MacBook Pro 16: è davvero una workstation mobile

MacBook Pro 16: è davvero una workstation mobile

Il nuovo portatile di Apple mostra i muscoli e non sfigura: non solo le prestazioni sono elevate, ma portabilità ed autonomia non sono state messe in secondo piano. Una macchina riuscita, ma dal costo elevato

di pubblicato il nel canale Apple
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E’ arrivato MacBook Pro 16. Sgombriamo subito il campo, anzi, la stanza dal proverbiale elefante: costa 2799 Euro (3299 nella configurazione che abbiamo in prova, ovvero con processore Intel Core i9 a 8 core, 16GB di memoria RAM DDR4 a 2666MHz). Sono tanti soldi, anche se il listino è rimasto invariato rispetto a quello del modello da 15 pollici che va a sostituire. La domanda è: sono soldi ben spesi? Usiamo un approccio molto diretto: se l’unico impiego che fate di un portatile è quello di navigare sul web, lurkare profili social o anestetizzarvi con video dal dubbio gusto e utilità, allora forse è una spesa sovradimensionata rispetto alla destinazione d'uso.

Questo per dire che, e con questa edizione più che mai, il suffisso “Pro” non è messo lì per caso: MacBook Pro 16 è una macchina espressamente rivolta al professionista, cioè a colui il quale ha bisogno di uno strumento funzionale al suo guadagnarsi da vivere. Motivo per il quale l'aspetto "prezzo" deve essere considerato in ottica di investimento, ovvero se l'esborso permette di migliorare significativamente l'esito del proprio lavoro, soprattutto nel rapporto risorse impiegate/risultato ottenuto.

Prima però è necessario fare chiarezza su cosa si intenda, almeno in questo caso, con il termine “professionista”, poiché chiunque esegua un lavoro è nei fatti un professionista. La figura che Apple ha in mente (e con cui dialoga, in fase di sviluppo) quando realizza una macchina come quella che analizziamo oggi è quella famiglia di professionisti creativi che ha bisogno, quasi come linfa vitale, di tanta potenza di calcolo. Non c’è un identikit univoco: si può solo stilare una categoria ampia e dai contorni sfumati citando, senza presunzione di completezza, fotografi, videomaker, produttori musicali, illustratori, animatori, game designer, programmatori.

Ma allora perché proprio 16 pollici? E’ un form factor insolito: l’universo dei sistemi portatili ha conosciuto numerose “dimensioni” e, oltre alle più comuni 12-13-14-15-17 pollici, ha visto anche soluzioni più compatte per arrivare fino ai - dimenticati e dimenticabilissimi - Netbook con schermi da 7 pollici. Beh, in questo caso i 16 pollici sono uno stratagemma, un coniglio estratto dal cilindro con elegante furbizia: in questo modo le dimensioni complessive dei MacBook Pro 16 sono solo di pochissimo più grandi rispetto a quelle del MacBook Pro 15 di cui prende il posto. Possiamo quindi parlare di ingombri pressoché uguali, ma che grazie alle cornici più sottili lasciano guadagnare uno schermo un po’ più grande in quella spasmodica ricerca della quadratura del cerchio che la Mela si prefigge di rendere concreta in tutti i suoi prodotti.

Un display da primato

E questo stratagemma rende MacBook Pro 16 un portatile a tutti gli effetti e non semplicemente un “trasportabile”: 35,79 cm di larghezza, 24,59 cm di profondità, 1,62cm di spessore per 2 chilogrammi di peso sono numeri che permettono alla nuova macchina di casa Apple di viaggiare in nostra compagnia senza alcun disagio.

Lo schermo, dicevamo: ne parliamo per prima cosa perché anzitutto è l’elemento che più cattura l’attenzione una volta messa in funzione la macchina e in secondo luogo perché caratterizza il sistema fin nel suo nome commerciale. E ci troviamo dinnanzi, misurazioni al colorimetro alla mano, uno schermo davvero di elevata qualità. La risoluzione di 3072x1920 pixel sulla diagonale di 16 pollici offre una definizione di 226 pixel per pollice. Lo schermo supporta la funzionalità True Tone, già incontrata in iPhone ed iPad: la temperatura colore del display si adegua a quella della luce ambiente per un maggior comfort visivo.

