Huawei: come viene realizzato uno smartphone. Viaggio nei laboratori del colosso da 100 miliardi

Huawei: come viene realizzato uno smartphone. Viaggio nei laboratori del colosso da 100 miliardi

Abbiamo visto con i nostri occhi, a Shenzen, le catene di montaggio della serie P20 ma anche i test che l'azienda realizza per far raggiungere il livello massimo di affidabilità ai suoi prodotti. Ecco tutti i passaggi, dalla progettazione alla spedizione, in un viaggio all'interno dell'azienda che dal 1987 ha raggiunto oggi il secondo posto mondiale nella telefonia.

di pubblicato il nel canale Telefonia
Huawei
 

Huawei la conosciamo oggi come il colosso capace di superare Apple nella vendita degli smartphone e che, forse proprio per questo, Washington considera una delle più importanti minacce per la sicurezza americana. In Cina in pochi parlano delle critiche rivolte all'azienda mentre in molti ringraziano il colosso per quello che ogni giorno garantisce, lavorativamente parlando, a Shenzen come anche in altre parti della Cina e del mondo. Un'azienda che raggiunge ormai un fatturato di 100 miliardi di dollari.


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Huawei: dove nasce e perché

Huawei viene fondata a Shenzen nel lontano 1987 ad opera dell'ex ufficiale dell'Esercito popolare cinese Ren Zhengfen. Alla sua nascita la volontà era quella di far gestire all'azienda la vendita di un produttore di centrali telefoniche ad uso privato in quel di Hong Kong. Ai vertici però si capì ben presto che tutto questo poteva essere "fatto in casa" e si decise di produrre proprie centrali le quali ricevettero grande successo nei centri urbani cinesi. Huawei passò velocemente negli anni '90 al successo grazie alla realizzazione del suo primo centralino digitale. Si trattava del modello C&C08, tra i primi centralini digitali dell'intera Cina e il più potente allora in commercio. Il primo vero passo verso la concreta affermazione dell'azienda.

Dopo essere riuscita ad affermarsi sul mercato interno, Huawei inizia il proprio assalto al mercato internazionale. Dapprima su Hong Kong dove nel 1997 realizza la prima rete di telefonia fissa per la Hutchinson Whampoa Quindi, nello stesso anno, appronta la progettazione di apparati di rete per la telefonia mobile per il mercato CDMA e quello UMTS.

Arrivano i primi centri di ricerca e sviluppo al di fuori della Cina. Stoccolma è il primo in Europa nel 2000 mentre un anno dopo sbarca negli USA. In Italia arriva grazie alla collaborazione con Telecom per la realizzazione delle reti ad alta velocità ma anche con l'introduzione sul mercato dei suoi primi smartphone, sempre più performanti anche per gli italiani. Dal 2013 l'azienda si pone come uno dei più importanti player sul settore mobile e le recenti serie Mate 20 e P20 ne sono assolutamente la conferma.

Huawei: la linea produttiva degli smartphone

La serie P20 di Huawei è ancora in piena produzione e in attesa che si possa svelare al mondo intero la successiva generazione, probabilmente verso il mese di Aprile, ecco che a Shenzen gli oltre 20.000 lavoratori si adoperano per portare a termine in soli 28.5 secondi, a pieno regime, un Huawei P20. Cosa significa? Considerando il percorso individuale la catena impiega nella sua totalità 28 ore per realizzare il device. Ma la quantità di unità gestite è tale da permettere effettivamente di ricevere al termine della filiera uno smartphone ogni 28,5 secondi.


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Il vero polo produttivo è situato a Songshan Lake, Dongguan in una zona verde a pochi chilometri di strada dal centro di Shenzen.Qui, con camice bianco antistatico, scarpe con suola di gomma e cappellino, ci si adopera per portare a termine il percorso produttivo dello smartphone in questione dal momento dell'assemblaggio della scheda madre fino alla fase di test in cui ogni device viene esaminato per saggiarne la bontà, prima di essere confezionato e spedito in tutto il mondo. Vestiti proprio come i dipendenti siamo riusciti ad entrare all'interno della catena di produzione potendo vedere con i nostri occhi, ma non quelli delle nostre fotocamere, come avviene passo dopo passo l'assemblaggio di uno smartphone moderno.


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La catena di montaggio di Huawei P20 è simile a quella di altri device dell'azienda anche se, come è palese attendersi, cambiano le componenti interne e cambiano le schermature esterne. Fondamentale in questa prima fase "schedare" la scheda logica in modo da permettere a Huawei di seguire dall'inizio alla fine quello specifico smartphone in assemblaggio. Un QR Code univoco viene quindi stampato a laser e caricato in cloud nel sistema. Ad esso dunque potranno essere ricollegati tutti i singoli test che, come vedremo, permetteranno di avere uno smartphone "perfetto" secondo i canoni dell'azienda. Di fatto le fasi realizzate sono le medesime e si parte dal processo iniziale, che riguarda la scheda madre, la quale viene inserita in una serie di macchinari i quali innestano i vari componenti con saldatura e bagno di stagno.


