Intel X-25M SSD in test, con molte sorprese

Intel X-25M SSD in test, con molte sorprese

Intel ha recentemente presentato il primo dei propri dischi SSD, X25-M da 80GB. Equipaggiato con chip MLC, tale unità vanta valori dichiarati di transfer rate da far impallidire il più performante disco tradizionale, non solo desktop. Ne abbiamo approfittato per spingerci più a fondo nell'indagine sulle prestazioni dei SSD, scoprendo cose molto interessanti.

di pubblicato il nel canale Storage
Intel
 

I/Ometer test

Abbiamo eseguito I/Ometer test creando tre differenti scenari di utilizzo, al fine di valutare il comportamento dei dischi in differenti scenari, utilizzando per ogni contesto pacchetti da 4KB. Gli scenari presi in esame sono i seguenti:

1) Read 100%, 100% seq. : scenario per analizzare le prestazioni dei dischi a cui è richiesta la sola lettura completamente sequenziale. Si tratta dello scenario in cui è lecito attendersi i risultati in termini di I/O per secondo maggiori, sebbene con i Solid State Drive la sequenzialità in senso tradizionale risulti meno intuitiva. Se su un disco tradizionale la dispersione dei dati sulla superficie del piatto rivesta un'importanza notevole ai fini prestazionali, questo parametro risulta meno importante nei SSD, sebbene vi siano comunque dei calcoli a carico del controller più complessi per riorganizzare i dati richiesti posizionati in celle non adiacenti.

2) Read 75%, 100% Random: con questo scenario abbiamo optato per operazioni del 25% in scrittura e 75% in lettura, 100% random ovvero nessun dato sequenziale.

3) Read 50%, 50% Random: lo scenario più gravoso dei tre, con ripartizione 50%-50% lettura-scrittura e 50%-50% sequenziale-random.

A prima vista lo scenario messo in mostra dal grafico appare disarmante. Stando ai dati raccolti, la supremazia del disco Intel X25-M sembrerebbe al di là di ogni attesa. La tipologia dei chip, del controller e della logica di gestione però non bastano a giustificare un simile divario con i rivali, specie se si osserva un comportamento abbastanza coerente degli altri due dischi precedentemente testati, che fanno segnare un vero e proprio crollo quando entra in gioco la scrittura. Se da una parte infatti lo scenario a piena lettura (Read 100%, 100% seq.) può risultare a grandi linee coerente, anche alla luce dei risultati in termini di transfer rate e tempi di accesso, non ha alcun apparente senso il comportamento in lettura.

Abbiamo quindi deciso di rifare i test, alla ricerca di una motivazione credibile a tale comportamento, dopo esserci ovviamente accertati di aver condotto i test senza alcun errore di procedura. Quello che è emerso è qualcosa di davvero inatteso ed interessante, come testimoniano i risultati ottenuti dalla seconda sessione I/Ometer in poi, su un totale di circa 15.

Quello che è emerso nel corso della seconda sessione di I/Ometer test in poi è singolare, nonché causa di parecchie perplessità (quasi tutte risolte, come vedremo in seguito). Abbiamo osservato la coerenza nel degrado prestazionale in scrittura anche da parte del disco Intel rispetto alla concorrenza, in contemporanea però al sorgere della domanda conseguente: perché?

 
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