Dell presenta l'aggiornamento della linea di portatili Latitude

Dell presenta l'aggiornamento della linea di portatili Latitude

di Andrea Bai pubblicata il 09 Maggio 2007, alle 12:29 nel canale Portatili

“Il Dell Technology and Solutions Tour rappresenta il contesto ideale per la presentazione dei nuovi portatili Dell Latitude con la nuova piattaforma Intel Centrino Duo”


In occasione dell'evento Technology and Solutions Tour tenuto nella cornice dell'Atahotel Quark di Milano, Dell Computer ha presentato alla stampa l'aggiornamento dei modelli di notebook della linea Latitude, destinati espressamente alla clientela aziendale, che si arricchisce ora della nuova piattaforma Intel Centrino "Santa Rosa".

Ad introduzione della presentazione dei nuovi portatili, Dell ha illustrato i risultati di una piccola indagine di mercato che ha messo in luce la situazione dello scenario tecnologico degli ultimi anni, uno scenario che vede due importanti mutamenti contemporanei. Oltre a quello ormai sotto gli occhi di tutti, ovvero il passaggio dal "fisso" al "mobile", un cambiamento molto importante, ma forse meno immediato da percepire, è quello dal concetto di "one-size-fits-all" (ovvero una soluzione che vada bene per le esigenze di tutti, ovviamente con gli inevitabili compromessi del caso) verso il concetto di "build-to-order" (ovvero un prodotto che, partendo da una base comune, viene personalizzato in fase di produzione secondo le specifiche esigenze dell'utente).

Dell Latitude 531 installato su Dell Port Replicator

Partendo da questi presupposti, Dell presenta la nuova linea di portatili Latitude che la compagnia stessa definisce in grado di poter rispondere alle esigenze di ogni tipo di utente professionale, sia per coloro i quali ricercano mobilità spinta, sia per coloro i quali hanno bisogno di un portatile da scrivania, sia per quella categoria di persone che necessitano di poter lavorare con il proprio notebook direttamente "sul campo" in scenari quali cantieri, catene di produzione, officine e via discorrendo. Sono quattro gli elementi fondamentali che caratterizzano la linea Latitude per il 2007:

- HyperConnect, per la connettività ovunque, grazie ai moduli WiFi 802.11n e alla possibilità di includere in alcuni modelli soluzioni di connettività 3G. La connettività 3G attualmente è supportata tramite Vodafone solo in Spagna e Olanda, ma Dell ha dichiarato di essere al lavoro per poter estendere la copertura anche alla penisola italiana. I nuovi notebook sono inoltre provvisti di modulo Bluetooth 2.1.

- Smart Security, per massimizzare la sicurezza, tramite soluzioni quale lettore biometrico di impronte digitali, modulo TPM 1.2 e sistemi di criptatura dei dischi rigidi.

- RoadReady, grazie all'impiego del magnesio per la realizzazione dei portatili Latitude (non solo per la serie ATG) e del sistema di protezione Strike Zone per il disco rigido, Dell assicura una elevata solidità, robustezza e durevolezza dei propri portatili, garantita anche da una serie di test della durata complessiva e cumulativa di 13 mila ore.

- Innovative Design, non solo in termini estetici ma soprattutto in termini di progettazione a tutto tondo delle soluzioni notebook, per permettere una migliore gestione energetica (i nuovi Latitude rispondono alle specifiche Energy Star 4.0) e la possibilità di scegliere diverse soluzioni OS (Windows XP, Windows Vista, FreeDOS).

Restando in tema di design e progettazione, per la nuova serie Latitude Dell propone anche l'impiego delle nuove soluzioni di storage basate su memoria flash, spaziando da dischi solid state da 32GB sino a soluzioni ibride da 120GB, senza dimenticare la tecnologia Turbo Memory, quest'ultima grazie alla nuova piattaforma Intel Centrino Duo.

Arrivando finalmente al prodotto vero e proprio, Dell presenta i portatili Latitude D630, Latitude D830 e Latitude D531, preannunciando inoltre il modello Latitude D430 che sarà reso disponbile prossimamente sul mercato.

Dell Latitude D830

Per quanto riguarda i modelli Latitude D630 e Latitude D830, si tratta di soluzioni basate sulla nuova piattaforma Intel Centrino "Santa Rosa", entrambe provviste come base di processore Intel Core 2 Duo T7100. I due modelli si differenziano per il form factor: 14,1 pollici per D630 e 15,4 pollici per D830. I prezzi sono a partire da 1105 Euro e 1135 Euro rispettivamente, IVA esclusa. Non sono attualmente disponibili ulteriori informazioni e sulle altre specifiche tecniche dei portatili e sulle opzioni di configurazione (che comunque ricalcheranno quelle dei modelli D620 e D820) e sui relativi prezzi. Dell Latitude D531 è invece un notebook basato su piattaforma AMD Mobile e prevede l'impiego di processori Turion 64 e Sempron single e dual-core. Anche in questo caso mancano i dettagli sulle configurazioni, tuttavia Dell comunica che il prezzo base del modello Latitude D531 partirà da 640 Euro, anche in questo caso IVA esclusa.

