Adric
10-10-2005, 15:53
Lunedì 10 Ottobre 2005
Calcio in crisi, gli italiani cambiano sport
Trecentomila in meno tra paganti e abbonati nelle prime sei giornate, caro biglietti senza freni, l'accanita concorrenza del piccolo schermo, impianti vecchi e scomodi; un periodo nero per lo sport nazionale
media, scandali, prezzi; tutte le cause di una crisi che nessuno riesce a fermare
L’inchiesta/ Calano gli spettatori, crolla il gradimento degli appassionati. La Nazionale in tv è battuta dalla De Filippi
Stadi vuoti, boom di praticanti nelle altre discipline e tra i ragazzini è più popolare il wrestling
ROMA Brutto momento per il calcio, insidiato dagli altri sport. Nelle prime sei giornate di campionato la serie A ha perso 300 mila spettatori. Colpa di stadi scomodi, delle difficoltà per comprare i biglietti all’ultimo momento a causa del decreto-Pisanu e anche di prezzi troppo alti, ma soprattutto dell’offerta televisiva di Sky e digitale che è in netto aumento rispetto allo scorso anno. Contemporaneamente il pallone è insidiato dagli altri sport in alta crescita come numero di praticanti e di interesse. Rugby, basket, nuoto e pallavolo stanno diventando popolari e poi c’è un boom del wrestling, seguito in televisione da circa un milione e mezzo di bambini che collezionano figurine dei protagonisti.
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Il boom degli altri
Gli ultimi dati dicono che i tesserati aumentano ovunque, ma la disciplina più praticata resta ai margini di questo fenomeno
Rugby, volley e nuoto: sono questi gli sport che piacciono
di CARLO SANTI
ROMA - Il balzo in avanti dei tesserati di molte discipline rispetto all’anno passato dimostra un interesse crescente per lo sport praticato. Dopo il forte calo dei primi anni Novanta, lo sport ha ripreso una tendenza di crescita anche se a questo dato positivo occorre affiancare l’altro, allarmante, che vede molte persone ridurre l’attività fisica. Questa affermazione è possibile grazie ai dati forniti dall’Istat che indicava nel 1999 circa 36 milioni di italiani dediti allo sport mentre quattro anni più tardi, nel 2003 (ultimo dato adesso disponinbile), questi erano 32,5 milioni. L’area di sedentarietà, invece, saliva nello stesso periodo da 19,5 a 23 milioni.
Confortante è il numero dei tesserati delle Federazioni sportive anche se, non va dimenticato, quel dato non è sempre veritiero. Non lo è, per difetto, si badi bene, perché spesso i giovani che si avvicinano allo sport, i praticanti della corsa, molti ciclisti ma anche gli studenti che giocano a volley o basket non sono tesserati. Basti pensare poi a molte discipline, un esempio le bocce, i cui atleti non sempre sono solleciti a firmare una tessera federale.
Come sempre a far aumentare gli appassionati a uno sport è l’emulazione, il campione da imitare ma anche le grandi competizioni internazionali. Ecco allora che uno sport come il rugby che negli ultimi anni ha avuto un grande incremento - l’arrivo in Italia del Sei Nazioni - ha visto aumentare i suoi affiliati passando dai 33.604 della stagione 2003-2004 ai 43 mila dell’ultimo campionato, con un incremento di oltre 12 mila unità rispetto al 2000-2001 quando i tesserati erano 30.815. Stesso discorso vale per la pallavolo, sport in crescita sia con gli uomini ma, soprattutto, con le donne. Il merito? A scuola è facile praticarla e poi i successi delle nostre nazionali sono uno sprone formidabile.
Un altro sport in crescita è il nuoto. Un anno fa c’erano oltre 45 mila tesserati con un’incidenza dell’1,3 per cento sul totale dei praticanti in Italia. Adesso i frequentatori delle piscine sono oltre 50 mila. Il merito è senz’altro di campioni quali Rosolino, Fioravanti, Brembilla, Federica Pellegrini e, adesso, anche Filippo Magnini che hanno vinto medaglie importanti e coinvolto la passione di genitori e piccoli desiderosi di andare in piscina. L’analisi può estendersi alle discipline meno diffuse, e si scopre che gli incrementi numerici sono importanti. Nel tiro a segno il tesseramento tra il 1999 e il 2003 è raddoppiato passando dai 13.000 tesserati agli oltre 27.000.
