Filtri P2P negli ISP, un no perentorio dall'Unione Europea

Filtri P2P negli ISP, un no perentorio dall'Unione Europea

La Curia, corte di giustizia europea, ha vietato che un'ingiunzione di un giudice possa imporre a un ISP un filtraggio volto a prevenire il download illegale di file

di Alessandro Bordin pubblicata il , alle 15:26 nel canale Web
 

Nell'anno 2004 la SABAM (ente che possiamo immaginare come la SIAE belga), dopo aver scoperto che alcuni utenti abbonati all'ISP (Internet Service Proveder) belga Scarlet scaricavano dal web contenuti  protetti dal copyright senza pagarne i diritti, si rivolse al  Tribunal de première instance de Bruxelles, ovviamente per limitare o arginare il fenomeno.

Il presidente della corte, in seguito alla denuncia, ha imposto alla Scarlet, che forniva la connettività alla propria clientela, di far cessare tali violazioni del diritto d’autore, negando la possibilità ai propri clienti qualsiasi forma di invio o di ricezione mediante un programma P2P del materiale presenti nei listini SABAM.

Si tratta questa di una delle numerose limitazioni che nel tempo hanno cercato di arginare il fenomeno del download illegale, che era e rimane un problema reale, portato avanti appunto con il blocco a monte della possibilità di usufruire dei servizi P2P legato ad alcuni contenuti. La legge, però, si ritrova nel pantano di sempre, dove un problema reale e concreto si scontra con altri di natura giuridica e di diritti fondamentali, dove i confini fra tutti questi elementi diventano quanto mai sfocati.

La sentenza della Curia (Corte di Giustizia della Comunità Europea, niente a che fare quindi con l'insieme degli organi ecclesiastici), parla chiaro:

Un'ingiunzione di tale genere non rispetta il divieto di imporre a siffatto prestatore un obbligo generale di sorveglianza né l'esigenza di garantire un giusto equilibrio tra il diritto di proprietà intellettuale, da un lato, e la libertà d'impresa, il diritto alla tutela dei dati personali e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni, dall'altro. Questa causa è scaturita da una controversia tra la Scarlet Extended SA, un fornitore di accesso a Internet, e la SABAM, una società di gestione belga incaricata di autorizzare l’utilizzo da parte di terzi delle opere musicali degli autori, dei compositori e degli editori. (Omissis).

I titolari di diritti di proprietà intellettuale possono chiedere che sia emanata un'ordinanza nei confronti degli intermediari, come i fornitori di  accesso a Internet, i cui servizi siano utilizzati da terzi per violare i loro diritti. Le modalità delle ingiunzioni sono stabilite dal diritto nazionale. Tuttavia, dette norme nazionali devono rispettare le limitazioni derivanti dal diritto dell'Unione − in particolare, il divieto imposto dalla direttiva sul commercio elettronico alle autorità nazionali di adottare misure che obblighino un fornitore di accesso ad Internet a procedere ad una sorveglianza generalizzata sulle informazioni che esso trasmette sulla propria rete.

Chi si sente parte lesa dall'utilizzo illegale del web ha diritto a chiedere interventi, come è giusto che sia. Quello che la corte ha ritenuto inammissibile è una sorveglianza generalizzata delle informazioni scambiate dagli utenti, un vero e proprio controllo dei contenuti che si scontra con i diritti fondamentali (tutela dei dati personali). Continuando a citare il documento reso pubblico in rete, viene spiegato ancora meglio il problema:

...la Corte dichiara che l’ingiunzione in oggetto obbligherebbe la Scarlet a procedere ad una sorveglianza attiva su tutti i dati di ciascuno dei suoi clienti per prevenire qualsiasi futura violazione di diritti di proprietà intellettuale. L’ingiunzione imporrebbe dunque une sorveglianza generalizzata, incompatibile con la direttiva sul commercio elettronico. Inoltre, siffatta ingiunzione non rispetterebbe neppure i diritti fondamentali applicabili. Sebbene la tutela del diritto di proprietà intellettuale sia sancita dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, non può desumersi né da tale Carta né dalla giurisprudenza della Corte che tale diritto sia intangibile e che la sua tutela debba essere garantita in modo assoluto. 

Orbene, nella presente fattispecie, l’ingiunzione di predisporre un sistema di filtraggio implica una sorveglianza, nell’interesse dei titolari di diritti d’autore, su tutte le comunicazioni elettroniche realizzate sulla rete del fornitore di accesso ad Internet coinvolto. Tale sorveglianza sarebbe peraltro illimitata nel tempo. Pertanto, un’ingiunzione di questo genere causerebbe una grave violazione della libertà di impresa della Scarlet, poiché l’obbligherebbe a predisporre un sistema informatico complesso, costoso, permanente e interamente a sue spese.