Sui modelli Latitude D420 e Latitude D620 ATG, attualmente a listino, Dell annuncia inoltre l'introduzione di una nuova opzione di configurazione al momento dell'ordine che offre la possibilità al cliente di poter scegliere un disco SanDisk da 1,8 pollici a stato solido da 32GB di taglio. La nuova opzione prevede un costo aggiuntivo di 425 Euro, IVA esclusa.


 

Commenti (19)

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Commento # 11 di: edivad82 pubblicato il 09 Maggio 2007, 15:06

Originariamente inviato da: fradeve11
A GRANDE RICHIESTA DI MILIONI DI UTENTI, Dell sta preinstallando la distribuzione UBUNTU GNU/LINUX sui notebook! NON NE PARLIAMO???

ASSURDO.............


http://www.hwupgrade.it/news/portat...dell_21011.html
Commento # 12 di: xeal pubblicato il 09 Maggio 2007, 19:13

Mah, sarò paranoico io, sarà che il progetto del trasted computing non mi è mai piaciuto (e spero almeno che di default il tpm sia disattivato da bios), ma non mi affiderei mai al tpm per cifrare i dati sul disco; lo vedo più utile per dati transienti, ma non per lo storage.

Infatti, a meno che l'implementazione del chip non violi alcune specifiche mooolto restrittive (e se lo facesse credo proprio che non potrebbe considerarse conforme e chiamarsi tpm 1.2), persino per l'owner, signore e padrone della macchina, è impossibile conoscere il token privato delle chiavi utilizzate, il che vuol dire che se si frigge la scheda madre posso dire addio a tutto il contenuto cifrato (sia sull'hd, sia su eventuali backup cifrati). Si potrebbe obiettare che nessuno vieta di fare dei backup degli stessi dati in chiaro oppure con metodi di crittografia più tradizionali (= software con la possibilità di copiare le chiavi dove si vuole per sicurezza), però affermare una cosa del genere equivale a dichiarare fallimentare l'intera "teoria" che sta dietro al TC, perchè l'idea di una piattaforma basata su un modulo che "occulta" a chiunque le chiavi utilizzate nasce proprio dalla visione dei metodi di crittografia "tradizionali" come intrinsecamente insicuri e, quindi, da sostituire con qualcosa di più efficiente... di cui però io non mi fido (preferirei avere dei backup di sicurezza delle chiavi che uso). A questo punto, se ammettiamo che può essere preferibile avere accesso, seppur limitato all'owner della macchina (o a persona autorizzata), alle chiavi generate e usate dal modulo, altrimenti si rende necessario avere dei backup cifrati in altro modo, per non vincolare la vita dei dati stessi alla vita della macchina su cui sono stati cifrati, allora tanto varrebbe riprogettare la piattaforma prevedendo sia l'accesso alle chiavi generate, sia la possibilità di inserire dall'esterno delle chiavi generate in altro modo (ad esempio, in un'azienda con un file server centralizzato, si potrebbero cifrare i dati con il tpm del server, usando chiavi diverse per diversi livelli di accesso e riportare le chiavi di un certo livello su tutte le macchine autorizzate ad accedervi, rendendo anche più leggeri i calcoli da effettuare per rendere di sponibili gli stessi dati a diversi utenti con gli stessi privilegi di accesso). Però, così facendo, il tpm sarebbe meno utile al fine di realizzare un qualsiasi sistema di DRM hardware... quindi io mi chiedo: il "trusted computing" vuol'essere "trusted" per il proprietario della macchina, rispetto ai suoi dati, oppure per chi potrebbe volerne controllare le azioni dall'esterno, visto che si configura come lo strumento tecnico ideale per farlo?