Partendo come consuetudine dal bilanciamento delle componenti RGB (valutate ovviamente con modalità True Tone disattivata) vediamo un buon equilibrio complessivo, con una lieve eccedenza di blu e una parimenti lieve deficienza di rosso. Ma il Delta E medio della scala di grigi si assesta sul valore di 2.1, quindi decisamente buono.

La luminanza massima registrata è di 500 candele su metro quadro, in perfetto rispetto dei dati di targa dichiarati da Apple. Assieme al livello del nero di 0,353 candele su metro quadro ricaviamo un rapporto di contrasto nativo intra-frame di oltre 1400:1. La curva di gamma è aderente al riferimento 2,2, restituendo una corretta progressione di toni dal nero al bianco.

Ottima l’estensione del gamut, che risulta addirittura superiore - seppur di poco - al triangolo di riferimento Wide Gamut P3. Come vediamo il punto di bianco resta leggermente spostato verso tinte più fredde, confermando quanto emerso dall'analisi del bilanciamento RGB.

A riassumere il comportamento di questo display le misurazioni dei 24 campioni Gretag Color Macbeth: si registra nel complesso un Delta E medio pari a 1,41 con la maggior parte dei campioni che riesce a mantenersi entro il valore di 1, dando testimonianza di una fedeltà cromatica di alto livello, ideale appunto per il professionista della produzione foto/video.

La tastiera, un parziale ritorno al passato

Spostando lo sguardo dallo schermo verso il basso, incontriamo la seconda “novità” di questo MacBook Pro 16. Usiamo le virgolette perché non si tratta di qualcosa di veramente nuovo, ma di un ritorno sui passi tracciati in precedenza per proporre qualcosa che ha funzionato meglio rispetto alle evoluzioni più recenti: parliamo della tastiera, che perde il famigerato meccanismo “a farfalla” per recuperare il più collaudato e convincente meccanismo “a forbice”. Le tastiere delle due precedenti generazioni di MacBook Pro avevano fatto storcere parecchi nasi, poiché il meccanismo a farfalla aveva condotto alla realizzazione di una soluzione con tasti dalla risposta d’uso molto omogenea su tutta la loro superficie, ma con una corsa talmente breve da non riuscire a restituire un convincente feedback durante la digitazione. Tastiere che, tra le altre cose, avevano registrato anche una incidenza un po’ troppo elevata di rotture e malfunzionamenti.

La tastiera in questo nuovo MacBook Pro torna quindi a riproporre lo stesso comfort d’uso di un tempo, con una risposta, grazie alla corsa di 1mm, ancor più convincente che inoltre trae vantaggio da una differente organizzazione delle meccaniche del tasto che permettono di esercitare una resistenza leggermente maggiore alla pressione e di meglio stabilizzare il tasto, a tutto vantaggio della sensazione percettiva. La tastiera ritrova poi il tasto Esc dedicato, il pulsante di accensione che integra il sistema di autenticazione TouchID, e i tasti freccia con layout a T invertita. Come d’abitudine, da ormai svariate generazioni -fin già dai PowerBook dei primi anni 2000- la tastiera è retroilluminata.

Sopra la tastiera trova posto la Magic Touch Bar per la quale, onestamente, non siamo ancora in grado di trovarvi una possibilità applicativa realmente interessante. Come già avevamo avuto modo di osservare al primo incontro con essa, la Touch Bar offre comandi contestuali all’attività che si sta svolgendo (per cui durante l’uso di un editor di testo offrirà ad esempio ci comandi rapidi per la formattazione e i suggerimenti di termini, mentre invece nel caso si stia lavorando con un programma di produzione audio, vedremo comparire manopole di volumi e attivatori di tracce, o la possibilità di scorrere la timeline) prestandosi quindi ad impieghi anche fantasiosi, ma che fino ad ora non sembrano essere nulla di irrinunciabile. Tant'è, comunque: tutti i MacBook della famiglia "Pro" sono ormai provvisti di Touch Bar, anche nella linea 13 pollici.

Infine il Magic Trackpad con attuazione elettromeccanica. Non cambia nulla rispetto alle precedenti generazioni, e qui il trackpad è di dimensioni davvero, per omaggiare Elle Driver, gargantuesche.