Il calcio, che include tutto, calcio a cinque e a otto, mantiene la supremazia coinvolgendo oltre il 36 per cento dei tesserati delle Federazioni, e adesso i calciatori sono più di un milione e 300 mila. Questo sport affonda le sue radici in tradizioni culturali e comportamenti diffusi tra i cittadini e la capacità del calcio di suscitare attenzioni e interessi è rafforzata anche dalla comunicazione. La crescita, però, dei tesserati del calcio non appare in linea con altri sport. Tra i motivi, quelli di un disinteresse che nasce da una disaffezione per questo sport sempre più al centro di polemiche e di scandali che lo trasformano sempre più. Se prima, anni fa, il calcio era prevalentemente un affare, oggi è solo un affare.
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Il pallone chiede aiuto
Sempre meno spettatori allo stadio, aumentano quelli davanti alla tv
di MASSIMILIANO GASPERINI
ROMA - Per cercare di capire quello che accade al calcio bisogna partire dalle cifre. Rispetto ad un anno fa, la media degli spettatori per partita è scesa da 26.135 a 21.280. In totale nelle prime sei giornate della serie A (60 partite) 300 mila tifosi hanno rinunciato allo stadio.
Qualche anno fa chiunque chiedesse ad un presidente di società il motivo dell’aumento dei prezzi si sentiva rispondere: «Il nostro problema è che non riusciamo a vendere bene il prodotto televisivo. Quando ci riusciremo i prezzi crolleranno». Una barzelletta: nell’ultimo triennio nelle casse delle società di calcio sono entrati quasi 1500 milioni di euro, eppure nel 2000 il prezzo medio per andarsi a vedere l’Udinese era 60 mila lire, oggi è 59 euro; per l’Inter ci volevano 87 mila lire, oggi 67 euro; per il Milan 90 mila lire, oggi 86 euro; una curva di Juventus-Inter costava 50 euro. Parliamo di «grandi»? Certo, ma anche le «piccole» non si fanno mancare niente: la curva dell’Empoli costa 22 euro a partita, quella del Siena 20.
Disse Cragnotti qualche anno fa: «La squadra la faccio io, i tifosi si abbonamentino». Il consiglio è stato seguito, ma invece di fare la fila al botteghino la gente si rivolge a Sky e al digitale terrestre e vede la partita in televisione. Sky è a +150 mila telespettatori rispetto all’anno scorso, il digitale terrestre di Mediaset e La7 viaggia intorno ai 250mila spettatori. Non tutti hanno smesso di frequentare gli stadi, ma tanti sì. Dice Ruggeri, presidente dell’Atalanta: «Ora per andare a comprare un biglietto serve l’avvocato». Paradosso che contiene una parte di verità. Il decreto Pisanu con la vendita dei biglietti nominali è nato per rendere gli stadi più sicuri, ma ha creato molte complicazioni. Un esempio che riguarda i romani. Molti tifosi avevano l’abitudine di decidere all’ultimo momento se andare o meno allo stadio. Si svegliavano la domenica, guardavano il tempo, studiavano l’umore della moglie, la disponibilità d’un amico o dei figli, poi uscivano appena mangiato e andavano all’Olimpico. Oggi non si può più fare perché i botteghini la domenica sono chiusi.
Gli stadi sono obsoleti e inospitali e senza parcheggi, ma lo erano anche negli anni scorsi. Difficile imputare a questo tipo di disagio tutti i 5000 spettatori in meno a partita di questo campionato. Ora si spera negli Europei del 2012 per il maquillage. Carraro (Figc) e Galliani (Lega) reclamano impianti più moderni e funzionali. E’ previsto un decreto governativo che garantisca mutui ventennali a tasso zero. Sono tanti soldi: speriamo che ne venga fatto un uso più razionale rispetto a quelli spesi per Italia ’90.
