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Telefonia: quanto vengono rispettati i diritti dei lavoratori?
Roberto Colombo 27 Aprile 2007, alle 08:25 Telefonia Una ricerca di Altroconsumo e altre associazioni di consumatori rivela l'altra faccia della medaglia nella produzione di telefonini: soprattutto in Asia i lavoratori vedono calpestati i loro diritti
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Altroconsumo ha condotto una
ricerca in collaborazione con le associazioni di consumatori di altri paesi europei
per sondare il comportamento dei big della telefonia sul fronte dei diritti dei
lavoratori, della protezione dell'ambiente e della trasparenza della comunicazione.
Sono stati presi in esami i 5 più grossi
produttori di cellulari ossia Nokia, Samsung, Motorola, LG e Sony Ericsson. Nonostante
le aziende abbiano dei codici di comportamento che sulla carta prevedono il rispetto
dei diritti dei lavoratori sanciti dall'Oil (Organizzazione internazionale del
lavoro), negli stabilimenti asiatici si registrano grosse
violazioni.
La ricerca è stata
portata avanti anche con interviste a dipendenti (un campione di 203 persone)
e ha messo in evidenza che in Cina ci sono casi di lavoro minorile, scarsa attenzione
alla sicurezza degli operai, orari eccessivi e salari che raggiungono a malapena
il minimo legale. In Thailandia, si registrano abusi verbali, discriminazioni
sessuali nei confronti delle donne e assenza di indumenti protettivi. In India
e nelle Filippine la situazione è migliore, anche se i salari sono sempre
inferiori rispetto ai livelli minimi di sussistenza.
Con i dati della ricerca è stato
stilato un documento che riassume le violazioni più gravi in ogni Paese,
la scheda è disponibile a questo indirizzo. Migliore il quadro sul fronte
ambientale dove le recenti normative europee RoHS (Restriction of Hazardous Substances)
e RAEE (Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) hanno dato impulso
positivo in questa direzione.
Gli autori della ricerca sottolineano come sul
fronte della trasparenza sia sempre difficile ottenere informazioni su questi
temi, ma riportano che sui temi sociali la risposta più completa si è avuta
da Nokia e in campo ambientale spiccano le informazioni date da LG e Samsung.
Dal punto di vista etico è difficile stilare una classifica anche se i
risultati migliori sono quelli di Nokia, nel senso che la multinazionale finlandese è quella
che fa più sforzi a livello di politiche aziendali per la protezione dell'ambiente
e dei diritti dei lavoratori. Il problema rimane però negli stabilimenti
asiatici, soprattutto quando ad essere analizzati sono quelli dei fornitori e dei subfornitori. |
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Commenti (19)
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| Commento # 1
di: cecconellosamuel
pubblicato il 27 Aprile 2007, 08:55 |
Cosa ci si Aspettava!!!!!!!!!!
Io mi domando e dico, ci volevano tutto questo dispendio di tempo e soldi per scoprire le reali condizioni dei lavoratori?? Se in Italia una semplice maglietta la pago 70,00€ e dai cinesi neanche 5,00€ ci sarà un motivoooo!!!! questi hanno scoperto l'acqua calda, se ci fossero i sindacati e non ci fossero delle scale gerarchice che tappano le ali ai lavoratori,penso che le cose cambierebbero radicalmente e anche le magliette cinesi costerebbero 100,00€ :-) |
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| Commento # 2
di: JohnPetrucci
pubblicato il 27 Aprile 2007, 09:09 |
Una situazione che conoscevo, in un mondo globale che va sempre più verso lo sfruttamento dei più poveri e l'incremento di ricchezza dei più ricchi, ciò non mi meraviglia.
Come si dice, tirando via via la fune prima o poi si spezza, e se un giorno gli sfruttati inizieranno a chiedere i propri diritti con la forza, sia in Asia che in Sud America e nel resto del mondo, io starò dalla loro parte.  |
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| Commento # 3
di: Portocala
pubblicato il 27 Aprile 2007, 09:33 |
| Se in Italia una semplice maglietta la pago 70,00€ |
anche quella è fatta in Cina 
paghi solo il marchio, aumentando cosi il profitto di chi la vende.
La Nokia se non sbaglio i telefoni se li fa in Finlandia (i pezzi che non compra da altri) ed è ovvio che ha una situazione migliore viste le leggi in quel paese.