Anche l'audio è in primo piano

Un’altra novità invisibile agli occhi ma di certa presenza alle orecchie è proprio il comparto audio, sia lato riproduzione, sia lato registrazione. Partiamo dalla prima: all’interno di MacBook Pro 16 si nasconde un sistema di diffusori a 6 speaker (tre per canale): il volume riesce quindi ad arrivare a livelli importanti con il pregio di non incappare in fastidiose distorsioni o di generare vibrazioni indesiderate. Ciò è reso possibile grazie all’uso di un sistema di woofer (sebbene la denominazione sia impropria, in quanto con le dimensioni ridotte che può avere un altoparlante integrato in un portatile è difficile parlare di woofer in senso stretto) contrapposti.

Il risultato complessivo è quello di una potenza sonora davvero elevata per un portatile, una discreta pulizia del suono e una scena sonora relativamente ampia. Dal punto di vista delle frequenze abbiamo riscontrato una resa buona su acuti e medi, mentre i bassi, pur presenti, restano giocoforza un po’ castrati. Insomma, non si tratta certamente di una riproduzione a prova di audiofilo, ma il sistema di diffusori audio di questo MacBook Pro 16 dimostra - sempre relativamente al fatto che stiamo parlando di un portatile - una buona versatilità per l’ascolto estemporaneo di musica e film. Percussioni, bassi ed esplosioni potrebbero risentirne un po’, ma almeno non distorcono. Le frequenze medie sono ben in evidenza, e la riproduzione di voce (quindi notiziari, podcast e via discorrendo) risulta sempre chiara.

Passiamo ora all’ambito della registrazione, particolarmente interessante da raccontare e provare poiché troviamo l’impiego di un particolare array a tre microfoni per massimizzare il rapporto segnale/rumore e che promette una significativa riduzione dell’indesiderato rumore di fondo e una migliore chiarezza di quanto registrato. L’immediato beneficio di questo sistema di microfoni è per le comunicazioni vocali, che possono essere condotte senza necessariamente dover disporre di un microfono dedicato. Ma il secondo vantaggio è la possibilità di registrare podcast o tracce vocali o anche strumenti acustici con una qualità decisamente elevata. Ovviamente la registrazione con strumentazione dedicata è tutt’altra cosa, ma in via emergenziale o anche solo per registrazioni e appunti audio che non richiedono l’accuratezza di alto livello, il nuovo sistema di microfoni compie egregiamente il suo lavoro.

Apple prosegue nel solco tracciato ormai da qualche generazione e dota MacBook Pro 16 solamente di 4 porte di tipo USB-C / Thunderbolt 3 e di un mini-jack audio per cuffie e microfono. Se da un lato è vero che molti dispositivi di archiviazione, così come fotocamere, videocamere e cineprese di più recente generazione siano equipaggiati con interfacce USB-C, è pur vero che più di qualcuno possa essere provvisto di periferiche ancora dotate di normale interfaccia USB 3.0. In questo caso l'uso di mouse o anche solo semplici chiavette USB con qualche primavera sulle spalle deve giocoforza passare dall'impiego di un adattatore, che rappresenta una soluzione sempre poco agevole, specie se l'utilizzo in mobilità è particolarmente frequente. I connettori sono tutti Power Delivery e supportano la modalità daisy-chain, quindi in situazione di lavoro stanziale, alla scrivania, sarà possibile occupare una sola porta collegando ad esempio un monitor esterno provvisto di un suo hub, alimentando al contempo il portatile.

La dotazione di MacBook Pro 16 prevede solamente l'alimentatore, una unità da ben 96W, e il cavo di ricarica USB-C da 2 metri di lunghezza.

Sotto la scocca

Cosa racchiude al suo interno questo nuovo MacBook Pro 16? Prima di addentrarci nella disamina della piattaforma hardware è necessario indugiare brevemente su un aspetto importante che Apple ha dovuto affrontare per risolvere quei malumori insorti con i MacBook Pro 15 di precedente generazione, un po’ troppo inclini al “thermal throttling” ovvero alla situazione per cui le temperature d’esercizio della CPU sotto pieno carico risultano superare i livelli di guardia, e il sistema deve ricorrere all’abbassamento della frequenza operativa così da permettere al processore di “respirare” un po’ e scongiurare malfunzionamenti e instabilità. Il tutto ovviamente a scapito delle prestazioni. Chiaramente si tratta di un aspetto fondamentale per un sistema da lavoro portatile, poiché può incidere in maniera significativa sull’efficienza di lavoro del professionista, che magari si vede rallentare un rendering rispetto alle effettive potenzialità raggiungibili.

