sempreio
11-10-2005, 16:19
sono gli unici che dicono la verità senza nessun credo politico :)
Pietrischetto Bitumato buon sindaco rosso
Gli amministratori locali gridano contro i tagli dell'odiato Tremonti. Ma la pacchia degli sprechi è alla fine
Pietrischetto Bitumato: lo chiamavano così uno storico sindaco della mia città, Casale Monferrato, e tra un istante dirò il perché. Era Paolo Angelino, professore d'inglese, socialista. Eletto nel marzo 1946, sarebbe rimasto in sella per anni, anche come deputato del Psi per tre legislature. Un sindaco severo: voleva il bilancio in pareggio, niente spese inutili e che tutti i dipendenti comunali lavorassero. Si nascondeva dietro gli alberi per controllare se i cantonieri si davano da fare. E saggiava con il piede la consistenza dell'asfalto steso sulle strade. Di qui il soprannome. Non era un socialista di destra, anzi: nel 1964 uscì dal partito a sinistra e fu tra i fondatori del Psiup.
Se vivesse ancora, il sindaco Angelino avrebbe 105 anni. E forse alzerebbe le spalle infastidito davanti alle proteste dei suoi colleghi d'oggi per i tagli alle spese imposti dall'odiata finanziaria dell'odiatissimo Tremonti. Me lo immagino leggere le loro lamentazioni con il sorriso sardonico riservato a noi giovinastri che avevamo la pretesa d'insegnargli la politica. E lo sento ringhiare: contatela giusta su come amministrate le vostre città e sugli sprechi che non sapete evitare! In caso contrario, la gente riderà di voi e vi manderà a insaccare la nebbia.
Già, mi fa ridere il sindaco di Roma, Walter Veltroni, un piangina che annuncia di dover spegnere ventimila lampioni, bloccare in anticipo due linee del metrò, chiudere le Case del cinema e del jazz, non riempire le buche sulle strade. E che arriva allo sproposito di dire: "La finanziaria mette a repentaglio la coesione sociale e civile del paese". Forse dovrebbe guardare bene nella viscere della sua amministrazione e correre ai ripari prima di abbaiare alla luna.
Lo stesso dovrebbero fare molti presidenti di regioni d'ogni colore. In Toscana hanno portato il numero dei consiglieri da 50 a 65. Il presidente Claudio Martini ha aperto sedi di rappresentanza a Bruxelles, New York e Shanghai. Ha voluto pure un assessore alla Pace, al Perdono e alla Riconciliazione tra i popoli, con un suo dipartimento e, forse, con una commissione permanente di esperti. Sempre la Regione Toscana, nel 2003 ha affidato 20 mila consulenze, di cui 8 mila ai suoi dipendenti.
A volte è la barocca struttura amministrativa a creare gli sprechi. L'Umbria ha soltanto 840 mila abitanti, ma deve sopportare il peso di una Regione, due province, nove comunità montane, tre ambiti territoriali, quattro parchi, oltre ai comuni. Osserva il professor Giampaolo Rossi, della Margherita: "A ogni livello ci sono politici e dipendenti che, per giustificare l'esistenza dei loro uffici, finiscono per fare le stesse cose, con spreco di soldi e procedure più complicate". Per Rossi, docente di Diritto amministrativo, bisognerebbe eliminare almeno le province, che non servono a nulla.
Osserverà qualcuno: il Bestiario fa le pulci solo alla sinistra. Replico: certo, allo scopo di migliorarla, cari amici e compagni. Ma volete un esempio di destra? La Regione Sicilia. 'Repubblica' del 30 settembre ha stampato un'inchiesta terrificante di un ottimo giornalista siciliano, Attilio Bolzoni. Centomila stipendi pagati ogni mese. Quindici uffici speciali, tra i quali uno 'per lo sviluppo della solidarietà internazionale' e un altro 'per le relazioni euromediterranee e l'insularità'. Si sono persino inventati l'Urdi, l'Ufficio per le relazioni diplomatiche internazionali.
La regione siciliana ha una sede di rappresentanza a Bruxelles: 14 stanze, una sala riunioni e un appartamento per il sacrosanto riposo del governatore, il magico Totò Cuffaro. Sono state aperte 'ambasciate' a Parigi e a Tunisi. E sono in progetto altre sedi in Cina, in Australia, in Russia, in Brasile, in Canada. Roba da megalomani, tanto chi paga è anche il contribuente di Cuneo o di Udine. In fondo, la Campania (leggi Antonio Bassolino) fa la figura della stracciacula perché ha una sola sede estera a New York, nel cuore di Manhattan.
Infine, meglio non parlare degli stipendi. I novanta consiglieri (pardon: deputati) della Sicilia sono equiparati ai senatori. Ma quasi dappertutto i consigli regionali hanno indennità da nababbi. Un tempo chi stava in un'assemblea locale prendeva quattro lire e doveva essere aiutato dal partito. Oggi succede il contrario: è il partito a essere sovvenzionato. E deve stare agli ordini di chi paga.
Ecco perché presidenti, sindaci, assessori, esperti e simili possono fare la voce grossa senza contraddittorio. Chi dice: basta con Sprecopoli, con le consulenze, i festival, le notti bianche, le fiere del rospo, i concerti rock, gli uffici inutili, le sedi estere, le missioni in terre lontane, le autoblù, la moltiplicazione degli apparati e tutti i pennacchi relativi, passa per un servo di quel fascista di Tremonti. Ma la pacchia è alla fine. E se mai Romano Prodi agguanterà il potere, scommetto che saranno lacrime e sangue per tutti. O quasi.
