Un fisico dell'University of Illinois ha illustrato un particolare
progetto relativo ad una "batteria quantistica digitale"
che, qualora le idee su carta dovessero concretizzarsi e trovare conferma empirica,
permetterebbe di far compiere un drastico passo avanti nelle capacità
di stoccaggio dell'energia.
Il progetto, attualmente fermo allo stadio concettuale, prevede un array di
miliardi di condensatori (si parla di "nano vacuum tubes") nanoscopici
che, grazie agli effetti della meccanica quantistica, sarebbe in grado di conservare
elevate quantità di energia.
I condensatori tradizionali sono costituiti da due piastre di conduttori tra
i quali viene interposto una pellicola di materiale isolante. Applicando una
differenza di potenziale alle due piastre si viene a creare un campo elettrico
e sulla superficie delle piastre viene conservata la carica. La quantità
di carica immagazzinabile dipende dalle caratteristiche del condensatore, il
problema principale sta nel fatto che una volta superata la quantità
massima di carica, tra i due elettrodi si innesca un arco voltaico che scarica
immediatamente il condensatore.
Se tuttavia i condensatori fossero realizzati come array di dimensioni nanoscopiche,
dove gli elettrodi non disterebbero tra loro più di 10 nanometri, gli
effetti quantistici dovrebbero poter impedire l'innesco dell'arco voltaico.
Trattandosi di un progetto concettuale il condizionale è d'obbligo, ma
questo comportamento non è completamente nuovo ai ricercatori, i quali
da anni riconoscono che i condensatori nanoscopici sono capaci di inusuali campi
elettrici, suggerendo così che le ridotte dimensioni potessero concorrere
in qualche maniera ad impedire la perdita dell'energia.
E' Alfred Huble, il fisico dell'University of Illinois che sta studiando
il progetto, ad andare oltre: "Non hanno realizzato che un elevato campo
elettrico vuol dire elevata densità di energia e che può essere
impiegato per conservare energia che può superare di gran lunga ciò
che abbiamo oggi". Secondo Hubler un dispositivo basato su questi principi
sarebbe in grado di mostrare una densità di potenza (ovvero la velocità
di carica/scarica del condensatore) più elevata di ordini di magnitudo
rispetto a quanto possibile con le tecnolgie attuali e densità di energia
da due a dieci volte superiore rispetto a quanto possibile con le migliori tecnologie
esistenti per la realizzazione di batterie agli ioni di litio.
Un aspetto importante di questo progetto è che le eventuali batterie
quantistiche potrebbero essere prodotte utilizzando le attuali tecnologie di
litografia impiegate per la produzione di chip, mettendo mano a materiali
economici ed atossici come ferro e tungsteno, da depositare al di sopra di un
substrato di silicio. Huble ha dichiarato che potrebbe essere possibile realizzare
un prototipo per test nel giro di un anno.
Sul progetto concettuale di Huble si è espresso Joel Schindall, professore
di ingegneria elettrica al MIT. Schindall, come già abbiamo avuto modo
di trattare in questa
news del marzo 2006, sta lavorando ad un progetto per la costruzione di
supercondensatori impiegando nanotecnologie. Se vogliamo una sorta di progetto
"concorrente" a quello di Huble, pur basato su principi completamente
differenti.
Schindall, che si dice "cautamente intrigato" dal progetto, esprime
qualche perplessità: innanzitutto non è ancora possibile sapere
se i materiali nanofabbricati si danneggeranno una volta carichi di energia
ed in secondo luogo bisogna capire se i presupposti cui si parte sono corretti
o se vi sono altri fenomeni che non sono stati indagati e che potrebbero comunque
influire nel progetto concettuale di Huble. |
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