Causa FAPAV-Telecom Italia su P2P:  il provider non è tenuto a fornire gli IP

Causa FAPAV-Telecom Italia su P2P: il provider non è tenuto a fornire gli IP

di Alessandro Bordin pubblicata il 19 Aprile 2010, alle 09:30 nel canale Multimedia

“Pubblicate le motivazioni della sentenza sulla vicenda FAPAV-Telecom Italia dal tribunale civile di Roma: i provider non sono tenuti a fornire gli IP degli utenti che utilizzano in modo illegale le reti Peer-to-Peer se non all'autorità giudiziaria”


Una sentenza che farà discutere, quella emessa in questi giorni dal tribunale civile di Roma, che pubblica in questi giorni le motivazioni ufficiali che scagionano Telecom Italia dalla responsabilità oggettiva per download illegale dei propri clienti. Per contestualizzare meglio i protagonisti della vicenda, ricordiamo che da tempo FAPAV e Telecom Italia si trovavano contrapposte in una causa legata all'identificazione degli utenti attivi in azioni di download illegale, sia esso legato alle reti Peer-to-Peer o allo streaming di trasmissioni non autorizzate.

FAPAV è acronimo di  Federazione Anti-Pirateria Audiovisiva Italiana, "associazione senza scopo di lucro per proteggere la Proprietà Intellettuale, il Diritto d'Autore ed i diritti connessi e quindi per combattere tutte le forme di illecita duplicazione di opere cinematografiche e audiovisive, con finalità di tutela dei propri associati e dell'intero settore audiovisivo e dei dischi ottici", come si legge nel sito ufficiale.

FAPAV, qualche tempo fa, aveva esercitato forti pressioni affinché Telecom Italia si facesse garante e controllore sul comportamento illegale dei propri clienti legato al download Peer-to-Peer, facendo leva su una ipotetica corresponsabilità di Telecom stessa in queste attività illegali, avendo di fatto il potere sia di individuare che di bloccare il traffico da e verso siti o servizi non in linea con la legge. FAPAV, in nome di una legittima volontà di arginare il fenomeno della pirateria, aveva quindi chiesto un percorso privilegiato a Telecom Italia, al fine di ottenere indirizzi IP e nominativi delle persone sospettate di infrangere la legge sul copyright.

Una vera e propria diffida, quella presentata da FAPAV nei confronti di Telecom Italia, che però è caduta nel vuoto in seguito alla sentenza del tribunale civile di Roma. Scartata a priori la possibilità di bloccare gli utenti, poiché Telecom Italia è tenuta per legge a fornire il servizio di connettività per cui viene pagata, salta anche la possibilità di fornire direttamente a FAPAV nominativi e IP degli utenti ritenuti responsabili di download illegale, in quanto si tratterebbe di una scorciatoia senza nessuna base, che porrebbe FAPAV in una posizione privilegiata del tutto priva di legittimità.

Questo non significa ovviamente download illegale per tutti, forti di un'impunità acquisita. La sentenza parla chiaro: per i casi sospetti FAPAV dovrà rivolgersi all'autorità giudiziaria come fanno tutti, scordandosi la scorciatoia di un contatto diretto con Telecom Italia, che per legge non è per nulla responsabile di quello che fanno i propri utenti con la linea. Cade dunque l'ipotesi di corresponsabilità. L'autorità giudiziaria, e solo questa, potrà richiedere nominativi a Telecom Italia in seguito a denuncia FAPAV.


 

Commenti (44)

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Commento # 1 di: Severnaya pubblicato il 19 Aprile 2010, 09:40

farà discutere???


cosa farà discutere? il fatto che i nn si danno in giro gli IP, ovvero gli indirizzi, dei privati cittadini quando da anni banche e altri vendono indirizzi, numeri di telefono e quant'altro alle società pubblicitarie???
Commento # 2 di: Aryan pubblicato il 19 Aprile 2010, 09:51

FAPAV è acronimo di Federazione Anti-Pirateria Audiovisiva Italiana, "associazione [B][SIZE="6"]senza scopo di lucro[/SIZE][/B] per proteggere la Proprietà Intellettuale, il Diritto d'Autore ed i diritti connessi e quindi per combattere tutte le forme di illecita duplicazione di opere cinematografiche e audiovisive, con finalità di tutela dei propri associati e dell'intero settore audiovisivo e dei dischi ottici"


C'è una contraddizione nei termini...
Commento # 3 di: izutsu pubblicato il 19 Aprile 2010, 09:51

l'IP non è un indirizzo e-mail
Commento # 4 di: Donaduzzo pubblicato il 19 Aprile 2010, 10:02

Originariamente inviato da: izutsu
l'IP non è un indirizzo e-mail


Certamente, ma è un vero è proprio indirizzo in cui trovare pc e proprietario.

Ma perchè poi solo a telecom, e tutte le altre aziende che offrono le stesse cose? Capisco che telecom è la proprietaria maggiore di linee e altre cose...
Commento # 5 di: montanaro79 pubblicato il 19 Aprile 2010, 10:03

"senza scopo di lucro " LOL
Commento # 6 di: Micene.1 pubblicato il 19 Aprile 2010, 10:10

ci manca pure il grande fratello sulla rete
Commento # 7 di: Severnaya pubblicato il 19 Aprile 2010, 10:11

Originariamente inviato da: izutsu
l'IP non è un indirizzo e-mail



chi ha parlato di indirizzo e-mail?
Commento # 8 di: cionci pubblicato il 19 Aprile 2010, 10:15

Originariamente inviato da: izutsu
l'IP non è un indirizzo e-mail

E' dato sensibile al pari di un indirizzo email. Anzi, forse ancora più sensibile.
Commento # 9 di: Rei & Asuka pubblicato il 19 Aprile 2010, 10:33

ma da dove salta fuori stà FaPAV? Non dovrebbero esserci già SIAE, Finanza e chi altri a controllare, loro con che diritto (ancor più se senza scopodi lucro) possono chiedere dati sensibili dei naviganti?
Commento # 10 di: mister pink pubblicato il 19 Aprile 2010, 10:35

Ci proveranno sempre, nella speranza di creare un precedente ed aprire così le porte all'estorsione legalizzata, come accade da tempo negli USA ed ora anche in Inghilterra:

http://punto-informatico.it/2858795...ne-del-p2p.aspx

La possibilità di poter procedere impunemente all'estorsione legalizzata mediante l'invio di richieste di patteggiamento extragiudiziale significa soldi a palate sia per i detentori dei diritti che per gli studi legali (con pochi scrupoli) che si occupano di questo tipo di maneggi. Una vera potenziale miniera d'oro...
Totale commenti: 44
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