Ognuno ha la sua diagnosi. Secondo Lippi la crisi del pallone si misura con i bambini che non giocano più per la strada come una volta. La tesi è suggestiva, ma oggi ci sono 35 milioni di auto, nel 1965 erano poco più di 5 milioni. E poi neanche i ragazzi di Parigi, Berlino e Londra mettono più gli zaini in mezzo alle piazzette per fare i pali della porta, eppure in Francia gli spettatori sono aumentati del 60%, in Germania i biglietti per andare a vedere il Bayern sono esauriti fino a metà campionato e in Inghilterra c’è un calo minimo (-1,7) dovuto ai prezzi esorbitanti.
Piuttosto c’è una rinascita delle altre discipline sportive. Molte crescono in proporzione più del calcio che paga anche un difetto di credibilità. Ha detto recentemente Carraro che in futuro i ripescaggi potrebbero avvenire non più per classifica, ma per meriti sportivi. In parole povere se si libera un posto in serie A non ci andrà più la quarta classificata in B, ma quella che ha più titoli, più bacino d’utenza, in definitiva più soldi. Il contrario di quanto dovrebbe avvenire nello sport.
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IL PALLONE IN TV
Sky e digitale terrestre: 400 mila spettatori in più ogni domenica
di ALBERTO GUARNIERI
ROMA - La tv fa male al calcio? Domanda apparentemente folle, visto che ogni anno 400 milioni di euro finiscono dalle casse di Sky (per i nove decimi) e di Mediaset e La 7 in quelle della Lega. Eppure domanda legittima, visto che il calo progressivo di spettatori negli stadi viene attribuito anche a un'offerta televisiva che, con la discesa in campo del digitale terrestre, è diventata più che esaustiva. E' cambiato qualcosa negli ascolti televisivi dall'anno scorso a quest'anno? La risposta, per quanto riguarda la tv a pagamento (pay tv e pay per view, cioè sia Sky che digitale terrestre) è sì. Sono circa 400 mila in più ogni domenica gli spettatori che decidono di spendere o un abbonamento o qualche euro a partita per vedersi i gol in diretta.
Negli anticipi di campionato Sky infatti registra, rispetto allo scorso anno, un aumento di ascolti dello 0,89% e arriva a un milione e 223mila telespettatori. La media domenicale è invece salita di più: del 2,11% toccando un milione e 696mila telespettatori. Benissimo anche il posticipo serale, che cresce dell'1,85% arrivando a coinvolgere un milione e 861mila telespettatori.
Più difficile, ma non impossibile, arrivare a una stima per il digitale terrestre, che l'anno scorso di questi tempi non esisteva. Si può comunque stabilire che nelle prime sei giornate di campionato circa 250 mila telespettatori abbiamo per ogni turno vista una partita sul digitale terrestre, mentre sarebbero di più, circa 280mila, quelli che hanno utilizzato la nuova tecnologia in occasione degli incontri serali.
Infine, detto che l'ultima di campionato ha fatto registrare un aumento di ascoltii incredibile, per Juventus-Inter quasi del 500%, degli ascolti delle tv locali va data un'occhiata alla situazione delle reti nazionali. Qui è presto per trarre conclusioni visto che "Domenica in" è appena partita. Certo "Quelli che il calcio" va meglio dello scorso anno, ma "Buona domenica" va un po' peggio, tanto che Maurizio Costanzo ha saggiamente deciso di rinunciare a molti collegamenti con gli stadi.
«E' la dimostrazione che chi sta a casa non necessariamente andava fino a poco fa allo stadio» afferma Tullio Camiglieri di Sky, che spiega i vuoti sugli spalti anche con la violenza intorno ai campi di gioco e lo stato di fatiscenza della maggior parte degli impianti.
