Google, Intel e varie aziende operanti nel settore dei PC hanno ufficializzato la
partecipazione ad una nuova iniziativa, chiamata Climate Savers Computing Initiative,
con la quale operare per ottenere sistemi sia desktop che server che possano avere una
superiore efficienza operativa e una migliore gestione della corrente.
Alla base di questa nuova iniziativa una semplice considerazione: parte della
corrente consumata dai PC, sia desktop che server, non viene utilizzata dai componenti per
le elaborazioni ma di fatto sprecata, cioè non utilizzata per alcun tipo di
elaborazione.
La conversione da corrente alternata a 210V, o 110V nei mercati anglofoni, a quella a
12V adottata nei PC implica la dispersione di parte della corrente erogata dalla linea di
alimentazione. L'utilizzo di componenti interni al PC che siano caratterizzati da una più
elevata efficienza di funzionamento può permettere di ridurre uno spreco che può
arrivare a superare il 30% di quanto erogato dalla presa della corrente.
E' attualmente possibile giungere a configurare sistemi che abbiano un'efficienza di
almeno il 90% nel loro complesso, ma questo implica ovviamente dei costi più elevati. Pat
Gelsinger, senior vice president del Digital Enterprise Group di Intel, ha quantificato in
circa 20 dollari per i PC desktop e in 30 dollari per i server il differenziale di costo
richiesto, al momento attuale, per poter costruire sistemi che siano più efficienti di
quanto accessibile ora.
Scopo del Climate Savers Computing Initiative è quindi quello di promuovere
attivamente l'adozione di queste tecnologie sino al punto da ridurre a zero il costo
incrementale attualmente richiesto. Una via per ottenere questo genere di
risultato, oltre all'incremento del numero di macchine ad elevata efficienza disponibili
in commercio, potrebbe essere quella di ottenere agevolazioni da parte dei fornitori di
energia, interessati a far si che il proprio prodotto venga utilizzato in una forma che
sia più attenta all'efficienza complessiva, e quindi agli impatti sull'ambiente.
La ricerca della massima efficienza di funzionamento riguarda non solo l'utilizzo a
pieno carico di un PC, ma anche quelle situazioni nelle quali il computer è di fatto in
modalità idle, cioè in attesa di ricevere comandi da parte dell'operatore. Se in questa
condizione il PC tipicamente consuma meno che a pieno carico, è anche vero che
l'efficienza complessiva può migliorare notevolmente se il consumo in idle viene ridotto
ulteriormente.
Un PC non ottimizzato, se lasciato in modalità idle, consuma l'equivalente di circa 30
dollari USA in un anno di utilizzo; un sistema ottimizzato dal punto di vista
dell'efficienza porterebbe questo costo a circa 10 dollari, stando ai risultati delle
analisi effettuate a riguardo da Intel.
In un periodo nel quale la corretta gestione delle risorse a disposizione, e il loro
conseguente sfruttamento, rivestono un ruolo così importante anche dal punto di vista
della collettività, è evidente come qualsiasi sforzo da parte delle aziende del settore
IT volto a minimizzare lo spreco di corrente nei sistemi commercializzati sia da
promuovere.
Ricordiamo come i produttori di alimentatori siano da tempo coinvolti nell'iniziativa
80 plus, grazie alla quale si cerca di immettere sul mercato alimentatori che siano
caratterizzati da un'efficienza complessiva a pieno carico che sia almeno dell'80%. Questo
implica che, ad esempio, a fronte di un assorbimento di 100 Watt dalla presa della
corrente, l'alimentatore converta e fornisca al sistema almeno 80 Watt da utizzare per
l'alimentazione dei componenti. |
Speriamo si uniscano a questo gruppo anche i produttori si schede video...