Adric
29-09-2005, 16:43
Giovedì 29 Settembre 2005
Nelle grandi strutture la maggior parte dei casi.
L’Associazione infermieri: «Non viene risparmiato nulla, rubano persino le dentiere»
Ospedali: tanti predatori, poche denunce.
Il Tribunale diritti del malato: «I furti sono uno stillicidio ma le contromisure fanno acqua»
di LUCA BRUGNARA e MAURO EVANGELISTI
Al Policlinico spariscono perfino le monete dei distributori automatici del caffè. Nei grandi ospedali ma anche nelle piccole strutture i cellulari scompaiono dai comodini dei pazienti, catenine e orologi sono l’oggetto del desiderio dei predatori della corsia. E c’è perfino chi ha denunciato la sparizione della dentiera. «E’ un fenomeno che non subisce mai diminuzioni - racconta Giuseppe Scaramuzza, di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del Malato - Negli ultimi otto mesi ci sono stati diciotto pazienti che si sono rivolti a noi per denunciare i casi di furti in ospedale. Ma sono ovviamente la punta di un iceberg molto più grande: molto spesso non si presenta la denuncia non solo alla nostra associazione ma neppure alla polizia, c’è una sorta di fatalismo. Fra i casi di cui ci siamo occupati, la maggioranza riguardava persone anziane, oggetti d’oro, orologi e telefonini. Le strutture interessate erano soprattutto le più grandi, Policlinico e San Camillo, ma non solo». All’Associazione nazionale infermieri tentano di quantificare i casi di furti in corsia. Racconta Alessandra Moccia, rappresentante dell’associazione: «Negli ospedali più grandi, i furti arrivano a un centinaio l'anno, in quelli piccoli e nelle cliniche sono in numero inferiore, ma comunque presenti. Il ladro è attirato soprattutto da portafogli, magari sopra un comodino o nell'armadietto, ma anche da telefonini, oggetti preziosi come collanine, orecchini, anelli». Il cellulare, da una decina d’anni a questa parte, è uno degli articoli preferiti dai predatori della corsie, perchè il paziente difficilmente riesce a rinunciare a quella importante possibilità di comunicazione con i propri cari. «Anche se - ricorda Scaramuzza - va fatto un appello ai pazienti e ai loro parenti: può essere comprensibile che ci si porti con sè il telefonino, meno che non si riesca a fare a meno degli oggetti di valore. Regola base: lasciate a casa catenine, braccialetti, orologi costosi. Inutile rischiare».
Fermare i predatori delle corsie sembra quasi una battaglia persa in partenza. Ricorda un sindacalista della Cgil, Claudio Proietti, che lavora al Policlinico: «L’abbiamo denunciato tante volte. E spesso anche i dipendenti sono vittime di furti: dagli armadietti presi di mira alle automobili parcheggiate e magari danneggiate. Di notte il Policlinico è un’immensa città, con i suoi sotterranei, in cui il controllo è di fatto impossibile, la vigilanza privata non può arrivare ovunque. Chiudere i cancelli principali può essere utile. Ma basta entrare prima delle 23 e aspettare il momento migliore per entrare in azione». Esiste un altro aspetto del problema, che rende tutto più complicato, come ricorda Paolo Barbieri, direttore nazionale di Telefono blu: «I vigilantes non potrebbero nemmeno accedere in determinati reparti. I ladri rubano prevalentemente a persone anziane, soprattutto a donne, lungodegenti (e quindi con molti oggetti con sé) o nei reparti di traumatologia, dove il paziente è momentaneamente immobilizzato. Nelle grandi strutture, gli armadietti sono talvolta privi di serratura». Cosa spinge molti pazienti a non chiedere aiuto a carabinieri o polizia? «Questo genere di furto - osserva Barbieri -, spesso, non viene denunciato, in parte per la consapevolezza delle difficoltà nell'individuazione del responsabile o più semplicemente perché ci si accorge di essere stati derubati solo con molto ritardo».
