FitBit, uomo killer incastrato dai dati rilevati dal fitness tracker della moglie uccisa

FitBit, uomo killer incastrato dai dati rilevati dal fitness tracker della moglie uccisa

Negli USA un uomo è stato accusato di aver ucciso la moglie grazie ai dati rilevati dal braccialetto FitBit della donna. Le autorità hanno infatti incrociato i dati memorizzati dalla fitness band e hanno rilevato incogruità con quanto dichiarato dal marito assassino.

di Bruno Mucciarelli pubblicata il , alle 18:31 nel canale Wearables
Fitbit
 

Un caso che potrebbe aprire una nuova pagina nel mondo della giurisprudenza. I giudici potrebbe d'ora in poi "ascoltare" come testimone un braccialetto per il conteggio dei passi e del sonno. E' quanto accaduto nel Connecticut dove la Corte di Ellington ha deciso di prendere in considerazione i dati rilevati da un fitness tracker FitBit e di porli come prova per accusare un marito di omicidio nei confronti della propria moglie. L'alibi, a causa proprio dei dati del FitBit, non ha retto soprattutto dopo aver incrociato le rilevazioni del fitness tracker con le dichiarazioni fatte dall'accusato.

Richard Dabate, questo il nome del killer nonché marito della donna morta, aveva dichiarato alla polizia che il giorno dell'assassinio qualcuno si era introdotto in casa, indossando una maschera e aveva cercato di ottenere del denaro, legandolo ad una sedia e sparando poi alla moglie Connie. Quello che risulta alla polizia grazie ai dati del wearable è invece tutt'altra storia. Analizzando, infatti, il numero di passi giornalieri effettuati dalla moglie di Dabate si è capito che la donna si sarebbe mossa per oltre un'ora dopo l'orario dichiarato dal marito come momento della rapina. Il FitBit di Connie ha infatti registrato movimenti fino alle 10.05 mentre secondo il marito la sua uccisione sarebbe avvenuta alle 9 del mattino e dunque oltre un'ora prima. Oltretutto il numero dei passi effettuati dalla donna non coincide con quanto dichiarato in fase di interrogatorio proprio dal marito che risulta essere quindi il principale indagato.

In questo caso le autorità hanno subito sequestrato il FitBit che dunque risulta essere uno dei maggiori testimoni dell'uccisione di Connie. Non è la prima volta che viene utilizzato un accessorio tecnologico come testimone in un processo o in una causa. E' capitato, sempre negli USA, che l'altoparlante Amazon Echo fosse rimasto protagonista di un omicidio. In questo caso i rumori e i suoni registrati sono stati utilizzati contro l'alibi di un giovane americano accusato di aver strangolato il collega durante una serata nel novembre 2015.

E' chiaro che gli accessori tecnologici in questo caso possono aiutare la giustizia ma è altresì chiaro che la disputa sull'accesso ai dati degli stessi sia ancora una questione aperta e soprattutto di difficile soluzione. Sappiamo bene come Apple abbia rifiutato di decriptare un iPhone posseduto al killer della strage di San Bernardino del dicembre 2015 mantenendo attiva la tutela della privacy del proprio utente. In quel caso l'FBI dovette ricorrere a professionisti esterni ma di fatto l'azienda di Cupertino riuscì nel suo intento non aiutando le autorità e difendendo in qualche modo i propri consumatori.

11 Commenti
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songohan27 Aprile 2017, 22:48 #1
Un giorno finiranno per interrogare uno smartwatch per scoprire l'autore di un crimine...
jepessen27 Aprile 2017, 22:53 #2
Se serve a mettere in prigione un criminale, o a scagionare un sospettato innocente, non vedo il problema, anzi ben venga... E' una prova come tante altre...
aqua8428 Aprile 2017, 08:13 #3
gli è andata male che aveva quel fitbit, e che era negli USA, xchè fosse capitato qui in italia adesso avrebbe già:

- un avvocato professionista al suo fianco
- il diritto di non rispondere (la piu grossa cazzata inventata dall'Uomo)
- un posto come ospite a Porta a Porta
- un posto come ospite da Barbara d'Urso
MaxP428 Aprile 2017, 08:59 #4
Originariamente inviato da: aqua84
gli è andata male che aveva quel fitbit, e che era negli USA, xchè fosse capitato qui in italia adesso avrebbe già:

- un avvocato professionista al suo fianco
- il diritto di non rispondere (la piu grossa cazzata inventata dall'Uomo)
- un posto come ospite a Porta a Porta
- un posto come ospite da Barbara d'Urso


Tutti e quattro i punti sono equivalenti anche per gli USA... cambiano solo i nomi dei presentatori.
Bartsimpson28 Aprile 2017, 09:25 #5
Originariamente inviato da: MaxP4
Tutti e quattro i punti sono equivalenti anche per gli USA... cambiano solo i nomi dei presentatori.


Si hai ragione, questo perchè la nostra "cultura" è stata fortemente influenzata dal modello americano... Anche se certi personaggi riportati da acqua84 sarebbero addirittura intollerabili anche per gli americani
Barco Maldini28 Aprile 2017, 10:14 #6
UOMO KILLER?
aqua8428 Aprile 2017, 10:33 #7
Originariamente inviato da: MaxP4
Tutti e quattro i punti sono equivalenti anche per gli USA... cambiano solo i nomi dei presentatori.

sul serio? non lo sapevo.
pensavo che il Bel Paese fosse un'eccellenza in questo campo.
PsychoWood28 Aprile 2017, 11:04 #8
"Alexa, chi è l'UOMO KILLER?"
Spider Baby28 Aprile 2017, 12:46 #9
"Uomo killer", "marito assassino"............
Mucciarelli tallona Nino con lo stile forbito!!
E gli perdono le "E'" volgarmente usate al posto delle "È".
Zenida30 Aprile 2017, 12:28 #10
Originariamente inviato da: aqua84
gli è andata male che aveva quel fitbit, e che era negli USA, xchè fosse capitato qui in italia adesso avrebbe già:

- un avvocato professionista al suo fianco
- il diritto di non rispondere (la piu grossa cazzata inventata dall'Uomo)
- un posto come ospite a Porta a Porta
- un posto come ospite da Barbara d'Urso


Sul punto 3 e 4 nulla hai tutto il mio sostegno.
Sul punto 1 e 2 non vedo dove sia il problema.
Il diritto alla migliore difesa è un principio inalienabile di ognuno di noi.
Il diritto al silenzio, in fase di indagine, è un altro diritto fondamentale, perchè determina la possibilità di poter pianificare al meglio la propria difesa.
Tu devi considerare che quando l'indagato viene a conoscenza della propria situazione non sa proprio nulla riguardo agli atti compiuti dal PM, né tanto meno ne sa qualcosa il suo legale.
Quindi prima di dire qualsiasi cosa che possa essere usata contro di lui nel processo, deve avere la possibilità di visionare tutta la documentazione prodotta per poter preparare la migliore strategia difensiva possibile.

Tu non puoi fare di tutta l'erba un fascio, pensando che il mondo si muova sempre nel verso giusto. L'imputato è innocente fino a sentenza passata in giudicato. Questo serve a garantire che non ci siano abusi di potere da parte delle forze di giustizia, perchè il processo non deve essere una trappola per l'indagato, che potrebbe rischiare ingiustamente di essere condannato.

Le sentenze si decidono sugli atti e sui fatti, quindi, puoi avere anche la miglior difesa al mondo, ma se sei colpevole difficilmente riuscirai a PROVARE il contrario.

Poi lasciamo perdere i casi in cui una persona presumibilmente colpevole non viene condannata, perchè lì molto spesso le cause sono da ricercare ne: l'insufficienza di prove che testimonino la colpevolezza, leggi fallaci prodotte da uomini di potere per salvarsi il culo, prescrizione, ecc..

Insomma, non è il diritto al silenzio che influenza la capacità della giustizia di punire i colpevoli e scagionare gli innocenti.

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