anche dall’abolizione di pantagrueliche pausa pranzo? («Gli orari spagnoli? Sono ciò che ci distingue. Ma anche ciò che ci definisce»). Tuttavia, dalle reazioni alle interviste dei giornalisti, molti paiono scettici che qualcosa si possa cambiare. «Una battaglia da DonChisciotte », si scherza. Anche nel mondo del business. Dice Alejandra Moore, consulente, al Financial Times: «Il pranzo in Spagna è il modo in cui si stabiliscono le relazioni personali. Si può immaginare che succeda qualcosa di serio, in una pausa di 45 minuti»?
Mara Gergolet
29 dicembre 2005
(Corriere della Sera)

recoil
31-12-2005, 18:29
sembra una buona idea ma bisognerebbe sapere cosa ne pensano gli spagnoli che sono abituati a quel tipo di vita con una pausa lunga per il pranzo

majin mixxi
31-12-2005, 18:31
ma questi fanno veramente la siesta? :muro:

alimatteo86
31-12-2005, 18:31
boh, in effetti abolirla è una mossa che mette tristezza :D


però in effetti gli uffici che chiudono alle 8 o alle 9 è veramente troppo

maxsona
31-12-2005, 18:36
Propongo di annetterci alla Spagna :stordita:

anonimizzato
01-01-2006, 16:25
ma io non sapevo che la facessero veramente :mbe:

Cmq anche se impopolare mi sembra una cosa giusta da fare.

sempreio
01-01-2006, 19:30
ecco perchè gli spagnoli stanno in piedi fino alle 5 del mattino :muro: , tanto al lavoro non fanno una pippa e poi c' è il riposino :D

Sursit
02-01-2006, 10:27
Grande Zapatero! E' una mossa impopolare, ma se bisogna modernizzare un paese sono mosse necessarie. Ennesima dimostrazione di volontà di cambiamento e progresso del governo spagnolo, che non bada a prendere voti nell'immediato con politiche ridicole e cercando di convincere gli elettori che va tutto bene e sono tutti ricchi, ma operando nel medio-lungo termine.
Concordo.
Questo sta a dimostrare l'incapacità della nostra classe dirigente a paragone degli altri Stati europei non solo come la Spagna, ma anche come la Germania.

Sursit
02-01-2006, 10:31
ecco perchè gli spagnoli stanno in piedi fino alle 5 del mattino :muro: , tanto al lavoro non fanno una pippa e poi c' è il riposino :D
Non è proprio così.
Comunque è vero che il alcune zone della Spagna questo comporta bassa produttività.
Il altre invece già si lavora a ritmi europei.

el_rojo
02-01-2006, 16:23
Non è proprio così.
Comunque è vero che il alcune zone della Spagna questo comporta bassa produttività.
Il altre invece già si lavora a ritmi europei.

Infatti in Catalunya non esiste la siesta (e non a caso è una delle regioni più ricche d'Europa).
Un applauso a Zapatero, avercene qui in Italia di politici come lui!