Con lo sviluppo del nuovo MacBook Pro 16 Apple si è concentrata sulla riprogettazione del sistema di raffreddamento che, complice anche il maggior spessore dell’intero sistema, è di dimensioni leggermente più ampie e impiega ventole con caratteristiche tali da incrementare del 28% il flusso d’aria che transita sul dissipatore, il quale a sua volta ha una superficie di scambio più ampia del 35%.

Andando a condurre una sessione di stress test per il processore di questo MacBook Pro 16 vediamo come il sistema di gestione della temperatura svolga un lavoro eccellente: la temperatura d'esercizio arriva ad un picco di 95 gradi, quando le ventole partono ad operare a pieno regime innescando un ricircolo d'aria che porta la temperatura a stabilizzarsi tra gli 85 e i 90 gradi. La frequenza operativa si mantiene stabilmente sui 3,2GHz - 3,3GHz così che anche le sessioni di lavoro più intense possano essere svolte senza decadimento prestazionale. C'è, ovviamente, un rovescio della medaglia: quando il processore lavora a pieno carico e le temperature si elevano, le ventole devono entrare in funzione a pieno regime: ciò significa un incremento della rumorosità del sistema. Di quanto? Collocando un fonometro a circa 70cm dal monitor (simulando la posizione della testa dell'utente) abbiamo registrato circa 44dB, a fronte di una rumorosità d'esercizio di 36dB (praticamente il rumore di fondo dell'ambiente circostante) in situazione di idle.

Andiamo ora a vedere un po’ più da vicino la configurazione hardware del MacBook Pro 16 che stiamo analizzando, rimandando a poco più avanti la trattazione delle varie configurazioni disponibili sul mercato, le opzioni selezionabili e il listino prezzi: la macchina in esame è equipaggiata con un processore Intel Core i9 9880H da 8 core, con frequenza operativa di 2,8GHz, (che arriva fino a 4,2GHz in modalità Turbo Boost), 16GB di memoria RAM DDR4 a 2666MHz, unità SSD da 1TB su bus PCIe e processore grafico AMD Radeon Pro 5500M con 4GB di memoria GDDR6, che si affianca ovviamente al processore Intel UHD Graphics 630 integrato nel processore (le due GPU lavorano in maniera sinergica per ottenere il miglior bilanciamento possibile tra prestazioni e autonomia operativa). La batteria è invece un’unità da 11,36 Volt e 8790mAh, e cioè da 99,8Wh: Apple ha sfruttato il più possibile le limitazioni di 100Wh imposte dalla Federal Aviation Administration per il trasporto di apparecchi con batterie al litio in cabina come bagaglio a mano.

Prima di commentare velocemente le analisi prestazionali, è opportuno fare una premessa: come abbiamo già detto in apertura non esiste e non può esistere una figura di "professionista tipo" che sia universale. Ogni tipologia, dal videomaker al fotografo, dall'animatore al ricercatore, dallo sviluppatore al progettista, ha esigenze ben specifiche, ciascuna delle quali può richiedere configurazioni hardware leggermente differenti, che privilegino un aspetto (tra CPU, GPU, memoria e storage) rispetto ad un altro. E' quindi inopportuno considerare le prestazioni della singola configurazione che abbiamo avuto a disposizione per la prova come "universali".

La macchina che abbiamo testato offre prestazioni complessive di alto livello. Più convincente risulta essere il comparto CPU, che fa segnare risultati di tutto rispetto e offre quindi una potenza elaborativa adeguata a sopportare i carichi di lavoro tipici di un impiego creativo. Rispetto ai sistemi MacBook Pro 15 di precedente generazione (parliamo dei sistemi commercializzati a metà 2018, non lo "speed bump" di maggio 2019) abbiamo un incremento medio del 30%, che per lo più corrisponde - negli impieghi multicore - al maggior numero di core a disposizione: 8 contro 6. Un po' meno entusiasmanti sono le prestazioni del processore grafico, del resto i dati sulla carta parlano di capacità elaborativa inferiore a quella di tutti i modelli presenti nel nostro confronto. Tuttavia la GPU Radeon Pro 5500M (Navi) scelta da Apple per questo sistema offre una potenza computazionale doppia rispetto alle GPU Radeon Pro 500 (Polaris) presenti nei MacBook Pro 15 di precedente generazione.

