C'è del lavoro minorile dietro la produzione di batterie: lo afferma Amnesty International

C'è del lavoro minorile dietro la produzione di batterie: lo afferma Amnesty International

Un nuovo report di Amnesty International sfrutta la popolarità di marchi noti come Apple, Samsung e Sony per sensibilizzare la gente sull'argomento

di Nino Grasso pubblicata il , alle 14:14 nel canale Telefonia
SamsungAppleSony
 

Le batterie degli smartphone di ultima generazione potrebbero essere costruite con l'aiuto di bambini dell'età di sette anni. Lo rivela un nuovo report rilasciato da Amnesty International in cui si legge che il cobalto estratto anche da bambini nella Repubblica Democratica del Congo viene poi utilizzato all'interno di prodotti di Apple, Samsung e Sony. Stando ai dati UNICEF, sarebbero circa 40 mila i bambini che lavorano nelle miniere dello stato africano.

Estrazione cobalto da parte di minori in Congo

In alcune aree del Congo, quelle dove secondo il report si trovano le maggiori riserve di cobalto, il lavoro minorile è la prassi. La materia prima viene poi trasferita negli stabilimenti di produzione in Cina e Corea del Sud e lavorata per essere utilizzata all'interno delle batterie di smartphone e veicoli elettrici. I produttori di batterie terminano il lavoro, includendo le parti all'interno di unità pronte all'uso che vengono di seguito vendute ai "giganti del mercato tecnologico".

Apple ha già offerto una risposta per mezzo dei microfoni della BBC: "Il lavoro minorile non è mai stato tollerato nella nostra catena di fornitura e siamo orgogliosi di aver portato l'intera industria a ricercare le migliori garanzie in tal senso", ha detto un portavoce. La compagnia sostiene che utilizzerà il pugno duro nel caso in cui scoprisse lavoratori minorenni all'interno delle società da cui ottiene le componenti necessarie per costruire i propri dispositivi, offrendo le migliori garanzie ai minori coinvolti.

Il fornitore dovrà infatti garantire al bambino l'istruzione fino agli obblighi di legge e tutte le spese ad essa legate, continuando a pagare lo stesso salario che riceveva durante le attività lavorative. In aggiunta, il fornitore dovrà garantire un posto di lavoro quando raggiunge un'età idonea allo svolgimento della professione.

Hanno risposto alla provocazione di Amnesty International anche Samsung e Sony. La prima affermando di avere "una politica di tolleranza zero" per quanto concerne il lavoro minorile con controlli continui all'interno delle catene di fornitura: "Nel caso in cui rilevassimo una violazione di lavoro minorile, i contratti con i fornitori che ne fanno uso verrebbero immediatamente terminati", si legge all'interno di una nota rilasciata dalla società. Anche Sony ha comunicato che sta lavorando con i fornitori per affrontare i delicati argomenti sui diritti umani.

Fatto sta che il report di Amnesty International rimane particolarmente scottante: l'organizzazione ha intervistato 87 lavoratori delle miniere di cobalto del Congo. Ben 17 erano bambini, come nel caso di Paul, quattordicenne costretto dal padre a turni massacranti in miniera per guadagnare qualcosa da portare in famiglia. La Repubblica Democratica del Congo offre il 50% della fornitura di cobalto del mondo, materiale utilizzato nelle comuni batterie agli ioni di litio.

"Milioni di persone godono dei benefici delle nuove tecnologie ma raramente si chiedono come sono fatte", ha dichiarato Mark Dummet, ricercatore per Amnesty International. "È ora che i grandi marchi si prendano alcune delle responsabilità per l'estrazione delle materie prime che compongono i loro prodotti lucrativi. Aziende con fatturati da 125 miliardi di dollari non possono sostenere in maniera credibile che non sono in grado di controllare da dove provengono i mineriali chiave per le loro produzioni".

12 Commenti
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Sputafuoco Bill19 Gennaio 2016, 14:59 #1
Amnesty International (nome orribile) lancia secchi di fango su Apple, Samsung e Sony per prendersi le prime pagine dei giornali, ma queste aziende non hanno responsabilità. Loro comprano batterie in Cina, come possiamo fare noi quando le compriamo su qualsiasi sito internet o in negozio. Non hanno neanche fatto il nome delle aziende cinesi che le producono o delle aziende che estraggono i materiali, l'importante è gettare fango sulle aziende occidentali.
alexdal19 Gennaio 2016, 15:03 #2
Spesso pero' si dimentica che in certi posti lavorare è l'unico modo per vivere a meno che diventare a 10 anni guerriglieri e morire per conto dei gruppi terroristici.

gd350turbo19 Gennaio 2016, 15:04 #3
come nel caso di Paul, quattordicenne costretto dal padre a turni massacranti in miniera per guadagnare qualcosa da portare in famiglia.