Intanto però Mediaset lamenta che la sua esclusiva "in chiaro" è di fatto inesistente, visto che tutti possono dare notizia in tempo reale dei gol segnati. E per questo minaccia di pagare meno la Lega. «Io non ho venduto i diritti per il digitale terrestre a Mediaset perché loro fanno pagare 5 euro a partita e così mi vuotano lo stadio», sostiene invece il presidente dell'Udinese Pozzo.
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LA MANIA DEL MOMENTO
Un milione e mezzo di bambini seguono i finti lottatori in tv E comprano 25 milioni di figurine
ROMA - Pesano 200 chili, rimbalzano sul tappeto del ring come molle, sembrano darsele di santa ragione, senza esclusione di colpi: calci, pugni, gomitate, salti fuori dal quadrato, urla. Ma è tutto finto. O quasi. Sì, perchè anche i campioni del “Wrestling” qualche volta si sbagliano e si colpiscono veramente. Allora sono dolori. E qualche volta anche infortuni. E’ la mania del momento, gli atleti che praticano questo sport sono in continuo aumento. Ma soprattutto stanno invadendo i video di tutto il mondo. E appassionano soprattutto i più giovani.
Le cifre parlano chiaro: in Italia sono un milione e cinquecentomila i bambini (in una fascia di età che va dai sei a quattordici anni) che seguono in televisione i programmi televisivi sul wrestling. E i campioni come Kurt Angle, Eddie Guerrero, Rob Van Dam, Rey Misterio e Big Show,hanno anche sostituito gli storici calciatori sulle mitiche figurine: sono oltre 25 milioni le figurine degli eroi del wrestling vendute in Italia, mentre ventimila nostri connazionali sono iscritti al sito ufficiale di questo sport che annovera ben 214 mila siti internet nel mondo.
Un fenomeno in pieno boom, dunque, e sul conto del quale si dividono gli esperti: è un pericoloso sistema di proporre la violenza o un modo un po’ comico per esorcizzarla? Per gli pscicologi questo sport non alimenta l’aggressività, ma la incanala. I medici sostengono che possa essere pericoloso per chi non si allena a dovere. La discussione è aperta.
(Il Messaggero)
Calcio in crisi, gli italiani cambiano sport
Trecentomila in meno tra paganti e abbonati nelle prime sei giornate, caro biglietti senza freni, l'accanita concorrenza del piccolo schermo, impianti vecchi e scomodi; un periodo nero per lo sport nazionale
media, scandali, prezzi; tutte le cause di una crisi che nessuno riesce a fermare
L’inchiesta/ Calano gli spettatori, crolla il gradimento degli appassionati. La Nazionale in tv è battuta dalla De Filippi
Stadi vuoti, boom di praticanti nelle altre discipline e tra i ragazzini è più popolare il wrestling
ROMA Brutto momento per il calcio, insidiato dagli altri sport. Nelle prime sei giornate di campionato la serie A ha perso 300 mila spettatori. Colpa di stadi scomodi, delle difficoltà per comprare i biglietti all’ultimo momento a causa del decreto-Pisanu e anche di prezzi troppo alti, ma soprattutto dell’offerta televisiva di Sky e digitale che è in netto aumento rispetto allo scorso anno. Contemporaneamente il pallone è insidiato dagli altri sport in alta crescita come numero di praticanti e di interesse. Rugby, basket, nuoto e pallavolo stanno diventando popolari e poi c’è un boom del wrestling, seguito in televisione da circa un milione e mezzo di bambini che collezionano figurine dei protagonisti.
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Il boom degli altri
Gli ultimi dati dicono che i tesserati aumentano ovunque, ma la disciplina più praticata resta ai margini di questo fenomeno
Rugby, volley e nuoto: sono questi gli sport che piacciono
di CARLO SANTI
ROMA - Il balzo in avanti dei tesserati di molte discipline rispetto all’anno passato dimostra un interesse crescente per lo sport praticato. Dopo il forte calo dei primi anni Novanta, lo sport ha ripreso una tendenza di crescita anche se a questo dato positivo occorre affiancare l’altro, allarmante, che vede molte persone ridurre l’attività fisica. Questa affermazione è possibile grazie ai dati forniti dall’Istat che indicava nel 1999 circa 36 milioni di italiani dediti allo sport mentre quattro anni più tardi, nel 2003 (ultimo dato adesso disponinbile), questi erano 32,5 milioni. L’area di sedentarietà, invece, saliva nello stesso periodo da 19,5 a 23 milioni.
