Le tecniche litografiche utilizzate per la produzione di chip elettronici
stanno diventando man mano sempre più costose e tecnicamente più impegnative
ad ogni affinamento del processo produttivo. Al fine di affrontare al meglio
questo genere di problematiche, molti ricercatori stanno rivolgendo la propria
attenzione al mondo biologico. L'ultima scoperta su questo fronte è stata fatta
dai ricercatori del MIT, che sono riusciti a creare una batteria sfruttando
organismi delle dimensioni di appena alcuni nanometri come i virus.
La batteria in questione è descritta in una pubblicazione che verrà
rilasciata dal National Academies of Science verso fine settimana ed è l'ultimo
lavoro della ricercatrice
Angela Belcher. Secondo quanto riporta il sito Web
Ars Technica, la batteria sfrutta la capacità degli organismi biologici
di organizzarsi in strutture complesse ed ordinate, caratterizzate da
dimensioni che risultano inferiori anche a quelle garantite dal più raffinato
processo produttivo attualmente esistente.
Per la realizzazione della batteria è stato utilizzato M13, un virus innocuo
per l'uomo caratterizzato da una struttura filamentosa lunga centinaia di
nanometri ma con un diametro di appena 6,5 nanometri. Il funzionamento è
piuttosto complesso e si basa su alcune modifiche apportate alla sequenza
proteica del virus affinché si comporti come se fosse l'anodo di una normale
batteria al litio.
Stampando i virus su una superficie conduttiva che funziona da catodo ed
immergendo il tutto in una soluzione a base di litio, gli autori del progetto
sono riusciti ad effettuare una serie ripetuta di cicli di carica e scarica
della batteria biologica, ottenendo con una superficie inferiore al
centimetro quadrato da 375 a 460 nAh, a seconda delle condizioni di carica.
In accordo con le dimensioni riportate, la batteria dovrebbe inoltre avere uno
spessore di appena qualche centinaio di nanometri, consentendo eventualmente di
sovrapporre più strati al fine di incrementare la capacità.
Questo tipo di batterie può essere stampato su qualsiasi tipo di
superficie conduttiva, incluse quelle flessibili. Al momento si sta inoltre
cercando un modo per inglobare il catodo della batteria nel processo produttivo.
I ricercatori hanno infine precisato che questa tipologia di batterie non è
destinata a diventare una soluzione per dispositivi elettronici come laptop o
cellulari, ma potrebbe trovare una propria nicchia nel mondo dei dispositivi
miniaturizzati e a basso consumo. |
sbaglio ad avere il terrore che prima o poi un giorno a furia di fare questi "giochetti" ci sarà qualche cosa tipo virus-t della umbrella corporation? :|