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Palladium, TCPA, problemi reali o ipotetici?
Alessandro Bordin - 09/09/2005, 12:18
"Dopo due anni di assopimento, l'ansia da Palladium torna a crescere nella rete. Siamo davvero di fronte ad uno scenario senza possibilità di ritorno? O stiamo semplicemente esagerando"

Stando a quanto riportato in rete, i fantasmi del passato a volte ritornano. Prendiamo spunto da un ben argomentato approfondimento di Punto-Informatico sul delicato tema Palladium / TCPA/TCG/TC. Un paio di anni fa prende forma nell'immaginario collettivo un mostro mangiatutto chiamato Palladium, un'entità poco definita dall'indole decisamente aggressiva scatenata dai soliti noti monopolisti a ghermire l'indifeso utente, chino sul proprio PC a farsi gli affari propri.

Palladium è il sistema di controllo ipotizzato anni fa da Microsoft, anche se in molti identificano erroneamente la stessa cosa nei più rassicuranti nomi come TCPA (Trusted Computer Platform Alliance), passando per TCG (Trusted Computer Group), per giungere alla semplice sigla TC, Trusted Computer, ovvero Computer "fidato". A livello concettuale poco cambia; Palladium è un sistema più complesso, che potrebbe appoggiarsi su hardware certificato TCPA; avere dunque hardware TPCA mette in condizione il sistema operativo di sfruttare tecnologie ad hoc di controllo come  Palladium, ma all'atto pratico senza un sistema software che ne sfrutti le potenzialità non si fa nulla.

Per Microsoft è Palladium, per Apple avrà un altro nome ma poco cambia; qualora prendessero piede, tali sistemi di controllo sono frutto di un connubio indissolubile hardware e software.

 In cosa consiste tutto ciò e chi sono i genitori di cotal Babau tecnologico? I nomi sono i soliti: Microsoft, Intel, AMD, IBM, Apple e via dicendo, ovvero aziende che messe assieme costituiscono circa il 98% del parco macchine del Pianeta, ovviamente anche sul piano software. Lo scopo? Trovare il modo di sviluppare hardware e software per salvaguardare i propri interessi e per combattere la pirateria in modo serio, lo spam ed in generale ogni utilizzo malevolo, utilizzando metodi quasi da Grande Fratello (quello vero di 1984 di George Orwell, non la trasmissione televisiva).

Come? Integrando a livello hardware alcuni chip di controllo e tecnologie ad essi connesse. Software pirata? Non sarà in teoria più eseguibile, e idem valga per contenuti digitali ritenuti non originali. Oltre al problema sicurezza, dunque, anche un'arma per le sopraccitate case per arginare e possibilmente eliminare a monte il problema pirateria.

Portando la semplificazione agli estremi il sistema vede nel chip "Fritz" uno dei componenti hardware responsabili del controllo incrociato e dell'autenticazione dei contenuti digitali (è fondamentalmente un contenitore di chiavi crittografiche volte ad identificare l'utente), in grado di dialogare con il sistema operativo per permettere o bloccare l'esecuzione del materiale digitale sotto esame.

Tale chip, il cui nome ricorda più un gendarme elvetico che un chip di controllo tanto temuto, dovrebbe migrare negli anni dalle schede madri fino all'integrazione direttamente nelle CPU stesse, scenario che ne renderebbe difficile una eventuale disattivazione.

Apriti cielo. Da anni non manca chi dipinge un futuro a tinte fosche, con visioni apocalittiche di greggi umani sotto il rigido controllo di pochi (spesso uno solo, Bill Gates), evidentemente molto interessati a sapere tutto di tutti, e pronti a presentare il conto per ogni minimo sgarro, pronti a richiamarci all'ordine al minimo accenno di disallineamento dal rigido sistema.

Stiamo ovviamente romanzando il problema, ma c'è anche chi ritiene minacciato il mondo Open Source, temendo che venga escluso dalle applicazioni supportate dall'hardware dedicato al controllo del famoso chip Fritz (stiamo semplificando al massimo il discorso), senza parlare della privacy.

Ordunque, questo è uno degli scenari possibili, ma riteniamo eccessive queste paure, oltre che ingiustificate le critiche che vengono mosse a priori ad un sistema di controllo del software.

