Bitcoin e criptovalute, qualche osservazione su sicurezza e implicazioni legali

Bitcoin e criptovalute, qualche osservazione su sicurezza e implicazioni legali

Nel 2014 le criptovalute hanno catalizzato l'attenzione del grande pubblico e i Bitcoin sono diventati la moneta digitale più conosciuta anche al di fuori del mondo degli addetti ai lavori. Il Clusit, all'interno del Rapporto 2015, offre un approfondimento su questo fenomeno che vuole osservare più da vicino gli aspetti legati alla loro sicurezza e ai risvolti legali

di pubblicato il nel canale Sicurezza
 

I Bitcoin per la legge e il fisco

Date le sue caratteristiche inedite e a fronte dei suoi intrecci con il mondo delle monete, i Bitcoin hanno incontrato non poche perplessità al momento di dare un adeguato inquadramento giuridico. In realtà se ci si ferma al semplice inquadramento giuridico delle criptovalute come "entità tecnologica", è sufficiente rifarsi alla definizione di software enunciata dalla World Intellectual Property Organization: un insieme di dichiarazioni o istruzioni che siano usate direttamente o indirettamente in un computer per ottenere un determinato risultato.

La complessità di inquadramento nasce nel momento in cui la criptovaluta assume la funzione di unità di conto, cioè come unità numerica per la misura del valore di mercato di beni e servizi. Secondo alcuni esperti (Capaccioli, Burlone, DeCaria, Aranguena) la criptovaluta può essere considerata come moneta a corso legale, tuttavia con l'importante anomalia della loro mancata accettazione come strumento di pagamento a livello statale. Non di meglio accade se la criptovaluta viene considerata strumento finanziario, poiché almeno in Italia il Testo Unico sulla Finanza esclude i sistemi di pagamento dal suo ambito di applicazione. Tertiur datur: la criptovaluta può essere fatta rientrare nella definizione di un bene il cui valore perdura fino a quando gli viene liberamente attribuito dal mercato, come accade nel caso dei metalli preziosi.

Queste varie opzioni di classificazione giuridica rendono complesso l'inquadramento tributario delle criptovalute ed il conseguente trattamento, poiché esso dipende proprio dalle varie classificazioni giuridiche a loro attribuibili. Se fosse considerata come moneta a corso legale, il miner non sarebbe assimilabile al soggetto emittente mentre l'utilizzatore che svolge una qualche attività speculativa andrebbe a sottostare alle normative in materia di imposte dirette sul reddito delle persone fisiche, a patto che l'attività speculativa lo porti a superare un importo di 51.645,49 euro per almeno sette giorni lavorativi continui.

Considerando la criptovaluta come strumento finanziario, verrebbe assoggettato solo il reddito capitale: i frutti prodotti come interessi attivi, o dividendi, o di profitto in caso di cessione.

Se la criptovaluta fosse considerata come bene immateriale, la situazione sarebbe ancor più ingarbugliata dal momento che se il miner svolgesse l'attività in modo professionale e continuativo sarebbe da considerare un imprenditore con obbligo di iscrizione al Registro delle imprese e con tutti gli adempimenti che ne potrebbero derivare. In questo caso l'operazione di cessione della criptovaluta resterebbe assoggettata all'aliquota IVA del 22%, mentre l'utilizzatore andrebbe a rientrare nella stessa disciplina del miner nel momento in cui l'attività di cessione della criptovaluta avesse scopo espressamente speculativo.

Dal punto di vista tributario un altro caso di considerazione riguarda gli intermediari che promuovono e negoziano la criptovaluta. Solamente in Germania esiste un quadro di riferimento che prevede quattro tipologie di intermediari basate sul mercato di riferimento in cui operano e che prevede la possibilità di sottoporre la loro attività all'autorizzazione dell'autorità di vigilanza. Nel resto del mondo questa figura non è disciplinata e può operare senza alcuna licenza specifica.

La natura virtuale e immateriale della criptovaluta, che le impedisce di rientrare dalla definizione di moneta elettronica della Direttiva 2009/110CE, è quindi alla base dei forti dubbi che circondano i Bitcoin e tutti i suoi fratelli e che possono portare a valutazioni giuridiche non sempre corrette o inattaccabili, questo almeno fino a quando non si prenderà una posizione chiara in tema di criptovalute che potrebbe prevedere anche la creazione di una nuova definizione giuridica.

 
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