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Qui il lavoro avviene in simultanea tra un passaggio eseguito con macchinari robotizzati di ultimissima generazione e gelosamente protetti da sguardi indiscreti ma anche da le ancora utili "braccia" umane che permettono, ad esempio, di assemblare il display al corpo dello smartphone tramite il connettore microscopico. Passaggio dopo passaggio il P20 di Huawei prende forma e affinchè possa uscire dalla catena di montaggio è necessario che rispetti i canonici parametri di sicurezza e di qulità che l'azienda pone ad ogni suo "nato".


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Ecco che il device, ancora non del tutto completato, passa all'interno di un macchinario per il test del display, per quello del software o ancora per controllare che il comparto audio funzioni alla perfezione. Se i primi due sono effettuati dai macchinari il terzo viene realizzato da un dipendente che, cuffie alle orecchie, ascolta che non vi siano problematiche in tal senso.


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Un connubio sempre più indissolubile quello tra macchina e uomo che chiaramente si è evoluto nel corso del tempo. Solo 5 anni fa Huawei utilizzava per ogni catena di produzione la bellezza di 86 lavoratori pronti ad interagire nella costruzione del device. Oggi, nel 2019, ne bastano solo 17 al seguito della catena e questo permette all'azienda di velocizzare ancora di più il processo ed aumentare la mole di device in uscita dalle fabbriche di Shenzen. Numeri alla mano parliamo di quasi 5.000 unità prodotte da questa catena ogni giorno in totale.


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Arriva il momento del cosiddetto "packaging" ossia del confezionamento dello smartphone prima della spedizione in tutto il mondo. Il processo non è solo un semplice impacchettamento del device perché gli addetti ai lavori, una volta completato l'inserimento degli accessori e del device, devono passare la scatola su di un macchinario che pesa il tutto. Il motivo? Semplice: il tutto deve avere sempre il medesimo peso con una tolleranza massima di soli 6 grammi. In caso di peso in eccesso o in difetto il prodotto deve essere esaminato da un dipendente per capirne il motivo. Chiaramente la differenza di peso potrebbe essere indice di un mal funzionamento del prodotto per un'eventuale mancanza di qualche componente nelle giuste misure o magari anche per la presenza di un accessorio doppio.


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Il processo è un insieme di tecnologie di ultimissima generazione. Huawei ci tiene molto a migliorare se stessa in questo. Gli ingegneri giorno dopo giorno studiano soluzioni alternative per un determinato processo o cercano di modificare un macchinario, in base alla disponibilità tecnologica, per aumentare la mole di produzione o anche per rendere più preciso il processo.

Cinque anni fa sulla catena produttiva lavoravano 86 persone. Ora ne bastano solo 17
In questo l'azienda cinese è senza dubbio in prima linea con macchinari per l'ispezione 3D dei componenti (oltre 900 solo per la scheda madre) o computer che confrontano tramite Intelligenza Artificiale il posizionamento di ogni singolo componente del device.


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Huawei: i test sugli smartphone

Uno smartphone in uscita da una catena produttiva è uno smartphone che rispecchia chiaramente tutti i presupposti del device "perfetto". Huawei per questo si adopera nel realizzare una mole importante di test anche e soprattutto al di fuori della catena di produzione vera e propria. Tanti sono i laboratori di ricerca e sviluppo che l'azienda possiede tra Shenzen e Pechino. Qui si agisce sugli esemplari già in commercio o anche su prodotti non ancora presentati.

Huawei testa ogni singolo componente e gli esami riguardano sia la resistenza del prodotto che l'usabilità vera e propria. Da una parte, abbiamo visto con i nostri occhi, un laboratorio dove gli smartphone vengono sottoposti a prove ripetute di caduta sia all'interno di macchinari che ruotano ripetutamente "sballonzolando" il device in ogni direzione sia su veri e propri trespoli che improvvisamente spariscono facendo appunto cadere da altezze differenti il P20 Pro.


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Ma non sono le uniche prove. Alcuni macchinari "stritolano" lo smartphone creando delle torsioni massime alle due estremità, macchine che simulano lo "schiacciamento da tasca" con una finta natica in materiale speciale che simula la densità del corpo umano che ripetutamente preme sul device posizionato all'interno di una tasca di jeans. Ci sono poi anche i test di umidità e di impermeabilità visto soprattutto che oggigiorno gli smartphone Huawei riescono a raggiungere certificazioni IPXX contro polvere e acqua.