La corte quindi ha dato ragione al ricorso presentato da Scarlet, che ha utilizzato proprio la leva dei diritti e delle spese da sostenere per effettuare i controlli, a suo dire ingiustamente a proprio esclusivo carico. Ovviamente, non citato, troviamo anche l'interesse del provider a riprendersi molti dei clienti persi a causa della limitazione.

La corte però va oltre, estendendo il concetto anche ad ogni provider. Sempre nel documento citato, troviamo le basi per quello che appare come un dictat, da cui si deduce come il seppur legittimo diritto a proteggere il materiale coperto da copyright da un utilizzo illegale deve cedere il passo a diritti con un "peso maggiore":

Per di più, gli effetti dell’ingiunzione non si limiterebbero alla Scarlet, poiché il sistema di filtraggio controverso è idoneo a ledere anche i diritti fondamentali dei suoi clienti, ossia i loro diritti alla tutela dei dati personali e la loro libertà di ricevere o di comunicare informazioni, diritti, questi ultimi, tutelati dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Da un lato, infatti, è pacifico che tale ingiunzione implicherebbe un’analisi sistematica di tutti i contenuti, nonché la raccolta e l’identificazione degli indirizzi IP degli utenti che effettuano l’invio dei contenuti illeciti sulla rete, indirizzi che costituiscono dati personali.

Dall’altro, detta ingiunzione rischierebbe di ledere la libertà di informazione, poiché tale sistema potrebbe non essere in grado di distinguere adeguatamente tra un contenuto illecito ed un contenuto lecito, sicché il suo impiego potrebbe produrre il risultato di bloccare comunicazioni aventi un contenuto lecito. Pertanto, la Corte dichiara che, emettendo un’ingiunzione che costringa la Scarlet a predisporre un siffatto sistema di filtraggio, il giudice nazionale non rispetterebbe l’obbligo di garantire un giusto equilibrio tra il diritto di proprietà intellettuale, da un lato, e la libertà di impresa, il diritto alla tutela dei dati personali e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni, dall’altro.

La Corte risolve quindi la questione pregiudiziale dichiarando che il diritto dell'Unione vieta che sia rivolta ad un fornitore di accesso ad Internet un’ingiunzione di predisporre un sistema di filtraggio di tutte le comunicazioni elettroniche che transitano per i suoi servizi, applicabile indistintamente a tutta la sua clientela, a titolo preventivo, a sue spese esclusive e senza limiti nel tempo.

Nel passo appena citato emerge anche il dubbio che il filtraggio e l'osservazione dei dati scambiati dall'utente, oltre a violare i diritti dell'utente stesso, possa non essere in grado di distinguere materiale legale da quello illegale, portando quindi al blocco degli scambi di materiale del tutto lecito. L'epilogo è riassunto nelle ultime righe del comunicato, dove la corte risolve la questione vietando ogni tipo filtraggio delle comunicazioni che passano per un ISP, applicato indistintamente, a titolo preventivo e a sue spese esclusive.

32 Commenti
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Lanfi25 Novembre 2011, 15:37 #1
Una sentenza davvero di buon senso....capisco combattere la pirateria, ma obbligare gli isp a filtrare l'accesso alla rete dei propri utenti è davvero una cosa fuori dal mondo.
sniperspa25 Novembre 2011, 16:07 #2
Ma se invece l'ISP in questione effettua questo filtraggio di sua spontanea volontà sia sul protocollo p2p che su alcuni server http (vedi siti file hosting)?

E' legale invece questa cosa?
bollicina3125 Novembre 2011, 16:29 #3
Originariamente inviato da: sniperspa
Ma se invece l'ISP in questione effettua questo filtraggio di sua spontanea volontà sia sul protocollo p2p che su alcuni server http (vedi siti file hosting)?

E' legale invece questa cosa?


se non c'è nel contratto che firmi non credo
SpyroTSK25 Novembre 2011, 16:34 #4
Originariamente inviato da: bollicina31
se non c'è nel contratto che firmi non credo


È illegale comunque, perchè si tratta di MONITORARE DATI dei clienti, l'unione europea si è basata su questo, quindi che ci sia o no, è illegale.

