In queste ore circola per la rete una notizia, ripresa da molte testate, secondo
la quale la produzione dei pannelli LCD impiegati per monitor e televisori
potrebbe rappresentare una seria minaccia alla salute dell'ambiente, andando
ad intensificare i problemi dell'effetto serra. Sembra un paradosso, in quanto
monitor e televisori LCD sono stati più volte indicati come "green-friendly"
rispetto ai vecchi monitor a tubo catodico per via della minore energia richiesta
per il loro funzionamento.

Il problema, nello specifico, sarebbe rappresentato dall'impiego del trifluoruro
di azoto nella produzione dei pannelli LCD. Si tratta di un composto utilizzato
per le operazioni di "etching", ovvero per l'abrasione chimica di
strati di silicio. Il trifluoruro di azoto, tuttavia, è anche un gas
serra che però non è incluso nell'elenco stilato undici anni fa
all'interno del Protocollo di Kyoto per la riduzione dell'emissione dei gas
nocivi.
Nel 1997 il trifluoruro di azoto, sebbene preso in considerazione, non venne
allora incluso nell'elenco del Protocollo di Kyoto per via della produzione
complessiva estremamente bassa. Il gas è caratterizzato da un GWP (Global
Warming Potential, ovvero quanto un gas contribuisce all'effetto serra) 17 mila
volte superiore a quello dell'anidride carbonica (il GWP dell'anidride carbonica
è per convenzione posto pari a 1) calcolato in un intervallo di 100 anni.
Secondo un'analisi condotta dallo studioso del clima Michael Prather, dell'University
of California, con l'aumento della produzione di pannelli LCD, è di conseguenza
aumentata anche la produzione di questo gas arrivando ad un punto tale da poter
destare qualche preoccupazione. Per quanto riguarda l'anno in corso è
stimata una produzione complessiva di questo gas pari a circa 4000 tonnellate,
destinate a raddoppiare nel corso del 2009.
Innanzitutto va detto che della produzione complessiva di questo gas non
è chiaro quale sia l'ammontare effettivo delle emissioni nell'atmosfera.
Nei processi di etching, infatti, il trifluoruro di azoto viene scisso in azoto
e radicali fluoro che sono gli agenti attivi nel processo di abrasione/corrosione
del silicio. E' quindi possibile (seppur non scontato) supporre che l'emissione
di questo gas nell'atmosfera ammonti ad una percentuale inferiore di molti ordini
di grandezza sia rispetto alla produzione complessiva, sia rispetto all'anidride
carbonica presente nell'atmosfera e per questo motivo tale da non incidere in
modo sensibile, almeno per ora, sull'effetto serra.
In secondo luogo v'è da sottolineare che il trifluoruro di azoto è
stato impiegato in sostituzione di un altro gas già presenti nel Protocollo
di Kyoto, l'esafluoruro di zolfo, dal potenziale serra più elevato (22800GWP
contro i 17200GWP del trifluoruro di azoto) e che durante i processi chimici
non viene scisso.
Crediamo quindi si possano, almeno per ora, ridimensionare gli allarmismi sorti
attorno a questa notizia. Ciononostante è auspicabile, a questo punto,
una seria indagine volta a verificare quali siano le effettive emissioni
del trifluoruro di azoto nell'atmosfera per capire se ciò possa rappresentare
un effettivo problema ambientale e un impegno costante da parte dell'industria
nella ricerca di processi di produzione alternativi che vadano ad impattare
sempre di meno sulla salute dell'ambiente. |
Io lo toglierei il punto interrogativo nel titolo... Che ne dite?