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Per la prima volta ci è stato concesso di osservare il laboratorio fotografico. Una sezione a Pechino dove gli ingegneri testano e migliorano la componente fotografica degli smartphone Huawei. Qui l'azienda ha deciso di creare una vera e propria stanza-laboratorio completamente robotizzata capace di ricreare scenari speciali per ogni tipo di test fotografico. Ecco che il device in test viene posizionato su di un braccio meccanico che, percorrendo un binario, scatta foto con sfondi e condizioni di luce diverse oltre a decine e decine di soggetti o oggetti che cambiano al comando degli ingegneri. Palese come in queste situazioni sia possibile non solo capire effettivamente come scatta lo smartphone in diverse situazioni reali ma anche quantificare i cambiamenti di un aggiornamento da apportare in futuro al device in questione.


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Sulla sicurezza Huawei non scherza e una sezione di laboratorio dell'azienda, sempre a Pechino, lavora proprio su questo. Ingegneri monitorano 24 ore su 24 il comportamento di decine e decine di smartphone posizionati in armadi specifici. Qui i device vengono sottoposti a diverse versioni di software più o meno nuove e soprattutto per le diverse nazioni.


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Sui device si provano anche le nuove versioni di EMUI in sviluppo e un monitor gigante visualizza la condizione di ogni singolo smartphone con possibilità da parte degli ingegneri di agire individualmente su quelli che segnalano problematiche come interruzioni di applicazioni o anche surriscaldamenti anomali.


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Huawei: sempre più parte dell'Occidente?

L'impressione girando per il campus, per i laboratori ma anche osservando il fare degli ingegneri è che l'azienda si muova ad una velocità maggiore di quanto possa far navigare la nuova rete 5G in arrivo. Il viaggio organizzato da Huawei ci ha permesso di toccare con mano quello che quotidianamente viene fatto dagli addetti ai lavori. Evidente come l'azienda stia investendo tantissimo in ricerca e sviluppo. Un investimento capace di aumentare il livello dei prodotti ormai equiparabili alle varie Apple, Samsung o altre.

Huawei è divenuta la potenza odierna a suon di test, studio, progettazione e forse i timori degli altri paesi nei suoi confronti sono facilmente comprensibili nel frenetico mercato della telefonia. L'azienda cinese vuole solo permettere agli utenti di usufruire dei suoi prodotti "perfetti" e per farlo impiega migliaia e migliaia di ingegneri che ogni giorno lavorano concretamente a questo scopo. O almeno questo è quello che ci hanno fatto vedere nei luoghi simbolo degli Head Quarter di Shenzen e Pechino.

12 Commenti
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Abufinzio07 Febbraio 2019, 10:13 #1
tutto molto bello si, poi però rubano i robot a t-mobile
FabioCC07 Febbraio 2019, 11:28 #2
Ma è uscito un articolo simile su dday il 28 gennaio... c'è stata una comitiva di vari giornalisti italiani a fare sto tour?
Korn07 Febbraio 2019, 13:12 #3
mamma mia che articolo velina...
gd350turbo07 Febbraio 2019, 13:44 #4
Corsini, se un giorno andate a visitare xiaomi mi prendete con voi ?
Mi metto in un angolino, non sporco, non vi do fastidio
emanuele8307 Febbraio 2019, 13:45 #5
ma quali laboratori. avete visitato la produzione e il reparto test. Dove ci sono gli ing elettronici e meccanici che passano la vita nei sottoscala bui e umidi a progettare filtri numerici non ci mettete piede eh?
Bradiper07 Febbraio 2019, 14:30 #6
Tra xiaomi e Huawei mamma mia.. Danno lavoro a 50.000 persone... Ci fossero in Italia, anche far le pulizie andrebbe bene per chi deve dare da mangiare ai propri cari.
CYRANO08 Febbraio 2019, 09:06 #7
Averli stabilimenti così in italia...



Clmsò,slnslmdndnkd
giovanni6908 Febbraio 2019, 17:08 #8
Sembra il classico articolo publiredazionale ordinato dall'alto (Huawei) per manipolare l'opinione pubblica di quel segmento di lettori che segue la questione 5G e relative ipotetiche accuse di spionaggio.

Della serie: siamo trasparenti sul fronte smartphone; chissà che quei cretini di occidentali se la bevano anche sul 5G (comunque sia la storia vera sotto, s'intende). Insomma lavoro di propaganda e marketing
martinmister2809 Febbraio 2019, 16:21 #9
Complimenti per l'articolo.
E complimenti ad una azienda che rappresenta l'eccellenza nel proprio settore.
dibia09 Febbraio 2019, 19:46 #10
..deformazione professionale: foto 2.. c'é ancora XP che gira

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