Abbiamo avuto modo di parlare più volte su Hardware Upgrade delle tecniche
di watermarking, ovvero un sistema di "marchiatura" dei contenuti
multimediali tramite una sorta di filigrana digitale. In termini più
comprensibili si tratta di una serie di metodi che consentono di includere in
modo univoco e occulto qualunque tipo di informazione all'interno di brani musicali,
film o software.
Come illustra un interessante
articolo pubblicato su Wired, le tecniche di watermarking paiono essere
designate per succedere agli attuali sistemi DRM tanto in voga e altrettanto
invisi al consumatore. Sistemi DRM che ultimamente stanno assistendo ad un progressivo
abbandono da parte delle major, che fino a poco tempo fa ne hanno strenuamente
sostenuto l'indispensabile necessità.
Dal punto di vista concettuale, tuttavia, DRM e watermarking sono ben differenti:
il primo (che ricordiamo rappresenta l'acronimo di Digital Rights Management,
ovvero gestione dei diritti digitali) è un sistema che, in modi differenti
e più o meno invasivi, pone restrizioni sul modo in cui l'utente può
usare i contenuti acquistati mentre il secondo rappresenta un metodo per consentire
l'esatta individuazione di contenuti protetti da copyright che circolano attraverso
le reti peer-to-peer.
Uno dei paventati
modi nei quali le tecniche di watermarking potrebbero venire impiegate è
rappresentato dalla possibilità di abbinare, ad un software, un film
o un cd/brano musicale acquistato e scaricato tramite internet, le informazioni
dell'acquirente. Le informazioni vengono infatti digitalizzate in una sequenza
binaria ed abbinate al software prima che questo venga materialmente scaricato.
L'obiettivo reale dell'adozione di sistemi di watermarking sarebbe comunque
molto differente: poter disporre di un mezzo per costringere i fornitori
di connettività (ISP - Internet Service Provider) ad implementare tecnologie
per il filtraggio dei contenuti protetti da copyright. La presenza della
filigrana digitale, come detto sopra, permetterebbe infatti di tenere una traccia
piuttosto precisa della presenza di materiale coperto da copyright nei vari
network, identificando quindi quelli con maggiore traffico illecito.
Le principali etichette musicali hanno assicurato di non avere alcuna intenzione
di voler introdurre un sistema che consenta l'identificazione dell'utente: Warner
ed EMI non intendono adottare nessuna tecnica di watermarking, mentre Sony e
Universal fanno uso di un sistema di watermarking anonimo che non permette di
ricondurre in modo univoco ad una persona fisica.
Nonostante queste assicurazioni alle quali, in buona fede, vogliamo credere,
è innegabile che la presenza di un sistema di watermarking, in qualunque
modo venga usato, possa generare una pressione psicologica sull'utente che
si sentirà decisamente meno propenso a condividere con il resto del mondo
software e contenuti che potrebbero essere comprensivi dei propri dati sensibili.
Ostacolare il fenomeno della pirateria ma assieme poter assicurare la libertà
di impiego da parte dell'utente dei contenuti regolarmente acquistati (ovvero
ciò che i DRM oggi non sono in grado di fare) potrebbe essere una strada
percorribile, a patto che ciò avvenga in modo trasparente e con la tutela
della privacy dell'utente. In caso contrario anche le tecniche di watermarking
andranno incontro ad un inevitabile fallimento.
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siamo a livelli assurdi
voglio capire che vogliono difendere i loro sporchi interessi ma ste major nessuno le manda al diavolo?
non si sono resi conto che mettendo tutte le protezioni di questo mondo il consumo cala? secondo loro possono imporre prezzi pazzi e costringere la gente a comprare?
io ne faccio volentieri a meno