SIAE regala 22 iPhone, acquistati in Francia, in segno di sfida ad Apple

SIAE regala 22 iPhone, acquistati in Francia, in segno di sfida ad Apple

Mossa al limite del ridicolo, quella inscenata dalla SIAE nella giornata del 30 luglio presso il teatro del Burcardo a Roma. Ecco i diversi motivi per cui a volte è meglio tacere per non peggiorare la già compromessa immagine

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AppleiPhone
 

22 iPhone da Nizza

Si apre con toni auto incensanti, quasi da Istituto Luce, il comunicato stampa che SIAE mette a disposizione a questo indirizzo, nel quale il nostro ente pubblico economico a base associativa per la protezione del diritto d'autore vuol mostrare di aver fatto un passo importante in difesa della tassa sull'equo compenso, cercando di deviare le colpe degli aumenti agli utenti sui produttori. Quanto sia grottesco tutto ciò si evince anche solo leggendo il comunicato, che cercheremo di citare nei passaggi degni di nota al fine di renderlo leggibile per il cittadino, non certo per gli abitanti di quel mondo in cui vivono poche persone completamente sconnesse da quello reale.

Alla mossa provocatoria di Apple (che ha alzato i prezzi dei suoi device con la scusa della copia privata) gli autori italiani rispondono con una conferenza stampa, stamane al Museo Teatrale del Burcardo, a Roma, ribadendo le loro giuste ragioni e regalando i preziosi cellulari (acquistati in Francia e pagati meno che in Italia) agli allievi di tre prestigiose scuole, l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico, il Centro Sperimentale di Cinematografia e il Dipartimento Jazz del Conservatorio di Santa Cecilia.

Un passo indietro, in breve: i paladini difensori della tassa sul diritto d'autore (SIAE e Ministro Franceschini su tutti) ci avevano rassicurato, utilizzando ogni mezzo possibile compresi i social, che il prezzo dei dispositivi soggetti ad equo compenso non sarebbero saliti sia perché la tassa spettava ai produttori, sia perché i prezzi sono imposti. A nulla sono valse le proteste di tutto il mondo che pensa e si muove nella vita reale, ed anche nozioni di microeconomia blande indicavano come l'aumento di sarebbe ritorto contro i consumatori. Per tutti, ma non per ministero e SIAE, che ora sono seccati perché le cose sono andate davvero così (era già successo nel 2009 col Decreto Bondi, non è una novità ed era da sapere).

Il direttore generale della Siae, Gaetano Blandini, ha fatto il punto sulle iniziative sull' equo compenso per la copia privata che ha portato, dopo la firma del decreto Franceschini sull' aumento delle tariffe, a un aumento dei prezzi da parte di Apple per i suoi dispositivi, indicando in fattura la dicitura ' tassa sul copyright' al posto di equo compenso. "Abbiamo comprato 22 Iphone a Nizza -ha dichiarato Blandini che ha dato un morso a una rotonda mela gialla a simboleggiare la sfida con l'azienda fondata da Steve Jobs- per dimostrare a tutti come in Francia, nonostante l' equo compenso per copia privata sia molto più alto che in Italia, i prezzi siano inferiori rispetto a quelli del nostro Paese. Questo è un fatto, non un'opinione discutibile. Io rappresento i quasi 100 mila associati Siae, tanti autori che provano a vivere coi frutti del loro lavoro e perciò difendo la libertà dei tantissimi creativi italiani.

Ecco quindi rispolverare un cavallo di battaglia che ha il sapore del disco rotto, che porta in dote la solita mole di faziosità e omissioni. In Francia c'è l'equo compenso e iPhone costa meno, sembra dire SIAE nell'intento di far emergere le colpe, tutte dei produttori, sviando, o meglio, tentando di sviare l'attenzione dall'assurdità dell'equo compenso in sé. Vero, costano meno, ma sono anche più basse le tasse, IVA in primis. Inoltre nessuno ha mai risposto a questa domanda (veniamo quindi alle omissioni): tolte Italia, Germania e Francia, perché non si considera quanto incide l'equo compenso nei rimanenti 25 paesi UE? Perché prendere a riferimento sono ed esclusivamente solo quello che fa comodo (ecco la faziosità) per rafforzare le proprie tesi? Apple scrive tassa sul copyright perché è una tassa. Assolutamente legittima è la tesi secondo cui gli autori debbano vivere coi frutti del proprio lavoro. Assurdo che a finanziarli siano i cittadini comuni che acquistano apparecchi che mai useranno per farsi una copia privata, ma sembra difficilissimo da ammettere.

Adesso vogliamo portare all'attenzione del Consiglio Nazionale Consumatori -sede adatta per discutere di questi temi- i rappresentanti di alcune società tecnologiche per fare in modo che i device, che sono anche e soprattutto dei prodotti culturali, siano sempre più a buon mercato e con le giuste garanzie per i consumatori. Non possiamo assistere senza far niente all'aumento dei profitti dei produttori che già lucrano abbondantemente sul prezzo di vendita". All' azione dimostrativa odierna, il dg Blandini, ha accompagnato tre lettere di diffida partite questa mattina e dirette alle tre sedi, in Usa, Italia e Olanda, del colosso americano, accusato di aver messo nero su bianco sulle sue ricevute l' impropria dicitura ' copyright levy' ovvero tassa sul diritto d' autore.

Il direttore generale SIAE Gaetano Blandini ha affermato di aver diffidato Apple con tre lettere indirizzate in USA, Italia e Olanda, per aver utilizzato la dicitura "copyright levy", "tassa sul copyright" nel caso italiano, presente nel riassuntivo del prezzo per il consumatore. Ora proviamo ad utilizzare un po' di buonsenso per fare un'altra previsione, visto che la prima volta ci abbiamo azzeccato un po' tutti, con l'eccezione di Ministro e SIAE: Apple modificherà la dicitura, SIAE griderà al trionfo, Apple incorporerà la cifra della tassa nel prezzo di produzione al prossimo giro di presentazione prodotti, non indicadolo quindi dettagliatamente. Pagheranno sempre e comunque i consumatori, senza però che tutto appaia davanti agli occhi. Piccola indicazione dal mondo reale: è quello che succede già da anni con tutti gli altri produttori.

A lanciare l’allarme sulla situazione del mondo della cultura è Gino Paoli, presidente della Siae: "C'è un attacco al Diritto d'Autore in tutto il mondo, ma il diritto d'autore è l'unico guadagno che gli artisti hanno. La creatività è uno dei beni più grossi che abbiamo, e dobbiamo far capire alla gente che l'equo compenso non è una tassa Siae ma un compenso legittimo all'autore, come ha stabilito la Corte di Giustizia Europea in numerose sentenze. Continuo a sentir parlare di Siae come un carrozzone burocratico ma nessuno racconta le nostre tante iniziative di solidarietà, andiamo a portare aiuto negli ospedali, nelle carceri, alle associazioni che lavorano coi disabili. E diamo borse di studio ai giovani talenti e contributi in denaro a tante manifestazioni".

Nessuno contesta la legittimità del diritto d'autore. Si contesta la modalità di raccolta, tipico di una rappresaglia, su ogni dispositivo in grado di leggere e/o registrare dati multimediali. Onorevoli alcune delle iniziative che SIAE rivendica, ci mancherebbe. Il problema è sulla raccolta di soldi in maniera grottesca, lo ripetiamo.

 
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