Confortante è il numero dei tesserati delle Federazioni sportive anche se, non va dimenticato, quel dato non è sempre veritiero. Non lo è, per difetto, si badi bene, perché spesso i giovani che si avvicinano allo sport, i praticanti della corsa, molti ciclisti ma anche gli studenti che giocano a volley o basket non sono tesserati. Basti pensare poi a molte discipline, un esempio le bocce, i cui atleti non sempre sono solleciti a firmare una tessera federale.
Come sempre a far aumentare gli appassionati a uno sport è l’emulazione, il campione da imitare ma anche le grandi competizioni internazionali. Ecco allora che uno sport come il rugby che negli ultimi anni ha avuto un grande incremento - l’arrivo in Italia del Sei Nazioni - ha visto aumentare i suoi affiliati passando dai 33.604 della stagione 2003-2004 ai 43 mila dell’ultimo campionato, con un incremento di oltre 12 mila unità rispetto al 2000-2001 quando i tesserati erano 30.815. Stesso discorso vale per la pallavolo, sport in crescita sia con gli uomini ma, soprattutto, con le donne. Il merito? A scuola è facile praticarla e poi i successi delle nostre nazionali sono uno sprone formidabile.
Un altro sport in crescita è il nuoto. Un anno fa c’erano oltre 45 mila tesserati con un’incidenza dell’1,3 per cento sul totale dei praticanti in Italia. Adesso i frequentatori delle piscine sono oltre 50 mila. Il merito è senz’altro di campioni quali Rosolino, Fioravanti, Brembilla, Federica Pellegrini e, adesso, anche Filippo Magnini che hanno vinto medaglie importanti e coinvolto la passione di genitori e piccoli desiderosi di andare in piscina. L’analisi può estendersi alle discipline meno diffuse, e si scopre che gli incrementi numerici sono importanti. Nel tiro a segno il tesseramento tra il 1999 e il 2003 è raddoppiato passando dai 13.000 tesserati agli oltre 27.000.
Il calcio, che include tutto, calcio a cinque e a otto, mantiene la supremazia coinvolgendo oltre il 36 per cento dei tesserati delle Federazioni, e adesso i calciatori sono più di un milione e 300 mila. Questo sport affonda le sue radici in tradizioni culturali e comportamenti diffusi tra i cittadini e la capacità del calcio di suscitare attenzioni e interessi è rafforzata anche dalla comunicazione. La crescita, però, dei tesserati del calcio non appare in linea con altri sport. Tra i motivi, quelli di un disinteresse che nasce da una disaffezione per questo sport sempre più al centro di polemiche e di scandali che lo trasformano sempre più. Se prima, anni fa, il calcio era prevalentemente un affare, oggi è solo un affare.
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Il pallone chiede aiuto
Sempre meno spettatori allo stadio, aumentano quelli davanti alla tv
di MASSIMILIANO GASPERINI
ROMA - Per cercare di capire quello che accade al calcio bisogna partire dalle cifre. Rispetto ad un anno fa, la media degli spettatori per partita è scesa da 26.135 a 21.280. In totale nelle prime sei giornate della serie A (60 partite) 300 mila tifosi hanno rinunciato allo stadio.
Qualche anno fa chiunque chiedesse ad un presidente di società il motivo dell’aumento dei prezzi si sentiva rispondere: «Il nostro problema è che non riusciamo a vendere bene il prodotto televisivo. Quando ci riusciremo i prezzi crolleranno». Una barzelletta: nell’ultimo triennio nelle casse delle società di calcio sono entrati quasi 1500 milioni di euro, eppure nel 2000 il prezzo medio per andarsi a vedere l’Udinese era 60 mila lire, oggi è 59 euro; per l’Inter ci volevano 87 mila lire, oggi 67 euro; per il Milan 90 mila lire, oggi 86 euro; una curva di Juventus-Inter costava 50 euro. Parliamo di «grandi»? Certo, ma anche le «piccole» non si fanno mancare niente: la curva dell’Empoli costa 22 euro a partita, quella del Siena 20.