Un risultato d'eccezione, invece, per quanto riguarda l'autonomia che praticamente è confrontabile con quella di un sistema ultraportatile: merito delle grandi dimensioni dell'unità di alimentazione e della capacità di gestione delle risorse del sistema operativo.

Quel che è più interessante è valutare le opzioni di configurazione che Apple mette a disposizione per questa macchina. Si parte da due configurazioni di base, che possono essere arricchite (anche nel prezzo, e di molto) a seconda delle esigenze dell'utente. Sintetizziamo in tabella le due proposte del listino:

     
Processore Intel Core i7 9750H 6core - 2,6GHz, 4,5GHz Turbo Boost Intel Core i9 9880H 8core - 2,3GHz, 4,8GHz Turbo Boost
Memoria 16GB DDR4 2666MHz 16GB DDR4 2666MHz
Scheda Grafica AMD Radeon Pro 5300M 4GB GDDR6 AMD Radeon Pro 5500M 4GB GDDR6
Archivazione 512GB SSD PCIe 1TB SSD PCIe
Display Retina Display 16 pollici (3072x1920 pixel ) con True Tone Retina Display 16 pollici (3072x1920 pixel ) con True Tone
I/O 4 x Thunderbolt 3/USB Type-C 4 x Thunderbolt 3/USB Type-C
Prezzo € 2799,00 € 3299,00

Partendo dalle due configurazioni di base l'utente ha la possibilità di scegliere tra alcune opzioni per meglio adattare la macchina alle proprie esigenze. Sul versante della CPU, per esempio, si potrà scegliere il processore Intel Core i9 da 8 core con frequenza operativa di 2,4GHz (Turbo Boost fino a 5,0GHz), le opzioni memoria permettono invece di spingersi fino ad un quantitativo massimo di 64GB, mentre per quanto riguarda la GPU sarà possibile scegliere solamente differenti dotazioni di memoria video, fino a 8GB di memoria GDDR6.

Molto più ampie invece le possibilità di configurazione per ciò che riguarda il sottosistema storage: si potranno infatti selezionare tagli da 2TB, 4TB e addirittura 8TB. Quest'ultima un'opzione - costosissima: si arriva a spendere fino a 2800 euro in più rispetto alla configurazione base - potrebbe far gola a chi si trova a lavorare con asset di grandi dimensioni (pensiamo ad esempio a materiale audio non compresso) e desidera conservarli sul proprio portatile, per poter operare in mobilità senza dover dipendere da connessioni cloud o da dispositivi di archiviazione esterna.

In generale sono apprezzabili le possibilità di scelta soprattutto per quanto riguarda memoria e SSD (non dimentichiamo inoltre che entrambi i componenti sono saldati direttamente sulla scheda logica, quindi senza possibilità alcuna di upgrade futuro) mentre risultano più limitate sul fronte CPU (dove, a nostro avviso, è sensata solamente per il modello base in quanto per la configurazione più avanzata si avrebbe un incremento prestazionale comunque limitato) e, soprattutto, sul fronte GPU.

Una workstation davvero mobile

Dall'analisi di MacBook Pro 16 emerge un quadro piuttosto chiaro: il nuovo portatile di Apple rappresenta una proposta che ha una sua completezza, pur non essendo scevra da qualche neo e da taluni aspetti che sollevano un poco di perplessità.

Partiamo dalle caratteristiche costruttive: la macchina è solida, robusta e caratterizzata dalla distintiva cura che la Mela mette nella realizzazione dei suoi prodotti. Apple è riuscita a realizzare un sistema capace di coniugare portabilità e potenza di calcolo senza sacrificare troppo nessuno dei due aspetti. Dobbiamo però fare un appunto, che non è nulla di nuovo: la Mela continua a dotare le proprie macchine Pro solamente delle porte USB-C: siamo consapevoli che si tratta del futuro e che la Mela è abituata alle scelte drastiche, ma molti potrebbero dover avere a che fare ancora con svariate periferiche legacy con il risultato di doversi dotare di adattatori di ogni sorta, anche solo per leggere una chiavetta USB o una scheda di memoria.

Sempre dal punto di vista costruttivo si apprezza il ritorno alla tastiera con meccanismo a forbice, dopo la parentesi non del tutto riuscita con le tastiere con meccanismo a farfalla. La risposta d'uso è convincente, con una corsa dei tasti che finalmente restituisce una percezione tattile più soddisfacente e una buona stabilità dei tasti stessi.