(Il Messaggero.it)
Nelle grandi strutture la maggior parte dei casi.
L’Associazione infermieri: «Non viene risparmiato nulla, rubano persino le dentiere»
Ospedali: tanti predatori, poche denunce.
Il Tribunale diritti del malato: «I furti sono uno stillicidio ma le contromisure fanno acqua»
di LUCA BRUGNARA e MAURO EVANGELISTI
Al Policlinico spariscono perfino le monete dei distributori automatici del caffè. Nei grandi ospedali ma anche nelle piccole strutture i cellulari scompaiono dai comodini dei pazienti, catenine e orologi sono l’oggetto del desiderio dei predatori della corsia. E c’è perfino chi ha denunciato la sparizione della dentiera. «E’ un fenomeno che non subisce mai diminuzioni - racconta Giuseppe Scaramuzza, di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del Malato - Negli ultimi otto mesi ci sono stati diciotto pazienti che si sono rivolti a noi per denunciare i casi di furti in ospedale. Ma sono ovviamente la punta di un iceberg molto più grande: molto spesso non si presenta la denuncia non solo alla nostra associazione ma neppure alla polizia, c’è una sorta di fatalismo. Fra i casi di cui ci siamo occupati, la maggioranza riguardava persone anziane, oggetti d’oro, orologi e telefonini. Le strutture interessate erano soprattutto le più grandi, Policlinico e San Camillo, ma non solo». All’Associazione nazionale infermieri tentano di quantificare i casi di furti in corsia. Racconta Alessandra Moccia, rappresentante dell’associazione: «Negli ospedali più grandi, i furti arrivano a un centinaio l'anno, in quelli piccoli e nelle cliniche sono in numero inferiore, ma comunque presenti. Il ladro è attirato soprattutto da portafogli, magari sopra un comodino o nell'armadietto, ma anche da telefonini, oggetti preziosi come collanine, orecchini, anelli». Il cellulare, da una decina d’anni a questa parte, è uno degli articoli preferiti dai predatori della corsie, perchè il paziente difficilmente riesce a rinunciare a quella importante possibilità di comunicazione con i propri cari. «Anche se - ricorda Scaramuzza - va fatto un appello ai pazienti e ai loro parenti: può essere comprensibile che ci si porti con sè il telefonino, meno che non si riesca a fare a meno degli oggetti di valore. Regola base: lasciate a casa catenine, braccialetti, orologi costosi. Inutile rischiare».
Fermare i predatori delle corsie sembra quasi una battaglia persa in partenza. Ricorda un sindacalista della Cgil, Claudio Proietti, che lavora al Policlinico: «L’abbiamo denunciato tante volte. E spesso anche i dipendenti sono vittime di furti: dagli armadietti presi di mira alle automobili parcheggiate e magari danneggiate. Di notte il Policlinico è un’immensa città, con i suoi sotterranei, in cui il controllo è di fatto impossibile, la vigilanza privata non può arrivare ovunque. Chiudere i cancelli principali può essere utile. Ma basta entrare prima delle 23 e aspettare il momento migliore per entrare in azione». Esiste un altro aspetto del problema, che rende tutto più complicato, come ricorda Paolo Barbieri, direttore nazionale di Telefono blu: «I vigilantes non potrebbero nemmeno accedere in determinati reparti. I ladri rubano prevalentemente a persone anziane, soprattutto a donne, lungodegenti (e quindi con molti oggetti con sé) o nei reparti di traumatologia, dove il paziente è momentaneamente immobilizzato. Nelle grandi strutture, gli armadietti sono talvolta privi di serratura». Cosa spinge molti pazienti a non chiedere aiuto a carabinieri o polizia? «Questo genere di furto - osserva Barbieri -, spesso, non viene denunciato, in parte per la consapevolezza delle difficoltà nell'individuazione del responsabile o più semplicemente perché ci si accorge di essere stati derubati solo con molto ritardo».
(Il Messaggero.it)