Anche imho, soldi sprecati per raccontare la scoperta dell'acqua calda
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| Commento # 4
di: DevilsAdvocate
pubblicato il 27 Aprile 2007, 09:36 |
| Originariamente inviato da: cecconellosamuel | | Io mi domando e dico, ci volevano tutto questo dispendio di tempo e soldi per scoprire le reali condizioni dei lavoratori?? Se in Italia una semplice maglietta la pago 70,00€ e dai cinesi neanche 5,00€ ci sarà un motivoooo!!!! questi hanno scoperto l'acqua calda, se ci fossero i sindacati e non ci fossero delle scale gerarchice che tappano le ali ai lavoratori,penso che le cose cambierebbero radicalmente e anche le magliette cinesi costerebbero 100,00€ :-) |
Concordo solo parzialmente. Sicuramente se non li sfruttassero (ma occhio
che per i cinesi venire sfruttati è attualmente un passo avanti rispetto alla
miseria in cui stavano 15 anni fa!*) i prodotti cinesi passerebbero dai 5 euro
attuali a 15-20 euro di prezzo. I 70 euro di prezzo del prodotto italiano sono
invece cosi' composti: 15-20 per la manodopera "vera e propria", altri 5-10 per
i materiali di qualità migliore, i restanti 40-50 euro invece, visto che siamo
nella solita "italietta", finiscono in tasca ad azienda,magazzino, ed una
catena piuttosto lunga di fornitori subfornitori e venditori.....
*Non a caso uno dei lavori piu' noti delle province cinesi piu' povere era smaltire
i materiali tossici dai nostri computers usati.... |
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| Commento # 5
di: Alucard83
pubblicato il 27 Aprile 2007, 09:36 |
Questa storia mica vale solo per i produttori di telefonini.
Chi si ricorda l'indagine sui lavoratori che assemblano gli iPod?
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| Commento # 6
di: Puddus
pubblicato il 27 Aprile 2007, 09:39 |
In realtà ci vuole solo equilibrio nelle cose, allora la convivenza tra le masse sarà possibile.
OT
Scusa se mi permetto un commento JohnPetrucci, ma se vuoi schierarti dalla loro parte comincia a non comprare i prodotti realizzati nei paesi poveri se veramente vuoi fare qualcosa.
Il resto sono solo chiacchiere da no-global con le nike e il cellulare UMTS.
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| Commento # 7
di: Labico
pubblicato il 27 Aprile 2007, 09:54 |
Purtroppo è una situazione che tutti conosciamo e nessuno muove un dito. In Italia non siamo da meno visto che da una parte, spostiamo le nostre imprese in quei paesi (chissà prchè  e dall'altra, favoriamo l'immigrazione di questi poveracci per poi sfruttarli allo stesso modo come fanno nel loro paese (vedi le 5 aziende di sedie su tg5 di qualche giorno fa).
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| Commento # 8
di: Catan
pubblicato il 27 Aprile 2007, 09:54 |
a parte che la buffonata sta qui
(un campione di 203 persone)
ma non so 203 persone tra india,cina,filippine e thailandia?
a parte questo poi l'articolo conclude con "Il problema rimane però negli stabilimenti asiatici, soprattutto quando ad essere analizzati sono quelli dei fornitori e dei subfornitori. "
se sono i fornitori nokia e compagnia non è che ci possono fare nulla quelli non sono loro dipendenti diretti.
e nemmeno possono pretendere chi sa quale trattamento degli operai di quelle ditte anche xè se no le forniture per i componenti chi le fà?
cmq almeno le direttive ambientali sono state recepite almeno da tutti.
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| Commento # 9
di: W4rfoX
pubblicato il 27 Aprile 2007, 09:55 |
A trovarne di roba non prodotta in cina.. Ho provato per un periodo di tempo a controllare la provenienza dei prodotti che volevo acquistare, valutando eventualmente altre ternative... Beh.. direi che è impossibile, nemmeno la vecchia e cara Taiwan produce qualcosa arriva tutto dalla PRC.
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| Commento # 10
di: Minipaolo
pubblicato il 27 Aprile 2007, 10:50 |
| Originariamente inviato da: Puddus | OT
Scusa se mi permetto un commento JohnPetrucci, ma se vuoi schierarti dalla loro parte comincia a non comprare i prodotti realizzati nei paesi poveri se veramente vuoi fare qualcosa.
Il resto sono solo chiacchiere da no-global con le nike e il cellulare UMTS. |
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Io mi domando e dico, ci volevano tutto questo dispendio di tempo e soldi per scoprire le reali condizioni dei lavoratori?? Se in Italia una semplice maglietta la pago 70,00€ e dai cinesi neanche 5,00€ ci sarà un motivoooo!!!! questi hanno scoperto l'acqua calda, se ci fossero i sindacati e non ci fossero delle scale gerarchice che tappano le ali ai lavoratori,penso che le cose cambierebbero radicalmente e anche le magliette cinesi costerebbero 100,00€ :-)