Lo schermo, come abbiamo visto, ha prestazioni da primato con una fedeltà cromatica ottima, ai limiti della perfezione, un gamut ampio e un buon rapporto di contrasto. Ci spiace un po' non vedere la risoluzione 4K su un display come questo, il che vuol dire inevitabilmente che contenuti 4K non potranno essere visionati nativamente sullo schermo ma solo in formato "croppato". E poi il comparto audio: davvero da primato sia per quanto riguarda l'ascolto, sia per la registrazione.

Passiamo ora a quell'area sfumata tra scelte costruttive e scelte di composizione della piattaforma hardware e concentriamoci in particolare sull'aspetto della gestione termica. Anche in questo campo il comportamento di MacBook Pro 16 ci ha convinti, dimostrando un corretto dimensionamento dei sistemi di raffreddamento abbinato ad un processore che rappresenta in questo caso il giusto "sweetspot" tra prestazioni disponibili e calore dissipato. Ovviamente tutto ha un prezzo, e in questo caso specifico (oltre all'esborso economico) è quello della rumorosità: quando il MacBook Pro 16 lavora a pieno carico, le ventole non sono certamente timide a ricordarci la loro presenza.

Procediamo ora verso il dominio delle prestazioni: come già detto durante la recensione, l'analisi verte ovviamente sulla configurazione che abbiamo avuto in prova che rappresenta, nel listino Apple, la proposta di più alto livello tra le due configurazioni "preconfezionate". Da questo punto di vista abbiamo a che fare con una macchina che ha tanta potenza da spendere e che riesce a sostenere carichi di lavoro consistenti anche per periodi di tempo prolungati grazie alla migliorata gestione termica. Come spesso accade in casa Apple, la Mela ha badato più ad ottenere un risultato che sia nel complesso migliore della somma delle singole parti, tenendo in considerazione anche l'aspetto dell'autonomia operativa che è risultata essere molto convincente.

Muoviamo un appunto per quanto riguarda il versante GPU: Apple ha selezionato solamente soluzioni AMD. Sulla carta le proposte professionali di casa NVIDIA possono avere vantaggi (non solo a livello di prestazioni, ma anche di consumi) a seconda delle specifiche esigenze d'uso: non contestiamo la scelta di utilizzare una GPU AMD (che tra l'altro ha prestazioni doppie rispetto alle GPU usate sulle precedenti generazioni di MacBook Pro 15) come configurazione di base, ma tra le opzioni di configurazione disponibile al momento dell'ordine ci sarebbe piaciuto vedere qualche alternativa in più, anche se ciò avrebbe comportato probabilmente un innalzamento dei prezzi. Ma ad onor del vero è opportuno ricordare che i rapporti tra Apple e NVIDIA sono di fatto inesistenti, come testimoniato anche dal fatto che ormai su macOS non sarà più possibile avere supporto a CUDA: Apple l'ha abbandonato già dalla scorsa versione del sistema operativo, mentre NVIDIA abbandonerà il supporto dalla prossima versione della piattaforma CUDA.

Avevamo aperto la recensione di MacBook Pro 16 con una domanda: sono soldi ben spesi? Partiamo dicendo che preso a sé stante il nuovo portatile di Apple è indubbiamente una macchina valida: la Mela ha saputo dare un'interpretazione molto interessante del concetto di "workstation mobile" riuscendo a non mettere in secondo piano nessuno dei due aspetti, con una potenza di calcolo da workstation e una trasportabilità e autonomia da sistema mobile. Ovviamente la convenienza della spesa va valutata in relazione al sistema in possesso e che si vuole aggiornare, e anche in questo caso occorre fare una distinzione tra chi è già utente Apple e chi invece proviene da Windows e considera la possibilità di compiere il grande salto.