...la Corte dichiara che l’ingiunzione in oggetto obbligherebbe la Scarlet a procedere ad una sorveglianza attiva su tutti i dati di ciascuno dei suoi clienti per prevenire qualsiasi futura violazione di diritti di proprietà intellettuale. L’ingiunzione imporrebbe dunque une sorveglianza generalizzata, incompatibile con la direttiva sul commercio elettronico. Inoltre, siffatta ingiunzione non rispetterebbe neppure i diritti fondamentali applicabili. Sebbene la tutela del diritto di proprietà intellettuale sia sancita dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, non può desumersi né da tale Carta né dalla giurisprudenza della Corte che tale diritto sia intangibile e che la sua tutela debba essere garantita in modo assoluto.
Orbene, nella presente fattispecie, l’ingiunzione di predisporre un sistema di filtraggio implica una sorveglianza, nell’interesse dei titolari di diritti d’autore, su tutte le comunicazioni elettroniche realizzate sulla rete del fornitore di accesso ad Internet coinvolto. Tale sorveglianza sarebbe peraltro illimitata nel tempo. Pertanto, un’ingiunzione di questo genere causerebbe una grave violazione della libertà di impresa della Scarlet, poiché l’obbligherebbe a predisporre un sistema informatico complesso, costoso, permanente e interamente a sue spese.
Lux_8825 Novembre 2011, 16:45 #5
Mi sembra assolutamente giusto così. NESSUNO dovrebbe impedire lo scambio di dati o informazioni senza margini di guadagno tra gli utenti (specialmente una società privata!!), spacciando per ILLEGALE ciò che non conviene economicamente a se stessa. Questo lede sia la libertà della gente, sia il progresso tecnologico. Sarebbe come vietare alla gente di uscire di casa perchè tutti potremmo essere dei potenziali assassini che potrebbero commettere un reato. Se le major non sanno difendere adeguatamente un prodotto da loro realizzato è un problema loro, non della comunità. Che poi questa cosa del copyright sta diventando un'assurdità e sarebbe da rivedere in toto. Io mi ritengo LIBERO come cittadino di poter registrare dalla radio un pezzo musicale come si è sempre fatto sin dai tempi delle musicasette, e di scambiarlo senza scopo di lucro con un mio amico, perchè mi deve essere impedito solo per permettere alle major di arricchirsi?? o_O La verità è che con i soldi si comanda il mondo. Ben vengano episodi come questo, di questa sentenza che stronca le richieste assurde di società come queste...
+Benito+25 Novembre 2011, 16:48 #6
Vedo un facile escamotage: il monitoraggio periodico, di durata limitata nel tempo, di limitati gruppi di IP. Quello che non capisco è che dietro a questo, se ci fosse veramente la storia del diritto di autore, il magistrato o la legge avrebbe imposto/imporrebbe, nel momento in cui viene richiesto il controllo, la segnalazione della tipologia di materiale diffuso e nel momento in cui viene rilevato materiale illecito, la conseguenze segnalazione all'autorità di chia ha trasmesso cosa.
Questo chiaramente bloccherebbe internet perchè il web è permeato di materiale "pirata", anche sotto forma di immagini e filmati inserito in discussioni di migliaia di forum come questo.
La soluzione? che la piantino di fiaccare la borsa, e che si mettano a vendere i prodotti a prezzi che il mercato recepisce.
Sono anni che commento queste notizie con una considerazione: scaricare un film piratato non crea nessun danno nel momento in cui non l'avrei comprato comunque.
frankie25 Novembre 2011, 17:45 #7
@benito
Il monitoraggio saltuario se necessario se richiesto dagli organi competenti è lecito, come per raccoglier prove, ed è a tutti gli effetti un intercettazione.

Solo io leggo tra le righe che è anche illecito l'equo compenso perchè è generale e non colpisce chi veramente viola legge?
Gnubbolo25 Novembre 2011, 17:46 #8
imo dovrebbe essere bloccato anche il protocollo ftp
Mde7925 Novembre 2011, 18:02 #9
Originariamente inviato da: Lux_88
...Se le major non sanno difendere adeguatamente un prodotto da loro realizzato è un problema loro, non della comunità. Che poi questa cosa del copyright sta diventando un'assurdità e sarebbe da rivedere in toto. Io mi ritengo LIBERO come cittadino di poter registrare dalla radio un pezzo musicale come si è sempre fatto sin dai tempi delle musicasette, e di scambiarlo senza scopo di lucro con un mio amico, perchè mi deve essere impedito solo per permettere alle major di arricchirsi??...

In che modo dovrebbero tutelarsi le major se la gente scarica a manetta film musica e giochi? E non venitemi a dire che la gente usa il P2P per scambiarsi i documenti o le foto.
Tra registrare alla radio o alla tv qualcosa e poi rivederselo e scaricare da internet rip di cd o dvd ce ne passa e non solo per la mancanza di pubblicità.
danyhc25 Novembre 2011, 18:15 #10
semplice abbassando i prezzi dei videogiochi e dei film al cinema!! cmq come sempre se un prodotto è valido la gente interessata spende sennò scarica!! prendi ad esempio avatar ci saranno stati milioni di download illegali cio nonostante detiene il record di incassi di sempre.

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