Io a 14 anni andavo a raccogliere la frutta per prendere i soldi per il motorino...

E come me, tantissimi altri, e siamo nella civilissima pianura padana, nessuno si scandalizzava.
maxnaldo19 Gennaio 2016, 15:11 #4
Originariamente inviato da: gd350turbo
Io a 14 anni andavo a raccogliere la frutta per prendere i soldi per il motorino...

E come me, tantissimi altri, e siamo nella civilissima pianura padana, nessuno si scandalizzava.


ok, ma a 7 anni essere costretti a spalare terra tutto il giorno per le estrazioni minerarie del terzo mondo, dove fanno ancora oggi tutto a mano sfruttando la povertà dilagante, mi pare un po' diverso.

è vero che le società come Apple o Samsung o tante altre, comprano i prodotti da aziende cinesi che non sfruttano direttamente lavoratori minorenni, ma queste aziende la materia prima da dove la prendono ?

è tutta la filiera che dovrebbe essere controllata, non solo l'ultimo step. Facile dire "le aziende che ci forniscono non sfruttano il lavoro minorile", ma in cima alla filiera c'è qualcuno che sfrutta e lo fa perchè c'è una grossa richiesta in quanto in fondo alla catena ci sono grandi aziende che richiedono grandi quantità di quei prodotti.
+Benito+19 Gennaio 2016, 15:56 #5
metà delle cose che abbiamo a basso prezzo esistono solo grazie al terzo mondo ed al suo sfruttamento. Non rinunciare e puntare il dito è solo ipocrita.
Notturnia19 Gennaio 2016, 16:02 #6
ho iniziato a 13 anni in estate.. era legale in italia.. non so adesso.. ma non mi sentivo sfruttato.. anzi.. beccavo finalmente soldi per le mie cose..
maxnaldo19 Gennaio 2016, 16:59 #7
Originariamente inviato da: +Benito+
metà delle cose che abbiamo a basso prezzo esistono solo grazie al terzo mondo ed al suo sfruttamento. Non rinunciare e puntare il dito è solo ipocrita.


ok, ma se l'azienda in questione è "orgogliosa di poter affermare di non avere a che fare con aziende che sfruttano...", e poi si scopre che non è vero nulla, puntare il dito mi pare un obbligo.

se tutti i nostri prodotti sono più o meno figli dello sfruttamento del terzo mondo, non ti ergere moralmente al di sopra degli altri se non ne sei proprio sicuro, altrimenti passi ancora di più dalla parte del torto.
Piedone111319 Gennaio 2016, 19:08 #8
Originariamente inviato da: gd350turbo
Io a 14 anni andavo a raccogliere la frutta per prendere i soldi per il motorino...

E come me, tantissimi altri, e siamo nella civilissima pianura padana, nessuno si scandalizzava.


Anch'io sono andato a raccogliere frutta a 15 anni (30 anni fa era illegale, ne dovevi avere almeno 16, invece apprendista ne bastavano 14), sotto il "caporale", sai cosa sono, a 25.000 lit al gg (le donne 30.000, gli adulti maschi 35.000), ed onestamente lo considero sfruttamento.
Ok lavorare a 15 anni stagionale (ma assunto ed assicurato, anche se con tariffe basse per i datori), tempra e forma il ragazzo molto più che a non far nulla tutto il giorno (parliamo di lavoro per studenti, o professori come ci chiamavano i caporali).
A dire il vero non potevamo spostare le scale da soli (i ragazzi dal fisico di minuto non dovevano, altrimenti partivano le urla) ed i caporali controllavano più la qualità che raccoglievi, piuttosto che la quantità.
In fondo non mi sentivo sfruttato, e quando arrivava l'acqua fresca (almeno 1 volta l'ora) i ragazzi erano i primi ad averla.
Purtroppo in zone diverse dalle mie non era così idilliaco per i ragazzi.
globi20 Gennaio 2016, 01:50 #9
Amnesty International é una organizzazione che accusa spesso e ingiustamente a destra e a manca senza comprovare e fornire dati affidabili.

Nei paesi poveri con economia di autoapprovvigionamento é implicito che i bambini debbano contribuire all`economia della famiglia e non significa che per questo tutti quei bambini vengano automaticamente sfruttati.

Per esempio anche la mia amica sudamericana da bambina doveva aiutare nei lavori agricoli e di casa, ma naturalmente non le veniva pretesa grande produttività data l`età e anche perché lavorava nella proprietà della famiglia, inoltre in quei paesi sia per il clima che per l`indole della gente non si lavora così tanto come qui in Europa, quindi bisogna tutto relativare.
fracama8720 Gennaio 2016, 03:22 #10
Ragà stiamo parlando di miniere! non di lavoro nei campi...

Per quelli realmente interessati a qualcosa di diverso potreste considerare questo al posto del prossimo telefonino https://www.fairphone.com/phone/

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