Nel primo caso i guadagni prestazionali rispetto anche alle precedenti generazioni di MacBook Pro sono sensibili, specie quando si sceglie una configurazione 8-core, oltre ad una migliore stabilità del sistema e al vantaggio di ritornare ad una tastiera dalla risposta d'uso più confortevole. Chiaramente, specie per chi si è trovato a cambiare sistema nel corso del 2018, si tratterebbe di un esborso economico significativo e un po' troppo ravvicinato nel tempo: a loro consigliamo di attendere le prossime generazioni, anche solo per ammortizzare meglio la spesa precedente, tanto più che la strada intrapresa ora da Apple con queste macchine è più convincente rispetto al passato. Chi invece è in possesso di un MacBook Pro delle generazioni precedenti al 2017 troverà un divario prestazionale estremamente ampio, e un upgrade potrebbe rappresentare un investimento vantaggioso.

  Apple MacBook Pro 16 HP ZBook Studio G5 HP ZBook 17 G6 ThinkPad P1 Gen 2
Processore Intel Core i9 9880H 8core - 2,3GHz, 4,8GHz Turbo Boost Intel Core i9 8950H 6core - 2,3GHz, 4,8GHz Turbo Boost Intel Core i9 9880H 8core - 2,3GHz, 4,8GHz Turbo Boost Intel Core i9 9880H 8core - 2,3GHz, 4,8GHz Turbo Boost
Memoria 16GB DDR4 2666MHz 16GB DDR4 2666MHz 16GB DDR4 2666MHz 16GB DDR4 2666MHz
Scheda Grafica AMD Radeon Pro 5500M 4GB GDDR6 NVIDIA Quadro P2000 4 GB GDDR5 NVIDIA Quadro RTX3000 6 GB GDDR6 NVIDIA Quadro T2000 4 GB GDDR5
Archivazione 1TB SSD PCIe 512GB SSD PCIe 512GB SSD PCIe 1TB SSD PCIe
Display Retina Display 16 pollici (3072x1920 pixel ) con True Tone Display 4K 15,6 pollici (3840x2160) Display Full HD 17,3 pollici (1920x1080) Display 4K 15,6 pollici (3840x2160) con multi-touch
I/O 4 x Thunderbolt 3/USB Type-C
1 x Mini-jack
2 x USB 3.0
1 x HDMI 2.0
1 x Mini-jack
2 x Thunderbolt 3/USB Type-C
1 x SD Card Reader
3 x USB 3.1
1 x mini DisplayPort 1.4
1 x HDMI 2.0b
1 x Mini-jack
2 x Thunderbolt 3/USB Type-C
1 x Smart Card Reader
1 x SD Card Reader
2 x USB 3.1
1 x HDMI 2.0
1 x Mini Gigabit Ethernet
1 x Mini-jack
1 x Smart Card Reader
1 x SD Card Reader
Batteria 99,8 Wh 95,6 Wh 95,6 Wh 80 Wh
Dimensioni 35,79 x 24,59 x 1,62 cm 36 x 25,4 x 0,88-1,74 cm 41,6 x 28,8 x 3,3 cm 36,18 x 24,57 x 1,72 cm
Peso 2kg 2kg 3,2kg 1,7kg
Prezzo € 3299,00 € 3086,00 € 3373,00 € 3217,50

Se invece state pensando al grande salto da Windows a macOS, questa è davvero una gran macchina su cui "atterrare", anche se potrebbe comportare un esborso superiore rispetto ad una macchina Windows. I confronti PC/Mac sono sempre complicati da fare, perché ciascuna soluzione ha una serie di piccoli elementi di unicità che risultano difficili da quantificare in un prezzo. Tuttavia abbiamo isolato alcune proposte commerciali di realtà concorrenti quali che potrebbero essere messe a confronto con questo MacBook Pro 16, seppur con dovuti distinguo. Ma il passaggio tra piattaforme operative differenti comporta anche una serie di costi occulti che inizialmente può essere difficile valutare: in questo lo consigliamo solamente a chi, magari per motivi differenti dall'impiego professionale, conosca già molto bene il mondo Mac con tutti i suoi pro e i suoi contro. Non fate "switch" a scatola chiusa, soprattutto se si tratta di un'attività professionale.

57 Commenti
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demon7711 Dicembre 2019, 14:28 #1
Mi pare una soluzione più che valida.
Curiosamente anche il prezzo è in lionea con WS della medesima tipologia.

E questo bisogna dire che in casa Apple non è certo comune.