Pietrischetto Bitumato buon sindaco rosso
Gli amministratori locali gridano contro i tagli dell'odiato Tremonti. Ma la pacchia degli sprechi è alla fine
Pietrischetto Bitumato: lo chiamavano così uno storico sindaco della mia città, Casale Monferrato, e tra un istante dirò il perché. Era Paolo Angelino, professore d'inglese, socialista. Eletto nel marzo 1946, sarebbe rimasto in sella per anni, anche come deputato del Psi per tre legislature. Un sindaco severo: voleva il bilancio in pareggio, niente spese inutili e che tutti i dipendenti comunali lavorassero. Si nascondeva dietro gli alberi per controllare se i cantonieri si davano da fare. E saggiava con il piede la consistenza dell'asfalto steso sulle strade. Di qui il soprannome. Non era un socialista di destra, anzi: nel 1964 uscì dal partito a sinistra e fu tra i fondatori del Psiup.
Se vivesse ancora, il sindaco Angelino avrebbe 105 anni. E forse alzerebbe le spalle infastidito davanti alle proteste dei suoi colleghi d'oggi per i tagli alle spese imposti dall'odiata finanziaria dell'odiatissimo Tremonti. Me lo immagino leggere le loro lamentazioni con il sorriso sardonico riservato a noi giovinastri che avevamo la pretesa d'insegnargli la politica. E lo sento ringhiare: contatela giusta su come amministrate le vostre città e sugli sprechi che non sapete evitare! In caso contrario, la gente riderà di voi e vi manderà a insaccare la nebbia.
Già, mi fa ridere il sindaco di Roma, Walter Veltroni, un piangina che annuncia di dover spegnere ventimila lampioni, bloccare in anticipo due linee del metrò, chiudere le Case del cinema e del jazz, non riempire le buche sulle strade. E che arriva allo sproposito di dire: "La finanziaria mette a repentaglio la coesione sociale e civile del paese". Forse dovrebbe guardare bene nella viscere della sua amministrazione e correre ai ripari prima di abbaiare alla luna.
Lo stesso dovrebbero fare molti presidenti di regioni d'ogni colore. In Toscana hanno portato il numero dei consiglieri da 50 a 65. Il presidente Claudio Martini ha aperto sedi di rappresentanza a Bruxelles, New York e Shanghai. Ha voluto pure un assessore alla Pace, al Perdono e alla Riconciliazione tra i popoli, con un suo dipartimento e, forse, con una commissione permanente di esperti. Sempre la Regione Toscana, nel 2003 ha affidato 20 mila consulenze, di cui 8 mila ai suoi dipendenti.
A volte è la barocca struttura amministrativa a creare gli sprechi. L'Umbria ha soltanto 840 mila abitanti, ma deve sopportare il peso di una Regione, due province, nove comunità montane, tre ambiti territoriali, quattro parchi, oltre ai comuni. Osserva il professor Giampaolo Rossi, della Margherita: "A ogni livello ci sono politici e dipendenti che, per giustificare l'esistenza dei loro uffici, finiscono per fare le stesse cose, con spreco di soldi e procedure più complicate". Per Rossi, docente di Diritto amministrativo, bisognerebbe eliminare almeno le province, che non servono a nulla.
Osserverà qualcuno: il Bestiario fa le pulci solo alla sinistra. Replico: certo, allo scopo di migliorarla, cari amici e compagni. Ma volete un esempio di destra? La Regione Sicilia. 'Repubblica' del 30 settembre ha stampato un'inchiesta terrificante di un ottimo giornalista siciliano, Attilio Bolzoni. Centomila stipendi pagati ogni mese. Quindici uffici speciali, tra i quali uno 'per lo sviluppo della solidarietà internazionale' e un altro 'per le relazioni euromediterranee e l'insularità'. Si sono persino inventati l'Urdi, l'Ufficio per le relazioni diplomatiche internazionali.
La regione siciliana ha una sede di rappresentanza a Bruxelles: 14 stanze, una sala riunioni e un appartamento per il sacrosanto riposo del governatore, il magico Totò Cuffaro. Sono state aperte 'ambasciate' a Parigi e a Tunisi. E sono in progetto altre sedi in Cina, in Australia, in Russia, in Brasile, in Canada. Roba da megalomani, tanto chi paga è anche il contribuente di Cuneo o di Udine. In fondo, la Campania (leggi Antonio Bassolino) fa la figura della stracciacula perché ha una sola sede estera a New York, nel cuore di Manhattan.
Infine, meglio non parlare degli stipendi. I novanta consiglieri (pardon: deputati) della Sicilia sono equiparati ai senatori. Ma quasi dappertutto i consigli regionali hanno indennità da nababbi. Un tempo chi stava in un'assemblea locale prendeva quattro lire e doveva essere aiutato dal partito. Oggi succede il contrario: è il partito a essere sovvenzionato. E deve stare agli ordini di chi paga.
Ecco perché presidenti, sindaci, assessori, esperti e simili possono fare la voce grossa senza contraddittorio. Chi dice: basta con Sprecopoli, con le consulenze, i festival, le notti bianche, le fiere del rospo, i concerti rock, gli uffici inutili, le sedi estere, le missioni in terre lontane, le autoblù, la moltiplicazione degli apparati e tutti i pennacchi relativi, passa per un servo di quel fascista di Tremonti. Ma la pacchia è alla fine. E se mai Romano Prodi agguanterà il potere, scommetto che saranno lacrime e sangue per tutti. O quasi.