Il software o i contenuti digitali in genere vengono per un motivo oscuro ritenuti beni di serie B, la cui copia illecita viene spesso vista come atto quasi dovuto. Negarlo è ipocrisia. Chi copia contenuti digitali e software non ha la coscienza sporca,  mentre molto probabilmente mai ruberebbe una caramella da uno scaffale.

Praticamente tutti, e mi metto io per primo, abbiamo almeno una volta nella vita copiato o fatto uso di materiale digitale illegale. Si potrebbe discutere per anni su prezzi e licenze, ma l'introduzione di un sistema di controllo serio non sarebbe che legittimo, così come sarebbe ultra-legittimo da parte di artisti e major proteggere il frutto del proprio lavoro. Non stiamo parlando di generi di prima necessità, quindi il prezzo alto non è un alibi e una giustificazione; si vive anche senza cinema o musica. Se per strada vedo una Porsche 911 che però non mi posso permettere, di certo non la vado a rubare: ne faccio a meno. Il principio è il medesimo. Ci sono alternative più economiche, mentre a livello software addirittura gratuite.

Arriviamo dunque alle nostre considerazioni in merito. Pur guardando con interesse al problema, riteniamo eccessiva l'ansia che sta man mano crescendo nella rete.

1) Un sistema di controllo così rigido va contro le leggi di mercato di hardware e software, a causa dell'adeguamento da parte di tutti i produttori alle specifiche, il tutto per ogni sistema operativo. Già questo fa presagire che se mai ci sarà un sistema di controllo, questo a nostro avviso sarà molto più blando di quanto temuto, essendo il lavoro di adeguamento estremamente oneroso e antieconomico. Ricordiamo che il denaro è "il motor che tutto muove".

2) Privacy in pericolo. Aggiungo: adesso no? Capisco che può non essere consolante, ma è una cosa con cui siamo destinati a convivere. Già attualmente la nostra privacy non è garantita; in campo informatico il problema è molto più sentito, ma non vedo crociate per i tre anni di archivio per le telefonate e gli sms. Ritroviamo la regola dei due pesi e delle due misure.

3) Questi sistemi di controllo nascono in seguito a diversi problemi, fra cui quello della copia illegale di materiale informatico. Era impensabile che fosse tollerata per sempre una simile anomalia. Rimane un punto fermo: chi è in regola non avrà mai nulla da temere.

Siamo comunque dell'opinione che la realtà fra qualche anno sarà molto più rosea di quanto ipotizzato dalle visioni più pessimistiche. Non mancano esempi di come esperti del settore, ma proprio tanti,  si siano strappati le vesti per problemi poi rivelatisi inesistenti. Uno su tutti: il Millenium bug, altro Babau esorcizzato dall'orologio stesso. Ricordo che molte software house hanno prodotto software dedicati per scongiurare le imminenti ed inevitabili sciagure. Chi spese una fortuna per cautelarsi ebbe gli stessi benefici di chi non fece nulla, nel 99,9% dei casi.

Riteniamo inoltre che il mondo dell'Open Source non corra alcun pericolo, in virtù sia delle menti che ne animano il progetto, sia  per la bontà del progetto stesso che è destinato ad espandersi sempre più.

Non fasciamoci la testa prematuramente, dunque. Anche se fosse (e non lo credo), inoltre, potremmo opporci?

Ultima considerazione, riguardante i mercati emergenti. C'è un bacino di utenza di circa 2 miliardi di persone che attende di essere massicciamente informatizzato. Stiamo parlando di Cina e India, in ordine cronologico. Logico che molte case attive nel panorama informatico vogliano partire con il piede giusto, senza ripetere gli errori commessi in Occidente. Stiamo ovviamente parlando di intenzioni, che non è detto assolutamente si traducano in un progetto realizzabile.

Inoltre non dimentichiamo che fra quei 2 miliardi può sempre celarsi un nuovo Bill Gates/Steve Jobs; in un futuro nemmeno lontano la supremazia x86/Microsoft potrebbe avere come concorrenti architetture e ambienti software in grado di stravolgere completamente le carte....