Per il resto, la nuova produzione di notebook dell sembra interessante. Quanto a linux, pare che al momento sarà reso disponibile solo negli Stati Uniti, per questioni di supporto e problemi (pare) con le traduzioni nelle lingue europee.
Commento # 13 di: Newbo pubblicato il 09 Maggio 2007, 23:06


eddai dell...ancora quei gancetti sporgenti per chiudere la macchina

e su essi brava è una soluzione del 15/18 è ora che inizi a puntare anche sul design...un minimo magari eh non devi mica rincorrere apple !!!
Commento # 14 di: Valexvts pubblicato il 10 Maggio 2007, 05:59

Originariamente inviato da: Newbo
eddai dell...ancora quei gancetti sporgenti per chiudere la macchina

e su essi brava è una soluzione del 15/18 è ora che inizi a puntare anche sul design...un minimo magari eh non devi mica rincorrere apple !!!


tanto anche se lo dici gli utenti PC non stanno a guardare queste cose tanto a parte rari casi tutti i notebook pc hanno i gancetti a vista

Link ad immagine (click per visualizzarla)
certo che i dell son sempre piu brutti
Commento # 15 di: aohwsw pubblicato il 10 Maggio 2007, 10:27

Originariamente inviato da: xeal
non mi affiderei mai al tpm per cifrare i dati sul disco
...se si frigge la scheda madre posso dire addio a tutto il contenuto cifrato (sia sull'hd, sia su eventuali backup cifrati)

Posso essere d'accordo se l'uso é personale. Nel caso degli agenti della mia azienda invece, potrebbe essere molto utile. I dati sono centralizzati sui server e sui portatili ci sono solo repliche o copie per l'uso remoto. Se si fuma la M/B un ripristino dei dati é facile.
Invece dischi con contenuto cifrato aiuterebbero nei casi di furto (almeno già 4, l'ultimo però ritrovato dalla Polizia in 2gg! ) ad avere una misura in più per proteggere i dati aziendali.
Come al solito necessità differenti = valutazioni differenti.
Commento # 16 di: share_it pubblicato il 10 Maggio 2007, 16:11

Secondo voi nel tpm non c'è una backdoor? Compagnie americane e computer di tutto il mondo... la tentazione è forte.
Commento # 17 di: xeal pubblicato il 10 Maggio 2007, 21:10

No, io mi riferivo al caso aziendale come al più rischioso: considera che la filosofia alla base del lavoro svolto dal Trusted Computing Group prevede la presenza di dati criptati SOLO ed esclusivamente per mezzo del tpm, perchè, a loro modo di vedere, qualsiasi altra soluzione, sia dati in chiaro (ovviamente!) sia cifrati via software (ma anche hardware, con accesso consentito alle chiavi), è intrinsecamente insicura (perchè le chiavi possono essere conservate male e rubate, mentre il tpm non le rivelerà mai a nessuno, nemmeno a te! ). Ora, poichè l'accesso a ciascuna copia dei dati è vincolato al corretto funzionamento del tpm presente su quella macchina (ma anche su tutte le altre, perchè il modello di sicurezza proposto prevede che i dati centralizzati viaggino cifrati da una macchina all'altra), praticamente è come se sostituissi il concetto di "copia di backup" con quello di "macchina di backup"! A me sembra assurdo, poi, ognuno fa le sue scelte, chiaramente.

Replicando i dati su più macchine, ad esempio su più file server che formano un cluster per il fail-over, in modo da avere un accesso continuativo ai dati, non fai altro che diluire il rischio di perdere dati, perchè diventa proporzionale al rischio che tutte le macchine smettano di funzionare contemporaneamente, ma non sparisce del tutto (lo reputo maggiore al caso in cui si abbiano dei backup su supporti deperibili che però posso replicare all'infinito, mentre i supporti sono ancora in grado di essere letti), e di contro fa crescere i tuoi costi, perche il rischio di perdere dati critici diventa tanto più piccolo quanto maggiore è il numero di macchine "di backup", e vai con costi di acquisto, questioni di deprezzamento, e soprattutto mantenimento delle macchine, perchè, sempre a causa della filosofia del TCG, dovendo essere i dati cifrati su ciascuna macchina con chiavi differenti, devono essere tutte in funzione [u]sempre[/u], poichè ogni salvataggio di un file dovrà essere scritto su ciascun sistema di storage e cifrato in loco. A me continua a sembrare un meccanismo assurdo, poi non so...

Senza contare, poi, le complicazioni computazionali connesse (per quanto la presenza di un chip dedicato aiuti): poichè la crittografia adoperata è di tipo asimmetrico, e le chiavi devono essere diverse per ciascuna macchina, sia essa client o server (è inevitabile che sia così: la chiave viene generata al volo dal tpm, e tutt'al più memorizzata in modo inaccessibile all'utente per usi futuri), il file server, per ogni accesso a ciascun file dovrà decifrare i dati, cifrarli con la chiava pubblica ricevuta dal client che accede ai dati e inviarli, e questo secondo me comporta maggiori risorse di calcolo a carico del file server (per quanto aiutato dal tpm, almeno almeno la quantità di ram dovrà essere proporzionata, dovendo essere i dati decifrati e criptati nuovamente al volo)*.
* si potrebbe obiettare che si tratta di un lavoro simile a quello svolto da un server https, però dover gestire sempre, costantemente, in questo modo un grosso archivio - in proporzione alle dimensioni dell'azienda e al lavoro svolto - mi sembra ben diverso dal trattare una quantità tutto sommato limitata di dati e per di più "random" (visto che non tutti gli accessi alla macchina host saranno protetti - in realtà uno degli usi per cui "gradisco" il funzionamento del tpm è proprio lo scambio di dati protetti, e nel caso di portatili da lavoro, ove possibile in relazione al tipo di lavoro e alla disponibilità di banda larga in mobilità e a costi contenuti, preferirei l'accesso ai server aziendali tramite vpn cifrato, piuttosto che trasportare repliche dei dati, così mi libero delle "rogne" legate alla sincronizzazione dei dati, visto che un filesystem distribuito, anche solo parzialmente, con copie replicate, per quanto possibile non è certo la soluzione ottimale).

