SIAE ed "equo" compenso: in arrivo un aumento delle tariffe

SIAE ed "equo" compenso: in arrivo un aumento delle tariffe

Fa discutere la proposta di aumento delle tariffe destinate all'equo compenso, che si applica a ogni realtà che produca o importi sul territorio Italiano apparecchiature o supporti in grado di registrare audio o video, a prescindere che siano protetti da copyright o no.

di pubblicato il nel canale Multimedia
 

Tassa? No, compenso! (Cambia qualcosa per chi paga?)

Non chiamatela tassa e nemmeno imposta poiché qualcuno in SIAE potrebbe risentirsi; concettualmente è anche corretto, poiché tasse e imposte sono per definizione destinate a finanziare la cosa pubblica. Va bene quindi compenso (suona anche più elegante e meno allergenico di tassa), pur essendo sul pratico la stessa cosa se vista dalla parte di chi spende e non di chi riceve, poiché sempre di soldi che escono dalle tasche si tratta. Sia chiaro: esistono compensi legittimi così come tasse legittime, e non siamo certo qui a scrivere per ricevere applausi facili al grido di "basta tasse!" senza pensare ad alternative, soluzioni o implicazioni. Ne parleremo comunque dopo.

Esaurita la premessa basata su questioni di lana caprina cerchiamo di capire cosa sta succedendo, anche alla luce dei numerosi interventi e contro-interventi che stanno spuntando nel web sulla questione SIAE ed equo compenso.

Con equo compenso, chiamato anche contributo per copia privata, si intende un contributo che viene imposto a importatori e produttori di equipaggiamento elettronico in grado di riprodurre e/o registrare materiale audio e/o video. Lo scopo? Far pagare una sorta di licenza per le copie private delle opere che sottostanno al diritto d'autore. Poco importa se tali dispositivi non saranno mai usati per questo scopo.

Già nel 2010 scrivemmo un articolo sull'argomento (Decreto Bondi, una tassa sulle ipotesi di utilizzo), e quanto emerge in questi giorni è in sostanza un ritocco al rialzo delle tariffe imposte, sebbene sia chiaro fin da ora che nulla è ancora stato approvato ufficialmente, poiché si tratta di un emendamento inserito nella Legge di Stabilità, ad ora in discussione alla Camera e non ancora ufficialmente approvata. Nelle parole del Presidente della SIAE, Gino Paoli, ci sono però i crismi per intuire che il ritocco ci sarà. Ecco la lettera pubblicata sul sito della SIAE:

Nell'ultimo fine settimana ho letto e ho sentito demagogiche e complicatissime analisi sulla copia privata che non è una tassa, ma il compenso che si riconosce agli autori, agli interpreti esecutori e ai produttori di contenuti, e che Siae ha solo l'obbligo di raccogliere e ripartire non avendo alcuna provvigione se non il recupero delle spese. Come autore e come Presidente della Siae, sento il dovere di semplificare la questione a beneficio dei cittadini e quindi faccio una semplice considerazione e pongo due semplici domande a quanti, incomprensibilmente schierati con le aziende multinazionali che producono gli apparati tecnologici, contrastano l'aggiornamento delle tariffe.

La considerazione: nel cosiddetto G8, dove siedono le otto grandi potenze economiche del mondo, vi sono quattro Paesi europei che sono la Francia, la Germania, il Regno Unito e l'Italia. Poiché nel Regno Unito la copia privata è illegale, ci sembrava giusto chiedere che le tariffe italiane fossero adeguate a quelle della Francia e della Germania. Tuttavia ci è sembrato ragionevole ed equo condividere la proposta del Ministro dei Beni e Attività Culturali e del Turismo Massimo Bray di adeguamento di tali tariffe alla media europea.

Veniamo alle domande. La prima: perché in Italia le tariffe degli smartphone sono a 0,90 centesimi, quelle dei tablet a 1,90 euro e quelle dei telefoni non smartphone a 0,90 centesimi mentre in Germania variano da 16 a 36 euro (secondo le capacità di memoria) e in Francia da 2,80 a 14,72 euro? La seconda: perché gli autori, gli interpreti esecutori e i produttori di contenuti del nostro Paese non possono avere pari dignità e devono continuare a produrre opere dell'ingegno senza avere adeguato compenso e quindi continuando ad essere figli di un dio minore?"

Gino Paoli

Cerchiamo ora di rispondere alle due domande, anche se non siamo di certo fra chi è "incomprensibilmente schierato dalla parte delle multinazionali"; poi abbiamo noi una domanda per lui.

 
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