EDIT: rirtiro tutto. ram ed ssd saldati non rimovibili.
eureka8511 Dicembre 2019, 14:37 #2
ThinkPad P1 Gen 2 mi sembra superiore e magari si trova a prezzi + bassi on street-price.
Penso che la scheda video QUADRO faccia la differenza su una workstation
Marko#8811 Dicembre 2019, 15:29 #3
Originariamente inviato da: demon77
Mi pare una soluzione più che valida.
Curiosamente anche il prezzo è in lionea con WS della medesima tipologia.

E questo bisogna dire che in casa Apple non è certo comune.


Circa. Un XPS 15 con i9 9980HK (uguale), 32GB di ram (il doppio del mac), 1TB di SSD (uguale) e schermo OLED costa 400 euro in meno.
Se passiamo a schermo LCD, mezzo tera di SSD e 16gb di ram a parità di processore (macchina più vicina al MBP alla fine) il delta sale a 800 euro.
Diciamo che -a differenza di altri prodotti- non costa così tanto più dei concorrenti ma la differenza c'è tutta.

Detto questo, gran macchina. Chi ama Mac OS e ci lavora ha finalmente una WS portatile seria e non una roba che è più spesso in throttling che a regime.

Poi io rimango della mia idea che, vale sia per i Mac che per i Windows, abbia poco senso comprare una macchina del genere. Con queste cifre mi faccio una WS fissa a casa (che va di più senza avere problemi) e un portatile più trasportabile ed economico se mi serve in mobilità. Ma parlo per me, sono sicuro che esista una nicchia a cui servono queste macchine.
nickname8811 Dicembre 2019, 15:51 #4
Workstation ?
Oramai questo termine si applica veramente a tutto
demon7711 Dicembre 2019, 16:11 #5
Originariamente inviato da: Marko#88
Circa.


Amico mio.. dopo le cose deliranti che ho visto uscire dalla mela negli ultimi mesi quattrocento euro di differenza sono grasso che cola!
coschizza11 Dicembre 2019, 16:16 #6
Originariamente inviato da: nickname88
Workstation ?
Oramai questo termine si applica veramente a tutto


solo apple può vendere una workstation con 0 porte USB standard
Marko#8811 Dicembre 2019, 16:22 #7
Originariamente inviato da: demon77
Amico mio.. dopo le cose deliranti che ho visto uscire dalla mela negli ultimi mesi quattrocento euro di differenza sono grasso che cola!


Ah quello si
MotionDesign11 Dicembre 2019, 16:25 #8
Bella bestia...peccato solo per il comparto grafico, se avesse montato schede nvidia ci avrei fatto più di un pensierino
jepessen11 Dicembre 2019, 16:26 #9
Originariamente inviato da: Marko#88
Poi io rimango della mia idea che, vale sia per i Mac che per i Windows, abbia poco senso comprare una macchina del genere. Con queste cifre mi faccio una WS fissa a casa (che va di più senza avere problemi) e un portatile più trasportabile ed economico se mi serve in mobilità. Ma parlo per me, sono sicuro che esista una nicchia a cui servono queste macchine.


Ti posso assicurare che stiamo parlando molto piu' di nicchie… Nel mio ambito di programmazione di simulatori servono macchine potenti per effettuare test, far girare modelli matlab e cosi' via, e dobbiamo essere in grado di farlo sia in ufficio che dal cliente finale, sia esso da noi o in una sperduta base militare canadere… Un architetto potrebbe preferire una workstation portatile perche' in ufficio la collega a monitor e tastiere esterne piu' grandi e comode, ma poi deve avere la possibilita' di portarsi il progetto in giro per mostrarlo. Un sacco di consulenti vanno in giro dal cliente, e a seconda dei loro compiti hanno bisogno di potenza e di RAM.

Insomma, le workstation portatili hanno molta piu' utenza di quello che uno si aspetterebbe, e molti sono disposti a pagare di piu' per un portatile invece che un 'trasportabile' perche' effettivamente la comodita' in piu' vale la spesa.
\_Davide_/11 Dicembre 2019, 16:45 #10
Originariamente inviato da: coschizza
solo apple può vendere una workstation con 0 porte USB standard


Questo mi sta bene: è ora che scompaiano. Sul T480 mi pesa enormemente averne soltanto una, oltre a quella del caricabatteria, dato che ormai non ho più dispositivi con presa usb standard, e tutti quelli nuovi che ho acquistato hanno già USB-C (HDD portatile, Go Pro, Reflex, console dj, cellulare android, etc).
Sembra un buono standard, per una volta non mi dispiace se lo incentivano.

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