Tu ora potresti dirmi: "ma io volevo usare il tpm solo sulle copie presenti sui portatili, in modo da non poterle perdere causa furto, sui server aziendali usiamo altri metodi", però io ti ripeto quello che dicevo all'inizio: così "tradisci" la filosofia del trusted computing, cioè, nell'affermare (come suppongo potresti fare) che il tpm va sfruttato così com'è solo in casi circoscritti, staresti più o meno implicitamente sostenendo che la filosofia del tc così com'è non va bene, e in un certo qual modo daresti ragione a me quando dico che l'intero meccanismo potrebbe essere rivisto, consentendo alla figura dell'owner, che già ha la prerogativa di poter revocare le chiavi, di conoscerle e farne un backup tradizionale, se lo ritiene necessario (e io sono di questo avviso), semplificando moltissimo l'intero processo di scambio dei dati tra client e server: si potrebbero stabilire dei livelli di sicurezza e associare a ciascuno di essi una chiave specifica, quindi criptare i file sul server con la chiave relativa al livello cui è consentito l'accesso e dare agli impiegati le chiavi relative al proprio livello (cioè gli impiegati con autorizzazioni di primo livello avrebbero solo la chiave di primo livello e potrebbero accedere solo ai file relativi, quelli di secondo livello le chiavi di primo e di secondo, e così via), formando un "portachiavi" specifico per ciascun impiegato dell'azienda, ciascuno relativo alle mansioni previste, che sarebbe "impresso" nella macchina accessibile all'impiegato x - fisso o portatile - e conservato nel tpm in modo che nessuno, a parte gli amministratori di sistema con le necessarie prerogative, possa estrarle e venirne in possesso (da questo punto di vista, il tpm funzionerebbe esattamente come adesso rispetto a possibili furti), mentre gli addetti alla gestione potrebbero "liberamente" spostare le chiavi da una macchina all'altra, conservarne opportunamente (sotto chiave) una copia, effettuare backup dei dati in sicurezza (avendo delle copie delle chiavi, non ti preoccupi più della sorte dei tpm), e le macchine si scambierebbero i dati così come sono, con le operazioni di decodifica affidate al client, distribuendo meglio gli oneri (a mio avviso). Però, in questo modo diventerebbe molto più difficile utilizzare il tpm per gli usi più "oscuri" paventati più o meno a ragione, e comunque tecnicamente possibili in base alle specifiche attuali, quindi mi riesce difficile pensare che le cose stiano come si sostiene, e cioè che si tratti di una piattaforma nata per soddisfare le esigenze aziendali (io le vedrei meglio soddisfatte in altro modo, come ho detto), e che eventuali drm hardware - per tirare in ballo solo quello che comunque è già in programma, a cui però io sono contrario per partito preso (il computer è mio, se lo uso in maniera illecita dovrò pagarne le conseguenze, ma poichè è mio deve comunque rispondere ai miei ordini, qualsivoglia essi siano, non a quelli di chi potrebbe avere interesse a limitare le mie azioni su ciò che possiedo, l'hardware appunto) - siano solo "cose secondarie"...

Tutto IMHO
Commento # 18 di: xeal pubblicato il 10 Maggio 2007, 22:08

@ share_it

Una backdoor si scoprirebbe in fretta, è estremamente improbabile che ci sia.
Commento # 19 di: aohwsw pubblicato il 11 Maggio 2007, 10:43

Originariamente inviato da: xeal
[...] potresti dirmi: "ma io volevo usare il tpm solo sulle copie presenti sui portatili, in modo da non poterle perdere causa furto, sui server aziendali usiamo altri metodi", [.....] il tpm va sfruttato così com'è solo in casi circoscritti, staresti più o meno implicitamente sostenendo che la filosofia del tc così com'è non va bene, e in un certo qual modo daresti ragione a me quando dico che l'intero meccanismo potrebbe essere rivisto, [...]

Hai interpretato esattamente quello che intendevo io. Concordo in toto.
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