Disse Cragnotti qualche anno fa: «La squadra la faccio io, i tifosi si abbonamentino». Il consiglio è stato seguito, ma invece di fare la fila al botteghino la gente si rivolge a Sky e al digitale terrestre e vede la partita in televisione. Sky è a +150 mila telespettatori rispetto all’anno scorso, il digitale terrestre di Mediaset e La7 viaggia intorno ai 250mila spettatori. Non tutti hanno smesso di frequentare gli stadi, ma tanti sì. Dice Ruggeri, presidente dell’Atalanta: «Ora per andare a comprare un biglietto serve l’avvocato». Paradosso che contiene una parte di verità. Il decreto Pisanu con la vendita dei biglietti nominali è nato per rendere gli stadi più sicuri, ma ha creato molte complicazioni. Un esempio che riguarda i romani. Molti tifosi avevano l’abitudine di decidere all’ultimo momento se andare o meno allo stadio. Si svegliavano la domenica, guardavano il tempo, studiavano l’umore della moglie, la disponibilità d’un amico o dei figli, poi uscivano appena mangiato e andavano all’Olimpico. Oggi non si può più fare perché i botteghini la domenica sono chiusi.
Gli stadi sono obsoleti e inospitali e senza parcheggi, ma lo erano anche negli anni scorsi. Difficile imputare a questo tipo di disagio tutti i 5000 spettatori in meno a partita di questo campionato. Ora si spera negli Europei del 2012 per il maquillage. Carraro (Figc) e Galliani (Lega) reclamano impianti più moderni e funzionali. E’ previsto un decreto governativo che garantisca mutui ventennali a tasso zero. Sono tanti soldi: speriamo che ne venga fatto un uso più razionale rispetto a quelli spesi per Italia ’90.
Ognuno ha la sua diagnosi. Secondo Lippi la crisi del pallone si misura con i bambini che non giocano più per la strada come una volta. La tesi è suggestiva, ma oggi ci sono 35 milioni di auto, nel 1965 erano poco più di 5 milioni. E poi neanche i ragazzi di Parigi, Berlino e Londra mettono più gli zaini in mezzo alle piazzette per fare i pali della porta, eppure in Francia gli spettatori sono aumentati del 60%, in Germania i biglietti per andare a vedere il Bayern sono esauriti fino a metà campionato e in Inghilterra c’è un calo minimo (-1,7) dovuto ai prezzi esorbitanti.
Piuttosto c’è una rinascita delle altre discipline sportive. Molte crescono in proporzione più del calcio che paga anche un difetto di credibilità. Ha detto recentemente Carraro che in futuro i ripescaggi potrebbero avvenire non più per classifica, ma per meriti sportivi. In parole povere se si libera un posto in serie A non ci andrà più la quarta classificata in B, ma quella che ha più titoli, più bacino d’utenza, in definitiva più soldi. Il contrario di quanto dovrebbe avvenire nello sport.
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IL PALLONE IN TV
Sky e digitale terrestre: 400 mila spettatori in più ogni domenica
di ALBERTO GUARNIERI
ROMA - La tv fa male al calcio? Domanda apparentemente folle, visto che ogni anno 400 milioni di euro finiscono dalle casse di Sky (per i nove decimi) e di Mediaset e La 7 in quelle della Lega. Eppure domanda legittima, visto che il calo progressivo di spettatori negli stadi viene attribuito anche a un'offerta televisiva che, con la discesa in campo del digitale terrestre, è diventata più che esaustiva. E' cambiato qualcosa negli ascolti televisivi dall'anno scorso a quest'anno? La risposta, per quanto riguarda la tv a pagamento (pay tv e pay per view, cioè sia Sky che digitale terrestre) è sì. Sono circa 400 mila in più ogni domenica gli spettatori che decidono di spendere o un abbonamento o qualche euro a partita per vedersi i gol in diretta.
Negli anticipi di campionato Sky infatti registra, rispetto allo scorso anno, un aumento di ascolti dello 0,89% e arriva a un milione e 223mila telespettatori. La media domenicale è invece salita di più: del 2,11% toccando un milione e 696mila telespettatori. Benissimo anche il posticipo serale, che cresce dell'1,85% arrivando a coinvolgere un milione e 861mila telespettatori.
Più difficile, ma non impossibile, arrivare a una stima per il digitale terrestre, che l'anno scorso di questi tempi non esisteva. Si può comunque stabilire che nelle prime sei giornate di campionato circa 250 mila telespettatori abbiamo per ogni turno vista una partita sul digitale terrestre, mentre sarebbero di più, circa 280mila, quelli che hanno utilizzato la nuova tecnologia in occasione degli incontri serali.
Infine, detto che l'ultima di campionato ha fatto registrare un aumento di ascoltii incredibile, per Juventus-Inter quasi del 500%, degli ascolti delle tv locali va data un'occhiata alla situazione delle reti nazionali. Qui è presto per trarre conclusioni visto che "Domenica in" è appena partita. Certo "Quelli che il calcio" va meglio dello scorso anno, ma "Buona domenica" va un po' peggio, tanto che Maurizio Costanzo ha saggiamente deciso di rinunciare a molti collegamenti con gli stadi.
«E' la dimostrazione che chi sta a casa non necessariamente andava fino a poco fa allo stadio» afferma Tullio Camiglieri di Sky, che spiega i vuoti sugli spalti anche con la violenza intorno ai campi di gioco e lo stato di fatiscenza della maggior parte degli impianti.
Intanto però Mediaset lamenta che la sua esclusiva "in chiaro" è di fatto inesistente, visto che tutti possono dare notizia in tempo reale dei gol segnati. E per questo minaccia di pagare meno la Lega. «Io non ho venduto i diritti per il digitale terrestre a Mediaset perché loro fanno pagare 5 euro a partita e così mi vuotano lo stadio», sostiene invece il presidente dell'Udinese Pozzo.
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LA MANIA DEL MOMENTO
Un milione e mezzo di bambini seguono i finti lottatori in tv E comprano 25 milioni di figurine
ROMA - Pesano 200 chili, rimbalzano sul tappeto del ring come molle, sembrano darsele di santa ragione, senza esclusione di colpi: calci, pugni, gomitate, salti fuori dal quadrato, urla. Ma è tutto finto. O quasi. Sì, perchè anche i campioni del “Wrestling” qualche volta si sbagliano e si colpiscono veramente. Allora sono dolori. E qualche volta anche infortuni. E’ la mania del momento, gli atleti che praticano questo sport sono in continuo aumento. Ma soprattutto stanno invadendo i video di tutto il mondo. E appassionano soprattutto i più giovani.
Le cifre parlano chiaro: in Italia sono un milione e cinquecentomila i bambini (in una fascia di età che va dai sei a quattordici anni) che seguono in televisione i programmi televisivi sul wrestling. E i campioni come Kurt Angle, Eddie Guerrero, Rob Van Dam, Rey Misterio e Big Show,hanno anche sostituito gli storici calciatori sulle mitiche figurine: sono oltre 25 milioni le figurine degli eroi del wrestling vendute in Italia, mentre ventimila nostri connazionali sono iscritti al sito ufficiale di questo sport che annovera ben 214 mila siti internet nel mondo.
Un fenomeno in pieno boom, dunque, e sul conto del quale si dividono gli esperti: è un pericoloso sistema di proporre la violenza o un modo un po’ comico per esorcizzarla? Per gli pscicologi questo sport non alimenta l’aggressività, ma la incanala. I medici sostengono che possa essere pericoloso per chi non si allena a dovere. La discussione è aperta.
(Il Messaggero)